Il Cacciatore di Sogni

Il Cacciatore di Sogni

Di nuovo?! Gina, Gina! Svegliati! Se no sveglia i piccoli! Tienila tu! Marta scivolò giù dal letto e scosse la sorella per una spalla. Quando la smette, questa qui

Sofia si agitava, emettendo un lamento lungo, straziante, come se una vibrazione antica uscisse dalle pareti, costringendo tutti a girarsi verso lombra che non era lì.

Neanche nei film horror girerebbero così! sbuffò Gina, levandosi la coperta di dosso, e ancora con gli occhi chiusi andò verso il lettino di Sofia.

Poggiandole addosso il suo piumone, si sdraiò accanto e, stringendola forte, cominciò a cantare piano:

Dormi, dormi, la mamma non cè, se ti addormenti piano tutto passa e se ne va
Accidenti! Marta! Qui non bastano le ninne nanne! È bollente, sembra un ferro da stiro! Sveglia mamma!

Marta rimase un attimo ferma e poi, tra un sospiro e laltro, si avviò verso la stanza dei genitori. Che altro fare? Sofia era la loro sorella come tutti gli altri. E se mamma scopriva che avevano nascosto qualcosa, chi la sentiva poi?

Nella camera dei genitori regnava un silenzio quasi irreale. Marta passò la mano sopra la culla di Lorenzo, accostata al letto grande, e sfiorò la spalla della madre.

Mamma

Due occhi castani come quelli di Marta si spalancarono di colpo, come se Francesca non stesse davvero dormendo. La mano calda coprì le dita della figlia.

Che succede, tesoro?

Sofia non sta bene! Mamma, avrà la febbre È calda come il fuoco!

Lorenzo mosse un gemito sommesso e Francesca iniziò a canticchiare, proprio come poco prima aveva fatto Gina:

Dormi dormi, piccolino mio

Le sue dita presero il polso sottile di Marta, guidando la mano della bambina sul fianco del fratellino.

Cullalo tu, così non si sveglia. Ora vado

Francesca si alzò con leggerezza, come se il dolore alla schiena per la caduta dal gradino del giorno prima fosse svanito, e in punta di piedi attraversò il corridoio che portava alla stanza delle figlie, immergendosi nel tepore buio della casa addormentata.

Quella casa era il suo orgoglio. Quante volte aveva sentito dire che lei e Matteo non sarebbero mai riusciti a terminarla? Che tutti quei sacrifici, alla fine, non ripagavano, che in un appartamento avrebbero vissuto meglio

I parenti non si facevano scrupolo a mormorare:

Ma che ve ne fate di tutte queste stanze?! Siete mica una famiglia numerosa!

E il cuore di Francesca si stringeva per la rabbia, la testa si abbassava quasi da sola, sotto un peso invisibile, indifferente al dolore degli altri. Poteva mai dire: Non posso essere madre? Non era destino. E allora avanti a testa bassa, e niente fierezza o sogni, la dignità va tenuta nascosta.

Quante volte Matteo la stringeva, ritrovando la sua guancia nella consueta fossetta del collo, come se colla li unisse, sentendo i pensieri dellaltro, calore nella carne e nei pensieri. Come se fosse impossibile essere separati dal sentire laltro.

Non ascoltarli! Non sanno nulla!

Ma qualcosa la sanno, Matteo. Hanno ragione! Se non avremo figli

Questo lo vedremo! Matteo si mordeva le labbra per lodio verso chi aveva osato ferirla e prometteva a se stesso che avrebbe fatto limpossibile per realizzare il suo sogno.

Chi vive in provincia vicino Roma pensa che, con un po di soldi, tutto sia possibile. Ma una clinica, poi unaltra, una terza Ovunque la stessa risposta:

Non facciamo miracoli!

E Francesca evitava lo sguardo pure di Matteo, incapace di dirgli ciò che già aveva accettato dentro di sé. Solo quando il marito iniziò a parlare della loro casa, lei trovò il coraggio di parlare.

Non con me, Matteo Ti amo, lo sai Ma tu devi avere una famiglia. Se io non posso darti un figlio ti chiedo il divorzio.

Continua a sognare! Matteo, furente, sbatté la tazza di caffè sul tavolo e danzò sulle mattonelle, scottandosi le dita. Franci! Piantala. Sono un uomo semplice, se devo dirtelo te lo dico in dialetto! Mia suocera non sarà certo contenta, pensa che sono rozzo. E magari lo sono! Ma chi ti ha detto che ti lascio andare, sciocca che sei!

Io?! Francesca, sorpresa, alzò davvero lo sguardo, dimenticando che voleva piangere.

E chi sennò?! Certe sciocchezze! Io voglio te. I figli se arrivano bene, altrimenti va così. Non tutti sono fatti per essere genitori

Dopo quella discussione, Francesca non trovò pace. Gli uomini sono giovani adesso, ma un giorno ci ripenseranno, e sarà tardi.

Ma Matteo non cedeva. Troppo aveva desiderato la donna che era diventata la sua gioia.

Per Francesca quello con Matteo era il secondo matrimonio.

Il primo a diciannove anni, per fuggire dalla casa e dal controllo materno, dalle critiche continue di sua madre, Lucia.

Il rapporto tra Francesca e Lucia era complicato. A volte Lucia la amava sopra ogni cosa, a volte era come se una strega la tirasse dai fili dellanima, e scordava perfino che la chiamava il suo orgoglio.

Ma come mi è capitata una figlia così?! Francesca! A volte sembri un genio, poi Ma che hai in testa, bambina?!

Se avesse saputo rispondere, lavrebbe fatto. Ma abbassava lo sguardo, stringendosi sotto quel giudizio, pensando: come si fa ad amare chi urla sempre contro di te?

Da ragazzina, se qualcuno le avesse chiesto ami tua madre?, avrebbe risposto subito: Certo! Ma crescendo, capiva che né la laurea né il buon lavoro né le amicizie rendevano Lucia una donna più calda. Sapeva sempre cosa dire e attirava tutti, ma con Francesca niente da fare.

Mamma, perché non mi ami come gli altri? le domandò una settimana prima del matrimonio, quando Lucia storcendo la bocca aveva chiesto dove avesse trovato quel cencio di abito.

Francesca, che aveva impiegato un mese a scegliere un vestito sobrio, rimase senza parole, poi sbottò:

Mamma! Rispondi! Sono figlia unica, tu e papà sembravate felici. Cosa cè che non va?! Perché sei cattiva con me?

Ma finiscila!

Ogni cosa che faccio la sbagli

Falla giusta allora! E tutto si sistema! Francesca! Non stressarmi! Hai deciso, sposi? Ma non pretendere che approvi pure le tue scelte! Ognuno le sue! Io non devo approvare tutto quello che fai! Una madre non è quella che ti bacia sempre e basta! Ogni tanto bisogna anche rimproverare.

Ogni tanto

Ora basta! Quando avrai figli, capirai!

Capirò cosa, mamma?!

Quanto sia difficile amare un figlio e fargli capire quanto conta per te! Non ho fatto abbastanza forse?!

Non è questo il punto!

E allora?! Tuo padre pensava ai fatti suoi, ti ho cresciuta io, perché lui diceva le figlie sono affare delle madri. Se fosse stato un figlio maschio

Fu lì che Francesca capì cosa non funzionava. Dopo avere chiesto lumi alle zie, ebbe la conferma che avevano tanto desiderato un maschio e che la sua nascita fu una delusione non dichiarata.

Siamo nel medioevo mormorava Francesca nei viali del parco autunnale. Un maschio sì, una femmina no! Che idiozia Quando avrò dei figli mai e poi mai li dividerò così. Spero. Dio, perché succede? Come si evita? Non è inevitabile, spero No! Non lo voglio. Aiutami a imparare

Il matrimonio fu sontuoso e caotico. Francesca quasi non respirava nel corsetto di un abito ormai nemico, e la madre alternava abbracci a sussurri decantando la felicità.

Che bella coppia! Sei felice?

Alla domanda Francesca non sapeva rispondere. Anniva, sperando di vedere lamica che le avrebbe slacciato un po il corsetto, senza osare dirlo alla madre stanca di sentirsi dire che aveva sbagliato, non voleva guastarsi il giorno più felice.

Quel matrimonio iniziato male finì in poco più di un anno. Persa la prima gravidanza, il marito raccolse in silenzio le sue cose e sparì, senza neanche aspettare che la dimettessero dallospedale.

Lappartamento regalato dai genitori rimase vuoto, e Lucia la raccolse, chiacchierando al volante:

Lo affittiamo, tesoro! Torna da noi! Basta con queste avventure! Torna a studiare e poi ti troveremo un partito, uno buono! In certi casi non ci si può fidare delle ragazze inesperte. Hai sbagliato! E pagherai!

Francesca taceva. Non voleva litigare. La sera andò nello studio del padre.

Papà, se mi vuoi bene almeno un po, lasciami vivere da sola. Non posso restare qui.

Perché?

Perché mi fa troppo male

Stavolta il padre la capì. Stabilì una specie di mantenimento e ordinò a Lucia di non immischiarsi.

Ho deciso io.

Lucia, di solito instancabile nel controbattere, si limitò a protestare il minimo. Quando Francesca, dopo qualche tempo, trovò un part-time e rifiutò altri aiuti, la madre propose al marito:

Lasciale lo stesso la paghetta. Che ne guadagna? Nulla! Che abbia comunque qualcosa accantonato. Così dormo più tranquilla.

Francesca si laureò, ebbe un avanzamento di carriera, ma la vita privata un fallimento dopo laltro. Non era brutta, ma mancava in lei quella scintilla che accende qualcosa di più. Era brace che non riscalda

La ragione cera, e pesante: le complicazioni dopo il parto prematuro. I dottori non le diedero speranze: difficilmente sarebbe mai diventata madre.

Quella notizia la spezzò. Continuava a lavorare, ad andare in giro coi genitori, ma era come se la vita la stesse abbandonando, e tutti lo capirono.

Ma che ha la ragazza, Lucia? chiese Olga, la zia più anziana. Guardala bene, sembra una statua Gli occhi spenti! Bisogna fare qualcosa!

Francesca allinizio non dette peso alla partecipazione improvvisa a tutte quelle feste in famiglia, a cene e picnic, dove comparivano giovani ragazzi, amici di zii e genitori.

Fu proprio a una di quelle celebrazioni che incontrò Matteo.

Lui non era stato invitato con un progetto, no. Era un semplice tassista, aveva portato una zia col marito fuori Roma, ed ebbe un sussulto quando una ragazza elegante come una bambola, con un cappottino candido, aprì la portiera impantanata e ordinò:

In città!

Perché proprio quel giorno perse la pazienza? Forse perché non voleva più stare a quelle tavolate dove, se fosse stata più piccola, lavrebbero fatta recitare poesie in piedi sulla sedia, come da tradizione. Le faceva compassione chi veniva sottoposto a simili prove, e desiderava solo portare via con sé il piccolo impacciato e piagnucoloso e scappare insieme. In quella famiglia era più importante saper usare le posate che capire cosa sentiva un bambino.

Matteo non fece domande. La portò dove disse lei e sorrise quando Francesca, frugando nervosa nelle tasche, si accorse daver dimenticato la borsa.

Accidenti

Che succede? Non hai soldi?

Eh Li ho lasciati alla villa Le chiavi le ho in tasca ma il portafogli è lì

Lascia stare! Basta un sorriso e siamo pari.

Francesca, imbronciata, scosse la testa.

Aspetti un attimo, torno subito.

Matteo però non aspettò. Quando tornò coi soldi, giù nel cortile non cera più traccia della macchina bianca del tassista. Tornò in casa, domandandosi che incontro le avesse riservato il destino.

Non passò sotto silenzio la fuga: la madre la rimproverò aspramente, accusandola di insofferenza alle tradizioni, mentre il padre, stranamente, si limitò, rammentando che in futuro avrebbe fatto bene ad avvisare qualcuno.

Matteo si presentò allalba sotto casa. Quando Francesca, uscita di corsa per andare al lavoro, lo vide ad attenderla non fece una piega.

Sali!

Era tranquillo, sicuro, simpatico, e cosa insolita, Francesca col suo fisico alto era quasi una testa più di lui sui tacchi.

Aspetta! si voltò, corse dentro, tornò senza tacchi. Matteo sorrise di gusto, aprendole la portiera.

Siedi davanti! Si parla meglio.

Così iniziò la loro conoscenza.

Francesca era prudente, spaventata, da quello che provava, razionalmente incomprensibile. Figlia di gente colta, e lui tassista? Una cosa che la sua famiglia non avrebbe mai approvato. Ma in Matteo cera qualcosa di caldo e luminoso, e decise: stavolta sì! Non importa se mamma urlerà

E la madre urlò, eccome, tanto da far tremare parenti e mura.

Ti maledico! Me lhai sentito!? Ti diseredo e ti maledico! Dio mio, Francesca, ragiona! Non fa per te!

Lucia protestò a lungo, ma Francesca aveva deciso. Mai aveva saputo così bene cosa volesse.

Le sue difficoltà le aveva dette a Matteo ben prima del matrimonio.

Che ne pensi? rigirando tra le mani una buffa bambolina regalata da Matteo, Francesca non osava guardarlo negli occhi. Forse non avremo mai figli Lo sai?

Che cè da capire? Si sta in coppia, non solo per i figli. Ti amo, Francesca. Che tu faccia una squadra di ragazzini o stiamo da soli, va bene uguale.

Facile dirlo ora

Fidati, lo ripeterei sempre. Mio padre mha insegnato che un uomo la parola la dà e la mantiene. Ho detto.

Si sposarono in Comune. La festa fu in paese dai genitori di Matteo. I genitori di lei rifiutarono. Ma il padre alla fine ricomparve, loro sorpresi dal gesto. Francesca temeva le conseguenze con Lucia, spesso implacabile.

Con la nuova suocera, Anna, le cose andarono stranamente bene, seppur non subito:

È magrina Anna scuoteva la testa. Matteo, devi nutrirla bene! Se non cucina, glielo insegno io tutto. Non buttarti giù, signorina! Su col morale! Sai comè corta la vita? Muoviti, aiutami a preparare la marmellata, sennò questi uomini qui finiscono tutte le fragole prima ancora di cuocere!

Mamma! Matteo rideva guardando la faccia basita di Francesca.

Niente mamma! Lo so io dove sono finite le fragole lanno scorso! Questanno meno ancora! Andiamo, basta chiacchiere!

A tavola, in quella cucina semplice, Francesca capì che tutto le piaceva lì. Quella casa calda dello stesso calore di Matteo. Quella schiettezza. Non si trattava più di tieni la faccia composta come da sua madre; lì il segreto dei buoni dolci lo spartivano con te, perché Matteo deve mangiare in casa.

I genitori di Matteo erano trasparenti. Saputo del problema di Francesca, Anna le si sedette accanto, le prese la testa sul petto e la abbracciò.

Oh, cara mia. Che pena Ma ascolta: grazie.

Per cosa?! Francesca non pensava di lasciarsi andare, sentendo avvicinarsi un pianto che non sapeva davere.

Per la verità. Unaltra ti avrebbe nascosto tutto. Ma sai che ti dico? Di figli ce ne sono sempre, non sempre come ci si aspetta. Il Signore ci porta dove vuole. Vedrai, la tua casa sarà piena di gioia!

Non abbiamo nemmeno casa

Ma si farà! Hai scelto bene il marito. Lo dico non perché è mio, perché è vero. Qui gli uomini li si cresce a prendersi le proprie responsabilità. E lui ti ama Si vede quando il figlio non può rimproverare nulla nemmeno volendo. La forza in famiglia è della donna, anche se gli uomini pensano il contrario. La testa va dove la porta il cuore, con dolcezza. E la donna è il cuore. Ricordalo.

Col tempo Francesca fu certa che Anna non aveva pietre nellanima: accettava tutto, bello o brutto, con lo stesso respiro.

Fu proprio Anna, sapendo del desiderio di Francesca di separarsi per non condannare Matteo a una vita senza figli, a suggerire:

Se i vostri non arrivano, adottate. Quando sono nata io, ero già figlia. Mai rimpianto di non conoscere chi mi ha partorita.

Ma siete stata adottata?!

Ebbene sì. Che male cè? Decidiamo noi chi amare, mica il sangue. Io ho amato come veri i miei genitori.

Francesca ci pensò seriamente. Alla madre cominciò a dare corda, lasciando che le lamentele le scivolassero addosso.

La casa cresceva, tra i giorni in ufficio di trasporti aperto da Matteo, e i fine settimana tra mattoni e ponteggi. Il suocero, notando lo zelo di Matteo, laiutò. Francesca, sempre più presa dalla carriera legale, cominciava liter per ladozione.

Superato il corso da genitori affidatari, si misero in cerca del loro bambino.

Non dovettero cercare a lungo. Ricevettero una sola telefonata da parte degli assistenti sociali, e subito dopo Anna li chiamò eccitata, parlando veloce:

Mamma Anna, non capisco niente! Più piano!

Francesca lasciò le mani nella ciotola con limpasto, da brava apprendista panettiera con la suocera ogni weekend.

Francesca! Non interrompere! Dico, ci sono bambini!

Quali bambini? si gelò Francesca.

I figli dei Ferri! Ti ricordi i vicini? Ecco. La loro madre, poco raccomandabile, ha firmato la rinuncia davanti al giudice. I servizi sociali li hanno tolti. Ma i bambini sono doro, li conosco bene! Le due più grandi, Gina e Marta, sono vere perle, si prendono cura del fratellino, Nicolò. Capisco che la responsabilità è tanta, ma non sono proprio estranei Mi chiamano nonna da sempre! Prendeteli, portateli via dallistituto! Sono sfortunati, ma buoni! Il cuore non regge

Mamma, basta! Matteo intervenne e fece cenno a Francesca, che già metteva le scarpe. Prendi un po di valeriana, arriviamo subito!

Così Francesca, senza nemmeno pensarci, divenne madre di tre figli in una giornata.

Gina, di sette anni, e Marta di sei le ci misero poco a sciogliersi. Chiesero:

Non preoccuparti, sappiamo che sei buona.

Il piccolo Nicolò, due anni, in due settimane la chiamava già mamma e la seguiva come un’ombra.

I parenti restarono basiti.

Che follia! Francesca, che ti è saltato in mente! Tre figli, e guarda che sangue

Mamma, sono avvocato

Ti dovevamo far studiare?! Che ti accettassero questi bambini, come?

Mamma! Basta! Ho sempre fatto tutto come volevi tu, ora decido io!

Già! Non mi ascolti più! Prima Matteo, ora questo Scelte, Francesca, scelte

Francesca riagganciò, fissando il telefono come se fosse unaltra persona, capendo dessere davvero cresciuta.

Gli anni passarono.

I bimbi crescevano, lasciando a Francesca poco respiro. Lavorava da casa, assistendo qualche agenzia immobiliare, mantenendo la professionalità ma votandosi anima e corpo alla nuova vita.

Della gravidanza, Francesca si accorse tardi. Attribuiva tutto alla stanchezza, finché Matteo, entrato nel bagno una mattina, ordinò:

Preparamoci.

Dove si va?

Dal medico! Così non va.

Anna, a casa loro per il weekend, lasciò la padella dei pancake per sussurrare:

Ascolta Matteo! Sei verde, tesoro! Corri dal dottore! Anche se so già cosa hai

Cosa?

Eh, no! Aspetta che te lo dica il dottore! Poi vi preparo una colazione regale! Devi mangiare per due!

Quando il medico svelò il mistero, Francesca rimase attonita.

Non è possibile! Ma che dice?

Signora, moderi i termini!

Ma non è possibile sconvolta, non credeva ai suoi sogni.

Lo dica a lui! sorrise il medico, girando lo schermo dellecografia Vede? Un fagiolino, ma cè. Chiamiamo il marito?

Lo chiami

Francesca piangeva a dirotto, fissando limmagine in bianco e nero, una cosa desiderata per anni.

Lorenzo nacque in inverno, portando una valanga di gioia e caos.

Gina e Marta accettarono il fratellino con distacco. Un figlio in più, uno in meno, limportante era aiutare la mamma.

Nicolò, però, fu geloso. Voleva Francesca tutta per sé.

Piccolo mio, cosa cè? Francesca, col neonato al seno, abbracciava Nicolò Ci sono! Non ti lascio.

Ci volle pazienza per fargli capire che lamore non diminuisce dividendo.

Appena Nicolò si tranquillizzò, accadde ancora dellaltro: la famiglia si allargò ancora, accolsero anche Sofia.

Fu lei indirettamente a riappacificare Francesca coi suoi genitori, ma le circostanze furono talmente drammatiche che Francesca e Matteo non esitarono a prendersi in casa anche la cugina.

Sofia era figlia della cugina di Francesca, Ornella, vissuta lontano, persa dopo il matrimonio. La sentivano solo dalle voci dei parenti. Quel che accadde fu un fulmine: a notte fonda, il telefono squillò.

Mamma, calma! Non capisco niente! Cosè successo?

Oh, Francesca! Ornella suo marito Dio, lo sapevo che quel tipo aveva qualcosa di oscuro Ora cosa facciamo?! Non cè più! Capisci?! Sofia è rimasta sola, con la tragedia! Chi si prenderà mai la figlia di un tale mostro?

Mamma, respira! Dovè Sofia?

E io che ne so?! Che domande fai?

Aspetta. Chiamo la zia!

Olga, la zia, fu più concreta.

Mi informo e ti richiamo. Sta pronta!

Mentre i bambini dormivano tutti insieme nel suo letto e Matteo andava a prendere Anna, Francesca restò nel buio del salotto, stringendo il telefono.

Ricevette notizie in fretta: sapeva dove avevano portato Sofia, e poche ore dopo era in auto con Matteo, diretti a Fiumicino.

Non fu facile riportare Sofia a casa. La bambina, dopo quei giorni terribili, era terrorizzata, ombra tra le ombre.

Molte notti Francesca, svegliata da Gina e Marta, correva a calmare Sofia, che si svegliava gridando.

Sofia, sei a casa! Sono qui io, le ragazze sono vicine! Nessuno ti farà più male!

Ma non bastava. Un giorno Sofia chiese:

La mamma torna presto?

Sofia, ne abbiamo già parlato. Per adesso resti da noi. La mamma

Seguendo i consigli della psicologa, Francesca aggirava largomento, ma prima o poi la piccola lo capì.

Non torna più?

Fu chiara la domanda, Francesca si fermò. Poi, abbandonando ogni strategia, la guardò dritta negli occhi e disse:

No, piccola. Non tornerà più

Con sorpresa, Sofia accolse la notizia con calma. Pianse piano, strusciandosi sul palmo di Francesca, e per la prima volta accettò labbraccio delle sorellastre.

Passò del tempo e i suoi pianti notturni non cessavano, nonostante le sedute con la psicologa e le cure della famiglia.

Gina e Marta facevano il possibile per aiutare.

Nonna, come mai Sofia ha così tanta paura? Noi ci siamo abituate in fretta

Care, la forza che avete deriva dalla vita che avete avuto. Sofia è cresciuta protetta non ha mai dovuto resistere davvero. Ma quella forza cè anche in lei. Datele affetto, mostratele che non è estranea qui, e forse passerà.

Le ragazze ci pensarono su.

Regalini, vestiti, persino una nuova blusa che Marta voleva cederle, risultarono inutili. Sofia ripose con cura la blusa nellarmadio della sorella:

Grazie, ma non serve. Oggi mi hai già dato molto.

Neppure il piccolo orso peloso funzionò: Sofia lo mise sulla scrivania e sembrò dimenticarlo.

Fu Nicolò a cambiare tutto. Tornato da un weekend con Anna, portò un libro sugli indiani e corse dalle sorelle:

Guardate!

Che cè, Nico?

È un acchiappasogni! Facciamone uno per Sofia. Così i suoi incubi rimarranno nella ragnatela e non avrà più paura!

Gina applaudì, prese il libro.

Vediamo come si fa.

Francesca procurò fili e perline, due oche di Anna donarono piume, e il lavoro partì.

Nicolò, in mezzo alle sorelle, sceglieva perline:

Questa è azzurra come piace a te, questa è rossa come piaccio io, questa gialla come Gina, questa bianca la prendi tu Marta

Pensarono di non mostrare niente a Sofia finché non fosse pronto.

Eppure, quella notte, Sofia sveglia di soprassalto urlò:

Non lasciarmi!

Francesca le corse incontro, la strinse.

Tesoro mio! Bruci che sembri un tizzone! Non urlare, piccola! Nessuno ti porta via!

Neanche lui?

Chi, piccolina?

Il papà

Fu allora che Francesca intuì che Sofia aveva visto tutto, sapeva della tragedia.

Francesca si rimproverò di non esserle stata più vicina, la strinse a sé e comandò:

Gina, telefono! Subito! Chiama il dottore! E sveglia papà!

Sono qui.

Matteo entrò, baciando la fronte di Sofia.

Ma che tremenda!

Vero! Matteo, che facciamo? Il dottore ci metterà un po

Metodo di mamma Anna!

Che?

Matteo strappò il lenzuolo, corse al bagno.

Marta, prendi la tachipirina! E tanta acqua, deve bere!

Fu una notte surreale, un vortice di sudore, lacrime, parole rotte in mano al tempo. Francesca non sapeva più se ridere o piangere, ormai certa che aveva davvero cinque figli.

Il medico non le disse nulla di duro, guardando la donna in pigiama zuppo che piangeva abbracciando la bambina.

È caduta?

Chi, la bambina? Ha sbattuto? Capogiri? Ha vomitato?

No! Io! Voglio dire la febbre, non la bambina!

Ah, la febbre! Meno male. Domattina chiami il pediatra. Buona notte.

Lalba sorprese Francesca nella stanza dei ragazzi. Aprì gli occhi su una forma bizzarra appesa al muro.

Cosè? bisbigliò a Marta, seduta con un libro accanto a Sofia, che dormiva.

Mamma è un acchiappasogni. Labbiamo finito io e Gina. Nicolò lha trovato nel libro nuovo. Protegge dai brutti sogni! Ma credo che qui non serva più.

Perché?

Perché Sofia ora ha già un acchiappasogni vero.

Ah sì?

Certo! Sei tu! Stanotte ti teneva la mano e non urlava più. Tu hai preso i suoi incubi. Vero?

Forse Sai cosa dico?

Che?

Che qui cè più di uno scacciaincubi.

Quanti?

Conta! Tu, Gina, Nicolò, papà, io Nonna, se dorme qui, nonno Tanti! Francesca si voltò a cercare lorologio e si stupì. Che ora è?!

È quasi mezzogiorno, mamma! Papà mi ha detto di non svegliarti.

Ma Lorenzo avrà fame!

Ci ha pensato papà col biberon. E poi sono arrivate le nonne! Sì, tutte e due! Anna ha detto che resta un po. Anche nonno arriva nel weekend. E la nonna Lucia rimane pure lei. Hanno discusso un po ma ora bevono il caffè. Ah, e Anna ci ha portato un pulcino vero! Piccolissimo! Nicolò non si stacca dalla scatola in cui lha messo. Mamma, posso prendere un gatto? O un cane? Una casa grande e nessun animale è strano!

Nicolò infilerà il naso dalla porta, dicendo di non fare rumore, che il pranzo è pronto. Poi verrà a rannicchiarsi vicino al letto della sorella, sentendo la mano della mamma e abbandonandosi alla felicità.

Anna entrerà col piccolo Lorenzo in braccio, guarderà Francesca, spingendo i bambini a tavola.

Il pranzo arriva qui! Come sta?

Francesca, distesa, stringendo Sofia e sorridendo:

Niente più febbre

Ottimo! Se la scorda in fretta, vedrai! Gli psicologi Serve amore, serve una casa dove ci si sente sicuri. Così passa tutto. E cosè quello?

La strana creazione attirerà Anna, che sorriderà sentendo:

È lacchiappasogni! Le ragazze lhanno fatto per far star tranquilla Sofia.

Bravissime! Lamore cè, la casa pure, il resto il tempo, Francesca, il tempo. Lui guarisce.

Francesca segue la suocera con lo sguardo e soffia sulla fronte ancora tiepida di Sofia, per scacciare lombra che ancora laccompagna nei sogni.

Via! Non toccarla! È nostra!

Dal corridoio arrivano le voci chiassose dei bambini, Anna ride, ridacchia pure Lucia, stupendo tutti, suona il clacson di Matteo tornato per il pranzo, e Francesca sorride ancora, cullando Sofia.

E ora va proprio bene così Tutti al loro posto, tutti a casa, tutti famiglia.

O forse qualcuno ancora manca. Chissà Il tempo lo dirà.

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