6 maggio 2024
Diario di Lidia
È la fine. Mi sono appena tamponata gli angoli degli occhi con il mio fazzoletto di lino bianco, un gesto quasi teatrale che ha mandato in confusione Giovanni, mio marito. Lidia, che succede? È per le tue gocce?
Ah, quelle sue famose gocce per il cuore. Lascia perdere le gocce, Giovanni! Ma ti rendi conto?! È una vergogna! Una macchia sulla nostra famiglia! Guarda tua figlia neanche un segno di pentimento!
La mia unica erede, Beatrice Bernardi, non dava proprio laria di una peccatrice pentita. Nessuna scena drammatica, né lacrime di dolore. Macché! Lei seduta sulla veranda, le gambe lunghissime appoggiate sul corrimano proprio come quelle della nonna, la nostra ammiratissima prima ballerina della Scala mangiava ciliegie fresche dal piatto di ceramica, gettando i noccioli tra i cespugli con abilità olimpica. Ogni suoi gesto mi faceva sospirare dindignazione.
Beatrice! Smettila, immediatamente! Così non si fa; dobbiamo parlare seriamente!
Sono corsa dentro a prendere le mie gocce. Giovanni lha osservata, preoccupato e tenero. Bea, stai scherzando?
No, papà. Non scherzo affatto. Dille pure che ogni suo tentativo di organizzare questo matrimonio è inutile. Non sposerò Massimo. Che non si faccia illusioni.
Hai il cuore di ghiaccio, figlia mia!
Dai papà, non esagerare.
Non potresti ripensarci?
No. Gli ho già detto di no. Abbiamo chiarito tutto oggi. Non ci sarà nessun matrimonio.
Dalla sala si sentivano i lamenti melodrammatici di mia madre, e Giovanni è corso subito a soccorrerla. Io mi sono limitata a prendere unaltra ciliegia.
Oddio, come lo dico a tutti? Il ristorante è già prenotato, i biglietti distribuiti!
Mamma, non ti ho chiesto io di spedire gli inviti! ho risposto piano. Hai fatto tutto da sola. Ora arrangiati.
È crudele, Beatrice. Volevo solo il meglio per te.
Invece come al solito è venuto fuori un disastro. Chissà perché, eh mamma? E mi sono stiracchiata. Io la mia vita voglio sceglierla io. Che rabbia, vero?
Ancora urlava, disperata. Beatrice! Cosa ti salta in mente?!
Niente di che! Ho preso le tazzine che non aveva toccato e il tè ormai freddo, ignorando la sua tragedia. So già tutto quello che mi dirai! Figurati se non so lavare tre tazze senza romperle.
In cucina mi son venute certe riflessioni. È tutta colpa della nonna! diceva sempre mia madre. E sì, la leggendaria Regina, la suocera, era stata per lei un tormento sin dai primi giorni di matrimonio. Io lavevo sempre sentito dire: essere moglie in una famiglia come la nostra, in cui tutti sono artisti tranne mamma, che fa la dentista è come stare in mezzo al gran teatro della Scala ogni giorno.
Regina, la nonna, indimenticabile, aveva sempre il tocco sarcastico pronto alluso: Lidia, che profumo hai oggi? e poi si tappava il naso fingendo discrezione. Forse basterebbe una sola goccia, cara, non tutto il flacone! E mamma, che amava esagerare con le fragranze, ci rimaneva male.
Dai, pensavo, è sempre stato così: battibecchi, scontri, poi complicità. Mia nonna era un monumento allo stile, riconosciuto anche al Teatro alla Scala, e mia madre, pur tra le arrabbiature, ha dovuto accettare linflusso. Quando poi sono nata io, tutto si è riappacificato: nonna mi adorava e passava con me ogni minuto che poteva.
Mamma però non parlava mai del suo passato. Con papà raramente, forse una volta sola. So solo che, prima di me, aveva vissuto ore buie che non voleva condividere con nessuno. Sempre al collo, un piccolo medaglione con la foto di un bimbo dai riccioli doro. Non lha mai aperto. La nonna materna affidata al piccolo Paolo così lo chiamava. Poi una tragedia destate: finestre aperte, un attimo di distrazione per comprare il latte in quel quartiere di Torino e Paolo, due anni appena, non cera più. Per mamma fu la fine.
Dopo la separazione dal primo marito, si trasferì a Milano, lasciando con quel doloroso strappo tutto il passato alle spalle. Viveva come una centenaria stanca, senza riuscire a sentire più niente.
Poi papà, Giovanni il suo sorriso di paziente in studio la fece arrossire come una ragazzina. Un anno e lui la aspettava ogni sera uscendo dal lavoro. Quando le ha chiesto di sposarlo, mamma era spaventata. Non voglio figli, disse. Ti racconterò il perché, con pochi dettagli. E se non vorrai più vedermi, capirò. Nonna Regina, alla richiesta di papà, però rispose con un sorriso: Ama, Giovanni. Lamore è un tesoro che non capita spesso, e pesa. Ma vedrai che la forza ti verrà.
Ricordo quando, poco dopo, ho scoperto di essere incinta, e la prima persona a cui mamma lo disse fu nonna Regina, appena rientrata da una crociera. Lei, inossidabile: Andrai dalla mia amica Sofia, la migliore ginecologa del San Raffaele. E io, tra timori e lacrime, mi sono lasciata accompagnare da questa donna sempre forte.
Beatrice era nata urlando e la nonna aveva commentato: Una bellezza cesellata! Brava, Lidia! Eppure, la famosa Regina lasciava la pelliccia nella hall e andava di mestolo fra fornelli e bacinella, a cantare filastrocche mentre lavava le tutine.
Mia madre non si era mai riconciliata davvero con la propria madre, ma Regina un giorno le disse: Vai a trovarla. Non sarai mai in pace se non affronterai questa conversazione. Per te, per te stessa e per tua figlia.
Dopo il viaggio a Torino, mamma tornò diversa ma non serena. Era tormentata dallansia per me; mi controllava in ogni cosa, e questo creava tensioni anche con papà. Regina vide giusto: Mettetela a danzare, lasciatela libera! Così sono finita in una scuola di danze standard con Massimo, ragazzo timidissimo scelto come mio partner. Piano piano abbiamo vinto il nostro primo trofeo, e negli anni siamo diventati una coppia fissa di ballo. Da fuori, tutti pensavano ci fosse dietro una storia damore.
Mamma però aveva altri piani Quando dopo la maturità annunciò la sua decisione: Voglio fare Medicina, lei già aveva prenotato la sala, gli inviti e sognava la mia vita con Massimo. Un matrimonio dautunno! Ma io non avevo neanche deciso cosa fare il giorno dopo
Sposa Massimo, poi potrai studiare, disse con la sua tipica ostinazione. Io mi sono ribellata, sono scappata a stare da nonna Regina. Mamma, la vita è mia! Ed è qui che, con tutto il dolore, le nostre strade si sono temporaneamente divise.
Papà, sconvolto, tentava di mediare. Vuoi davvero piangere ogni notte abbracciando il cuscino di Bea, invece di stringerla a te, viva e vera? Non riesci a vedere quanto soffri?
Confusa, arrabbiata e stanca, mamma alla fine ha seguito il consiglio di papà. Siamo riuscite a riavvicinarci. Sola, in una stanza, ci siamo parlate davvero: di paure, di colpa, damore. E piano piano, fra lacrime e abbracci, la mia famiglia ha ritrovato un suo equilibrio.
Ma la vita, si sa, è imprevedibile come la cucina della nonna, e le sorprese non finiscono mai. Appena specializzata, al primo turno in Pronto Soccorso, mi portano durgenza un caso di appendicite Era Massimo! Ti fidi? gli chiesi prima di portarlo in sala. Di te? Sempre, sorrise.
Oggi, tre anni dopo, spalanco il cancello del vecchio cortile di famiglia a Parma, e mentre cammino verso la casa vedo mio figlio Paolo sì, lho chiamato così che corre incontro alla nonna Lidia. Dai, fammi vedere come sai correre, amore!
Nonna! grida Paolo, tuffandosi tra le sue braccia.
Mamma, tutto bene? E la nonna Regina?
È partita per la Riviera Ligure a trovare il suo nuovo compagno uno scultore, o forse un pittore, va a sapere! Te la racconterà lei quando torna. E Massimo?
Sta parcheggiando. La carne è quasi pronta, papà tira fuori la crostata dal forno. Laviamoci le mani e sediamoci tutti a tavola! Dopo metto Paolo a letto e arrivo!
Certo, ma lo sappiamo che ti fermerai a cantargli la ninna nanna!
E sarebbe forse un male? Mamma ride, baciando Paolo.
No, mamma. È la cosa più bella di tutte.
Ecco, il vero scandalo di casa Bernardi è sempre stato solo questo: volersi troppo bene.





