Durante il divorzio, un marito benestante ha deciso di lasciare alla moglie una cascina abbandonata …

Durante il divorzio, un marito benestante decise di lasciare alla moglie una cascina fatiscente persa nella campagna più sperduta. Ma, un anno dopo, successe qualcosa che lo lasciò di stucco.

Ugo, sai che qui non ho proprio bisogno di te, vero? disse Caterina con voce ferma. Ti consiglio caldamente di tornare in città.

Di quale città parli? rispose lui stanco, ormai privo di energie dopo essere stato tradito dalla persona di cui più si era fidato. Avevano ricominciato tutto da capo: venduto il loro appartamento a Bologna e investito ogni centesimo nella loro attività. Ugo aveva messo solo una stanza singola di casa sua nella dote, mentre Caterina aveva garantito il successo con la sua intelligenza e testardaggine. Avevano vissuto modestamente, saltando di affitto in affitto, ma alla fine si erano assicurati una certa stabilità.

Col tempo, però, Ugo era diventato un piccolo despota in ciabatte. Senza farsi troppi scrupoli, aveva intestato tutte le proprietà a suo nome, mettendo Caterina spalle al muro: dopo il divorzio, lei non avrebbe preso un euro, pardon, un centesimo. Solo quando tutto era sotto il suo controllo, aveva avviato le pratiche per la separazione.

Ti sembra giusto, Ugo? chiese Caterina con rassegnazione, ormai senza fiato.

Lui scrollò le spalle senza alcuna emozione.
Non ricominciare. È da tempo che non contribuisci più a nulla. Faccio tutto io, tu ormai…

Sei stato tu a dirmi di riposarmi e dedicarmi un po a me stessa, ribatté lei con aplomb.

Ugo sospirò, scocciato.
Basta con queste lamentazioni. Ah, tanto per dirti, ti ricordi della cascina decrepita che ho ereditato dal signor Mariotti, lex titolare del mio vecchio lavoro? È morto e mi ha mollato quel pezzo di terra inutile. Perfetto per te. Se non ti va, non ti lascio niente.

Il sorriso di Caterina era più amaro di un caffè ristretto alle dieci di sera. Dodici anni insieme e solo adesso si rendeva conto di aver vissuto accanto a un perfetto sconosciuto.

Va bene, ma a una condizione: la cascina la voglio intestata tutta a nome mio.

Nessun problema. Così risparmio sulla tassa di successione, commentò Ugo con sarcasmo.

Caterina non replicò. Fece le valigie e si trasferì in un piccolo albergo. Decisa a ricominciare comunque, sia che la cascina fosse solo un rudere col tetto sfondato che un campo di rovi. Lavrebbe scoperto una volta arrivata lì. Se non ne fosse valsa la pena, avrebbe riguadagnato la città o trovato altro modo per ricostruirsi la vita.

Caricò in macchina lo stretto indispensabile, lasciando a Ugo e alla sua nuova fiamma il resto. Se pensava di poter ancora approfittare delle sue competenze e intuizioni, si sbagliava di grosso: la nuova compagna, vista poche volte da Caterina, sembrava tutto fuorché arguta. Presuntuosa, sicuramente.

Ugo consegnò i documenti con un ghigno beffardo.
Buona fortuna.

Ne avrai bisogno più tu, replicò Caterina, pacata.

Mandami una foto delle mucche, mi raccomando! rise lui.

Caterina chiuse la portiera senza rispondere e partì. Mentre lasciava la città, le lacrime cominciarono a rigarle il viso. Non sapeva neanche da quanto piangesse, finché un lieve bussare al finestrino la riportò alla realtà.

Tutto bene, figliola? Io e mio marito ti abbiamo vista qui parcheggiata da un po, le chiese una signora anziana con occhi gentili.

Caterina guardò quella donna poi lo specchietto retrovisore, notando la pensilina dellautobus. Sorrise debolmente.

Tutto ok, solo un attacco di malinconia.

La signora annuì, comprensiva.
Torniamo dallospedale. La nostra vicina è sola, nessuno la va mai a trovare. Ma tu per caso vai verso Parma?

Caterina inarcò un sopracciglio, sorpresa.
Parma? Proprio dove cè la cascina?

Sì, anche se ormai chiamarla cascina è generoso. Il vecchio è morto e nessuno la cura più. Solo qualche anima pia si occupa ancora degli animali per affetto.

Caterina sorrise, stavolta un po più convinta.
Che coincidenza, vado proprio lì. Salite, vi do un passaggio.

La signora si sistemò davanti, il marito dietro.

Io sono Caterina, si presentò mentre ingranava la marcia.

Io Valeria De Santis, e quello è mio marito Carlo, rispose la signora calorosamente.

Durante il viaggio, Caterina imparò tutto sulla cascina: chi rubava, chi ancora accudiva gli animali e quanto il posto fosse caduto in malora. Arrivata vide i campi spogli e una stalla pericolante, con solo venti mucche smunte. Eppure, decise di restare e tentare un nuovo inizio.

Un anno dopo, Caterina osservava orgogliosa ottanta mucche che pascolavano tranquille sui prati verdissimi. Aveva trasformato un relitto in unazienda agricola di tutto rispetto. Non era stato facile: per comprare il foraggio aveva dovuto vendere gli orecchini doro della nonna e investire le sue ultime scorte di euro. Ma ora le vendite andavano a gonfie vele e i suoi prodotti erano richiesti persino nelle province vicine.

Un giorno una ragazza, Silvia di nome, arrivò con un giornale: cera un annuncio di camion frigo a prezzo stracciato. Caterina riconobbe subito il numero di telefono: era la ditta di Ugo! Con un sorrisetto, chiese a Silvia di chiamare e offrire il 5% in più, purché i veicoli non venissero mostrati ad altri.

Quando si presentò per la trattativa, trovò un Ugo incredulo.

Li prendi tu, davvero? balbettò lui.

Sì, per la cascina che mi hai regalato. È diventata unimpresa di tutto rispetto, e ora ci allarghiamo, rispose Caterina candidamente.

Ugo rimase muto come un pesce bollito. Mentre la sua vita franava, Caterina aveva lasciato il passato alle spalle.

Alla fine Caterina trovò davvero lamore: con Giovanni, un meccanico tuttofare che le aveva rimesso a nuovo la stalla. Insieme festeggiarono il battesimo della loro bambina e, mentre ballavano, Ugo poteva solo guardare da lontano, con la sua vita sgretolata come un vecchio panettone fuori stagione.

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