Ma dai, sta solo manipolando mio marito! sbottava Margherita.
Margherita fissava lo schermo del cellulare e sentiva quel fastidio familiare crescere dentro, come una pentola che bolle.
Giulio la chiamava per la terza volta quella sera.
Marghe, scusa davvero la voce era stanca, colpevole, così conosciuta Lo so, avevamo detto teatro, ma Ecco, Martina dice che Pietro ha la febbre a quaranta. È sola e non ce la fa da sola. Lo capisci anche tu, vero?
Margherita capiva. Fin troppo bene.
Giuli, i biglietti li abbiamo già comprati cercò di rimanere calma, anche se dentro avrebbe voluto urlare È più di un mese che aspettiamo questo spettacolo!
Lo so, amore. Ti prometto che ti recupero, davvero. Ma è un bambino, non posso lasciarlo da solo.
Quando riattaccò, Margherita chiamò subito la sua amica.
Lara, ma ti rendi conto?! iniziò a camminare avanti e indietro per il salotto, gesticolando Ancora! Terza volta in un mese: o il figlio si ammala, o lex rompe la macchina, o salta fuori qualche emergenza!
Marghe, magari davvero il bambino sta male azzardò Lara, cauta.
Sì, lo so! Margherita si lasciò cadere sul divano I bambini si ammalano, capita! Ma la cosa strana è che lei DEVE chiamare sempre e solo Giulio! Non ha genitori, non ha amiche, nessuno?
Beh
Eh, beh niente! scattò Margherita Lei lo controlla, Lara! Giulio è troppo buono e non vede! Lo sa benissimo che lui mollerebbe tutto per correre da lei. E ci marcia sopra.
Lara sospirò dallaltra parte del telefono.
Sei sicura che sia tutta colpa sua?
E di chi sennò?! Margherita si bloccò.
Non so pensaci. Se una chiama lex marito e lui molla tutto per lei ogni volta, chi manipola chi?
Margherita aprì la bocca, poi la richiuse. Sentì una fitta sgradevole nello stomaco.
Lara, non dire cavolate tagliò secca Giulio è un papà in gamba. Non può voltare le spalle a suo figlio, tutto qui.
Va bene, ok Lara chiuse largomento velocemente. Ma quel ok rimase lì, come una scheggia piccola e fastidiosa.
Giulio rientrò che era notte fonda. Stanco, spettinato, laria di chi si sente in colpa.
Perdonami, sono uno sciocco, lo so la abbracciò da dietro, infilando il naso tra i capelli Ti ricompro i biglietti, ti giuro, anche meglio! Promesso.
Margherita fissava fuori dalla finestra. Quante volte aveva sentito quella promessa? Cinque, dieci, venti? Sempre la stessa frase: Ma tu capisci, vero?
Capisco, sì, pensava. Ma cosa davvero sto capendo, non si sa.
E poi i piccoli segnali iniziarono ad accumularsi.
Allinizio quasi senza far rumore, come la polvere che si posa sullo scaffale: sembra che non ci sia, poi passi il dito e la vedi. Un velo grigio.
Margherita notò che Giulio aveva smesso di lasciare il cellulare in giro. Prima lo lasciava dovunque: sul tavolo, sul divano, perfino in bagno. Ora invece lo portava ovunque, anche solo per bere un bicchiere dacqua.
Giuli, come mai ti porti sempre dietro il telefono? chiese una sera, cercando di essere casuale.
Eh? Ah, così. È labitudine del lavoro, là suona sempre.
Vabbè.
Poi, cercando di segnare sul suo cellulare la data per recuperare il teatro, Margherita vide il calendario. Appuntamenti: Prendere Pietro allasilo ore 16:00, Portare documenti dellauto a Martina, Chiamare M. per vaccino.
M. era ovviamente Martina.
Giuli disse mentre aggiungeva zucchero al tè già sciolto Ma lo sai quando ho la discussione della tesi?
Lui alzò gli occhi dal piatto.
La tesi? Eh, a maggio, mi pare?
A marzo. Fra due settimane.
Ah, giusto. Scusa, sono davvero rincoglionito ultimamente.
Dimentica la cosa più importante di me, ma per lei si ricorda tutto alla perfezione.
Poi cerano i soldi.
Margherita trovò quasi per caso lestratto conto Giulio laveva lasciato sul tavolo. Tre bonifici da cinquecento euro luno. Destinataria: M. Rinaldi.
Giuli, cosè questa roba qui? chiese, sventolando il foglio.
Non arrossì nemmeno. Sospirò soltanto.
Aiuto Martina un po. Sua mamma sta male, servivano i soldi per le medicine. Poi a Pietro serviva il corso di nuoto Sai, è sola con un bambino.
Millecinquecento euro in tre mesi, Giuli.
E allora? È mio figlio! Dovrei lasciarli in mezzo alla strada?!
Margherita rimise il foglio a posto.
No. Certo che no. Solo che strano tu non me labbia detto, tutto qui.
Ma non lho fatto apposta! È che tu poi ti metti a fare queste scene…!
Quel queste scene aveva il tono di una ramanzina alla pazza gelosa di turno.
E poi cera stata quella volta in macchina.
Margherita seduta davanti, trova sul sedile posteriore un disegno da bambino. Una casa, i fiori, il sole, tre persone. Papà, mamma, Pietro. Lei non cè.
Margherita lo soppesa tra le mani. Sul retro, scriveva Pietro: Per papà, da Pietro. La nostra famiglia.
Giuli lo chiamò a bassa voce.
Sì?
Questo da dove viene?
Lui guardò distrattamente.
Ah, lha fatto Pietro. Bello, vero? Ha un sacco di talento.
Lei fissò il foglio, poi lui, poi ancora il foglio.
Giuli qua cè scritto la nostra famiglia.
Eh sì. Ma è piccolo, ancora. Per lui, la famiglia è lui, Martina e io. La psicologia dei bimbi, sai comè.
Margherita ripose il disegno, rimase dritta. Si allacciò la cintura e fece tutto il viaggio in silenzio.
Poi Martina cominciò a presentarsi di persona.
Prima con la scusa di ritirare un pacco di Pietro che era rimasto da Giulio. Poi per parlare delle vacanze estive. Poi ero in zona, sono passata un attimo.
Martina era sempre gentile. Pacata. Sorridente.
Ciao Margherita! come fossero vecchie amiche Non disturbo, vero? Giulio cè?
E ogni volta, dopo una sua visita, Giulio diventava distante. Pensieroso. Rispondeva monosillabi, guardando nel vuoto.
Che hai? chiedeva Margherita.
Niente, sono solo stanco.
Margherita si sentiva sempre di più unestranea. Quella che sta in mezzo e disturba.
Poi, una sera, sentì per caso una telefonata.
Giulio era in bagno, certo che la porta fosse chiusa. Invece era solo accostata e Margherita udì:
Marti, non piangere Ti aiuto io, ci sono sempre Lo sai, sono sempre qui.
La voce dolce. Quasi una carezza.
Margherita si allontanò, sedette sul divano. E capì.
Non era Martina a manipolare lui.
Era lui a permetterlo.
Perché era più semplice così.
Margherita covò tutto dentro per tre giorni.
Nessuna crisi, nessuna scenata. Solo occhi aperti. Come uno studioso che osserva un insetto raro sotto la lente, calma, impassibile.
E cosa vide?
Giulio conosceva orari di Martina meglio dei suoi. Quando Pietro aveva lasilo, i corsi, quando Martina aveva visite mediche. Tutto annotato. Della discussione della tesi di Margherita, nemmeno lombra.
Continuava a scrivere messaggi. Vibrazione continua del telefono, lui che correva a leggere, rispondeva in fretta. La faccia addolcita da un senso di colpa, quasi stesse facendo qualcosa di proibito.
Una sera, quando lui era in doccia, il telefono squillò. Margherita lesse: Martina.
Quasi senza pensarci, rispose.
Giulio? la voce era rotta dal pianto Giulio, puoi venire? Sto malissimo. Non so a chi rivolgermi.
Silenzio.
Giulio? Mi ascolti? Non ce la faccio più. Per favore. Tu sei sempre stato qui per me.
Margherita chiuse la chiamata. Zittì il cellulare, si sedette sul divano e si mise a ridere.
Mamma mia, che stupida sono stata. E cieca.
Giulio uscì dalla doccia, coi capelli bagnati e lasciugamano ai fianchi.
Ti ha chiamato Martina disse pacata.
Lui si fermò.
Ma hai risposto tu?!
Sì. Margherita si alzò, lo guardò negli occhi. Era in lacrime. Diceva che ha bisogno di te. Che sei sempre stato lì per lei.
Lui in silenzio, cercava le parole. Si vedeva che girava su mille pensieri.
Senti Martina sta vivendo un momento difficile. Non ha nessuno. Solo io. Non posso lasciarla sola!
Lasciarla? Margherita sorrise fredda Giuli, siete separati da quattro anni. Non è più tua moglie. È la tua ex. Lhai già lasciata tanto tempo fa.
Ma abbiamo un figlio insieme!
E questo cosa vuol dire, scusa? Che devi correre tutte le volte che lei chiama dicendo Pietro come parola magica? Che fai bonifici nascosti? Che ti ricordi la sua agenda meglio della mia?
Stai esagerando!
Io?
Sentì una corda spezzarsi dentro. Raccolse la borsa, iniziò a mettere via le sue cose.
Giuli, mi sono convinta a lungo che fosse lei il problema. Che ti manipolava, che usava il figlio come scusa. Che fosse una strega incapace di lasciarti andare.
Si fermò alla porta.
Invece la verità è che il problema sei tu. Le permetti di fare così. Anzi, ti piace anche. Perché così hai due vite. Lex che ha sempre bisogno, e quella nuova che sopporta in silenzio. E tu non scegli mai. Perché è comodo così.
Marghe, non andartene!
Non sto andando via disse sottovoce Esco. Da questo triangolo in cui sono sempre la terza. Io non sto combattendo contro la tua ex moglie. Esco e basta, dalla vostra partita.
Giulio rimase lì, in mezzo al soggiorno, fradicio e confuso.
Marghe, dai parliamone
Non cè niente da dire. Lei si infilò la giacca Tu la tua scelta lhai già fatta tempo fa. E io ero troppo ingenua per accorgermene. Ma ora vedo tutto, limpido.
Aprì la porta.
Ciao, Giulio. Salutami Martina. Dille che ora può chiamarti quando vuole.
La porta si richiuse piano.
Un mese dopo, Margherita era a un bar con Lara.
Allora, come stai? chiese Lara, facendole un sorriso gentile.
Bene. E per la prima volta Margherita lo disse davvero. Davvero bene.
La prima settimana era stata dura: una fitta nel petto, la tentazione di chiamare o scrivere. Ma aveva resistito. Affittato un monolocale tutto suo, trovato un lavoretto extra, si era pure laureata.
Giulio laveva cercata. Molto. Messaggi lunghi, scuse, promesse.
Margherita, perdonami. Ho capito tutto. Avevi ragione. Diamo unaltra possibilità?
Margherita non rispondeva. Perché ormai sapeva che non avrebbe cambiato nulla. Il problema non era Martina. Era lui. E fino a quando non lo capiva davvero, non sarebbe mai cambiato niente.
Lui come sta? domandò allora Lara.
Lui chi? Margherita alzò le spalle.
Giulio, chi sennò?
Ah. Non so, non lo sento più.
Per un attimo, silenzio.
Ma non ti penti?
Margherita ci pensò. Si sentiva pentita? No. Stranamente, no. Provava altro: sollievo. Come se si fosse tolta uno zaino di pietre dalla schiena, che si portava dietro da mesi.
Ho scelto. Margherita finì il suo cappuccino Per lui. E per me.
Lara sorrise.
Sei stata forte.
Macché rise Margherita Semplicemente sono diventata adulta.
Giulio rimase solo.
Martina, alla fine, smise in fretta anche di chiamare. A quanto pareva, senza Margherita come spettatrice, il gioco non aveva più gusto. E quando Giulio provò a ricucire il rapporto con lei, trovò solo freddezza.
È stata una tua scelta allora gli disse Martina calma Ora vivila. Io ho la mia vita, non ho più bisogno del tuo aiuto.
Giulio provò a riprendersi Margherita: sotto casa, fuori dal lavoro, messaggi su messaggi. Ma lei niente, irremovibile.
Giuli, lasciami andare gli disse, lultima volta E lascia andare anche te stesso. Noi due non siamo fatti per stare insieme. Tu hai sempre voluto avere due vite. Io ne voglio una sola. Vera.
Margherita camminava per le vie di Milano, la sera calava dolce, e rifletteva su come cambia la vita. Aveva sempre avuto paura di rimanere sola. Di perdere Giulio. Ma quando era successo, aveva scoperto che non aveva perso proprio niente.
Perché chi non sa scegliere, non può dare nulla di vero.
E lei meritava solo una cosa vera.
Secondo te, ha senso che lui provi a riprendersi la prima moglie, ora che con me non ha funzionato?





