La bambola rotta
Margherita, è stato davvero uno spettacolo! Elena è straordinaria! E la sua voce, mamma mia! Non ho mai sentito nulla di più bello! E pensare che vado spesso alla Scala, quindi, modestamente, penso di poter giudicare. Deve cantare lì, credimi, lì! Senza esitazione!
Grazie, Bianca, sei davvero cara a parlare così del talento di mia figlia! Elena ha lavorato tanto per arrivare a questo punto, quanta fatica, quanti sacrifici… E oggi finalmente, la Carmen!
Meraviglioso! Semplicemente meraviglioso! Margherita, ora che Elena ha raggiunto il successo, non credi sia giunta l’ora di pensare anche al futuro? Va bene essere un usignolo, ma non si può saltare di ramo in ramo per tutta la vita… E il nido? E i pulcini?
Non so, Bianca. Mi sembra presto. Elena è ancora giovane, e poi il successo di stasera è solo il primo passo della sua carriera.
Margherita! Francesco è pronto da tempo a sposarsi, quanto altro deve aspettare? Lui ladora, non riesce a stare un giorno senza Elena! Non è giusto che ci mettiamo in mezzo alla loro felicità! Bianca tirò fuori dalla borsa un fazzoletto di pizzo e si asciugò gli occhi. Chi siamo noi, Margherita, per impedirglielo?
Margherita restò in silenzio.
Sapeva che non sarebbe stato semplice liberarsi della cara amica, ma non aveva nessuna voglia di continuare la discussione. Non era certo la prima volta che ne parlavano.
Bianca, compagna dinfanzia di Margherita, era sempre stata determinata. Se voleva una cosa, la otteneva, punto e basta. E bisogna ammettere che raramente Bianca era rimasta delusa dai suoi desideri.
Anche la loro amicizia era iniziata proprio perché Bianca aveva ottenuto ciò che voleva. Margherita ricordava ancora quella sensazione di stupore e di amarezza provata da bambina.
La bambola, bellissima, che Margherita aveva soprannominato Lisa, glielaveva portata il padre da un viaggio di lavoro. Aveva riccioli biondi, occhi azzurri e un vestitino davvero particolare. Margherita la adorava; la faceva sedere al tavolino per il tè, organizzava lunghi ricevimenti per le sue bambole e pretendeva che si rispettasse letichetta che le insegnava sua madre.
Bianca vide la nuova bambola da Margherita una settimana dopo larrivo del regalo. Fu subito folgorata. Ottenerla subito, come era successo con altre bambole, però non funzionò: Margherita non voleva proprio cederle Lisa. Così Bianca si ammalò, e non per scherzo: febbre, lacrime, disperazione. Soffriva talmente tanto che Margherita, impietosita, portò la bambola allamica. Come si poteva non aiutare una bambina così triste?
Ma subito se ne pentì. Le lacrime di Bianca si asciugarono in un istante, mentre afferrava la vecchia Caterina per una gamba Caterina aveva le palpebre rotte e la lanciava in fondo alla cesta dei giochi.
Dora in poi vivrai lì!
Perché quella scena lasciò Margherita così turbata? Non sapeva spiegarlo, ma sentiva pena per la povera Caterina. Tanto che la chiese a Bianca, la quale accettò senza prestare attenzione, e la portò a casa.
Chiese alla madre di sistemare la bambola. Piangeva dalla rabbia e dal dispiacere per Lisa. Sapeva che anche Lisa avrebbe presto fatto la stessa fine, lanciata via appena sarebbe arrivata unaltra nuova bambola che avrebbe interessato Bianca. Ma restituire Lisa a Bianca ormai le sembrava sbagliato.
Caterina restò nella stanza di Margherita per anni, seduta sullo scaffale, con le braccia larghe e lo sguardo fisso dei suoi occhi ormai privi di ciglia. Divenne per Margherita una specie di segnale: alcune persone sapevano abbandonare i vecchi affetti con una semplicità inquietante. Così fanno anche con le persone.
Ma Bianca era lunica vicina di casa e, inspiegabilmente, nel palazzo non cerano altre bambine: perciò Margherita pensò che non valesse la pena litigare, almeno per allora. Tutto può cambiare, pensò. Intanto, vivere damicizia…
Margherita si trasferì in quella casa con i genitori dopo la morte del nonno. Non aveva molti ricordi di lui, ma in famiglia il nome di Vittorio Giuseppe veniva pronunciato solo a mezza voce, con grande rispetto. Che lavoro facesse Margherita lo seppe solo anni dopo: era stato agente segreto, scoprì da adulta, dopo la morte improvvisa del padre, uno dei chirurghi più stimati di Milano, con cui Margherita e la madre rimasero sole.
Ora non abbiamo più nessuno, mia cara. Dovremo arrangiarci da sole. Non so ancora come…
Perché?
Ho sempre vissuto protetta da papà. Finché cera il nonno, decideva tutto lui: dove andare, che cosa comprare, come vestirci. Dopo di lui, tuo padre.
Mamma! E tu hai sempre accettato tutto così?
Che altro potevo fare? E poi, non cè nulla di male se luomo sulle spalle la responsabilità della famiglia. Quando sono entrata nella famiglia di tuo nonno ero povera in canna, davvero. Non avevo nulla, ero una ragazza del quartiere popolare… Figlia di madre ignota… Allepoca era una vergogna. Sembra assurdo, ma quasi ringrazio mia madre per avermi lasciata…
Mamma…
Lorfanotrofio è stata la mia unica vera casa, sempre grazie alle persone che ci lavoravano. Non ci coccolavano più del dovuto, ma ci preparavano alla vita. E ci volevano bene, questo lo so con certezza. Non come a un figlio, nessuno pretendeva, ma avevano paura per noi. E questa è la maternità. Se non temi che tuo figlio si faccia male, non lo ami davvero!
Tu hai paura per me?
Tantissimo! Da sempre. Tuo padre, invece, era stato cresciuto diversamente.
Come?
Era stato abituato a stare sulle proprie gambe, a prendersi le proprie responsabilità. In una famiglia così, non poteva essere altrimenti! Il padre aveva perso la madre a sette anni, anche lui a sei: erano cresciuti con le nonne. Entrambi entrarono allAccademia Militare, ma tuo padre lasciò, deciso a studiare medicina. Tuo nonno non fece una piega, disse solo È la tua scelta e non lo contrastò più. Se un uomo decide, si rispetta, anche se quelluomo è poco più di un ragazzino.
E così papà è diventato medico…
E che medico! E questo tu lo sai bene!
Dove vi siete conosciuti?
Per caso, per strada. Uscivo con le amiche, ho rotto il tacco di un paio di scarpe, gli unici decenti che avevo, e mi sono messa a piangere come una pazza!
Comè possibile?
Eravamo sei in una stanza in affitto, tre paia buone di scarpe per sei ragazze. Si compravano insieme con quello che avanzava dalla borsa di studio. Se la scarpa era lunga si imbottiva la punta…
Ma la misura?
Se compravamo prima quelle per le ragazze coi piedi grandi, le altre si adattavano meglio. Fortunatamente solo due avevano esigenze particolari. Perdere un paio era una catastrofe… Perciò tuo padre fu il mio salvatore! Non solo fece riparare le scarpe di corsa, ma mi accompagnò anche a casa. Non ebbe paura.
Paura di cosa?
Oh, cara mia… Dove vivevo allora non era affatto facile. I ragazzi non sopportavano gli estranei. E tuo padre riuscì comunque a farsi benvolere. Bastarono pochi minuti, e già si davano la mano ridendo. Lui trovava sempre un punto in comune con tutti.
E il nonno? Come ti ha accolta?
Una domanda da adulta. Non fu subito amichevole. Osservava in silenzio, ma non ostacolò la nostra storia. Quando entrai per la prima volta nella sua casa, mi prese la mano e disse solo: Scelta tua. Poi però mi studiò a lungo. Fino a quando sei nata tu. All’inizio ero completamente sola, incapace con una neonata. Mi rimproveravano in ambulatorio per qualsiasi errore, a volte piangevo di frustrazione. Non sapevo come fare, nessuno mi aveva mai insegnato. Ero esausta e la casa era un disastro. Nonna e tuo padre non erano schizzinosi, ma serviva aiuto. In orfanotrofio ci insegnavano a badare ai bambini, ma non ai neonati. E tu eri così esigente, non avevo abbastanza latte e piangevi tutto il giorno. Quando riuscivo a dormire un attimo, eri già sveglia di nuovo. Tuo padre non poteva aiutare, tornava sfinito dagli ospedali.
E come hai fatto?
Il nonno mi aiutò. Era spesso in trasferta, non sapevamo mai quando sarebbe tornato. Una volta rimase per qualche giorno e cambiò tutto. Ricordo la notte in cui camminavo disperata per casa con te in braccio, stremata. A un certo punto sentii una voce che diceva: Vai a dormire, bimba! Ci penso io! Ho solo annuito e mi sono accasciata su una poltrona. Lui ha cercato di spostarmi in camera, ma non ci è riuscito. Quando mi sono svegliata la mattina, mi è venuto un colpo vedendo che non eri lì. Ma lui con te era bravissimo. Ti girava e fasciava come se niente fosse, io invece tremavo per la paura di farti del male.
Da quel momento per lui sono diventata Mariuccia.
Come ti chiamava prima?
Margherita, e solo dandole del Lei.
E poi? Ti ha chiamata Mariuccia?
Sì, passò al tu e mi sentii di colpo accolta in famiglia. Poteva persino chiamarmi figlia. Avevo sempre sentito la mancanza di un padre, ed eccolo lì, tutto per me. Ma la gioia maggiore fu vedere quanto ti amasse! Io mi rimproveravo di non avergli dato un nipote maschio, invece lui era felicissimo di una nipotina. Ricordi la foto in cui ti lega il fiocco nei capelli? Ero io a scattare la foto, ridendo. Un uomo serio, passato attraverso mille pericoli… E con i fiocchetti! A lui devo tutto ciò che so sulla famiglia.
Quando se ne è andato, tutto è cambiato. Forse è stato meglio così. Il mondo stava cambiando e lui non si sarebbe mai adattato. Era un ufficiale vero, con valori radicati nellonore, nella patria, nellintegrità. Quando si ammalò non volle combattere, aveva capito.
Perché pensi così?
Negli ultimi giorni chiedeva sempre scusa, diceva che ci lasciava sole, che non avrebbe potuto vederti crescere… Ma ha fatto di tutto per lasciarci in buone mani. Mi ha costretto a studiare, io volevo solo avere figli e occuparmi della casa, ma ora gli sono grata. Anche ora che ho paura, sento che ce la faremo. Grazie a cui mi ha insegnato. Un lavoro ce lho, la casa anche. E tu avrai quella del nonno quando ti sposerai. Era una sua volontà. Per ora resta vuota, non riesco a pensare che qualcuno entri e tocchi le cose di Vittorio Giuseppe. Finché posso, me la gestisco io!
Di questo le sono grata. Passavo le ore seduto per terra in quella casa leggendo i libri della biblioteca del nonno, immaginando che mi ascoltasse.
Mia madre, Oliva, ci pensò su e cambiò lavoro, chiedendo un favore allamico di famiglia più vicino a mio nonno. Per riconoscenza, lui accettò e presto Oliva lavorava in una clinica importante a Milano. La pensione bastava, ma capiva che la figlia non sarebbe rimasta bambina per sempre. Più Elena cresceva, più la madre pensava al suo futuro.
Quando Elena ebbe dieci anni, Oliva ci lasciò. Margherita resistette, non si lasciò schiacciare dal dolore. Ora Elena aveva solo lei, e non poteva permettersi pause.
Rimasi in contatto con Bianca: non eravamo amicissime, ma ci si teneva aggiornate sui figli, osservando a distanza le vite reciproche. Bianca si era sposata ed era andata a vivere in Brianza, in una grande casa di campagna dove il marito aveva anche un atelier. Il figlio aveva seguito le orme del padre e dipingeva. Da lì la mania di Bianca di voler a tutti i costi Elena come moglie di Francesco.
Gli artisti devono stare insieme! Perché mescolarsi con gente comune? Bisogna puntare sui figli sani e talentuosi! Margherita, non sei daccordo?
Margherita restava in silenzio. Non aveva mai raccontato la sua vera storia a Bianca: Meno sanno di te, meglio è, le aveva insegnato la madre, e aveva imparato bene la lezione.
Non voleva Francesco come marito per Elena, ma non lo diceva a Bianca per non rovinare lamicizia. Tanto Bianca non avrebbe mai capito.
Secondo me Elena non sarebbe mai stata felice con quel ragazzo viziato, che aveva sempre avuto tutto pronto senza impegnarsi. Elena, invece, aveva preferito le storie delle due rane che lottavano per risalire dal latte nella favola che le raccontavo. Sapeva quanti sacrifici avevano fatto la nonna e la madre, rimasta vedova molto giovane. Il papà di Elena morì poco dopo la sua nascita; sapeva di lui solo grazie ai racconti e a una foto appesa nella cameretta.
Ogni volta che qualcuno le diceva Tuo papà sarebbe così orgoglioso di te, Elena sentiva di dover essere allaltezza.
Aveva anche capito che sua madre sarebbe stata sempre dalla sua parte. Per questo scelse la propria strada con cura.
Lunica cosa che non previde fu di innamorarsi proprio di Francesco, che aveva sempre visto solo come un amico.
Quando se ne accorse? Nessuno lo sa. Ad un certo punto, capì solo che voleva vederlo più spesso.
Francesco era leggero, solare, esuberante; a Elena, così seria, quello spirito mancava. Era capace di prenderle la mano e dirle Dai, salta in macchina che andiamo a Cortina!; voleva che sciassimo insieme, lei non sapeva nemmeno mettere gli sci ai piedi, ma lui si occupava di tutto, equipaggiamento, battute.
Non riesci? Vedrai che ce la fai!
Per Elena era importante sentirsi incoraggiata. Eppure, non capiva bene perché cercasse così tanto approvazione.
La prima vacanza in montagna, in realtà, le piacque. La compagnia era piacevole, lui era gentile ma abbastanza deciso da far capire alle altre ragazze che era presente lì con Elena.
Solo una cosa non le piacque: lo sci. Aveva paura, non si sentiva coordinata, non le piaceva la discesa, anche se la pista era facile.
Francesco non la capì, cominciò a scherzare ma finì per diventare più duro quando lei rifiutò di sciare.
Allora perché sei venuta?
Perché ceri tu… Elena quasi pianse guardandolo.
Alla fine della vacanza, Francesco la chiese in moglie, con tutta la scena immaginabile. Gli amici gridavano Bacio! e stappavano bottiglie di spumante. Lei accettò e poi pianse, guardando lanello splendido che lui le aveva regalato. Bianca non aveva badato a spese.
Anche per il matrimonio Bianca organizzò tutto, in grande stile. A Elena e Margherita non restava che scegliere labito e sistemare la casa del nonno in centro, dove i due avrebbero vissuto.
I primi dubbi sorsero circa un anno dopo il matrimonio. Elena continuava a cantare, Francesco dipingeva, ma Bianca cominciò a pressare.
È ora di fare un figlio! Che aspettano, quando non saremo più in grado di aiutarli? Adesso noi possiamo tenere i nipotini e loro si dedichino pure allarte! Non bisogna rimandare la vita.
Margherita non sapeva cosa risponderle. Sapeva che Elena desiderava avere figli. Ma Francesco non ne voleva sapere.
Non dirlo a mia madre! Che se ne fa di queste preoccupazioni? Lei pensa solo ai figli, ai bambini… Ma io a pensare a una banda di ragazzini che mi rovinano lo studio e per cui devo lavorare tutto il giorno… no, grazie! Io voglio vivere, non sprecare la giovinezza!
Per Elena fu un duro colpo. Provò a parlarne con lui, ma capì presto che non era un capriccio passeggero.
Voglio arrivare in alto in questa vita, Lenka! Voglio essere grande! E tu che vuoi? Mandarmi via da questo piedistallo dove nemmeno sono ancora salito? Io voglio larte, non i figli! Mia madre aveva ragione a sceglierti, siamo fatti per stare insieme. Chi meglio di te può capirmi?
Circa Bianca, Elena aveva ormai ridotto al minimo i contatti, stanca delle continue critiche.
Non ti capisco. Pensi solo alle arie dopera! Ma possibile che tu non abbia istinto materno?
Elena taceva, troppo fiera per spiegare alla suocera che se ancora non cerano figli non era certo per sua volontà.
Margherita, cerca di convincere tua figlia! Deve occuparsi della sua salute, basta aspettare!
Poi accadde lirreparabile. Una nuova vacanza in montagna divenne un incubo. Francesco era nervoso, maldisposto. Al primo rifiuto di Elena di sciare di nuovo, perse la pazienza e le urlò contro, esigendo che lo seguisse sulle piste.
Per non litigare, Elena accettò, pentendosene subito.
Perché serve listruttore? Ci penso io! Sempre queste paure, non è la prima volta!
Perché lo fece? Per quieto vivere, forse?
Quando riaprì gli occhi, Elena era in ospedale. Accanto a lei solo Margherita, entrata quasi di nascosto in terapia intensiva, stravolta.
Mamma…
Zitta, tesoro! Ora non parlare, vedrai che andrà tutto bene! Sono qui!
E Francesco?
Margherita si girò, senza riuscire a dirle che lui era già tornato a Milano, borbottando solo:
Che volete da me? Non sono medico! Ho una mostra da preparare, questa disgrazia proprio ora!
Elena lo apprese giorni dopo, quando Margherita, parlando con i medici, organizzò il trasferimento nella clinica dove lavorava: voleva che la figlia tornasse a camminare a tutti i costi.
I medici erano pessimisti. Margherita invece non si arrese. Ogni mattina, prima di uscire, guardava le foto del nonno e dei genitori e mormorava:
Non mi arrendo! Mai! Non mi avete insegnato così! Lei non ha nessuno tranne me… Non permetterò che la spezzino!
Parlai anche con Francesco.
Ti prego! Non puoi lasciarla così… Lami ancora!
Lho amata, ora ormai che senso ha? Non starà mai più con me, non mi perdonerà. Non voglio vivere nel senso di colpa. Perché dovrei? Ho una vita sola.
Come puoi essere così?
È normale. Lo sapete anche voi che ho ragione, solo che non volete ammetterlo.
Margherita lasciò perdere ogni tentativo di salvare il matrimonio: era troppo tardi. Si dedicò completamente a Elena.
Fu dura, ma riuscì: Elena, contro ogni previsione, prima si alzò, poi lentamente ricominciò a camminare. Dolorante, fiera, passo dopo passo, incrociava lo sguardo pieno di speranza della madre.
Brava! Andiamo! Papà sarebbe davvero orgoglioso di te!
Di cantare non ebbe più fiato. La voce era sparita. Che fosse per le operazioni o per le urla disperate in quelle ore sulla pista, abbandonata, non si seppe mai. Un istruttore la trovò solo a sera inoltrata; e lui avrebbe capito che Francesco non aveva nemmeno notato la sua assenza. Questo Elena lo seppe in ospedale, e quando la madre cercò di giustificare Francesco, lei le prese la mano:
Mamma, basta. Ho capito tutto. Mi hanno buttato via. Non serve più una bambola con le gambe rotte… Non serve più Caterina…
No, non sarai mai Caterina! Mai! gridò Margherita, tanto che linfermiera si affacciò sulla porta e chiese se andasse tutto bene.
Così, mamma?
Sì. E andrà tutto bene, vero?
Sicuro!
Anni dopo, sui Navigli, una giovane donna bellissima, zoppicando appena, scese in viale alberato. Dal passeggino fece scendere un bambino vivace:
Dai andiamo, amore! Il mondo è tutto da scoprire! Ma piano, mi raccomando, o la mamma non riesce a star dietro. Dammi la mano!
E il bimbo ubbidiente la seguì, poi corse abbracciando la nonna che arrivava incontro a loro.
I miei cari! Quanto mi siete mancati!
Elena abbracciò la madre:
Comè andata? Riposata?
Benissimo! E indovina chi ho incontrato?
Chi?
Bianca.
E come sta?
Male, poverina. Non è contenta, Francesco non sistema la vita, lei invecchia, niente nipoti…
E tu?
Niente, tesoro! Non le ho detto nulla. Né che ti sei risposata, né che presto avrò il secondo nipotino. Mi fa un po pena.
Anche a me… Che caratteri strani ci sono al mondo.
Siamo tutti diversi, figlia mia. Non pensiamoci più. Ma chi ho davanti, così bello? Fammi vedere il nuovo dentino! Ma sono troppi o sono giusti? Elena, ne avrà mica troppi?
Mamma, mi fai ridere! Sono perfetti!
Elena prese la mano della madre e la poggiò sul suo ventre, sorridendo:
Vuoi sapere una cosa?
Bella?
Bellissima. Tra poco sarai nonna due volte! Che ne pensi?
Davvero?!
Non sei contenta?
Figlia mia, mi hai spiazzata… sono felicissima! Esiste troppa felicità?
Non lo so. So solo che ce la meritiamo. Soprattutto tu, mamma…
Eh?
Io non sono Caterina…
Certo che no, te lavevo promesso…





