Una vergogna, davvero, pensava Nicola, guardando il campo dallerba alta e la terra cruda. In tutti gli orti dei vicini è già tutto a posto, mentre il nostro sembra uno sfregio, un pugno in un occhio. Lo farei io, certo, lo farei anche da solo Ma lartrite mi tiene fermo, e tua madre con la schiena che a malapena si piega.
Michele disse Nicola, stringendo il berretto tra le mani , sono venuto per chiederti se ci aiutate, tu e tua madre, a raccogliere le patate dallorto. Tutto il paese ha già sistemato, qui pare una maledizione. Lo farei anche da solo, ma non ce la faccio proprio, e tua madre, poverina, sta a letto da tre giorni con la schiena bloccata.
Michele, indossando gli stivali, sbuffò:
E insomma, papà, ogni anno pianti mezza provincia di patate! Non soffriamo la fame, mi pare! Oggi non posso davvero, devo andare in centro da Rossano.
Nicola avrebbe voluto rispondere per le rime, ma si trattenne. Sospirò, fece spallucce e uscì. Nel cortile, prese la forca e zoppicando si avviò allorto.
Anfisa, coprendo la schiena dolorante con uno scialle spesso, corse dietro a lui.
Dici che verranno, i figli?
Nicola sbottò:
Dài, non illuderti. Prendi il secchio e raccogli la patate, va. Cinque figli, cinque! Neanche uno che abbia voglia di aiutare sta povera gente. Forza, vecchia mia. Almeno per stasera, facciamo quello che possiamo.
Intanto Elena, moglie di Michele, lo rimproverava in cucina:
Ma che razza di famiglia siete Si fa sempre tutto per proprio conto, mai che troviate il tempo per aiutare i vostri. Che vergogna, Michele. Se i miei fossero ancora vivi, volerei da loro, altro che
Michele avvolse la moglie tra le braccia:
Hai ragione, non ci facciamo proprio onore. Viviamo a due passi, ma non ci vediamo mai. Ascolta, domani prendo un permesso a lavoro, e tu senti gli altri.
Elena prese il telefono e la rubrica.
Come?! Sempre col lavoro ma allora nessuno ha mai tempo! Prendetevi un giorno di permesso, che vi costa? Non vi fanno vergognare, i nostri vecchi si spezzano la schiena e voi niente. I bambini? Portateli con voi! Aria, natura, migliore che restare incollati al tablet sul divano. Vi aspettiamo, nessuna scusa!
Un po con le buone, un po minacciando, Elena convinse tutti.
Nel frattempo, nonno Nicola si era fermato a riprendere fiato.
Eh, Anfisa, qui arriveremo a scavare finché non nevica. E chi li vuole tutti questi sacchi di patate! È sempre la solita storia: E se ai figli non basta?. Ma dove sono, i tuoi figli? Neanche un dito, non muovono, queste mani di seta! Ti ricordi comera una volta? In gruppo, quattro risate, a mezzogiorno era già tutto finito Che tempi.
Anfisa tese lorecchio:
Nicò, ma non senti rumore? Vai a vedere, qualcuno sarà mica arrivato…
Nicola si avviò al cancello barcollando, e subito dal cortile partirono voci e risate. Anfisa, sostenendosi la schiena, uscì e vide la scena.
Dio mio! Che folla! Sono arrivati figli e nipoti che gioia!
Allora, papà, dove stanno pale, forche, secchi? ordinava Michele con grinta.
Con gli occhi lucidi, Nicola rispose brusco:
Sempre lì dove stanno da cinquantanni! Dacci sotto, che perdiamo tempo!
Tutti si lanciarono nel lavoro: chi scavava, chi raccoglieva, chi portava le patate sotto al portico ad asciugare. Anfisa fu spinta in casa, ché le nuore volevano cucinare per tutti, ma la padrona di casa non si dava pace: consigliava da una finestra, rimproverava dallaltra, sempre attenta che tutto andasse bene.
Intanto, nellorto, era quasi una festa.
Ti ricordi, Michele, quando da piccoli mi hai tirato una patata in testa? Ora te la ridò rideva Sergio lanciando uno sguardo complice.
Nicola li guardava, borbottando tra il serio e il faceto:
Eh, sì, giocate pure, che letà ancora vi regge! Però siete ancora come bambini!
Finalmente tutto era pronto. Le patate raccolte, le foglie radunate in un angolo, e sotto la tettoia il raccolto ordinato con cura. Era lora di merenda.
Tavolata lunga, profumo di minestrone e focacce appena sfornate, abbracci e ricordi dinfanzia. Anfisa, di tanto in tanto, si asciugava gli occhi: erano proprio in gamba, i suoi figli.
Dal cancello passavano i vicini. Salutavano, si fermavano per una battuta, qualcuno rimaneva a guardare con una punta di nostalgia, pensando ai figli lontani.
Ad un tratto, Elena si chinò allorecchio di Michele:
E al lavoro, che hai detto?
Lui la cinse per le spalle con dolcezza:
Ho detto la verità: che i miei vecchi hanno bisogno. Il capo mi ha lasciato andare subito, ha detto che aiutare i genitori per noi italiani è una cosa sacra.
Non dimenticate mai i vostri genitori. A volte fanno fatica a chiedere aiuto, o a imporsi, ma non cè niente che li renda più felici della vicinanza dei propri figli.


