La vicina dell’orto pensava che il mio raccolto fosse di tutti: ecco come le ho insegnato, con astuz…

Ma dai, Margherita, che ti costa? Che timporta di qualche cetriolo? Cresceranno comunque troppo, diventeranno molli, e io ho i nipotini in visita: serve qualche vitamina! Non fare la tirchia, siamo vicine di terreno, anche il recinto è basso, dai!

Assunta si sporgeva oltre la solita recinzione di rete metallica che separava i nostri appezzamenti, e il suo faccione paffuto sfoggiava un sorriso zuccheroso e irreale, come fatto di marzapane. Con una mano stringeva una ciotola smaltata già colma per metà delle mie fragole, con laltra armeggiava verso il cespuglio di ribes che cresceva dal mio lato.

Io ero in ginocchio tra le carote, con le mani sporche di terriccio e la schiena che scricchiolava dopo ore di lavoro. Mi asciugai la fronte con il dorso della mano nera di terra e rivolsi uno sguardo pesante a quella vicina. Siamo tutti amici, ripeteva da almeno tre anni, da quando comprai con Aldo la casa di campagna e trasfigurai il prato selvatico in un orto modello.

Assunta, risposi con calma ma con fermezza. Anche tu hai le fragole, le ho viste. Come mai non vai nel tuo orto?

Pff, quelle mie? Piccole, acide, tutte colpite da cimici. Non sono mica come te, non so usare tutti quei concimi Da me cresce tutto come viene, alla buona. Da te inveceguarda che frutti! E poi siete tu e Aldo, mica avete bisogno di tutta questa abbondanza. Su, lasciami qualcosa.

Feci un respiro profondo. La logica di Assunta era impenetrabile come un portone del Novecento. Secondo lei, chi ha di più deve dare a chi ha di meno, senza considerare che se qualcuno non ha nulla forse è perché non ci mette passione.

Il suo giardino era desolante: alberelli storti e mossi, orti trascurati, tarassaco a volontà che invadeva anche gli altri lotti. Lei veniva solo a riposarsi lo spirito: sdraiata su unamaca stracciata, grigliava würstel da discount tra mattoni e ascoltava a tutto volume Radio Italia 60.

Io invece vivevo per lorto. Conoscevo ogni piantina, da internet ordinavo semi rari, mi svegliavo allalba per ventilare la serra, e destate smettevo solo al buio, dopo ore di annaffiature e lotte coi parassiti.

Assunta, lascia lì la ciotola. Raccolgo le fragole per la marmellata, ogni frutto conta.

Ecco che ricominci! Avara come pochi! Non è che ti impoverisci per qualche pezzo di frutta… mica vuoi portare via il boccone di bocca ai miei nipoti?

Ingollò una fragola davanti a me e si avviò ondeggiando verso la sua casetta, orgogliosa della refurtiva.

Restai lì, sentendomi ribollire dentro. Aldo sbucò dal capanno con la piallatrice. Vide tutto, ma preferiva non immischiarsi in queste beghe da cortile.

Ancora sta pascolando Assunta? chiese calmamente.

Eh, pascola, come una capra… La scorsa settimana mi ha tagliato i zucchini dicendo sembravano dimenticati, tanto crescono troppo, ora ruba le fragole davanti ai miei occhi.

Fai alzare un muro di lamiera, suggerì Aldo. Due metri, così non passa niente.

Non si può sospirai. Il regolamento vieta recinti pieni, solo reti o steccati; e poi abbiamo appena cambiato la serra, i soldi non ci sono.

Lestate portò un raccolto abbondante e la confidenza di Assunta crebbe proporzionalmente alle zucchine. Un sabato arrivò una decina di suoi parenti: musica, birra, risate.

Margherita! gridò, ondeggiando vicino al recinto. Che ci dai un po di pomodori e un po di prezzemolo? Qui manca la roba per lantipasto e il paese è lontano… Ti offro una cioccolata in cambio, dai!

Stavo annaffiando le rose, la canna in mano. I pomodori non sono ancora pronti, risposi. Quelli maturi li porto domani a mia figlia.

Dai, non fare la difficile! Li vedo che sono rossi, non essere spilorcia, siamo vicine! Dai, una qualche roba buona la troviamo anche per te…

No. Tagliai corto. No.

La faccia di Assunta cambiò di colpo; la dolcezza si sciolse lasciando spazio a due occhi da faida.

Allora tienitela tutta la tua roba, guai a chi te la tocca più! Avrai da piangere, i tuoi ortaggi ti marciranno in mano!

Se ne andò pestando forte i piedi. Quella sera, bagordi e frecciatine da quella parte della recinzione: …gente del Nord che tira il centesimo…, …chi mangia i suoi veleni….

La mattina dopo, uscendo in veranda, vidi la porta della nuova serra socchiusa. Il cuore mi piombò nei sandali. Trovai grappoli di pomodori grandi tranciati di netto, rami spezzati, frutti gettati in terra. I cetrioli dimezzati, prezzemolo e aneto divelti dalla radice.

Chiamai Aldo col cuore in gola. Guardò il disastro scuotendo la testa: Qui non si scherza più. Furto bello e buono.

Ma chi dimostra che è stata lei? Non abbiamo telecamere; negherebbe tutto o direbbe che siamo bugiardi…

Dalla veranda di Assunta, tra le bottiglie vuote, spiccava la ciotola con la nostra insalata, pomodori Cuore di Bue tagliati grossi e le foglie riccioline di prezzemolo: inconfondibili.

Basta, sibilai, con la voce dura come una lametta. Basta. Stavolta cambio metodo. Colpiremo con la testa e con un po di chimica.

In città comprai in un colorificio un costume protettivo giallo, un respiratore, un irroratore da giardino, bustine di colorante alimentare blu e una bottiglia di sapone liquido, quello più puzzolente.

La sera, sotto gli occhi della colonia festaiola di Assunta, io e Aldo mettendo trangugi, maschere e guanti, montammo uno spettacolo. Davanti a tutti versai nel secchio acqua, colorante blu e sapone puzzolente, ottenendo una soluzione di un azzurro così sinistro che pareva veleno radioattivo.

Aldo, stammi lontano! urlai volutamente forte dalla maschera. Il prodotto è micidiale, serve la tuta!

Iniziai a spruzzare i pomodori, la verza, i peperoncini. Il liquido blu colava sulle foglie, lasciando macchie color cobalto, quasi teatrali.

Assunta si affacciò. Che combinazione è questa? Cosa stai facendo, Margherita?

Mi voltai senza togliere la maschera: Virus nuovo dellorto, mosaico micotico. Ho letto on line, se non tratti subito si perde tutto in un giorno! Ho comprato questo trattamento sperimentale, roba fortissima, ventun giorni di quarantena!

E se uno la tocca? balbettò Assunta, allarmata.

Toccare? Solo con alcool forte o acido, forse te la cavi. Se finisce in bocca o sugli occhi… meglio non rischiare!

Continuai a irrorare le piantine. Dietro la recinzione un silenzio carico di terrore. Dopo poco sentii sussurrare dalla loro veranda: Ragazzi, la lattuga di ieri? Meglio buttarla, che mi sento strano…

Tutto si svolse come un sogno assurdo e un po buffo: la settimana seguente Assunta girava alla larga dal recinto, guardando con paura i pomodori blu. Quando i nipotini si avvicinavano, urlava: Statevene lontani! Qui cè il veleno!

Noi la sera lavavamo i cetrioli col tubo i frutti che crescono veloce e gli unici che ci dispiaceva sacrificare e li sgranocchiavamo felici. I pomodori, invece, viaggiavano fiabescamente blu, respingendo parassiti, uccelli e soprattutto ladruncoli.

Ma Assunta era furba come una volpe. Dopo una settimana la paura lasciò il posto al sospetto.

Margherita! mi provocò un sabato. Mangi i tuoi cetrioli? Non devono stare tre settimane senza toccarli? O a voi il veleno non fa niente?

Sorsi il mio caffè in veranda con il cetriolo in mano: Questi sono comprati, turco-spagnoli, di quelli insipidi. I miei? Figuriamoci, sono ancora lì bluastri!

Assunta brontolò qualcosa sulle streghe della biochimica e se ne andò, ma non si vide più oltre la rete.

Poi arrivò agosto e il raccolto. Il sole e la pioggia avevano sbiadito il colorante dai pomodori. Forse era passata la paura o forse la fame era più forte. Io partii in città per alcuni giorni, chiusi la porta con un catenaccio nuovo e attaccai alla rete dal lato di Assunta una targhetta di carta plastificata, stampata col PC:

*Attenzione! Area video-sorvegliata. La zona è stata trattata con fitofarmaci sperimentali di terzo livello. Il consumo di ortaggi senza decontaminazione apposita provoca danni irreversibili. Lamministrazione è informata. In caso di intrusione, si chiameranno i Carabinieri*.

Falso, certo. Ma dava lidea.

Tornando a casa trovai Assunta al confine, che si lamentava animatamente con il presidente della cooperativa orticola, Pietro Giovanni: Signor Presidente, guardi qui! Questa mi avvelena i nipoti, con le sue puzze e le sue telecamere! Proibitele di usare questi esperimenti, qui siamo gente semplice!

Il Presidente si puliva gli occhiali, mi vide parcheggiare e tirò un sospiro di sollievo: Ecco Margherita, la vicina si lamenta… Chimico e telecamere, dice.

Scesi dallauto, salutai: Niente veleni, solo avvisi. Troppi parassiti a due zampe ultimamente. Quanto alla pancia dei nipotini… Se nessuno avesse sradicato la mia insalata, nessuno starebbe male.

Guardi che non ci sono prove! gridò Assunta, rossa di rabbia.

Io invece ho tutto registrato, mentii sorridendo. Ho messo le telecamere vere con sensore di movimento mentre ero via. Vuoi che guardiamo insieme davanti al presidente? Martedì, mercoledì, scegli tu…

Assunta impallidì, visualizzando con terrore i filmati del furto. Il timore di essere colta in flagrante fu più forte del desiderio di vendetta.

Ma chi se ne frega dei tuoi pomodori pieni di veleni! sbottò, fuggendo verso casa.

Il presidente sorrise tra i baffi: Margherita, davvero funziona?

Solo colorante e sapone. Perfetto contro gli afidi. E ancora meglio contro i vicini invadenti.

Bene, lasci pure la targhetta. Serve da deterrente.

Dopo quellepisodio, la guerra fredda calò tra i nostri orti. Assunta non salutava, anzi, narrava in paese che la vicina era una maga e avvelenatrice. Per me, basta che il raccolto era salvo.

Il miracolo avvenne lanno dopo. Tornata per la primavera, vidi Assunta per la prima volta zappare sul serio la sua terra. Colla schiena curva, bestemmiava, ma zappettava. Aveva persino delle piantine comprate, magre e storte ma sue.

Mi avvicinai. Lei si drizzò, la vanga in avanti.

Che vuoi, Margherita? Vuoi controllare?

In bocca al lupo, Assunta dissi sorridendo. Attenta a non andare troppo a fondo, qui cè argilla. Un po di sabbia non guasterebbe…

Ci penso io! borbottò. Niente trucchetti stavolta. Tutto naturale!

Hai ragione. Il proprio ortaggio è sempre il più saporito.

A luglio, per la prima volta, vidi qualche cetriolo nato tra le sue erbacce e quattro pomodorini. Lei li guardava come fossero figli. E da allora, strano ma vero, non tese più la mano tra una fragola e un pomodoro che non fossero suoi.

Una sera la osservai allontanare dei bambini venuti martellando la sua terra per raccogliere una palla:

Via di qui! Questa non è una pista per pallone. Qui si lavora!

Scoppiai a ridere insieme ad Aldo.

Vedi? Altro che recinti. Lavorare cambia le persone…

A fine stagione fu Assunta a venire timida col barattolino di cetrioli sottaceto:

Tieni, offrì, quasi vergognandosi. Fatti da me. Ricetta trovata su una rivista…

Presi quel dono quasi commossa.

Grazie, Assunta. Poi ti do dei semi per la prossima stagione. Quelli grossi, che si seminano a febbraio. Se vuoi ti insegno come si fa.

Ok… se non è troppo disturbo.

Disturbo? A chi lavora, non si nega nulla.

Ci fermammo un poco in silenzio, guardando i giardini autunnali. La vecchia targhetta si era sciolta sotto le piogge, ma cera nellaria una nuova frontiera, invisibile: il rispetto. Una barriera molto più solida di qualsiasi muro.

E i pomodori quellanno finirono in barattolo in quantità record. Nessuno li toccò più senza permesso.

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