In un angolo affollato del mercato di Porta Palazzo, a Torino, una vecchina di nome Signora Giuliana Rossi vendeva patate bollite condite con olio doliva e rosmarino. Guadagnava poco, solo il necessario per vivere con discrezione nel suo piccolo appartamento al terzo piano di una palazzina dai muri antichi e scrostati.
Una mattina fredda, sistemando le sue patate fumanti nel cesto intrecciato, una cadde rovinosamente a terra.
Le è caduta una patata, signora.
Giuliana si voltò di scatto. Davanti a lei cerano due ragazzi, uguali come due gocce dacqua. Smilzi, dai volti scavati, avvolti in giacche troppo grandi e lise. Uno dei due raccolse la patata, la pulì su un pantalone consunto e gliela restituì. Laltro fissava la pentola di patate come ipnotizzato.
Grazie mormorò Giuliana con voce gentile . E voi, che fate qui? Vi ho già visto stamattina.
Il più grande alzò appena le spalle.
Nulla passavamo di qui.
Giuliana conosceva fin troppo bene quella risposta: era la tipica bugia dei bambini affamati, pieni di vergogna.
Senza parlare oltre, prese due patate ancora calde, le avvolse in un foglio della Stampa e aggiunse qualche oliva.
Domani tornate pure, disse naturalmente mi aiuterete a spostare delle cassette, vi va bene?
I ragazzi afferrarono il piccolo pacchetto come se fosse un tesoro. Non ringraziarono; annuirono appena e si dileguarono tra la folla.
Quella stessa sera tornarono. Giuliana stava faticosamente trascinando un bidone dacqua pesantissimo. Prima che potesse dire qualcosa, i due ragazzi lo presero e lo portarono dietro il banco.
Il maggiore infilò la mano in tasca, tirando fuori due vecchie monete da cento lire.
Erano di nostro padre sussurrò . Era panettiere poi non cè stato più.
Allungò le monete verso Giuliana.
Non possiamo darvele ma può guardarle.
Giuliana intuì allistante: quelle erano le loro uniche ricchezze.
Tenetele sorrise lei . I panettieri hanno sempre bisogno di fortuna.
Da quel giorno divennero una presenza fissa.
Si chiamavano Matteo e Paolo Bianchi.
Giuliana portava per loro minestra di fagioli, pane raffermo, qualche pezzetto di formaggio. In cambio, i ragazzi trasportavano cassette di frutta, sistemavano la merce e ripulivano il banco.
Mangiavano in fretta, in silenzio, come se il cibo potesse sparire da un momento allaltro.
Un giorno Giuliana domandò:
Ma dove dormite?
In una cantina qui vicino, in via Cigna, rispose Paolo. È asciutta non si preoccupi.
Invece mi preoccupo eccome, ribatté Giuliana con fermezza. Per questo chiedo.
Matteo la fissò con orgoglio.
Non siamo mendicanti. Da grandi apriremo una panetteria, come papà.
Giuliana annuì, senza più insistere.
In quei due bambini cera una fierezza severa, una dignità che rompeva il cuore.
Ma in quel mercato, qualcuno non gradiva quella scena.
Il sorvegliante Lorenzo Gallo.
Sua moglie aveva un banchetto di baccalà, e negli ultimi tempi non vendeva quasi nulla. Invece, davanti al banco di Giuliana cera sempre la fila.
Ogni tanto, passando, mormorava con disprezzo:
Adesso fai la benefattrice, eh? Nutri i poveri
Giuliana stringeva le labbra e fingeva di non sentire.
Ma sapeva quanto Lorenzo potesse essere meschino. Se lui avesse deciso di averne abbastanza, Matteo e Paolo sarebbero stati i primi a soffrirne.
Da quel giorno, Giuliana cominciò ad aiutarli con maggiore discrezione.
Infilava il cibo in sacchetti, facendo finta di consegnare ordinazioni. A volte li chiamava dietro il banco, lontano da occhi indiscreti.
I ragazzi capirono. Ma non fecero domande.
Un pomeriggio gelido, quando il mercato si svuotava, Matteo glielo disse chiaro.
È per il sorvegliante, vero?
Giuliana esitò un istante e poi annuì.
Non voglio che vi facciate male. Non tutti capiscono perché ci si aiuta a vicenda.
Paolo sistemò il sacco sulle spalle.
Se diventa rischioso, non verremo più.
Lo disse sereno.
Quelle parole pesarono nel cuore di Giuliana come pietre.
Ce la caveremo.
Significava freddo.
Fame.
Le notti per strada.
Linverno quellanno arrivò brusco.
Il mercato si svuotava, i clienti e i soldi diminuivano.
Matteo e Paolo iniziavano a presentarsi sempre più di rado.
A volte si vedeva solo uno dei due, le mani arrossate dal gelo. Altre nessuno.
Ogni mattina, Giuliana li aspettava, guardando senza accorgersene in fondo a via Cigna.
Finché un giorno non vennero più.
Neppure il giorno dopo.
Né quello successivo.
Dopo una settimana, Giuliana andò in via Cigna. Chiese in giro. Qualcuno le disse che la cantina era stata sigillata su denuncia di qualcuno.
I due ragazzi erano spariti nella notte.
Nessuno sapeva dove.
Si sedette su una panchina, a lungo, fissando le scarpe.
Sentiva un vuoto dentro che pesava più della fame.
Tornò a casa, e la vita, semplicemente, andò avanti.
Passarono gli anni.
Il vecchio mercato di Porta Palazzo perse vita fino a chiudere del tutto. Giuliana andò in pensione, trascinando le giornate solitude nel suo piccolo appartamento.
A volte, pelando una patata solo per sé, pensava a Matteo e Paolo.
Si chiedeva se fossero sopravvissuti.
Se fossero rimasti insieme.
Se, infine, quel sogno di aprire una panetteria avesse resistito allinverno e alla fame.
Non parlò mai di loro con nessuno.
Ma non li scordò mai.
Una mattina dautunno, molti anni dopo, un rumore insolito la svegliò.
Due Alfa Romeo nere e lucenti sostavano proprio davanti al portone.
Giuliana aggrottò la fronte. Di certo avevano sbagliato indirizzo.
Pochi minuti dopo il campanello squillò.
Aprì la porta con cautela.
Due uomini alti, eleganti, simili come due fratelli, la fissavano sorridendo.
È lei la Signora Giuliana Rossi? chiese uno.
Sì sono io.
Laltro fece un sorriso timido.
Siamo Matteo e Paolo.
Due uomini raffinati alla porta di Giuliana
e quando dissero i loro nomi, ventanni di ricordi piombarono addosso alla vecchina.
Così forte da farle tremare la voce
Parte 2
Per qualche attimo Giuliana non riuscì a parlare.
Non li riconobbe dal volto.
Li riconobbe dagli occhi.
Gli stessi occhi intensi e profondi di quei bambini affamati di un tempo.
Labbiamo cercata per anni, disse Paolo . Non sapevamo se vivesse ancora qui.
Le gambe di Giuliana vacillarono; dovette aggrapparsi allo stipite.
Abbiamo aperto una panetteria, aggiunse Matteo poi una seconda e infine una terza.
Entrarono nel piccolo appartamento.
Paolo tolse da una borsa un pane fragrante e lo posò sul tavolo.
Il profumo si diffuse per tutta la stanza.
Per un momento, il tempo sembrò tornare indietro di ventanni.
Io vi ho dato solo un po di patate sussurrò Giuliana.
Matteo scosse la testa con calma.
No, signora Giuliana.
Lei ci ha dato dignità.
Paolo aggiunse:
Ci ha trattati da esseri umani quando nessun altro lo faceva.
Senza di quello non saremmo arrivati da nessuna parte.
Parlarono a lungo.
Rievocarono i giorni duri, i lavori pagati in nero, le notti sulle assi di una magazzino. Raccontarono di un vecchio panettiere che offrì loro una possibilità e della promessa che da bambini non avevano mai dimenticato:
Se fossero riusciti a farcela
sarebbero tornati a cercare la donna che li aveva nutriti quando non avevano più niente.
Quando si salutarono, Giuliana rimase a lungo sulla soglia.
Stringeva il pane caldo al petto.
E per la prima volta in tanti anni comprese davvero:
quelle semplici patate offerte al mercato avevano cambiato la vita a due ragazzi.
E la sua.




