Elena ha passato tutta la giornata ai fornelli. Suona il campanello. I parenti di Antonio arrivano e si accomodano a tavola.

Elisabetta ha passato tutta la giornata ai fornelli. Il campanello suona. Sono arrivati i parenti di Tommaso e si accomodano a tavola.

E la carne dovè? chiede la zia.

Lì, cè loca ripiena, risponde gentilmente Elisabetta.

La zia si alza con aria scandalizzata:

Ma questo non si può mangiare. Andiamo a casa, basta.

Tommaso la segue subito:

Eh, ti arrangi! Vivi pure da sola, se non sai cucinare! e comincia a radunare in fretta le sue cose nella borsa.

Prende il cellulare, compone un numero.

Pronto, Giulia? Sono Elisabetta. Cosa? Elisabetta, sì. Il segnale è pessimo… Perché chiamo? Volevo dirti che questanno non vengo da voi. No, nemmeno per le feste. Perché? Ma dai, che senso ha? Tu sei con Vittorio, tua figlia col marito e i bambini, e io che faccio? Mangio linsalata russa e poi via di taxi col supplemento notturno? Non mi va di dormire in casa altrui, lo sai già. Cosa farò? Boh, niente, dormirò e basta.

Elisabetta chiude la chiamata infastidita. Era cinque anni che dopo il divorzio passava da loro tutte le feste, ma questanno no.

Il telefono squilla di nuovo.

Cosa? Anche tu volevi chiamarmi? State andando dove? A Firenze, dalla zia di Vittorio? Allora buon viaggio e divertitevi! Come, un problema? Viene qualcuno? Sara? Quale Sara? La nipote? Pronto? Uff, questo segnale… Ospitare per qualche giorno? Ma lo sai che non amo avere gente estranea in casa… Va bene, per te lo faccio. Che rottura, però! dice Elisabetta, mentre la linea cade.

Si siede, riflette. Forse non è poi male non passare la festa completamente da sola. Le viene in mente di preparare almeno uninsalata. Da sola si sarebbe accontentata di pane e qualcosa, però per unospite bisogna impegnarsi. Mette a bollire qualche verdura, prepara il prezzemolo e intanto si perde nei pensieri.

Quando era sposata con Tommaso, le cose erano ben diverse. Il trenta arrivava già tutta la sua famiglia dalla campagna. La cucina diventava un campo di battaglia: vapori, odori di fritto, il forno acceso senza tregua, e la finestra spalancata per niente. Si faceva il lesso, si cuocevano tortini, si friggevano polpette. Elisabetta doveva solo correre avanti e indietro con i piatti. Preparare, però, no: da una volta che aveva portato uninsalata con avocado, era stata subito bocciata.

Una schifezza, aveva detto la zia, e tutti daccordo.

A loro piaceva tutto unto e condito con maionese che quasi colava dal cucchiaio, pensava Elisabetta. E appena seduti, gli uomini già a degustare il vino della campagna. Arrivare a mezzanotte del 31 era una resistenza.

Il due già partivano, dopo aver finito avanzi e bottiglie. Restava solo un caos tremendo da pulire. Elisabetta ci metteva una settimana a rimettere tutto in ordine, mentre Tommaso restava in campagna a prolungare la festa. Tornava mogio, trasandato, già pronto a starsene sulle sue. Tornava sempre la solita lamentela: che aveva sposato una donna che non sapeva cucinare come la sua mamma. Scoppiavano i litigi. E a lui riaffiorava il pensiero di Vera, rubata da Elisabetta, secondo la suocera. Lei sopportava gli appunti, credendo di avere forse torto. In fondo, quei piatti grassi e pesanti non li aveva mai saputi fare.

Non le restava che sfogarsi con Giulia, lamica dinfanzia. Giulia, pratica e decisa, si era stancata delle sue lamentele e aveva escogitato una soluzione: Chiama i tuoi parenti e metti le regole: tu cucini, loro vengono a festa. Insieme avevano passato unintera giornata a preparare antipasti sfiziosi ma leggeri.

Quando arrivarono i parenti, subito la zia, delusa:

E la carne dovè?

Lì loca ripiena, risponde Elisabetta con garbo.

E il purè?

La zia, indignata, si alza:

Hai cucinato solo erba? Dai, Enzo, riportami a casa!

In un attimo tutti si vestono, prendono cappotti e scappano via, sbattendo la porta.

Ma sei assurda sospira Tommaso alzando la voce.

Elisabetta gli passa la borsa:

Non dimenticare la roba. Vivrai pure da solo ora Io non rimango sola, ma tu?

Tommaso getta le cose nella borsa e se ne va via di corsa.

Quando lacqua bolle troppo, Elisabetta torna in sé. Solleva il coperchio e di nuovo: il campanello. Sara, forse pensa e apre la porta.

Davanti cè un uomo di quarantanni che sorride:

Sono io, piacere: Alessandro Micheletti, nipote di Vittorio. Sono venuto a fare una sorpresa, ma loro sono partiti per Firenze. Lei sarà Elisabetta, giusto?

Lei annuisce un po’ spaesata.

Ma Giulia aveva parlato di una nipote

Alessandro ride:

Forse avete capito male

Elisabetta ricorda i problemi di linea e si rassegna:

Può essere. Venga, entri pure.

Non si preoccupi. Ho il treno domani sera. Disturberò poco.

Elisabetta torna in cucina, scola le verdure e le lascia raffreddare.

Alessandro, con aria scherzosa:

Ma per il cenone si va avanti solo a insalata?

Elisabetta, risponde bruscamente:

Vuole un menu completo? Carne, insalate russe, vassoi di affettati?

Lui ride:

Macché, non mi piace. Io sono più da pesce, sa.

Mi dispiace, non ho pesce e non sono nemmeno capace a cucinarlo

Alessandro prende il cappotto:

Non si preoccupi, ora risolvo tutto. Torno subito, non scappi!

Elisabetta scoppia a ridere di fronte alla stranezza della situazione: si aspettava una donna e invece, ecco un uomo simpatico e vivace.

Alessandro sparisce per unora e mezza. Elisabetta comincia a preoccuparsi: forestiero, magari si è perso. Quando finalmente il campanello risuona, lei corre ad aprire.

Ma dove siete finito, mi sono agitata! dice, e si ferma sorpresa: nellingresso, una piccola abete scintillante e tanti sacchetti.

Ma perché tutto questo?

Alessandro appoggia lalberello sul muro, sorride:

Ma che Capodanno è senza albero?

Elisabetta respira il profumo del pino e ride:

Manca solo il panettone e lo spumante!

Alessandro:

Ma certo! Ho preso panettone, clementine, spumante! Ora aiutatemi, portate i sacchetti in cucina che iniziamo i preparativi.

E così, tra scherzi e risate, addobbano lalbero, cucinano insieme. Sotto la guida di Alessandro, Elisabetta prepara gamberi e il pesce, osserva come lui fa il carpe al forno.

Per mezzanotte è tutto pronto. Si stappa lo spumante, le bollicine nei bicchieri. Dopo il brindisi, si guardano negli occhi:

Allanno nuovo, alla nuova felicità!

Poi, rimangono a parlare.

Sa, quando ci siamo sposati era diverso. Era più gentile, forse lo vedevo io così. Quando sei innamorata, non ti accorgi dei difetti, dice sorridendo mesto Elisabetta. Poi solo litigi… Ma basta parlare di me, parliamo di lei. È sposato?

Alessandro sospira:

Ormai no. Storia banale: io via per lavoro, lei con un altro. Quando torno, faccio domanda di divorzio. Ecco, ci siamo intristiti troppo… Dai, brindiamo alla vita e ai guai di quando si era piccoli!

Elisabetta ridendo:

Una volta ho scommesso coi ragazzi che salivo sulla quercia più alta, poi non sapevo più scendere e ho pianto finché lo zio Sergio del palazzo non mi ha presa giù. A casa, punizione tutta sera in piedi nellangolo…

Alessandro:

Io invece, a scuola, incollai la sedia del direttore al pavimento. Ho preso una sgridata epica!

Così, tra storie e risate, arriva lalba. Elisabetta sbadiglia.

Ma quale dormire, devo mettere a posto!

Ci penso io, voi andate a riposare, risponde lui deciso.

Elisabetta cede e si addormenta subito.

Il mattino dopo, Alessandro la sveglia piano:

Elisabetta, mi devo preparare. Chiudi tu la porta quando esco.

Lei si alza in fretta:

Ma è già tardi? Perché non mi avete svegliata prima?

Lui le sistema una ciocca di capelli con un mezzo sorriso:

Dormivate troppo bene, non volevo svegliarvi, ma ora devo andare. Devo prendere il treno.

Lei lo accompagna alla porta, un po triste:

Grazie per la serata. Davvero.

Alessandro esita, poi si fa deciso:

Posso venire a trovarti ancora, magari quando sarò più libero?

Elisabetta si illumina:

Vieni quando vuoi, ti aspetter

Lui la bacia dolcemente, la interrompe:

Allora, a presto!

E Elisabetta resta a lungo vicino alla porta, sorridendo felice, le dita sulle labbra. Perché a volte capita, conosci una persona per tutta la vita e si rivela sbagliata. E altre volte, basta un giorno per sentirsi a casa.

Quindi sì, i miracoli di Capodanno accadono davvero. Un incontro inaspettato, e insieme una nuova vita.

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