Tanto tempo fa, mi ricordo ancora, cera un uomo di nome Giovanni Moretti che fu coinvolto in un terribile incidente dauto sulle strade che da Bologna portano verso le Dolomiti. Le sue gambe rimasero talmente devastate che i medici dovettero ricostruirle pezzo per pezzo. Tutto quello che era la sua vita finì in quel momento Il buon lavoro che aveva, dove lo attendeva la poltrona da direttore generale e uno stipendio da sogno in euro, la settimana bianca con la moglie Maria a Cortina, le cene del sabato sera con gli amicisvanito tutto.
Dopo mille interventi e settimane in ospedale, lo rimandarono a casa. Cosa altro si poteva fare? Non restava che affidarsi al buon Dio E la notte, io ancora sento le urla che lanciava dal dolore. Solo le punture due volte al giorno, mattina e sera, gli concedevano qualche ora di sonno inquieto.
Per mesi non riuscì neppure ad alzarsi dal letto, usando solo la padella sanitaria. Che Dio benedica Maria, sempre al suo fianco. Quando finalmente ricominciò ad alzarsi, le stampelle e i primi tentativi di deambulare lo fecero piangere di dolore; era come riscoprire il male al quadrato.
Sapete, signori e signore, cosa significa ricevere punture nello stomaco per evitare trombi e piaghe da decubito, costretti fermi per mesi interi? Lasciatemi dire: non si può nemmeno starnutire o andare in bagno come una volta. Ci vogliono nervi dacciaio.
Ma a quel punto, quali nervi? Non ce nerano più. E la forza di sopportare, finita del tutto.
Eppure il tempo passò, e poco a poco Giovanni imparò di nuovo a camminare, barcollante, inciampando a ogni passo. Ma era pur sempre un progresso.
Gli amici? Spariti. Nessuno chiamava, nessuno chiedeva. Al suo posto di lavoro avevano messo qualcun altro. E chissà quando sarebbero finite le sue sofferenze, e cosa sarebbe rimasto di lui dopo.
Diciamolo, il morale era a terra. Le prospettive? Un futuro da invalido. Solo ringraziava il cielo che Maria non lavesse lasciato
Quando finalmente, sorretto dalle stampelle e dallo sguardo vigile di Maria, mise il naso fuori dalla porta, il sole primaverile lo accecò talmente da togliergli il respiro, e scoppiò a piangere. Si sentiva già un relitto, zoppo e inutile.
Maria si allontanò per lasciargli un istante di silenzio con sé stesso. Giovanni provò a fare due passi. Tutto attorno la primavera. E fu proprio lì che, dal basso, sentì un miagolio insistente. Guardò giù: ai piedi della stampella sinistra, un piccolo gatto grigio lo fissava.
Cosa vuoi, eh? sospirò Giovanni.
Gli animali, negli ultimi anni, li aveva quasi dimenticati. Il gatto lo fissò e miagolò piano.
Vai, Maria, prendi una polpetta dalla cucina, chiese Giovanni.
Quando la moglie tornò, prese il bocconcino e, piegandosi con mille dolori, lo offrì al gatto, che lo accolse con gli occhi attenti di chi sa leggere la storia di un uomo.
Il giorno dopo, mentre Giovanni si chiedeva quanti passi sarebbe riuscito a fare, davanti al portone cerano già tre gatti ad attenderlo. Sembrava che stessero aspettando lì da sempre.
Ma guarda che compagnia mi hai trovato! rise piano Giovanni.
E per un momento quasi non sentì dolore. Maria, anche se brontolando, portò tre polpette. E lui, stringendo i denti, le distribuì tra quei mici affamati.
Il giorno dopo, nel cortile, cinque gatti e due piccoli cagnolini lo aspettavano. Maria sbuffava, ma Giovanni la convinse a scendere al negozietto sotto casa e comprare un chilo di würstel, che divise onestamente tra tutti.
Terminata la merenda, i cani iniziarono a correre in cerchio attorno a lui, trascinando pure i gatti. Giovanni, a metà tra il ridere e il brontolare, fece altri passi. I cagnolini abbaiavano come se il mondo fosse tutto lì.
Il giorno seguente piovigginava e Maria minacciava di sequestrargli le stampelle; ma lui, per la prima volta dopo mesi, scese da solo.
Non posso non andare, diceva, mi aspettano!
E si presentò. Cinque gatti e due cani danzavano intorno a lui. Il tepore della pioggia, il cortile bagnato e le risate dei cani riempivano il silenzio rotto per tanto tempo.
Maria, col suo ombrello, rimaneva in un angolo e sorrideva a quel marito che rincorreva animali sotto la pioggia.
Così passarono i mesi, e alla fine da due stampelle ne rimase solo una, poi nemmeno quella. Difficile correre dietro agli amici a quattro zampe con le stampelle!
Solo allora Giovanni si accorse che le gambe non gli facevano più male da tempo.
Il lavoro? Non cera bisogno di un invalido, licenziato con una bella liquidazione in euro. Così, con tutto quel tempo a disposizione, decise di scrivere una pièce, raccontando la sua storia.
Alla fine ne venne fuori quasi unopera teatrale. Bussò a tanti teatri bolognesi, ma
Solo un piccolo teatro popolare, ricavato in un seminterrato umido, si interessò.
Dopo una settimana chiamò il regista:
La facciamo, ma bisogna tagliare e riscrivere parecchio.
Un mese intero a discutere frase per frase; un mese dopo la première. In sala cerano solo quindici spettatori, ma per Giovanni significavano il mondo.
Tremava dalla paura; e quando calò il sipario dopo lultima battuta, il silenzio gli gelò lanima. Sembrò eterno. Ma poi scoppiarono applausi dirompenti! Gli attori ridevano e sinchinavano più volte.
Alla seconda replica la sala era gremita; la gente si accalcava pure nei corridoi, le ovazioni sgretolavano il sipario tenuto insieme dal buonumore.
Presto la compagnia affittò la sala principale della città, e là si parlava della pièce di questa nuova stella.
Giovanni si comprò un bel completo di sartoria e, puntualmente, a fine spettacolo, ringraziava il pubblico mano nella mano con Maria. Come avrebbe potuto fare altrimenti?
Vorrete sapere che fine hanno fatto i cani e i gatti del cortile? Due cagnolini e due gatti li portarono a casa loro; i restanti tre gatti li adottarono tra amici e ammiratori della sua opera.
Di cosa parla questa storia, in fondo? Di nulla, forse. O magari di come si viva meglio sapendo che, ai tuoi piedi, ci sono occhi pieni di speranzache non puoi tradire. Devi resistere.




