Se ne è andato, meno male
Ma come sarebbe “numero non raggiungibile”? Cinque minuti fa parlava con qualcuno! Giulia era ferma in mezzo al corridoio, il telefono incollato all’orecchio.
Buttò un occhio alla credenza.
La scatolina dove teneva i suoi gioielli era al suo posto. Però qualcosa non andava: il coperchio era socchiuso, non ben chiuso come al solito.
Mario! chiamò verso il resto dellappartamento. Sei in bagno?
Giulia si avvicinò con cautela alla credenza. Quando toccò il legno lucido, una gelata le corse giù per la schiena: dentro la scatola non cera più nulla. Vuota. Neanche lo scontrino del negozio, quello che usava come segnalibro, era rimasto.
Insieme ai gioielli erano spariti anche i contanti. Certo, quelli glieli aveva dati lei stessa…
Mamma mia… sospirò, lasciandosi cadere a terra. Ma comè possibile? Ieri discutevamo pure delle nuove tende per la camera… Mi avevi promesso la vacanza a Rimini in agosto…
E pensare che tutto era iniziato in modo banalissimo. Lestate scorsa, a giugno, la sua piccola Fiat Panda aveva dato i numeri con il pistone bloccato.
Allofficina le avevano chiesto una cifra mostruosa, così Giulia, arrabbiata nera, si buttò sul gruppo Facebook AiutoMeccanici Roma.
“Ragazzi, sapete se si può sbloccare un pistone dei freni da sola, se si è grippato? scrisse, allegando la foto della ruota lurida”.
I commenti arrivarono subito. Cera chi le diceva “lascia stare che è meglio”, chi suggeriva pezzi di ricambio nuovi.
Poi arrivò un messaggio da un certo utente Mario85:
“Signorina, non dia retta. Compri una bomboletta di WD-40 e un kit guarnizioni da 30 euro.
Togli la ruota, fai uscire il pistone premendo il freno, ma non troppo. Pulisci con il liquido apposta, ingrassa tutto.
Se il cilindro non è rovinato, vedrai che va una meraviglia”.
Giulia si soffermò su quel consiglio. Era scritto chiaro, senza sproloqui.
“E se il cilindro è rovinato?” rispose lei.
“Allora bisogna cambiarlo. Però dalla foto lauto sembra tenuta bene, dubito sia così grave. Se hai altri dubbi, scrivimi pure in privato, ti spiego”.
E lì è scattata la scintilla.
Mario era incredibilmente ferrato con le auto.
In una settimana le aveva fatto lezione su cambio olio, candele e pure su che refrigerante era meglio evitare.
Giulia si beccava a pensare di continuo ai suoi messaggi.
Senti Mario, tu mi salvi ogni volta gli scrisse a fine luglio quasi quasi ci becchiamo, ti offro un caffè. O magari qualcosa di più strong, per celebrare tutti questi soldi risparmiati!
Rispose solo dopo ore. Passarono circa tre ore prima che il telefono vibrasse.
“Giulia, mi farebbe tanto piacere. Davvero. Ma sono in trasferta. Lunga, proprio allestero diciamo”.
Addirittura? E dove?
Lontano. Più lontano di così non si può. Non voglio prenderti in giro. Tu mi piaci tantissimo… però la trasferta non è lavoro. Sono dentro, in carcere. Se ti dice qualcosa: Rebibbia.
A Giulia il telefono cadde sul divano. Tutto in petto si strinse.
Un detenuto? Lei, rispettabile impiegata amministrativa in una ditta grossa, da due settimane chattava con un carcerato?
Per cosa? digitò, tremando.
Truffa aggravata. Ho fatto una sciocchezza, mi hanno fregato, ci ho messo del mio. Quasi finito, meno di un anno e sono fuori. Se vuoi, cancella tutto, ti capisco.
Giulia non rispose. Lo bloccò e per tre giorni fu uno zombie. I colleghi anche a domandarle se avesse la febbre.
Lei aveva in testa una domanda sola:
Ma perché? Perché uno così intelligente, in gamba, con le mani doro… finisce lì dentro?
Dopo una settimana le arrivò una mail Mario aveva chiesto il suo indirizzo una volta. Non lo aveva cancellato dai contatti, solo archiviato la chat.
Giulia scriveva Non mi sono offeso. Lo sapevo che finiva così. Sei una persona pulita, luminosa. Nella tua vita gente come me serve a nulla.
Ti ringrazio solo per la compagnia. Sono state le due settimane più belle degli ultimi tre anni. Stammi bene. Addio.
Giulia lesse quelle righe seduta in cucina, poi scoppiò a piangere. Le fece pena lui, se stessa, la vita balorda.
Perché va sempre così? Gli altri tutti fortunati, io invece tra uomini sposati, mammoni… poi finalmente uno normale e sta pure in galera? si domandava.
E nemmeno stavolta rispose
***
Giulia provava ad uscire con altri, ma non scattava mai nulla.
Uno faceva monologhi sulle sue monete rare, laltro arrivava con le unghie nere e le propose di dividere il conto.
A marzo, proprio il giorno dei suoi trentacinque anni, Giulia si sentiva più sola che mai.
La mattina arrivò una notifica.
Buon compleanno, Giulietta! scriveva Mario So che non dovrei disturbarvi, ma non ce lho fatta. Spero tu sia felice.
Ti meriti di essere portata sulle mani.
Qua, con mollica di pane e fil di ferro, ti ho fatto una cosa Se potessi, te la regalerei.
Sappi solo che qualcuno a Rebibbia oggi brinda alla tua salute con una tazza di tè schifoso.
Grazie Mario, rispose, non resistendo più. Davvero, sono felice.
Hai risposto! sembrava fuori di sé dalla gioia. Come stai? E la nonnina (la macchina)? Non ti ha lasciata a piedi col freddo?
E così ricominciò tutto.
Ormai si scrivevano ogni giorno. Quando Mario riusciva, chiamava.
La voce era profonda, con una punta roca molto calda.
Lui raccontava della sua vita: dellinfanzia con il fratello, dei nipoti che il fratello oggi cresce, dei sogni di ricominciare da capo.
Giulia, non torno più a Napoli le diceva mentre lei scaldava la cena là troppi ganci col passato, finirei di nuovo impantanato.
Voglio ripartire dove nessuno mi conosce. Ho le mani buone, come operaio o meccanico qualcosa trovo.
E dove vorresti andare? lei, col fiato sospeso.
A Firenze da te. Prendo una stanza o un appartamentino economico. Solo per sapere che respiriamo laria della stessa città.
Poi si vedrà, non voglio metterti pressione
A maggio Giulia era persa di lui.
Conosceva il ritmo delle sue giornate, sapeva che giorno faceva la doccia, quando lavorava in cucina.
Gli spediva pacchi: tè, cioccolatini, calze di lana, ricambi per lavoretti suoi.
Mario, fa il bravo, lo pregava. Sta fuori dai casini.
Per te, amore mio, manco un fiato rideva. Ad aprile sono libero.
Ti aspetto.
***
Ad aprile Giulia andò davanti ai cancelli di Rebibbia. Gli aveva comprato una giacca nuova, jeans, scarpe da ginnastica.
Il cuore le martellava così forte che sembrava impazzita.
Quando lo vide, basso, robusto, con la barba un po grigia, per un attimo si bloccò.
Nelle foto era diverso.
Ma appena lui sorrise e disse:
Ehi, padrona di casa lei gli saltò addosso.
Dio mio, sei vivo! mormorava, infilando il viso nella barba ruvida.
E dove pensavi che fossi? la strinse forte. Profumi di buono, di fiori…
Andarono a casa sua.
La prima settimana fu da sogno. Mario si mise subito allopera: sistemò il rubinetto che perdeva, riparò la serratura della porta guasta da mesi.
Alla sera, seduti in cucina, con quel mezzo bicchiere di Lambrusco, raccontava storie divertenti del suo passato, saltando sempre i pezzi più dolenti.
Senti Mario, disse lei al decimo giorno. Ma questa stanza che volevi prendere, lasciala perdere. Qui cè spazio, si sta meglio in due.
Risparmi e ti compri quegli attrezzi che ti servono.
Giulia, così non va. Lui si rabbuiò mescolando lo zucchero nel caffè. Da uomo dovrei provvedere io. Così sembro un mantenuto.
Smettila! Gli prese la mano. Siamo una squadra. Appena trovi lavoro si sistema tutto.
Ieri ha chiamato mio fratello, disse abbassando lo sguardo. Il nipote è malato, serve unoperazione a pagamento.
Mi chiede un prestito, ma io non ho nulla, neanche per il panettiere. Che vergogna, davanti alla mia famiglia.
Di quanto ha bisogno? chiese piano Giulia.
Tanta roba Cinquemila euro. Ma dice che qualcosa hanno già messo insieme.
Pensavo quasi di andare a Milano a fare il turnista. Là pagano bene, in poco tempo racimolo la cifra.
Giulia restò zitta. Proprio quei cinquemila li aveva messi via nella scatolina dei gioielli. Anni di sacrifici, niente vacanze per tirare su la casa, mettere il box doccia nuovo, rifare il pavimento…
Io li ho sussurrò.
Mario sgranò gli occhi.
Ma sei matta? Sono i tuoi risparmi. Non li voglio.
Mario, si parla di tuo nipote. E la famiglia è sacra, lo dici sempre anche tu. Prendili, me li ridai. Ora siamo insieme noi.
Lui tentennò parecchio. Si tormentò per due giorni interi, restò chiuso in balcone a fumare anche se le aveva promesso di smettere.
Alla fine toccò a Giulia tirar fuori i soldi e lasciarglieli sul tavolo.
Prendili. Vai a tuo fratello, daglieli o fagli un bonifico.
Preferisco portarli di persona la abbracciò. Così parlo anche con lui per un lavoro da quelle parti, magari trovo qualcosa di meglio.
Due giorni, Giulia. Vado e torno. Tra poco sono qua
***
Seduta per terra in corridoio, Giulia restava lì ormai da unora. Aveva le gambe insensibili ma non sentiva dolore.
Ripensava alla sera prima. Guardavano una commedia stupida in tv, lui rideva, labbracciava e lei si sentiva la donna più felice del mondo.
Domani magari parto presto, le aveva detto prima di dormire.
Ma era scappato anticipando tutto. Lei dormiva, non aveva nemmeno sentito quando si era vestito e uscito.
Le era parso solo un sogno, il colpo della porta, aveva pensato fossero i vicini.
Alle due del pomeriggio prese coraggio e chiamò il fratello al numero che Mario le aveva lasciato per sicurezza.
Pronto? una voce ruvida. Chi è?
Buongiorno, sono… lamica di Mario. È arrivato da voi oggi?
Silenzio. Poi un sospiro pesante.
Signorina, che Mario? Mio fratello si chiama diverso e sta ancora a San Vittore, ci resta fino a ottobre.
A Giulia venne una fitta agli occhi.
Ma… fino a ottobre? Lui è uscito ad aprile. Lho accompagnato di persona fuori da Rebibbia.
Guardi, la voce si fece stizzita. Mio fratello Alessio sta a Poggioreale. Quel Mario… Mario è il mio ex compagno di cella, uscito due mesi fa.
Quando ero ai lavori sociali mi ha fregato il cellulare, copiandosi tutti i contatti.
Lei devessere una delle tante fidanzate epistolari che si è fatto. Su queste cose è un campione.
Diploma tecnico, la parola facile.
Giulia lasciò cadere il telefono sul pavimento. Le tornò in mente quando le insegnava a cambiare le candele.
Attenta a non stringere troppo, diceva sennò spacchi la filettatura ed è finita.
Spaccata sussurrò Giulia. Ho rovinato tutto da sola. Che disastro.
Si rese conto che in fondo non sapeva nulla di quelluomo. Nemmeno aveva visto il suo documento, né la lettera di scarcerazione.
Magari neanche si chiamava Mario!
***
Ovviamente Giulia andò dai Carabinieri e fece denuncia. Portò la foto e scoprì un bel po di cose sul suo ex convivente.
Si chiamava davvero Mario lunica cosa vera detta dalluomo.
Aveva scontato diversi anni, sempre per reati gravi e Giulia laveva conosciuto che era appena fuori per la terza volta.
Si fece il segno della croce, cambiò subito le serrature e pensò pure che, in fin dei conti, a lei era andata anche bene. Rispetto a quello che era successo a certe altre…




