Il coinquilino mi ha lanciato un ultimatum: «Non ce la faccio più!», ha urlato appena mi ha vista. «Sono stufo di quel vecchio gatto!»… e così l’ho buttato fuori di casa: ha scelto la persona sbagliata con cui mettersi contro.

Il mio coinquilino una volta mi ha messo di fronte a una scelta, proprio così: Non ce la faccio più! ha urlato appena mi ha vista. Non ne posso più di questo vecchio gatto! e così lho accompagnato gentilmente fuori dalla porta semplicemente non era quello giusto.

Poi, in corridoio, è calato un silenzio pesante. Lui se nè andato sbattendo forte la porta. Il suo giubbotto non era più appeso, il profumo deciso nellaria era solo un ricordo e sullo scaffale delle scarpe cera una nicchia vuota, come se un pezzo di una vita estranea fosse stato strappato via.

Ho tirato un lungo respiro e ho abbassato lo sguardo. Proprio lì, ai miei piedi, cera Gino: le orecchie basse in segno di scuse, e la zampetta posteriore tirata un po. Quindici anni sulle spalle e sei chili daffetto incondizionato.

Allora vecchio mio, gli ho detto sottovoce, accucciandomi per affondare le dita nel suo pelo un tempo lucido, ora ingrigito. Pare proprio che ce labbiamo fatta di nuovo.

Gino, con sicurezza, mi ha risposto con un mrr.

Gatto con un passato e lillusione del compromesso

Edoardo è entrato nella mia vita solo sei mesi prima. Sembrava tutto semplice tra noi; abbiamo deciso quasi distinto di convivere. Di Gino sapeva tutto già da tempo: ne parlavo spesso durante i nostri appuntamenti e lui ascoltava sorridendo. Gli animali mi stanno simpatici, ripeteva sempre.

Ma Gino aveva la sua storia. Lho raccolto da cucciolo sotto una pioggia torrenziale. Abbiamo affrontato insieme tutto: gioie, dolori, cambiamenti. È stato il mio testimone silenzioso, custode dei miei segreti. Ora ha quindici anni, problemi ai reni, una dieta rigorosa, flebo frequenti: ormai fa parte delle nostre giornate.

Dopo che Edoardo si è trasferito da me, il suo amore per gli animali però sembrava svanito.

Le sue prime lamentele erano innocenti. Perché dorme sempre ai tuoi piedi? Non è igienico. Non è esagerato spendere così tanto per il veterinario? È solo un gatto, potresti prenderne uno nuovo

Ho provato a mediare: cambiavo le lenzuola più spesso, compravo lettiere super costose, davo le medicine quando non cera. Facevo delle rinunce, convinta che così funzionano le relazioni.

La scelta

Quel martedì avevo fatto tardi in ufficio e Edoardo era già tornato. Appena ho aperto la porta ho sentito lodore di candeggina e delle urla da lontano.

Gino aveva vomitato sul tappeto nuovo che Edo aveva appena comprato. Sì, che rottura, ma si risolve.

Edoardo era al centro della stanza, rosso di rabbia, puntando il dito verso il povero Gino che tremava sotto il letto.

Non ce la faccio più! ha urlato appena mi ha vista. Di questo gatto non ne posso più!

Io mi sono tolta il cappotto in silenzio e sono rimasta calma, dicendo cose ovvie.

È un essere vivente. Ha quindici anni. Sta male, ho detto, prendendo il detersivo.

Non mi importa! Voglio una casa pulita e tranquilla. Scegli: o io, o questo vecchio rottame. Entro stasera decidi: o lo fai sopprimere o lo dai via, sennò io me ne vado.

Mi sono raddrizzata con la spugna in mano. Edoardo forse si aspettava suppliche e lacrime, ma ho preso una strada diversa.

Non serve aspettare stasera, gli ho detto tranquilla. La valigia è sopra larmadio. Hai quindici minuti.

Ma sei seria? Mi cacci via per un gatto? Capisci che rimarrai sola a quarantanni con

Il tempo scorre.

Lui buttava cose nella valigia, lanciando insulti a destra e a manca. Io tacevo, ogni sua parola mi faceva solo capire che stavo facendo bene. Intanto Gino era sotto la sedia della cucina, in silenzio totale.

Quando Edoardo ha chiuso la valigia, si è avvicinato.

Chiara, dai, ma cosa fai? Mi sono lasciato prendere. Possiamo parlarne. Magari lo portiamo da tua madre? Sul serio quellodore

No, ho risposto secca. Non è lodore, Edoardo. È che tu mi hai obbligato a scegliere.

Quando ho sentito il clic della porta dingresso, sono andata in cucina e ho preso un bicchiere dacqua. Gino mi ha raggiunta, è spuntato dal suo nascondiglio, si è strofinato timidamente contro la mia caviglia e ha fatto un miao deciso.

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Il coinquilino mi ha lanciato un ultimatum: «Non ce la faccio più!», ha urlato appena mi ha vista. «Sono stufo di quel vecchio gatto!»… e così l’ho buttato fuori di casa: ha scelto la persona sbagliata con cui mettersi contro.