Olga stava preparando le conserve di peperoni quando suo marito rientrò dal lavoro. – Sono a casa! – annunciò Sergio entrando in cucina, ma poi rimase senza parole.

Lucia stava chiudendo i barattoli di peperonata quando rientrai dal lavoro.
Sono a casa, chiamai entrando in cucina e rimasi di sasso.
Che succede? Sto preparando la peperonata, come mi avevi chiesto, sorrise Lucia.
No, dico, che cosè tutto questo caos? chiesi indicando la cucina con un gesto vago.
Di che parli, amore? fece lei sorpresa.
Non fare finta di niente, lo sai benissimo cosa intendo, replicai irritato.
Lucia mi fissava davvero senza capire.
Cucina e sala da pranzo

Lucia, sei tornata? Che piacere vederti! dissi pieno di speranza quando la mia compagna varcò la soglia.
No, sono venuta solo a prendere le ultime cose! Te lho già detto, è finita tra noi!
Ma come? Ti amo, non voglio perderti. Mi sei mancata tantissimo in questi giorni!
Una settimana prima era successa una cosa che non dovrebbe accadere mai tra due persone che stanno insieme. Avevamo litigato, e io avevo perso la testa.

Il litigio era scoppiato la sera in cui rientrai e trovai la cucina in un disordine indescrivibile, almeno ai miei occhi.
Lucia era affaccendata con le conserve: ciotole, piatti e vasetti ovunque. Sul fuoco bolliva una pentola da dieci litri dove il pomodoro fuoriusciva un po dappertutto. Nei vari angoli della cucina, piattini con aglio, peperoni e altro ancora.

Lucia tagliava i peperoni come se nulla fosse.
Convivevamo da quattro mesi. Prima di lei, avevo trascorso un bel po di tempo da solo. Per lei avevo accettato di lasciare la mia cara solitudine e riprovare a creare una famiglia, sottovalutando però tanti dettagli.

Ci siamo conosciuti entrambi passati i quarantanni. Lucia aveva una figlia grande, ormai lavoratrice. Io avevo un figlio di dieci anni dal primo matrimonio, che vedevo di rado, perché la madre abitava a Firenze.

Sembrava che non potesse esserci cosa migliore che trovare qualcuno con cui sentirmi finalmente a casa.

Allinizio, Lucia mi sembrava la compagna ideale. Lasciò la sua casa in affitto per trasferirsi da me, quando glielo chiesi.
Lucia cercava di essere una buona compagna. Sperava daver trovato luomo con cui essere felice e magari anche invecchiare insieme, pur se quello sembrava ancora lontano.

I primi mesi erano stati una nuvola di felicità. Mi viziava con manicaretti che preparava anche quando era stanchissima. Si chiedeva pure come facesse ad avere tutta quellenergia.

Era proprio amore, non cerano dubbi.

Poi i mesi passarono e cominciai a cambiare. Rientravo dal lavoro scontroso, irritato, a volte borbottando tutta la sera per sciocchezze. Una tazza non lavata subito, il pavimento non perfetto, il letto fatto male…

Ma che importanza poteva avere? La casa era pulita, la cena appena fatta, la donna che amavo al mio fianco…

Lucia lavorava anche lei. Tornava unora prima di me e riusciva comunque a fare tutto, pure la cena.

Allinizio passava sopra alle mie lamentele, ma col tempo iniziarono a infastidirla davvero.

Preferiva restare in silenzio, pensava che fosse solo un momento temporaneo e che tutto sarebbe tornato a posto. Continuava ad aspettare.

Aveva sempre preparato conserve per linverno, ma ci teneva a finirle quando io non cero, spesso il sabato che passavo da mia sorella col cognato a sistemare la macchina.

Quel giorno invece rientrai di colpo e vidi quel gran caos che, di lì a poco, si sarebbe trasformato in bei vasetti ordinati sotto una coperta.

Lucia non capiva il mio nervosismo. Ma come si possono fare conserve mantenendo la cucina immacolata?
Lucia, tra poco metto tutto a posto!
Sì, certo! Adesso finisci e lasci tutto così, già ti conosco! sbottai.
Hai mai visto che ho lasciato la cucina in disordine dopo che cucino? Da dove viene tutto questo nervosismo?
Fa troppo caldo e lodore impregna tutta casa!
Allora rimani pure in salotto e guarda la partita!
Sì, ma io ho fame, cosa mangio?
Ora ti scaldo qualcosa, porta pazienza, cercò di calmarmi.
Cosa, ancora pasta al sugo di ieri?
Non posso fare tutto insieme. La peperonata mica si fa da sola. Sei stato proprio tu a chiederla, ricordi? Sono esausta; oggi sono dovuta andare due volte al supermercato, le borse pesavano un sacco. Ho caldo anchio e adesso tu pure ti arrabbi senza motivo!
Non urlare con me! replicai offeso.
Sei tu che stai litigando. Io voglio solo calmarci! Basta così!
Non ne posso più!

A quel punto nemmeno Lucia resse più.
Di cosa, esattamente, non ne puoi più? Del tornare a casa e trovare la cena pronta? Di andare a letto sulle lenzuola profumate? Di essere accolto col sorriso? O magari è di me che ti sei stancato? Dimmelo chiaramente.
Sì, mi hai stancato! E non voglio più né la tua cena, né le lenzuola pulite, né la tua peperonata!
Allora sai che cè? Ne ho abbastanza anchio! Sempre a lamentarti. Sei un pessimista! Lasci le tue cose dappertutto e pretendi ordine. Non lavi mai i piatti, ti lamenti del disordine mentre cucino. Ti ho chiesto di accompagnarmi dal fruttivendolo, ma aiutare tuo cognato per te era più importante! È questo che mi ha stancata gridò lei.

Forse non sopportavo le critiche, oppure mi fecero male le sue parole. Persi la pazienza… Lucia non se lo aspettava.

Voleva rispondermi, ma poi capì che era meglio lasciar perdere.
È finita! disse, abbandonando la cucina.

Con mani tremanti per la rabbia, iniziò a radunare le sue cose. Infilò quello che riuscì in due valigie, indossò in fretta i jeans e se ne andò.

Ero lì, ma non feci davvero nulla per fermarla o chiederle scusa.

Quella notte Lucia dormì dalla sua amica. Il giorno dopo trovò un piccolo appartamento, lo affittò e vi si trasferì.

Spese una fortuna per laffitto, per lagenzia, per comprare tutto quel che mancava nella nuova casa.

Mai le venne in mente di tornare da me. Almeno nei primi giorni. Poi, trascinata dalla malinconia, Lucia cominciò a ripensare a tutto quello che ci eravamo detti durante il litigio. Non che fosse pronta a perdonare, però le pesava lo stesso.

Io non chiamai, non la cercai. Solo quella sera le inviai un messaggio:
E la peperonata, che ci faccio ora?
Fan…ne quello che vuoi. Ormai non mi importa! rispose secca.

Le dispiaceva buttare via tutto il lavoro fatto, e i soldi spesi. Sarebbe bastata mezzora, quaranta minuti e tutto sarebbe stato pronto… ma andò così.

Lucia sperava che io capissi, che magari mi facessi sentire. Che venissi almeno a scusarmi. Ma niente.

Passò una settimana. Lei si abituò lentamente allidea di essere di nuovo sola. Decise che era il momento di recuperare le ultime cose rimaste e restituirmi le chiavi.

Poteva venire mentre lavoravo, ma scelse di passare quando ero in casa.
Mezzora prima mi scrisse un messaggio: Fra poco arrivo.

Mi affacciai sulla porta, sentendomi colpevole, ma a lei non fece alcuna tenerezza. Anzi, le pesava il cuore.

Le dissi che lamavo, che non volevo perderla, ma i fatti parlavano chiaro.
Se davvero mi importava, sarebbe bastato chiamare, cercarla. Nemmeno una parola in sette giorni.

Lucia mi guardava e cercava di dominare il suo dolore. Non poteva più credere alle mie parole: una volta successo, poteva succedere ancora.
Basta prenderci in giro, Andrea! Se mi amassi davvero, avresti fatto qualcosa di diverso.
Ti prego, perdonami! Non capisco neanche io come sia potuto succedere!
Ormai è andata. Sono solo venuta a prendere le ultime cose.

Lucia si fece da parte, prese i sacchetti e cominciò a raccogliere quello che aveva lasciato: uno shampoo, le sue tisane, la tazza rosa regalo di sua figlia due anni fa, il plaid che la sorella le aveva regalato per il compleanno.

Mise tutto nei sacchetti portandoli nellingresso, pronta a portarli nella sua nuova casa.

Non riuscivo a starle dietro, continuavo a scusarmi, ma lei ormai era decisa.

Una settimana di silenzio era bastata per capire tutto. Se davvero mi avesse amato, come dicevo ora, non sarebbe servito aspettare.

Quando tutto fu nei sacchetti, Lucia chiamò un taxi. Cercai di non farla andare, le dissi:
Ti prego, non andartene. Io senza di te vado in rovina!
Io invece, con te, mi sarei perduta rispose lei ferma, scostandomi dolcemente e aprendo la porta.

Lucia uscì di casa, ed io rimasi lì, cercando di capire dove avevo sbagliato. Forse non lho mai veramente capito, visto che non ci siamo più rivisti, nonostante le promesse e tante parole damore.

Lucia salì sul taxi e guardò fuori dal finestrino. Era autunno, come nel suo cuore. Ma allimprovviso ricordò che lautunno era la sua stagione preferita e che fra due settimane sarebbe stato il suo compleanno.

Andrà tutto bene sussurrò a se stessa con un mezzo sorriso. Andrà tutto bene.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

nineteen − twelve =

Olga stava preparando le conserve di peperoni quando suo marito rientrò dal lavoro. – Sono a casa! – annunciò Sergio entrando in cucina, ma poi rimase senza parole.