Non ho mai amato mia moglie, anche se gliel’ho detto cento volte. Non era colpa sua: abbiamo sempre vissuto bene insieme

Non ho mai amato mia moglie, anche se glielho ripetuto cento volte nei sogni dove le parole sembrano galleggiare nellaria come piume di polvere luminosa. Non era certo colpa sua: la nostra vita insieme scorreva tranquilla, come un fiume pigro nelle campagne intorno a Firenze. Lei non alzava mai la voce, non mi rimproverava, anzi era sempre gentile, paziente, carezzevole. Eppure, in questa serenità perfetta mancava qualcosa di invisibile: lamore, che non si lasciava mai trovare, come un gatto randagio fra vicoli nascosti di Trastevere.

Ogni notte mi infilavo nel letto e riaprivo gli occhi con lo stesso pensiero pesante: vorrei finalmente lasciarla, andare via per scoprire, forse, una donna che potrei amare davvero. Ma in questa città onirica, fatta di ombre di lampioni e mormorii di fontane, mi chiedevo: ce la farei davvero? Accanto a Giulia mi sentivo sempre al sicuro. Oltre a essere una vera maga tra pentole e stoviglie, con una grazia naturale che stupirebbe le matriarche più severe di Palermo, mia moglie era anche bellissima. Gli amici, seduti davanti a bicchieri di Chianti, ancora oggi mi guardano con negli occhi quellinvidia che non osa essere svelata, tutti a domandarsi: Come ha fatto lui, così normale, a sposare una come lei? E nemmeno io lho mai capito perché Giulia avesse scelto proprio me.

Un uomo qualunque, un volto anonimo fra la folla del mercato di Porta Portese. Ma lei mi amava, come le donne si innamorano degli eroi nei romanzi di Moravia o come nei sogni che non si ricordano al mattino.

Quella sua dedizione luminosa mi toglieva il sonno, e la sua bellezza mi tormentava come un quadro antico che non riesci a guardare abbastanza. Immaginavo il momento in cui sarei fuggito da quella casa con i pavimenti che odorano sempre di limone e lavanda e lei, rimasta sola, avrebbe trovato subito qualcuno più ricco, più bello, più fortunato. Mimmaginavo giacere sveglio, consumato dallidea delle sue mani intrecciate con altre, il suo sorriso rivolto a uno straniero. Giulia era mia, eppure non la amavo, e forse non lavevo mai amata. Mi ero sposato solo per vanità perché accanto a me camminava una donna così bella che ogni sguardo invidioso era una carezza al mio ego.

Eppure non si può vivere una vita intera senza amore. Avevo creduto di farcela, mi sbagliavo. Nella cucina col profumo di pane tostato e il ticchettio delle tazzine mi convinsi che era arrivato il momento di parlare chiaro.

Domani glielo dirò, sussurrai nel limbo tra la veglia e il sogno, e quella notte finalmente la stanchezza mi cullò.

La mattina, davanti al caffè che borbottava ancora nella moka, trovai un coraggio liquido:

Giulia, siediti un attimo. Devo dirti una cosa.

Ascolto, amore, rispose lei, con quella voce morbida come un cannolo.

Immagina che ci lasciamo, ognuno a vivere in un angolo diverso di Milano

Giulia fece una risatina onirica, il cucchiaino tintinnava nel cappuccino:

Che fantasia! È una specie di gioco?

Ascolta fino in fondo, è importante per entrambi.

Va bene, ci provo. Ho immaginato.

Dimmi la verità: se me ne andassi, troveresti subito qualcun altro?

Marco, ma cosa ti prende? Perché mai dovresti andartene da casa nostra?

Perché non ti amo. Non ti ho mai amato.

Cosa? Stai scherzando? Non capisco

Vorrei lasciarti, ma non posso sopportare lidea che tu stia con un altro.

Allora Giulia rimase in silenzio, il tempo di un sogno breve, poi disse con una serenità irreale:

Uno meglio di te non potrei trovarlo, puoi andare senza temere. Non ci sarà nessun altro.

Me lo prometti?

Ma certo, sussurrò, e la stanza sembrò allargarsi come in un dipinto di de Chirico.

Aspetta, e io dove vado?

Davvero non hai un posto?

No, abbiamo trascorso tutta la vita insieme Forse ci toccherà invecchiare insieme, in fondo.

Ma no, non preoccuparti. Se ci separano, vendiamo la casa e ne prendiamo due più piccole, una per uno.

Davvero? Non me lo aspettavo Perché sei così gentile con me?

Perché ti amo. E quando ami davvero, non puoi trattenere laltro con la forza.

Passarono alcuni mesi dissolti come nuvole nel paesaggio irreale delle Alpi e alla fine il nostro matrimonio svanì come una nebbia al sole. Qualche settimana dopo seppi che Giulia non aveva tenuto fede alla sua promessa: aveva già trovato un altro uomo, e la casa, ereditata dalla nonna, non aveva nessuna intenzione di dividerla.

Io rimasi solo, solo come una statua dimenticata in un cortile di Venezia. Come si fa a fidarsi delle donne dopo aver vissuto una storia così? Non saprei proprio dire

Cosa ne pensate di Marco?

Questo racconto nasce da una storia vera che un nostro lettore ci ha confidato tra i vapori di un sogno italiano. Ogni somiglianza con persone o luoghi reali è pura coincidenza. Tutte le immagini di questo articolo sono solo evocazioni surrealiste.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

17 + 20 =

Non ho mai amato mia moglie, anche se gliel’ho detto cento volte. Non era colpa sua: abbiamo sempre vissuto bene insieme