Non siete riusciti a crescere bene i vostri figli. Ecco, a Marco, il figlio di Alessandro…
Allinizio Alessia non capisce perché la mamma abbia iniziato a prendersela così con lei. Le sembrava che tutto andasse bene, specialmente da bambina. Mamma la portava ad esempio al fratello maggiore, la lodava davanti a tutti.
La loro era una famiglia modesta; non ricchi, ma senza vere privazioni. Avevano tutto lindispensabile, per acquisti più grossi mettevano da parte un po alla volta. Cera persino una macchina, non nuova ma funzionava. Quando serviva, il papà la sistemava di persona.
Dopo il liceo, il fratello Alessandro va alluniversità a Milano. Ci volevano un bel po di soldi ogni mese: tasse, affitto, la spesa…
Alessia vedeva che i genitori facevano fatica, risparmiando su tutto. Anche lei, che aveva appena due anni meno del fratello, doveva pensare al suo futuro.
Unaltra studentessa a Milano non ce la facciamo, le dicevano Iscriviti qui in città, cè anche luniversità pubblica.
Alessia si iscrive allateneo locale e trova subito un lavoro: prima come rider nel weekend, poi cameriera in un bar a cento metri da casa. Studia con successo, si mantiene da sola e capita spesso che compri la spesa anche per tutta la famiglia.
Brava, figlia mia, qui in casa sei preziosa. Studi, lavori… Alessandro non riesce, ha tanti esami, lì chiedono di più. Arriva a casa distrutto.
Anchio sono stanca, mamma, scrivo tesine di notte…
Non è la stessa cosa, tu sei a casa.
Finalmente Alessandro si laurea e cerca lavoro a Milano. Perché tornare nella cittadina di provincia, se nella metropoli ci sono infinite possibilità? Di offerte ce ne sarebbe, ma puntava in alto. Così i genitori continuano a dare una mano.
Serve un po di tempo per sistemarsi e poi si sistema tutto, diceva la mamma fiduciosa.
Si sarebbe sistemato davvero? Alessandro cambia qualche lavoro, poi improvvisamente si sposa con la figlia del direttore in azienda. Matrimonio di fretta.
Nasce il figlio: così Alessandro ha sfondato. I suoceri gli regalano un appartamento, il suocero lo promuove e gli alza lo stipendio. Gli dice bene. I genitori tirano finalmente un sospiro di sollievo.
Anche Alessia si sposa, non con il figlio di un direttore, ma con un ragazzo normale. Si comprano la casa insieme, non a Milano.
Viene al mondo la loro prima figlia, poi due gemelli maschi. Aspettavano il secondo figlio, ma sono arrivati due in una botta sola. Dura, ma non si lamentano. I bambini crescono, vanno a scuola.
Per il trentacinquesimo anniversario di matrimonio, i genitori decidono di festeggiare. Il venticinquesimo non lo avevano celebrato per i soldi, il trentesimo nemmeno. Ora, finalmente, si potevano permettere qualcosa.
Alessandro arriva da Milano col figlio, la moglie lavora ma manda un regalo: un voucher per comprare elettrodomestici. Consiglia una lavastoviglie.
Lui anticipa il regalo, la mamma ne è entusiasta. Scelgono, fanno installare. Quella sera, la mamma si sente fiera di mostrala ai parenti. Dopo il pranzo, nessuno deve lavare i piatti. Ci pensa la macchina.
Il regalo della famiglia di Alessia, una vacanza per due, una sorta di luna di miele che ai genitori non è mai stata concessa, passa in secondo piano. Era costato anche di più, ma di fronte alla lavastoviglie perde importanza.
I genitori ringraziano anche Alessia per il viaggio, ma la sottolineatura della mamma è che lei i soldi li spreca: il viaggio finisce, ma la lavastoviglie resta.
Poi, ad ogni occasione, la mamma sottolinea il successo del figlio. Vive a Milano, quindi è qualcuno. Ha fatto carriera, ha casa, moglie e figlio… uno!
Un figlio solo, non tre come te. Perché avete fatto tre figli? Educane uno bene, non è mica facile dopo! Guarda Marco, il figlio di Alessandro…
A Milano hanno casa con ogni comfort: il robot che passa laspirapolvere, la luce automatica, posate e piatti lavati dalla lavastoviglie, il cibo pronto che gli arriva a casa, e la donna delle pulizie…
Mamma, io ho imparato a fare tutto, e poi mi aiutano i bambini e mio marito!
Però guarda Alessandro…
Guarda tuo fratello…
Gli anni passano, i figli di Alessia crescono. Nessuno va a studiare in università prestigiose a Milano ma tutti si laureano col massimo dei voti in città. Anche per questo la madre ha una battuta pronta:
Non siete riusciti a crescere bene i figli. Pensa a Marco…
Mamma, i miei sono ragazzi onesti, e di Marco non sai proprio tutto! Siamo stati da loro, sai, non è tutto sto paradiso. Me ne sono accorta subito.
Non inventarti storie. Se tu non sei riuscita a fare nulla di buono, nemmeno i tuoi figli potranno farcela. Solo debiti e bocche da sfamare!
Sì, mamma, non sono nessuno. Un bel lavoro, ma non a Milano! Un marito capace, però comune. I figli universitari, ma di provincia.
Abbiamo una bella casa, ma niente domestici. Laspirapolvere è normale, la lavastoviglie la usiamo da soli, e pure le luci le spegniamo a mano.
Un po vi aiutiamo pure, ma mai abbastanza! Alessandro invece non può mandarvi soldi per le medicine, lui ha tante spese.
Quello sì che è diventato qualcuno, tu invece…
Un giorno Alessandro torna dai genitori. La mamma pensa sia per un saluto, invece resta per sempre. La moglie ha chiesto il divorzio, in azienda lo hanno licenziato, col figlio ci sono problemi seri.
Nel suo paese non trova lavoro; lo stipendio qui è ridicolo rispetto a quello milanese.
Alessia, abbiamo deciso che Alessandro deve aprirsi un’attività. È pronto. Non può certo fare lingegnere normale dopo quello che ha visto a Milano! fa sapere un giorno la mamma.
Se avete deciso, agite, mamma.
Serve il tuo aiuto però. Soldi, magari un finanziamento. Voi non dovete spendere chissà che… mica siete a Milano!
Eh già, e Alessandro ormai non è più a Milano! È ora che torni con i piedi per terra.
Tu non vuoi mai niente, ma a lui serve, lui…
Mamma, aiutiamo i ragazzi, e anche a voi. Non molto, ma ci proviamo. Dobbiamo cambiare la macchina, mille piccole spese…
La macchina può aspettare. I soldi per Alessandro sono più importanti.
Lo so, mamma. Alessandro è sempre stato il preferito. Appena è partito per Milano, è iniziata questa storia. Io nemmeno ci tenevo ad andarci, però qui non mi avete aiutata.
La casa dei tuoi genitori è servita solo a mantenere Alessandro agli studi e renderlo qualcuno. Pure la casa dei nonni era solo per la macchina, così luomo importante poteva muoversi a Milano.
Ricordo pure che avevo chiesto un prestito per il passeggino dei gemelli. Niente da fare! E tu pensavi che fossi venuta da Alessandro a Milano? Da lui? No, portavo i vostri pacchi. Dormivamo in hotel. Sua moglie non ci voleva. Siamo provinciali!
Adesso è separato e ha bisogno di aiuto. Non ha nemmeno una casa.
Neanche la macchina: spaccata da suo figlio!
Smettiamola di parlare dei suoi guai, aiuterò solo se posso.
No, mamma! Qui il lavoro cè, e i salari sono onesti. Certo, per lui sono troppo bassi. Ma per noi vanno bene.
Che potrei mai dargli? Spiccioli? Soldi per lattività, poi per la macchina, poi per l’appartamento? No, mamma! Non è dignitoso che uno realizzato, venga a chiedere soldi da una sorella povera di provincia, che non è nessuno!
Non mi rispondi mai come dovresti!
Tranquilla, mamma. Ho capito solo adesso che qualcuno lo è stato solo mio fratello. Ora che vive con voi, sarà lui ad aiutarvi. È arrivato il suo turno.
Alessia! Vuoi che vendiamo la casa? Capisci cosa stai chiedendo?
E allora vendetela. Ma non dimenticate di tenervi almeno una stanza!
I genitori vendono casa, prendono un piccolo appartamento vecchio, il resto dei soldi lo danno ad Alessandro, che riparte per Milano. Che ci sta a fare in un paesino?
Il business non va mai in porto. Eppure, Alessandro resta per la mamma un esempio. La madre continua a criticare Alessia, chiede aiuto per sé: avrebbe bisogno di rifare la casa. Alessia la aiuta, ma ai lavori non ci pensa nemmeno.
Tanto lo so che la casa andrà a tuo fratello. Quindi tocca a lui sistemarla! Lui è quello importante…
I soldi finiscono, Alessandro torna di nuovo dai genitori. In una stanza e cucina si sta stretti, ma non cè soluzione.
Divano letto in cucina, con lorgoglio di essere stato qualcuno. Quando si dice che i genitori hanno puntato sul cavallo sbagliato
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