La Mela
Sei tale e quale a tua madre!
In che senso, nonna? domandai, stringendomi distinto, ma subito rallentai. Da chi dovevo difendermi?!
Furba e indipendente! Non ascoltava mai nessuno, tua madre! E tu sei identica!
E cosa dovrei ascoltare?
Me! Devi ascoltare me! E portarmi rispetto, chiaro? Io sono più grande e conosco la vita molto meglio di te!
Guardavo attonito la donna un po spettinata, le guance arrossate dalla rabbia, che mi agitava il dito indice davanti al naso.
Ma che cosa le dava il diritto di pretendere tanta attenzione? Spuntata dal nulla e ora pretende rispetto!
Muovei appena le dita, come a voler cancellare queste ombre dalla giornata. Sarebbe bello poter rendere tutto più chiaro, levare tensione e cupo Non mi piace la pesantezza, né i litigi o le urla. Mia madre non mi parlava mai così. Diceva sempre che le persone perbene sanno ascoltare davvero.
Apri bene le orecchie, Caterina, e ascolta attenta! Come i coniglietti! Sai perché sono così bravi? Perché la volpe si avvicina in silenzio. Se il coniglietto si distrae, zac la volpe lo prende!
Non voglio! diceva la piccola Caterina, arrestando il respiro.
Certo che non vuoi! Allora ascolta con le orecchie e corri veloce con le zampette, così nessuna volpe ti prenderà mai!
Era passato molto tempo. Ora quasi adulta, ma i racconti di mamma li ricordavo tutti, parola per parola.
Quando ero ancora più giovane pensavo che la mamma esagerasse, che un po inventasse. Ora capivo che aveva proprio ragione!
Pensiamo solo a questa nonna. Non sapevo nemmeno della sua esistenza fino allanno scorso. Vivevo con mamma in una piccola città ligure sul mare, andavo allasilo, mi beccavo litigi con Martina e Laura, poi facevamo pace e correvamo insieme a prendere un gelato sul porticciolo. Poi la primaria, lamico Matteo, i primi baci al tramonto in spiaggia.
E la mamma era lì
Per abitudine, strinsi tra le dita una perla grossa, di turchese finto, che mamma aveva messo lei stessa sul mio braccialetto.
Non importa che sia finta. Guarda che bello! Vedi, tesoro, a volte ciò che è vero fa male, pesa, non ti scalda il cuore. E una sostituzione può anche non essere così terribile.
Tipo?
Ricordi perché hai litigato due settimane fa con Martina?
Ha detto che siamo poveri e che tu non mi compri le scarpe vere, solo imitazione. Dice che quelle di marca sono diverse.
Beh, Martina ha ragione, le scarpe le ha fatte lo zio Rudy. Ma nessuno ha mai pensato di farle passare per firmate, giusto?
Giusto!
Però sono di bella pelle, fatte con cura e con amore. Lo sai che lo zio Rudy non sa fare le cose diversamente. Ti piacciono quelle scarpe?
Tantissimo!
E allora? Che importa la marca? La gente si inventa queste cose solo per sentirsi migliore. Capito? Il punto non è avere una targhetta in più. Il punto è essere autentici dentro. Non lasciarti ingannare dalle apparenze.
Quella volta ci pensai su tanto, persino lavando il pavimento della mia stanza e di quella di mamma. Poi, in cucina, mentre lei preparava la marmellata di albicocche, domandai:
Allora Martina non è davvero mia amica? Dice belle cose ma poi mi pugnala alle spalle? Io so che in realtà le mie scarpe le piacciono, non lo ammette.
Come fai a saperlo?
Me lha detto Laura. Martina ha fatto un casino a casa, voleva scarpe migliori delle mie.
Ah, Caterina! mia madre posò il cucchiaio di legno e mi strinse forte Non essere drastica. Martina è ancora piccola, come te
Io non sono piccola!
Per me lo sarete sempre, tu e le tue amiche. rispose dolcemente. Anche la mamma di Martina vede sempre una bambina, e non cè nulla di male. Mia mamma non cè più da tanto tempo, ma io darei qualunque cosa per tornare ad essere soltanto una bimba, da coccolare e consolare
Poi mi baciò sulla testa. Su! Stavamo parlando di te e di Martina Ricordi quando ti ha portato a casa sanguinante perché sei caduta dallaltalena? Era più spaventata di te! Si era anche sbucciata le ginocchia saltando per seguirti. Allospedale il dottore voleva farle una punturina per calmarla, tanto piangeva forte. Ricordi?
Sì
E i pennarelli nuovi che ti ha regalato quando eri malata? Solo perché non poteva venirti a trovare e voleva che tu disegnassi un quadro bellissimo per lei Ricordi?
Ricordo
Ecco. E tu parli di scarpe. Crescerete e capirai quanto tutto questo era superficiale. Non perdere ciò che hai.
In realtà, è già venuta a chiedermi scusa.
E tu?
Le ho detto che non voglio vederla, che non siamo poveri!
Eri arrabbiata?
Molto!
E ora?
Un po meno ma sì, sono ancora arrabbiata.
Aspetta che passi del tutto la rabbia, poi fate pace. Ora rovineresti tutto.
Quanto mi mancava la mia mamma, adesso che avevo la nonna accanto Lei avrebbe saputo cosa dire e fare. Soprattutto ora.
La nonna era arrivata allimprovviso.
Non sapevo che mamma stesse male, né che avesse ricontattato la sua ex suocera e le avesse chiesto di venire.
Buongiorno, Irina! Non pensavo di rivederti! la donna, formosa, sudata per il caldo, chiuse il cancelletto, restò appoggiata a riprendere fiato. Caldo terribile!
Buongiorno, Signora Giulia! rispose mamma.
Mi voltai verso di lei, colpito da una nota insolita nella sua voce.
Lei è Caterina? Signora Giulia mi osservò perplessa. Non assomiglia per niente! Sei sicura che sia figlia di Alessandro?
Non cambi mai tu! stavolta la mamma rise. Mi tranquillizzai. Allora, non tutto era grave. Si vedrà, diceva sempre lei.
La nonna non mi piacque. Era rumorosa, sempre agitata, non sapeva stare zitta. Subito la casa fu invasa da trambusto e ordini inutili.
Che confusione, come sempre! Irina, non puoi tenere un po dordine? Hai una figlia! Per di più, femmina! Cosa impara? Il marito la caccerà via appena sposata, e avrà pure ragione!
Non capivo perché mamma non rispondesse mai. Sorrideva di nascosto, ma lasciava fare.
Anche i gatti, spaventati da quella tempesta, si nascosero negli angoli, e Rocky, il cane regalato dallo zio Rudy, se ne andò in giardino allombra, ringhiando appena la voce di Giulia rimbombava troppo forte.
Ecco, almeno il cane ha capito; non ha niente da fare in casa! Gli animali non devono stare tra le mura!
I gatti, sentendo le sue urla e la scopa in mano, fuggirono in giardino.
Fu quella la prima volta che mostrai davvero il mio carattere. Presi il mio preferito, Micio, sotto braccio, e me ne andai in camera mia.
E questo cosa sarebbe, Caterina?! urlò Giulia, e Rocky abbaiò dal cortile.
Io difendo lui! risposi tranquillo. I gatti restano! E Rocky anche! Stavano qui molto prima di te. Rispetta le regole in CASA NOSTRA! Tu sei ospite, non ti piace? A casa tua fai come vuoi!
Caterina! sussultò mamma, portandosi la mano sulla bocca. Mai aveva sentito una risposta simile da me.
Incredibilmente, Giulia non si offese. Socchiuse gli occhi, sorrise tra sé e disse:
Eh beh, il sangue non mente! Brava, che carattere! Proprio una mela caduta vicino allalbero Irina! Potevi anche crescermela meglio la nipote!
Da allora non diede più fastidio ai gatti. Li allontanava con un calcetto, ma non li cacciava.
Tuttavia tutti avevamo altro a cui pensare. Tutto cambiava così in fretta che restavo imbambolato davanti alle vecchie pendole sul mobile, sperando di fermare il tempo.
Perché corre via così, il tempo, proprio ora?! La mamma è ancora giovane! Io ho bisogno di lei! Non è giusto!
Ma il tempo non badava a me. Passava, secondo dopo secondo, senza darmi speranza di una pausa.
Dottori, medicine, ospedale
Mia madre se ne andò una mattina di primavera.
Il giorno prima avevo aperto per la prima volta le finestre, lasciando entrare la brezza marina dopo mesi di inverno. Mamma, tra poco fiorirà il tuo ciliegio!
Farò di tutto per vederlo, Caterina mia! Vorrei tanto!
Quando seppi che non cera più, spezzai il ramo che si allungava fino alla finestra della sua stanza. Perché restare lì, se lei non cera più?
Giulia non perse tempo con carezze: mi afferrò tra le sue braccia robuste, tirò fuori un fazzoletto enorme e ordinò:
Piangi, urla! Sfogati! Non devi tenere tutto dentro. Non dovevi farci niente tu. A ognuno il suo tempo
Come faceva a sapere cosa provavo? Aveva ragione. Mi sentivo colpevole. Mamma ha lavorato troppo, riposato troppo poco, tutto per me Voleva che mi laureassi
E io? A correre con Matteo, a dipingere, invece di studiare. Avevo preso brutti voti, anche se poi avevo provato a rimediare, ma non avevo fatto in tempo a dirglielo. Non volevo preoccuparla
La lettera che mamma mi aveva scritto, Giulia me la consegnò solo a quaranta giorni dalla sua morte.
Tieni. Ora puoi leggerla. È il suo ultimo messaggio per te.
Ma perché il plico è aperto? lo giravo tra le mani, bianco e senza timbro.
Cera scritto solo: A Caterina.
Che cosa credi? Ti sto sulle scatole pure io, ma leggere le lettere degli altri scosse la testa. Va, va. Io ho da fare. Se vorrai, puoi aiutarmi più tardi.
Si era offesa. Lo capii subito, quando si voltò e andò in cucina. Non urlava; borbottava solo a capo chino e chiuse la porta. Mi appoggiai con la fronte allo stipite, dove cerano ancora i segni delle misurazioni che la mamma faceva per vedere quanto ero cresciuta.
Oh, come sei cresciuta Caterina! risuonò chiaro la voce della mamma.
Grande Sì, certo. Se fossi stata davvero grande, avrei saputo comportarmi meglio.
Entrai in stanza, mi sedetti per terra e poggiai la busta sulle ginocchia, senza il coraggio di aprirla. Quante cose avrei voluto dirle, quante non avevo sentito
Dentro, tanti fogli quadrati di quaderno, tutti scritti fitti, uno dopo laltro. Accarezzai Micio, che mi si era accoccolato accanto, e cominciai a leggere.
Caterina! Smettila di piangere! Sei forte, lo sai. Perché sprecare lacrime? La vita è così bella, ha così tanto da offrire! Devi imparare ad apprezzarla. E il tempo non sprecarlo! Ora dirai che non abbiamo avuto molto tempo insieme. Ma io ti dico questo: di tempo insieme ne abbiamo avuto tanto! Più di quanto tu immagini. E sei in diritto di conoscere tutta la storia, la tua storia.
Da dove comincio Da quando ho conosciuto tuo padre, forse. Sai, era speciale. Bastò vederlo e fu amore a prima vista. Le mie amiche non capivano: Come fai? È rosso!. Non capivano che era come il sole: caldo e bello. E tu gli somigli tanto, anche se esternamente hai preso da me. Di lui hai le lentiggini, gli occhi e il naso, tutto il resto è il mio.
Quando sei nata, non si stancava di guardarti, sperando che avresti avuto i ricci di tua nonna, Giulia.
Caterina, tua nonna è una gran donna! Non prenderla troppo su serio, con quei suoi modi bruschi. È sempre stata così, forse troppo schietta, ma un cuore doro.
Domanderai perché non lhai conosciuta prima. La colpa è mia. Ero giovane e stupida. Non ho saputo capirla e il litigio fu pesante. Con tuo padre stavamo bene, fino a quando lui trovò un nuovo amore Capita, Caterina
Non perché non ci amasse più, né perché tu non fossi importante. Ma a volte arriva qualcuno che ti cambia la vita
Potresti chiedere: e la vita che aveva? Ecco, andò E mi sa che ho sempre amato lui più di quanto lui abbia amato me. Era un ottimo padre, restò per te quando lamore era finito. Poi, con laltra donna, non se la sentì più di continuare una farsa. Era onesto.
Ora lo capisco, allora ero solo arrabbiata. E Giulia, quando arrivò, venne per sistemare suo figlio, voleva tenere unita la famiglia. Non capiva. Iniziò a modo suo, parlando di ordine E io persi la pazienza. Ci siamo dette parole troppo dure, ferendoci entrambi. Arrivai a dirle che non eri neppure sua nipote
Dio mio, che sciocca! Quanto è facile sbagliare e quanto difficile ammetterlo!
E pensare che quando aspettavo te e rischiavo di perderti, fu lei a licenziarsi, a venire per un mese intero a cucinarmi cotolette al vapore e a mettere ordine in casa. Andò a casa solo quando fu sicura che tutto sarebbe andato bene per noi due.
E non sapevo nemmeno che avesse incontrato laltra donna, cercando di farle cambiare idea. Alla fine, però, ha accettato anche lei, e ha amato anche quei bambini come te. Sì, Caterina, hai fratelli. Se vorrai, la nonna ti farà conoscere anche loro. Ne abbiamo parlato. Non restare sola: più persone hai vicino, meglio è. E io sarò più tranquilla.
Pensaci.
E ora, ascolta: studia! Io voglio che tu abbia un futuro! Ma sceglilo tu, non farti comandare. Ricordi i nostri discorsi? Hai un dono, crea! Usalo! Non tutti sono così fortunati. Se la natura ti ha dato un talento, sfruttalo! Vi saranno tempi duri, ma Giulia ti aiuterà. Ho lasciato qualche risparmio pochi, molti li ho spesi, ma bastano un anno o due. Il resto ce la farai da te. Già vendevi le tue borse dipinte e i quadri ai turisti, figurati a Milano o Roma! Non lasciare la tua passione. Rendila reale e forse un giorno terranno una tua mostra in una galleria. Ed io, ovunque sarò, gioirò per te.
Ti amo, temo per te, ma so che ce la farai! Sei la mia forza, il mio orgoglio!
Asciugati le lacrime, te lho detto!
La mamma.
Via la lettera, restai fermo a lungo, la testa bassa, cercando di smettere di piangere. Mamma ha detto di non piangere!
Micio già sonnecchiava sul tappeto, scuotendosi ogni tanto nel sonno, mentre io non riuscivo a capire come andare avanti.
Poi apparve Giulia, accese la luce e disse:
Su, basta! Vieni di là. Beviamo un po di tè e ne parliamo. Cè da fare, non da piangere!
Nonna Giulia proprio non approvava lidea dei miei quadri. Mi sgridò, sostenendo che una professione seria, da ragioniera magari, sarebbe stata molto meglio. Ma io non volevo saperne. Così, mi disse che ero testarda come un mulo, proprio come chi non sapeva ammettere quanto si può fare male con una sola parola, privando gli altri di calore per anni.
Hai idea di quanti anni ho cercato tue notizie? Avessi saputo che tua madre ti aveva cambiato nome e cognome! Neppure il suo da nubile, ma uno inventato! Come ci è riuscita!?
Ha aiutato lo zio Rudy.
Ci penso io con lui! Quello là, privarmi della speranza di ritrovarti! Spero che almeno non si offenderà!
Nonna, non farlo! È una brava persona, ci ha sempre aiutato. Cercava di convincere mamma a sposarlo
E tua madre?
Non ha mai voluto. Diceva di amare papà. Avessi saputo la loro storia prima, lavrei convinta io!
Che sfortuna sbuffò Giulia, posando davanti a me il piatto. Mangia, e pensa alla tua scelta! Ma un artista non è un mestiere! Meglio fare la contabile: hai sempre da mangiare, e qualche soldo in tasca!
Nonna, non davanti agli altri!
E cosa centra? Prima impari coi conti degli altri e poi con i tuoi! Ma io questa tua testardaggine proprio non la digerisco.
Non voglio offenderti. Ma io voglio fare quello che amo! Mamma ti ha lasciato i soldi per me? Mi mancano pochi mesi ai diciotto, mi darai i soldi, io me ne vado! Non ti procurerò più pensieri!
Nonna Giulia si rabbuiò, tirò fuori il suo dito ammonitore, ma poi ci ripensò. Mi osservò, sorrise, e fece quel gesto che tutti conosciamo dallasilo.
Ecco! Hai capito? Vengo io con te a Milano! Così controllo che diventi unartista seria! Lho promesso a tua madre. E non aprire bocca!
Con aria burbera mi spinse il piatto, ordinando:
Mangia che si raffredda tutto!
Anni dopo, in una piccola galleria privata in centro a Milano, una strana compagnia girava tra i quadri.
Una donna rossa di capelli, robusta e un po spettinata, un ragazzo alto e dinoccolato con occhiali enormi, e io con mio figlio piccolo in braccio.
Allora? chiesi, dopo aver promesso a me stesso che avrei atteso una risposta senza ansia.
Nonna Giulia annusò laria, mi guardò, prese il piccolo, gli pulì il naso, lo sistemò sulla spalla e infine annuì:
Brava! Belle cornici, bei colori! Anche se sprechi la tempera troppo in fretta! E vai a mettere in ordine lo studio ci sono stata stamattina! Un casino che neanche un gatto ci trova la coda! Gino! si rivolse al ragazzo coi baffi. Ma guardi o no?
Cosa cè, signora Giulia?
Guardala! Ha occhiaie grandi come il Po, non dorme mai! Da oggi il piccolo lo tengo io. Voi riposatevi, e dopo il weekend tornate freschi! Capito? Su, andiamo, eh piccino mio?
E passando vicino, mi accarezzò la guancia e mormorò:
La mamma sarebbe così fiera di te E lo sono anchio. Lo sai, vero? Brava, mela miaIn quel momento sentii una carezza dolcissima passarmi dentro, come un vento leggero dal profumo del mare e dei ciliegi in fiore. Forse era solo un pensiero, o magari era la voce di mamma che si faceva spazio in mezzo al brusio della galleria, tra i colori che aveva sempre sognato per me.
Sorrisi, mentre nonna Giulia si allontanava cullando il nipotino e impartendo ordini persino ai quadri appesi. Potevo quasi vedere mamma che rideva di noi, di lei, della vita che non si era piegata, che continuava caparbia nelle sue strane figlie, nelle storie complicate e semplici di famiglia, tra bisticci e perdoni, lettere ritrovate e perle di turchese.
Presi fiato, sentii nella stanza il calore che da bambina domandavo e che ora, finalmente, mi accorgevo di avere intorno, come una coperta cucita dagli abbracci delle donne che mi avevano amata, ciascuna a modo suo.
Guardai il mio quadro preferito, un grande albero che si specchiava nel blu del mare. Forse la mela non è mai caduta davvero, pensai. Siamo tutti ancora lì, tra i rami, pronti a fiorire. E a restare, incredibilmente, vicini ora lo sapevo ad ogni stagione della vita.




