Diario di Stefano Rossi, sabato 18 giugno
Ma davvero ti costa così tanto? Sono solo tre giorni, per favore. Claudia ha trovato unofferta last-minute per la Sicilia, non va in vacanza da secoli E io lo sai, la pressione alta, la schiena mi fa terribilmente male. Ma tu sei il nonno, dovresti aiutare.
La voce di Patrizia, la prima moglie, rimbombava così forte nel telefono che quasi non serviva il vivavoce. Gabriella, la mia attuale moglie, miscelava il sugo nella cucina di casa nostra a Milano e sentiva benissimo ogni parola. Quel tono acuto, lamentoso e invadente lo riconoscerei fra mille: Patrizia Marchesi, la donna che anni fa avevo avuto limprudenza di sposare.
Lanciando unocchiata colpevole a Gabriella, continuai a tagliare il pane, anche se le fette venivano tutte storte.
Patrizia, aspetta un attimo cosha che vedere la vacanza di Claudia? Avevamo già dei piani con Gabriella per il fine settimana
Dai, su, quali piani mai? Andare a vedere qualche mostra? Zappare lorto? Ma parliamo dei tuoi nipoti, Andrea e Michele. Hanno bisogno di una presenza maschile, di esempio. È un mese che non li vedi più Non avrai mica il cuore di rifiutare? Oppure la tua nuova compagna ti ha completamente imbavagliato?
Gabriella depose il mestolo e spense il gas. Nuova compagna. Da otto anni siamo sposati, e sono stati anni sereni, a parte i periodici cicloni innescati da Patrizia. Allinizio erano richieste di aumentare il mantenimento per Claudia, ormai adulta. Poi cera sempre una scusa: la macchina rotta, la cura dal dentista, la ristrutturazione di casa. Cercavo per anni di assecondarla, schiacciato dal senso di colpa per aver lasciato la famiglia, anche se era finita da tempo, quando Claudia ormai era già grande ed io e Patrizia vivevamo da separati in casa.
Non dire così di Gabriella, tentai, con una voce che voleva essere ferma ma tradiva insicurezza. Non è colpa sua. Solo che dovevi avvisarci Andrea e Michele hanno sei anni, serve attenzione, non siamo più ragazzi
Appunto! trionfò Patrizia. Siete adulti, un po’ di movimento vi fa solo bene. Allora, Claudia li porterà domani mattina verso le dieci. Io non posso: la schiena. E non discutere, Stefano. Questa è la tua famiglia.
Sentii il classico tu-tu della chiamata chiusa. Appoggiai il telefono e sospirai pesantemente, mentre evitavo lo sguardo di Gabriella.
Ci fu silenzio, solo il ticchettio dellorologio sulla parete e la pioggerellina che batteva sui tetti nella città calda destate. Gabriella prese una salvietta e sistemò distrattamente il tavolo.
Quindi domani alle dieci? chiese, calma.
Mi voltai verso di lei, con una specie di supplica nello sguardo.
Gabi scusami. Lhai sentita, è un carro armato. Claudia parte, Patrizia dice di essere bloccata Dove li mettono? Sono pur sempre i miei nipoti.
Sì, Stefano, si sedette di fronte, mani intrecciate sul tavolo. I tuoi nipoti. Non miei. Non ho nulla contro loro, ma diciamolo: non mi chiamano nemmeno per nome, quella signora, come li ha insegnati la nonna. E ogni loro visita è il caos: Claudia è convinta che i bambini non vadano mai sgridati.
Ci penso io a loro! promisi. Tu non fare nulla, nemmeno alzarti dal letto. Li porto al parco, al cinema, alle giostre. Se puoi solo preparare qualcosa da mangiare sai che adorano i tuoi passatelli, anche se fanno finta di niente.
Gabriella sorrise, ma con amarezza. Entrambi sapevamo bene come sarebbe andata: dopo due ore sarei crollato esausto, pressione a mille, sul divano cinque minuti, e i gemelli sarebbero rimasti sotto la sua responsabilità. Saltando sui mobili, spalmando cibo in giro mentre ripetevano che la nonna dice che qui si può tutto.
Avevamo i biglietti per il Teatro alla Scala sabato, mi ricordò. E dovevamo andare alla villa sul Garda, sistemare le rose per lautunno.
Il teatro ci sarà anche la prossima settimana, li rimettiamo E le rose possono aspettare. Gabi, ti supplico Solo questa volta. Prometto che lo dico a Claudia, questa è lultima volta.
Lultima volta, mi diceva sempre. E io cedevo, per quieto vivere, per evitargli la sensazione di essere il cattivo. Ma quel giorno, qualcosa si ruppe in Gabriella. Forse la sfrontatezza con cui Patrizia aveva deciso tutto senza neanche chiederle, usando il nostro tempo e le nostre energie come se le spettassero.
No, Stefano, disse piano Gabriella.
Strabuzzai gli occhi, spaesato.
Come?
Che no, i bambini non li prendiamo. Non adesso. I miei programmi non li cambio, i biglietti non li rendo, e di certo non starò tre giorni ai fornelli a cucinare per dei bambini che lultima volta mi hanno detto che la mia minestra puzzava.
Ma sono bambini, Gabi. Dove li metterà Claudia?
È un problema di Claudia. È adulta, ha un marito, una suocera, una babysitter se vuole. Perché devono sempre risolverli a spese mie?
A nostre, balbettai.
No, a MIE spese. Dopo che loro se ne vanno, chi pulisce la casa? Chi cucina? Chi lava? Tu fai il nonno buono due ore, poi ti prendi un Moment. Io rispetto il tuo affetto, ma io non sono la babysitter gratis dei figli di chi mi disprezza.
Mi guardò dritto. Non la vedevo mai così dura; di solito era la persona più paziente e accomodante che conoscevo.
Quindi che facciamo, avviso Patrizia adesso? Quella fa una scenata che mi viene linfarto.
Non chiamare, si alzò e andò verso la finestra. Se li vogliono portare, che li portino.
Quindi sei daccordo? domandai con speranza.
No. Li portino pure, poi vediamo.
***
La mattina del sabato era limpida e luminosa, ma in casa aleggiava tensione. Camminavo avanti e indietro nel salotto, sistemando cuscini e guardando lorologio ogni due minuti. Gabriella, invece, era pace pura. Fece colazione senza fretta, si mise il vestito in lino blu, un filo di rossetto e iniziò a preparare una piccola borsa.
Esci? chiesi aggrottando la fronte mentre la vedevo mettere libro e ombrello nello zaino.
Abbiamo teatro alle sette, ti ricordi? Ma passo anche in parrucchiere e voglio fare due passi sul Naviglio. Ho bisogno di aria.
Gabi! Arrivano tra poco i bambini! Da solo non so che dargli da mangiare, dove sono i pannolini, le tazze!
Ce la fai benissimo, sei il nonno. Un belluomo di riferimento, come dice Patrizia.
Il campanello trillò insistente. Presi fiato, andai ad aprire.
Meno male che non cera traffico! esclamò Claudia. Papà, ecco qua i guerrieri. Borsone, tablet carico, tutto dentro. Se serve, chiamami. Dai, che il taxi mi aspetta!
Claudia, ma pranzo, orari?
Eh, sono weekend! Fai dei tortellini, che gli piacciono. Ciao papà! Ragazzi, comportatevi bene!
Sbatté la porta. Subito, corse di piedi e urla di battaglia: Allattacco!.
Gabriella, che aveva sentito tutto, uscì nel corridoio. I gemelli saltella-vano già sulla scarpiera, cercando di rubare il mio cappello. Io, con il borsone in mano, completamente spaesato. Ma il pezzo forte doveva ancora arrivare: la porta di casa, non del tutto chiusa, si aprì per rivelare Patrizia in persona.
Dimentica della schiena, tiratissima, trucco impeccabile, grossi orecchini doro.
Ah, ci sei, disse guardando ironicamente Gabriella. Spero che tu sia pronta. Niente fritto per i bambini, Michele è intollerante al pomodoro, Andrea non mangia cipolla. La zuppa la voglio fatta oggi, fresca. E controlla che non stiano al tablet più di unora.
Parlava come una padrona di casa, nemmeno mi guardò.
Gabriella si avvicinò allo specchio, sistemò il capello e prese la sua borsa.
Buongiorno Patrizia. Buongiorno ragazzi.
I gemelli la salutarono a malapena, tornando a scatenarsi.
Grazie per le istruzioni, rispose lei con un sorrisetto. Le riferirò tutte a Stefano. Oggi comanda lui.
Che vuoi dire? sgranò gli occhi Patrizia.
Oggi è il mio giorno libero. Ho appuntamenti e il teatro questa sera. Tornerò tardi, forse domattina.
Patrizia si fece rossa. Mi bloccò il passaggio.
Sei impazzita? Non puoi lasciarci coi bambini! Sono i nipoti di tuo marito. Devi
Devo solo ciò che prometto, tagliò corto Gabriella. Non ho mai detto sì a fare la babysitter. Questi bambini non li ho fatti io. Hanno una madre, un padre e due nonne. Lei, Patrizia, è in pensione ora, se non sbaglio.
Ma la SCHIENA!
Io ho una vita! Non intendo sacrificarla per i bisogni degli altri, e tantomeno se mi si chiede in quel tono.
Stefano! si voltò furiosa verso di me. Sei o no uomo? Dille cosa deve fare!
Guardavo loro due, combattuto da una vita fra i comandi delluna e la serenità dellaltra.
Patrizia Gabriella aveva detto che era occupata. Credevo di farcela io, ma
Ma cosa vuoi farcela tu? Dopo unora sarai a letto con la pressione! Chi cucinerà? Chi laverà? puntando il dito contro Gabriella. Ma guarda questa vestita così, col teatro! E quando la famiglia ha bisogno, niente!
Gabriella smise di sorridere. Aveva negli occhi una fermezza che non avevo mai visto.
Patrizia, chiariamo. Io e Stefano siamo una famiglia. Tu, Claudia e i bambini siete suoi parenti, non miei. Ho sopportato le tue telefonate a tutte le ore, le richieste di soldi, le tue cattiverie. Ma non accetto di trasformarmi in badante gratuita.
Ma come ti permetti! È la casa di mio marito! Va bene, ex marito, ma lui può fare quello che vuole!
Può portare chi gli pare. Ma non può obbligarmi ad occuparmi dei suoi ospiti. Stefano si rivolse a me la scelta è tua. Puoi restare coi nipoti e Patrizia, che ora è qui e ti può aiutare. Io esco.
Fece per andare.
Fermati! Patrizia la prese per un braccio. Non vai via finché non cucini tu per loro! Claudia è già partita!
Gabriella, ferma, ma decisa, le sciolse la presa.
Non sono problemi miei, Patrizia. Prenda un taxi e cucini lei, oppure chiami Claudia e la faccia tornare. E se mi tocca ancora, chiamo subito i carabinieri.
Calò un silenzio gelido. Anche i gemelli, sentendo la tensione, smisero di saltare. Guardai Gabriella e capii che era ora di agire.
Patrizia, per la prima volta, sembrava scossa. Non aveva mai visto Gabriella rispondere così.
Sei un mostro, sibilò infine. Unegoista. Lo dirò a tutti quanto sei cattiva.
Racconti pure, scrollò le spalle Gabriella. Non mi interessa.
Aprì la porta e uscì in corridoio.
Stefano, hai le chiavi. Se risolvi, chiamami. Se no, torno quando sono andati via.
La porta dellascensore si chiuse e Gabriella sparì. Scesa in strada, si prese la libertà di unaria nuova, dopo la pioggia. Le tremavano le mani, ma aveva dentro una leggerezza mai provata. Ce laveva fatta: aveva detto no, e basta.
Gabriella trascorse una giornata meravigliosa: visitò una mostra in centro, un caffè nello storico bar in Brera, e passeggiò senza meta. Il telefono, spento. Nessuna chiamata a rovinare la pace.
Solo in serata, uscita dal teatro, riaccese il cellulare. Dieci chiamate da parte mia. Un messaggio: Patrizia ha preso i bambini. Sono a casa. Scusami.
Rientrò verso le undici. Silenzio e ordine in casa. Io ero seduto in cucina con una tisana fredda davanti.
Ciao, le dissi piano.
Ciao. I ragazzi?
Patrizia li ha portati da lei. Una scenata terribile. Ha chiamato Claudia, urlando che doveva disdire tutto e tornare a prenderseli. Minacciava di maledirci.
E tu?
Alzai lo sguardo.
Io per la prima volta nella mia vita le ho detto di stare zitta.
Gabriella sollevò le sopracciglia.
Davvero?
Sì. Quando ha iniziato a dirti delle cose orribili, non ce lho fatta. Ho detto che se continuava, non avrebbe visto un euro fuori dal mantenimento già pagato, e mai più sarebbe entrata in casa mia.
Gabriella si avvicinò e mi abbracciò, quasi fossimo due ragazzini tristi.
Lei ha preso i bambini, ha sbattuto la porta, giurando che non siamo più famiglia.
Sopravviveremo, sorrise, accarezzandomi i capelli. E Claudia?
Mi ha chiamato in lacrime dallaeroporto. Le ho fatto un bonifico per la babysitter in Sicilia. Ha detto che porterà i bambini con sé, perché Patrizia si è rifiutata categoricamente. Ora sostiene di avere un attacco di sciatica.
Visto? Una soluzione si trova sempre. Claudia è la madre, è giusto così.
Gabi, grazie.
Per cosa? Per averti lasciato da solo?
Per avermi fatto sentire uomo, non il galoppino della mia ex. Ho passato anni a sentirmi in colpa Oggi ho capito: non devo nulla a nessuno, tranne che a te. Sei la mia famiglia. Prima mi comportavo come un traditore.
Limportante è capirlo, mi sorrise. Prendi un po di crostata? Lho presa ai frutti rossi, proprio come piace a te.
Il giorno dopo, silenzio assoluto. Nessun messaggio. Claudia scrisse solo che erano atterrati. La vita sembrava più limpida, come se la casa stessa fosse finalmente libera da rancori e pretese esterne.
Passò una settimana. Sistemavamo le rose sulle rive del lago, tra sole e risate.
Sai, dissi appoggiandomi alla vanga. Ieri mi ha richiamato Patrizia.
Gabriella si irrigidì.
E voleva?
Soldi. Dice che le medicine costano troppo.
E tu?
Ho detto che abbiamo il budget incastrato: dobbiamo sistemare la casa, e magari, chissà, regalarti una pelliccia nuova Alla fine, niente soldi.
Gabriella scoppiò a ridere.
Una pelliccia? Sei un sognatore Ma, bravo.
Ha riattaccato di colpo, dissi finalmente sorridendo, più leggero che mai. E sai il mondo mica è crollato.
No, rispose Gabriella. Anzi, il cielo è diventato ancora più azzurro.
Quella vicenda fece cambiare tutto fra noi. Gabriella imparò che dire no serenamente, senza grida né discussioni, è vera dignità. Io capii che il rispetto di mia moglie conta più del consenso di una ex diventata ormai estranea.
I nipoti continuano a venire, ma solo dopo averci avvisato per tempo, secondo un calendario. Patrizia non mette più piede in casa nostra. Accompagno io i bambini al parco o allo zoo, e va bene così. Non più il nonno stressato, ma il nonno presente, e Gabriella finalmente trova la pace che merita.
A volte, la sera, seduti insieme sulla veranda davanti a un tramonto sulle colline lombarde, ci pensiamo su: il miglior spettacolo non è quello vissuto in teatro, ma quella scena in cui Gabriella ha preso la borsa ed è uscita di casa con la schiena dritta. Da quel giorno, niente è stato più come prima, e io ho capito finalmente quanto sia importante difendere ciò che si ama, anche a costo di sembrare duro. Lamore vero non è fatta di sacrifici obbligati, ma di rispetto reciproco.




