Essere per forza felice
Il papà se ne andò di casa per unaltra donna quando Mariangela aveva solo quattro anni. Se ne andò appena dopo lEpifania, sulla porta salutò la figlia con un perdonami e chiuse piano la porta dingresso dietro di sé.
La mamma accolse la notizia con una calma che sembrava quasi rassegnazione, come se fosse una legge naturale. Nessuna donna della sua famiglia aveva mai avuto storie damore durature, ormai ci aveva fatto labitudine. Ma due settimane dopo, durante la notte, bevve tutto il Tavor e lAulin che aveva in casa e si addormentò per sempre.
La mattina dopo Mariangela tentò a lungo e rumorosamente di svegliare la mamma. Poi, con fatica, fece colazione con quello che trovò nel frigorifero e tornò di nuovo a insistere a svegliarla. Sfinita, si addormentò abbracciata a lei.
Le giornate di gennaio volano via in un attimo, e quando la bambina riaprì gli occhi era già quasi buio. Si svegliò per il freddo, tirò su la coperta e si strinse ancora di più al corpo della mamma, ma il gelo aumentava. Fu in quel momento che Mariangela capì che era proprio da sua madre che veniva quel freddo cupo e insopportabile. Le lacrime le bruciavano le guance.
Si aprì la porta dingresso nellatrio. Mariangela corse come un fulmine. Era arrivata zia Gabriella, la sorella minore della mamma.
Mariangela, sei a casa. E la mamma dovè? Le ho telefonato tutto il giorno, non risponde mai! Mi stavo preoccupando!
Mariangela agguantò il bordo del cappotto di zia Gabriella e la trascinò verso la camera. La guardava con occhi spalancati e pieni di lacrime, indicava verso la stanza da letto e cercava di urlare qualcosa, ma non usciva un solo suono: la bocca si apriva, il viso si contorceva, le lacrime e la saliva le scorrevano giù, ma la voce era scomparsa.
Gabriella non aveva potuto avere figli e, dopo cinque anni di matrimonio, il marito se ne era andato. Ma aveva sempre amato la nipotina come una seconda mamma, con un affetto devoto e sincero. Quando capitò la tragedia, fu naturale che Gabriella si facesse carico della piccola, prendendola in affidamento. Lavvolse di attenzioni assolute, ma nemmeno dopo tre anni di visite da specialisti e percorsi di riabilitazione la voce di Mariangela tornò.
Quellinverno il freddo arrivò puntuale per la festa di SantAntonio, con la neve che scricchiolava davvero sotto le scarpe. Mariangela e le sue amiche passarono tutto il giorno a lanciarsi sulle slitte nel Parco Sempione, a costruire una famiglia intera di pupazzi di neve, a tuffarsi nei cumuli e fare angeli.
Basta così, è ora di tornare a casa. Hai addosso più neve che vestiti, i guanti sono diventati ghiaccioli. Andiamo va, e passiamo da La Golosona a comprare latte e pasta, ordinò Gabriella riempiendo di nuovo la borsa.
La gente entrava e usciva, la porta del negozio si apriva e si chiudeva senza sosta, e intanto un gatto rosso, pelo lungo e sguardo da filosofo, stava seduto davanti allingresso, sulla destra. Se ne stava lì come se niente lo potesse toccare, a parte il continuo muovere delle zampette dal gelo. Mariangela si avvicinò piano, si accovacciò a due passi dal gatto e fece segno a Gabriella di andare pure dentro senza di lei.
Va bene, faccio veloce, tu non ti muovere da qui!
Mariangela accarezzò piano il dorso del gatto; quello si sollevò, incurvò la schiena e cominciò a fare le fusa forte, godurioso. Lei lo strinse al collo e gli attaccò la faccia alla testolina calda. Allimprovviso, le lacrime calde ricominciarono a scendere, ma il gatto cominciò a leccarle via, starnutendo e leccando ancora di più.
Per lamor del cielo, cosa fai? È un randagio, chissà dove si è infilato!
Gabriella trascinò Mariangela verso lauto; la bambina si opponeva, scalciava, ma zia la fece salire a forza e si mise al volante.
Il gatto si avvicinò alla macchina, la guardò e miagolò via il suo dolore.
Non si fa, ormai è mio, e io lo abbandono, sussurrava Mariangela piangendo sul finestrino.
Coshai detto? Ripeti, ti prego, ripeti ancora! supplicava Gabriella con la voce tremante.
Non possiamo lasciarlo. Morirebbe senza di me! urlò la nipote, questa volta dritta in faccia a sua zia.
Gabriella saltò fuori, afferrò il gatto e si sedette dietro insieme a Mariangela. Il gatto, tremante, si aggrappò al cappotto con tutti gli artigli, ma appena vide la bambina, le saltò in grembo e si acciambellò, immobile e sicuro.
Lo vuoi, questo gatto? Va bene, ecco fatto. Bastava dirmelo, e io te lo trovavo subito! disse Gabriella felice, finalmente sorridendo.



