Avevo otto anni quando mia madre lasciò la nostra casa a Milano. Uscì, prese un taxi in fondo alla via e non fece mai ritorno. Mio fratello, Giulio, allora aveva solo cinque anni.
Da quel giorno, tutto cambiò tra le mura di casa nostra. Mio padre, Carlo, iniziò a fare cose che mai aveva fatto prima: si alzava allalba per preparare la colazione, imparò a fare il bucato, a stirare le nostre divise scolastiche e a pettinarci, un po goffamente, prima di mandarci a scuola. Lo osservavo mentre sbagliava la dose del riso nei risotti, bruciava il ragù, dimenticava di separare le camicie bianche da quelle colorate. Però non ci fece mai mancare nulla. Tornava stanco dal lavoro alla banca e si sedeva a controllare i nostri compiti, firmava i quaderni, preparava la merenda per il giorno seguente.
Mamma non tornò più a visitarci. Papà non portò mai unaltra donna a casa. Mai ci presentò nessuna come sua compagna. Sapevamo che ogni tanto usciva, che talvolta tardava, ma la sua vita privata non entrò mai tra le nostre quattro mura. In casa ceravamo solo io e Giulio. Non lho mai sentito dire dessere innamorato ancora. La sua routine era lavoro, casa, cucina, bucato, letto e poi ricominciava.
Nei fine settimana ci portava ai Giardini Pubblici o lungo il Naviglio; talvolta passeggiavamo davanti alle vetrine del centro senza comprare nulla. Imparò a intrecciare le trecce, a cucire bottoni, a preparare i pranzi della domenica. Quando ci servivano costumi per le recite scolastiche li creava con cartoncino e vecchi tessuti. Mai una lamentela. Mai disse “Non è compito mio.”
Un anno fa, mio padre è stato chiamato a Dio. Accadde rapidamente, senza il tempo di lunghi addii. Sistemando le sue cose, trovammo vecchi quaderni dove annotava le spese di casa, le date importanti, promemoria come “Paga la mensa,” “Compra scarpe a Giulio,” “Porta la bambina dal dottore.” Non cerano lettere damore, né fotografie con unaltra donna, né tracce di una vita romantica. Solo segni di un uomo che aveva vissuto per i suoi figli.
Da quando papà non cè più, una domanda mi tormenta: è stato felice? Mia madre se nè andata per cercare la sua felicità. Papà, invece, è rimasto e ha messo da parte la propria. Non ha mai formato una nuova famiglia, mai avuto una casa con una compagna, mai è stato la priorità di qualcuno che non fossimo noi.
Ora, da adulta, capisco quanto straordinario fosse mio padre. Ma mi rendo conto anche che era un uomo rimasto solo, pur di non lasciarci soli. E questo pesa. Perché adesso che non cè più, non sono sicura che abbia mai ricevuto lamore che meritava davvero.


