«Non mangio mai avanzi, devi cucinare ogni giorno». Il mio compagno di 48 anni mi ha presentato una lista di 5 “doveri femminili”. Ecco cosa ho fatto

«Non mangio cibo del giorno prima, prepara ogni giorno qualcosa di fresco». Il mio convivente di 48 anni mi ha consegnato una lista di 5 doveri femminili. Ecco cosa ho fatto

Sabato mattina, quando Marco ha aperto il frigorifero, ha preso il contenitore con lo spezzatino che avevo cucinato la sera prima e mi ha detto: «Giulia, lo sai che non mangio gli avanzi. Mi prepari qualcosa di fresco, per favore?» Io ero lì ai fornelli, con la mia tazza di caffè, e lho guardato come se fosse appena sceso da Marte. Non perché volesse mangiare alla fine tutti a volte chiedono qualcosa ma per il tono: non era una domanda, era unaffermazione. Come se fosse naturale che la donna debba cucinare appena lui lo chiede, e che una cena del giorno prima fosse quasi unoffesa al suo benessere.

Ho quarantacinque anni. Sono indipendente, ho un lavoro stabile, una casa di mia proprietà e una vita che mi sono costruita con fatica dopo il divorzio. Un mese fa ho invitato Marco a trasferirsi da me, non per avere qualcuno che mi servisse, ma perché desideravo condividere la mia quotidianità con una persona che sembrava adulta e ragionevole. Invece, mi sono dovuto ricredere su cosa significa davvero adulto.

Finché non si è trasferito, sembrava normale.

Ci siamo conosciuti in modo banale, tramite unapp di incontri. Marco aveva quarantotto anni, era divorziato, faceva lautista e viveva in un piccolo monolocale in affitto. Nei messaggi era educato, durante gli appuntamenti gentile. Portava dei fiori, faceva battute, non era curioso del mio stipendio e nemmeno si vantava dei suoi traguardi.

Ci siamo frequentati per tre mesi, tutto scorreva tranquillo. Nessuna stranezza, nessun campanello dallarme. Veniva da me nei fine settimana, cucinavamo insieme, guardavamo film e passeggiavamo per il centro di Firenze. A volte aiutava con i piatti, si offriva di fare la spesa, mi faceva dei complimenti. Pensavo: ecco finalmente un uomo adulto senza strane fissazioni.

Poi ha detto di essere stanco di pagare laffitto e che «era logico che mi trasferissi da te, visto che ormai passiamo quasi tutto il tempo insieme». Ho accettato pensavo che a una certa età non servano troppe complicazioni.

La prima settimana è andata bene: si occupava delle proprie cose, a volte cucinava, non lasciava nulla in giro. Ma già dalla seconda settimana hanno cominciato ad affiorare piccoli dettagli che inizialmente ho provato ad ignorare.

Ma quei dettagli tanto piccoli non erano.

Ha iniziato a lasciare la tazza con il tè sporca sul tavolo. Quando gli ho chiesto perché non la lavava, mi ha risposto: «Tanto lavi tutto tu la sera, che senso ha farlo due volte?» Poi sono comparsi i calzini sporchi di fianco al divano. Quando gli ho chiesto di metterli almeno nel cesto, ha riso: «Giulia, sono sciocchezze. Non fissarti».

Giorno dopo giorno aumentavano le richieste di portargli qualcosa, anche se era appena più lontano di me. «Giulia, passami il telecomando». «Giulia, mi versi un po dacqua?» «Giulia, hai visto dove ho messo il caricabatterie?» Tutto questo mentre io lavoravo in smart working da casa, e lui rientrava solo alla sera. Pian piano mi sentivo sempre meno compagna e sempre più una specie di domestica in casa mia.

Poi cè stata quella mattina dello spezzatino. E poi la sera della lista.

Domenica sera, Marco si è seduto sul divano davanti a me, ha tirato fuori il telefono e, con tono serio, ha detto:

Ascolta, ho pensato che dovremmo chiarire alcune cose quotidiane per evitare fraintendimenti. Ho fatto una lista di cosa sarebbe giusto dividere come famiglia.

Mi sono irrigidito: pensavo che volesse discutere come spartire i compiti, decidere insieme cosa fosse più comodo per entrambi.

Ha aperto le note sul cellulare e ha cominciato a leggere

Punto primo: «Cucina. La donna dovrebbe cucinare ogni giorno, possibilmente variando. Non mangio cibi di ieri, quindi devesserci sempre qualcosa di fresco». Ho sbattuto le palpebre, scioccato. Lui invece ha proseguito, come se niente fosse.

Punto secondo: «Lavare e stirare. Questo è campo femminile, noi uomini non siamo portati. Le mie camicie devono essere pronte, stirate per il lunedì». Dentro mi montava la rabbia.

Terzo: «Pulizie. Un bel giro di pulizie approfondite alla settimana, spolverare regolarmente. Io lavoro tutto il giorno, il tempo non ce lho». Sembrava stesse dettando un regolamento aziendale, non una lista per la compagna.

Quarto: «Intimità. Almeno due volte a settimana. È fondamentale per larmonia della coppia». Ho stretto i pugni, guardandolo mentre scorreva le note sullo schermo ignorandomi del tutto.

Quinto e ultimo: «Soldi. Le bollette si dividono a metà, la spesa tutta tua tanto cucini tu. Io pago solo le mie cose personali». Arrivato in fondo, si è illuminato quasi fiero: «Ti sembra giusto, no?»

Sono rimasto in silenzio qualche secondo, poi ho chiesto, senza alzare la voce: «Marco, dove sono le tue di responsabilità, in questa lista?» Mi ha guardato stupito: «Beh, io i soldi a casa li porto. Non è forse abbastanza?» «Ma anche io lavoro, ho risposto. Lavoro da casa, ma ho uno stipendio pari al tuo». «Eh, ma tu stai in casa al caldo, io sto tutto il giorno in giro per la città, tra la gente, torno stanco» ha ribattuto, infastidito.

Mi sono alzato dal divano: «Insomma, vuoi una colf gratuita?» Si è infastidito: «Una colf? Ma dai, è normale! Luomo lavora, la donna si occupa della casa, così è sempre stato». «Così funzionava negli anni Cinquanta, adesso siamo nel nuovo millennio». Mi ha guardato come fossi un ragazzino capriccioso: «Giulia, luomo non è fatto per la casa, siamo cacciatori, portiamo il pane. La donna è la custode del focolare».

Quella notte non ho chiuso occhio. Sentivo Marco russare tranquillo, come se nulla fosse, come se la sua lista e il mio posto in quella lista fossero la norma accettata da tutti.

Alle cinque del mattino la decisione era presa. Ho sistemato le sue cose in due borsoni, le ho messe vicino alla porta, lasciato un biglietto: «Marco, ho letto la tua lista. Ecco la mia:

1) Cercati unaltra custode del focolare.

2) Le tue cose sono alla porta.

3) Lascia le chiavi nella cassetta della posta.

4) Non chiamarmi. In bocca al lupo con la prossima che sarà felice di lavorare gratis per larmonia di coppia».

Sono andato via prima che si svegliasse, sono andato da unamica, ci siamo fatti un cappuccino e le ho raccontato tutto. Lei ha scosso la testa: «Giulia, meno male che lhai capito in tempo. Immagina tra un anno…»

Tre ore dopo, Marco mi ha scritto: «Sul serio ti arrabbi così per una sciocchezza del genere? Pensavo fossi una donna matura». Non gli ho risposto, ho solo bloccato il numero.

Cosa si cela dietro queste liste?
Sono passati due mesi. Mi sono spesso chiesto perché tutto questo sia successo, e ho capito che innanzitutto Marco cercava una serva con cui dormire: la donna deve cucinare, lavare, pulire, essere sempre pronta e senza mai pretendere nulla. Per lui, dopo i quarantanni, la donna non è più una persona con dei confini, ma qualcuno che deve solo essere grata di ricevere attenzione e fare le faccende. E ce ne sono più di quanti si pensi: si mascherano da uomini maturi e dicono «sei la mia compagna», poi appena si sentono sicuri cominciano a tirare fuori le pretese.

La cosa più importante che ho imparato è questa: meglio solo e libero che in compagnia e dover recitare la parte della domestica. Ho quarantacinque anni, ho il diritto di vivere come voglio. Senza liste, senza doveri a senso unico, senza accanto chi vede in me una funzione e non una persona.

E se questo significa restare da solo va bene così. La solitudine è meglio della compagnia di chi ti considera una governante.

Voi che avreste fatto? Vi sareste alzate e andate via dopo una lista così, o avreste cercato un compromesso? Perché certi uomini dopo i quarantacinque smettono di cercare una partner e cercano una domestica? Vi è mai successo di vedere cambiare una persona dopo il trasferimento, con nuove richieste e pretese?

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