Scarafaggi
Nella mia testa, i miei scarafaggi oggi danzavano la tarantella. Ma proprio una tarantella scatenata e allegra, come se lorchestra fosse tutta lì, a rimbombare tra cervello e pensieri.
Scodinzolavano le zampette al ritmo, con tanto di un passo battuto, due schioccati, sempre più forte, come se stessero organizzando una festa segreta tra i neuroni.
A dire il vero, in altri momenti i miei scarafaggi erano perfetti signorini: silenziosi, discreti, quasi educati. Neanche si facevano notare. Sullallevamento della loro razza ci avevo lavorato parecchio: le stranezze sono sempre state poche nella mia famiglia, tranne che nella bisnonna.
La mia bisnonna diceva spesso che avere gli scarafaggi in testa era una fortuna. Se chai qualche bestiolina lurida nella mente, sei già una persona fuori dallordinario: hai la scintilla. E a dirla tutta, ti godi di più la vita, e chi sta con te non si annoia di certo. Daltronde, nelle giornate tutte uguali manca sempre quel pizzico di pepe.
La storia del pepe non era mia, sia chiaro. Era della bisnonna, Armida, la più sveglia di tutte metà dei modi di dire moderni li imparavo da lei mentre preparava le tagliatelle. A ottantadue anni suonati era una forza della natura, sempre pronta a una battuta, o a mettersi in gioco. Insomma, moderna senza nemmeno volerlo.
A voler essere fiscali, Armida non era neanche la mia nonna, ma la mia bisnonna. Però delle bis- ormai non se ne parlava nemmeno. Che importa il titolo, se era lei che a tavola raccontava le storie della Seconda Guerra Mondiale, e che mi stringeva forte ogni volta che tornavo a casa piangente dopo un litigio con mia madre? Sappiamo bene come vanno queste cose: se ti cresce una bisnonna, alla fine, è più mamma lei che tua madre stessa.
Che poi, alla mamma ci ho pensato spesso. Donatella era incredibile: anche troppo. Brillante, bella, dirigente distituto ma non nella scuola dove studiavo, grazie al cielo e ad Armida che aveva imposto: Lasciala vivere la sua infanzia come una bambina normale, non come la figlia della preside. E aveva ragione.
Perché vuoi tirarci dentro i tuoi problemi di ruolo? le chiese Armida una sera mentre faceva il sugo.
In che senso?
Nel senso che, dove lavori tu, la tua bambina sarà sempre la figlia della Preside Donatella! Falla andare altrove e lascia che cresca senza chiacchiere sulla reputazione.
Ma non vorrei complicargli la vita…
Complicata gliela farà la vita da sola! La reputazione, Donata, si costruisce una volta e la puoi perdere in un minuto. Non anticipiamo i tempi…
La bisnonna era sempre diretta, non girava intorno ai discorsi; diceva le cose come stanno. Del passato, però, non si parlava mai volentieri. Ho saputo solo in tarda età che la mia nonna, figlia della bisnonna, era morta in un banale incidente invernale: un blocco di ghiaccio non rimosso dal tetto, una tragedia densa e muta. Che mi ha trasmesso una lezione: la vita al pari della mia bisnonna non ci risparmia.
Armida, può capitare a chiunque, così?
Devo mentirti? Può succedere a tutti, a me, a te, persino al Papa. Ma questa non è una ragione per vivere nella paura.
E allora perché?
Per viverla, questa benedetta vita! Fai qualcosa di bello, anche minuscolo, che lasci questo mondo un po più luminoso e sincero.
Che poi, mica era facile; e la bisnonna lo sapeva. Non sono nata coraggiosa: io piangevo più che agire. Se cera uno scarafaggio vero in casa, urlavo e basta. Di prendere una pantofola e finirlo non se ne parlava. Armida rideva e diceva: Io rispetto gli scarafaggi, magari hanno famiglia.
Dopo, iniziava la pulizia generale la guerra agli insetti. Solo crescendo ho capito che mia bisnonna tagliava corto per delicatezza. Sapeva che a me bastava lidea, il resto lavrebbe fatto qualcun altro.
Tutti lo sapevano: in palestra, in classe, ovunque. Questa bambina ha ottime possibilità, ma non reagisce in fretta suggerì la mia allenatrice di ginnastica artistica.
Così la bisnonna mi iscrisse alla società di scacchi. Mai regalo più azzeccato: finalmente potevo prendermi il mio tempo, riflettere, e venivo pure lodata per questo.
Ogni trofeo nuovo era il suo orgoglio: lo portava in giro per tutto il quartiere, la brava Armida.
Ilaria, sei una stella!
Non voglio essere una stella, mi ricordo cosa hai detto alla mamma: alla gente troppo brillante, la felicità sfugge!
Armida si metteva lì e spiegava ogni dubbio, anche se spesso mia madre alzava gli occhi al cielo, insofferente. Tra loro si scambiavano battute secche, pragmatismo milanese e ricordi affettuosi. La bisnonna aveva cresciuto Donatella quasi da sola, da quando aveva perso la madre.
Ma, che hai detto a Ilaria? Adesso mi domanda che vuol dire essere stata portata con la sottana!
Donata, svegliati. I ragazzi di oggi sono avanti. Dovresti sentire i romanzi adolescenziali delle sue compagne…
Ma la mia non racconta nulla…
Perché non le chiedi mai nulla! Sembriamo tutte serie, ma nella testa balliamo un can-can di scarafaggi!
Lo diceva ridendo, ma cera sempre qualcosa di amaro in quellironia.
Nel frattempo, la mamma cercava la sua felicità. A quarantanni si era innamorata di Corrado, lo aveva conosciuto per caso, lavevo scoperta in un bar con lui. Era la prima volta che la vedevo ridere così, di cuore.
Quando confessai tutto alla bisnonna, lei annuì: aveva già capito. Quando Corrado venne a casa per parlare di matrimonio, ci fu una scena commovente: io a malincuore e mamma finalmente felice. Poi arrivò Gabriele, mio fratello, e io trovai il coraggio per nuove insicurezze: la gelosia, la paura di perdere la mamma.
Armida, è difficile abituarsi. E se la mamma non avrà più tempo per me?
Ma che discorsi fai? Adesso hai anche un fratello, la nostra famiglia è più grande e non sei più sola!
Aveva ragione. Attraverso Gabriele, imparai che il cuore è elastico: si allarga quando serve. Più tempo ci passavo, più lo amavo, anche se ammetterlo era dura. Le fatiche col fratellino mi misero in crisi: se avessi davvero voluto diventare una pediatra? Ero adatta?
Se non ami tutti i bambini, magari non dovresti fare la dottoressa per piccoli chiesi una sera.
Ilaria, non è che devi voler bene a tutti, ma devi desiderare di aiutarli davvero.
Armida mi propose una prova pratica: qualche settimana come aiutante in una famiglia numerosa, da una sua amica, la signora Vittoria: donna imponente, tre figli piccoli e mille problemi. Una prova di fuoco. Lì capii che la mia scelta era giusta.
Passò il tempo, arrivai alluniversità di medicina con un punteggio buono ma non ottimo e ci rimasi male. E il destino ci mise lo zampino: ebbi modo di rincontrare Simone, un ragazzo che avevo conosciuto anni fa, timido e brillante, che come me sognava il camice.
Allinizio lo trovavo troppo serio, lanti-divertimento. Poi, involontariamente, iniziammo insieme un gruppo di volontariato per i bambini in ospedale. Un giorno, mentre goffamente cercavo di mettere una parrucca da clown per lanimazione pediatrica Simone mi fece ridere come non mai. Da lì, fu un susseguirsi di caffè, passeggiate nelle vie di Bologna e telefonate notturne, mentre nel cervello la tarantella degli scarafaggi non si calmava mai.
La bisnonna aveva una teoria molto chiara:
Valorizza chi ha scarafaggi della tua stessa razza! Sulla Terra sono rari. Se incontri una persona così, tienila stretta, Ilaria!
Poi sorrideva, ironica come sempre:
I miei mariti erano tutti ottimi allevatori di scarafaggi. Ecco perché, con loro, ho sempre mantenuto buoni rapporti anche dopo. Non era certo una questione di amore o mancato amore, semplicemente a volte non funziona. Crescerai e capirai.
Con Simone andò come doveva: mi chiese di sposarlo, con tanto di anello (non doro, ma dargento: Siamo poveri, ma onesti!). La mamma pianse di gioia, Armida applaudì e Vittoria arrivò con la sua famiglia ormai ero diventata per loro quasi una parente, di quelle che abbracci alle feste di compleanno.
Hai scelto bene, Ilaria. Un uomo così non lasciartelo scappare! mi disse sottovoce Vittoria, tra un bicchiere di prosecco e una battuta vivace.
Ma io non voglio perderlo nemmeno se volessi. Siamo scarafaggi della stessa razza, risposi con una risata che veniva dal cuore.
Ah, allora per voi la tarantella non finirà mai! rise anche lei, stringendomi forte. E, imitando un passo di danza con le mani, mi sentii finalmente a casa.
Ora i miei scarafaggi ballano felici. E, sotto sotto, so che sono proprio loro a rendere la mia vita un po più italiana, confusa e luminosa.




