SENZA CUORE… Claudia Vasileschi è tornata a casa. Era stata dal parrucchiere: nonostante i suoi …

SENZA ANIMA…

Claudia Bellini era appena rientrata a casa. Era stata dal parrucchiere; nonostante la sua età rispettabile aveva compiuto 68 anni da poco non rinunciava mai a concedersi una visita regolare dalla sua acconciatrice di fiducia. Claudia faceva sistemare i capelli e le unghie, e queste semplici attenzioni le davano nuovo slancio e buonumore.

Claudia, è passata a trovarti una parente. Le ho detto che saresti arrivata tardi. Ha promesso che sarebbe tornata più tardi, le comunicò il marito Enrico.

Quale parente? Ormai non ho più nessuno di famiglia. Sarà una lontana cugina… verrà sicuramente a chiedere qualcosa. Avresti dovuto dirle che sono partita per lAustralia, rispose Claudia infastidita.

Ma dai, perché mentire? Credo proprio che sia dei tuoi, è alta, distinta, ricorda per certi versi tua suocera, buonanima. Non penso sia venuta a chiedere qualcosa, sembrava una donna istruita, vestita molto bene, provò a calmarla Enrico.

Dopo una quarantina di minuti, la parente suonò il campanello. Claudia aprì lei stessa la porta. E davvero, quella donna le somigliava aveva la stessa eleganza della madre scomparsa, indossava un cappotto costoso, stivali, guanti e degli orecchini con piccolissimi diamanti che Claudia riconobbe subito: di gioielli se ne intendeva.

Claudia la invitò al tavolo già apparecchiato.

Presentiamoci, visto che siamo parenti. Io sono Claudia, senza formalità, mi sembra che siamo più o meno coetanee. Questo è mio marito Enrico. Tu da che ramo di famiglia vieni? domandò la padrona di casa.

La donna esitò un attimo, si fece persino paonazza: Sono Giulia… Giulia Valenti. In realtà, ci sono dodici anni di differenza tra noi. Il 12 giugno ho compiuto cinquantanni. Questa data non ti dice niente?

Claudia impallidì.

Vedo che hai capito. Sì, sono tua figlia. Ti prego, non agitarti, non voglio nulla da te. Volevo solo vedere la mia vera madre. Ho vissuto tutta la vita senza sapere. Mi sono sempre chiesta perché mia madre non mi volesse. A proposito, è morta ormai da otto anni. E perché lunico a volermi bene era papà? Lui se nè andato da poco, sono passati appena due mesi. Solo nel finale mi ha parlato di te. Mi ha chiesto di perdonarlo, se ci riesco, raccontava Giulia con voce tremante.

Ma tu hai una figlia? domandò Enrico, incredulo per la rivelazione.

Sembra di sì. Ti spiegherò tutto dopo, rispose Claudia.

Quindi sei mia figlia? Benissimo! Hai visto quello che volevi? Se pensi che io mi metta a pentirmi o a chiedere scusa, sbagli di grosso. Non ho colpe. rispose fredda a Giulia. Spero che il tuo papà ti abbia detto tutto. Se pensi di risvegliare in me sentimenti materni, ti sbagli di nuovo, non ci sono più! Mi dispiace,

Posso tornare a trovarti? Abito qui nel comune vicino. Abbiamo una bella villetta su due piani, potreste venire a trovarci tu e tuo marito. Magari ti abitui allidea che esisto. Ti ho portato le foto di tuo nipote e pronipote, vorrei che le vedessi, disse timida Giulia.

No. Non voglio. Non venire più, dimenticami. Addio, rispose Claudia tagliente.

Enrico chiamò un taxi per Giulia e laccompagnò alla macchina. Quando tornò, Claudia aveva già sparecchiato e guardava la televisione con aria indifferente.

Ma come fai! Dovresti guidare le truppe, hai un cuore di pietra! Ho sempre sospettato che tu fossi dura e insensibile, ma non pensavo fino a questo punto, disse il marito.

Ci siamo conosciuti quando avevo ventotto anni, giusto? Caro Enrico, la mia anima fu calpestata molto prima di incontrarti.
Io sono una ragazza di campagna che ha sempre voluto scappare in città, per questo studiavo più di tutti e fui lunica della classe a entrare alluniversità.
Avevo diciassette anni quando incontrai Vittorio. Ero innamorata persa. Lui aveva quasi dodici anni in più, ma non mi importava. Ero cresciuta nella povertà, tutto ciò che il mio nuovo mondo offriva sembrava una fiaba. La borsa di studio non mi bastava mai. Avevo sempre fame, perciò accettavo con entusiasmo i suoi inviti al bar o una coppa di gelato.

Non mi ha mai promesso nulla, ma ero sicura che con un amore così ci saremmo sposati.

Una sera mi invitò nella sua casa di campagna, e accettai senza pensarci. Dopo quella notte ero certa di averlo legato a me. Gli incontri in villa divennero continui. Presto capii di essere incinta.

Dissi tutto a Vittorio. Era felicissimo. Capendo che la mia gravidanza sarebbe diventata evidente, gli chiesi quando ci saremmo sposati. Avevo appena compiuto diciotto anni, potevo fare domanda al Comune.

Ma ti avevo mai promesso di sposarti? mi rispose con una domanda.

Non lho promesso, e non lo farò. Anzi, sono già sposato… disse tranquillo.

E il bambino? Io?

Tu sei giovane, forte, potresti posare per una statua. Prendi un anno sabbatico alluniversità. Non si nota ancora, studia pure. Poi io e mia moglie ti ospiteremo a casa nostra.

Con mia moglie non riusciamo ad avere figli, forse perché lei è molto più anziana. Quando nascerà, prenderemo noi il bambino. Come sistemeremo le cose sono affari nostri. Ho un certo ruolo al Comune; mia moglie è primario in ospedale. Non preoccuparti per il bimbo. Dopo il parto ti riprendi e torni a studiare. Ti daremo anche dei soldi.

Allepoca nessuno parlava di madri surrogate, era fantascienza. Io fui probabilmente la prima mamma surrogata senza saperlo. Ma cosaltro potevo fare? Tornare in paese a rovinare la reputazione della famiglia?

Fino al parto vissi in casa loro. La moglie di Vittorio non mi rivolse mai parola, forse temeva o era gelosa. Partorii in casa, con lostetrica, tutto fatto per bene. Non ho mai potuto allattarla, la bambina venne portata via subito. Non lho più vista. Dopo una settimana mi salutarono con discrezione. Vittorio mi diede dei soldi.

Rientrai alluniversità. Poi lavorai in fabbrica. Mi diedero una stanza in un residence per famiglie. Lavoravo prima come operaia, poi come caposquadra nel controllo qualità.

Avevo tante amicizie, ma nessuno mi chiedeva di sposarmi, finché non sei arrivato tu. Avevo già ventotto anni, non desideravo davvero il matrimonio, ma bisognava sistemarsi.

Tutto il resto lo conosci. Abbiamo avuto una bella vita, cambiato tre macchine, la casa piena di tutto, il giardino curato. Ogni anno si andava in vacanza. La fabbrica sopravvisse agli anni Novanta perché producevamo un pezzo unico per i trattori. Il resto nessuno lo conosce. La fabbrica è ancora attorniata dal filo spinato e dalle torrette di sorveglianza.

Abbiamo la pensione agevolata. Non ci manca nulla. Niente figli, e non ne sento la mancanza. Vedi che bambini crescono oggi… concluse Claudia la sua confessione.

Non abbiamo vissuto bene. Io ti ho voluto bene. Ho provato tutta la vita a riscaldare il tuo cuore, non ci sono mai riuscito. Pazienza se non abbiamo avuto figli, ma tu mai un gatto, mai un cane hai accarezzato. Mia sorella ti chiese una mano per sua nipote, e tu neanche per una settimana lhai fatta stare da noi.

Oggi è arrivata tua figlia tua figlia! e come lhai accolta? Tua carne, eppure… Se fossimo stati più giovani, ti avrei chiesto il divorzio, ma ormai è tardi. Accanto a te si sente freddo, tanto freddo, ribatté Enrico, amareggiato.

Claudia fu quasi colta dal timore: mai suo marito le aveva parlato così.

Tutta la sua esistenza tranquilla era stata sconvolta da quella figlia.

Enrico si trasferì in villa, e negli ultimi anni ha vissuto laggiù. Lì tiene con sé tre cani, tutti trovatelli, e chissà quanti gatti.

A casa torna di rado. Claudia sa che va a trovare sua figlia Giulia; ha conosciuto tutti là, adora la pronipote.

È sempre stato strano lui, e strano è rimasto. Che viva come vuole, pensa Claudia.

Non ha mai sentito il desiderio di conoscere la figlia, né il nipote o la pronipote.

Va da sola al mare. Si rilassa, si ricarica e si sente benissimo.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

16 − 14 =

SENZA CUORE… Claudia Vasileschi è tornata a casa. Era stata dal parrucchiere: nonostante i suoi …