Mamma, sorridi Arianna non amava quando le vicine venivano a trovarle e chiedevano alla mamma di ca…

Mamma, sorridi

Luisa non amava quando le vicine venivano a trovarci e chiedevano a mia madre di cantare una canzone.

Dai, Rosanna, canta! Hai una voce bellissima, e poi come balli bene! E mia madre iniziava, le vicine la seguivano, a volte anche tutte insieme ballavano nel cortile.

Allepoca vivevamo in un piccolo paese in provincia di Modena, in una casetta tutta nostra. Cera anche mio fratello più piccolo, Riccardo. Mia madre era sempre allegra, accogliente, e quando le vicine tornavano a casa, diceva:

Tornate quando volete, ci siamo proprio divertite e le altre lo promettevano.

Non so perché, ma a me non piaceva quando mia madre cantava e ballava davanti a tutti. A volte avrei voluto sotterrarmi dalla vergogna. Ero già in quinta elementare e un giorno glielo dissi:

Mamma, per favore, non cantare e non ballare mi vergogno anche se, a dire il vero, non riuscivo a capirne il motivo.

Quella sensazione non mi ha mai davvero abbandonato, neanche adesso che sono adulto e padre di famiglia. Ma Rosanna mi rispose:

Luisa, non cè motivo di vergognarsi quando canto, anzi, sii felice. Non canterò e ballerò per sempre, meglio approfittare della giovinezza finché dura

Allora non capivo, non pensavo che nella vita non sempre cè da ridere.

Quando ero in prima media e Riccardo in seconda elementare, nostro padre se ne andò. Raccolse le sue cose e uscì per non tornare più. Non sapevo cosa fosse successo tra mamma e papà. Da adolescente, un giorno le chiesi:

Mamma, perché papà ci ha lasciati?

Lo capirai quando sarai grande mi rispose mamma.

Rosanna non riusciva ancora a raccontarmi che aveva trovato suo marito a casa, in pieno giorno, con unaltra donna, Sara, che abitava poco distante dalla nostra via. Io e Riccardo eravamo a scuola, lei era rientrata perché aveva dimenticato il portafoglio.

La porta di casa era aperta, segno che padre sarebbe dovuto essere al lavoro, invece erano appena le undici. Entrando, trovò i due in camera da letto, impietriti e con un sorrisetto. Come a dire: Che ci fai qui?

La sera, quando papà tornò, scoppiò la lite; io e Riccardo giocavamo fuori e non sentimmo nulla.

Preparo la valigia, te lho già messa in camera. Te ne vai. Io questo tradimento non lo perdonerò mai, disse mamma.

Papà sapeva che non gli avrebbe mai concesso il perdono, ma provò a parlare con lei.

Rosanna, è stato un errore, possiamo dimenticare? Abbiamo dei figli!

Ti ho detto di andare via, furono le sue ultime parole, uscì in cortile.

Papà se ne andò, mamma rimase dietro langolo della casa, osservando. Non voleva più vederlo, tanto era stato pesante il tradimento.

Ce la faremo da soli, in qualche modo pensava lei, piangendo. Non lo perdonerò mai.

E così fu. Rimase sola con noi due. Sapeva che sarebbe stato difficile, ma quanto, lo scoprì solo dopo. Si trovò a fare due lavori: di giorno puliva nelle scuole, di notte lavorava in panetteria. Non dormiva mai e il sorriso scomparve dal suo volto.

Anche se nostro padre ci aveva lasciati, io e Riccardo lo vedevamo comunque: abitava quattro case più in là, con Sara. Lei aveva un figlio coetaneo di Riccardo, erano compagni di classe. Mamma non ci impedì mai di vedere papà; si andava a giocare lì, ma a mangiare si tornava sempre a casa, perché Sara non ci invitava mai a pranzo.

A volte il figlio di Sara veniva da noi; i vicini ci guardavano un po stupiti. Mamma nutriva tutti, non aveva ostilità nemmeno verso il figliastro. Però la sua allegria si era spenta. Non la vedevo più sorridere. Era gentile, premurosa, ma chiusa in sé stessa.

A volte, tornando da scuola, avevo voglia di parlare con lei. Le raccontavo le storie delle mie lezioni.

Mamma, oggi Filippo ha portato un gattino in classe, che miagolava durante la lezione. La maestra non capiva chi miagolava e ha sgridato Filippo, pensava fosse lui. Alla fine abbiamo detto che in realtà era il gattino nella sua cartella, così la maestra li ha mandati fuori, e ha chiamato anche la mamma di Filippo a scuola.

Capisco… rispondeva mamma, senza entusiasmo.

Vedevo che nulla riusciva a farla felice, e la notte la sentivo piangere. A volte la trovavo al mattino ferma davanti alla finestra, con lo sguardo perso. Solo più tardi, da adulto, ho capito.

Mamma era stanca morta, si spaccava la schiena tra due lavori senza quasi dormire. Avrà anche avuto una carenza di vitamine Ha sempre fatto di tutto per noi due, ricordo spesso. Eravamo sempre puliti, ordinati, i vestiti stirati

Allora le chiedevo:

Mamma, sorridi, è da tanto che non ti vedo felice.

Rosanna ci amava, a modo suo, ma non era affettuosa. Ci lodava solo qualche volta, se a scuola andava bene, e non le dava preoccupazioni. Cucina squisitamente, teneva la casa sempre in ordine.

Sentivo il suo amore, soprattutto quando mi pettinava i capelli. Mi accarezzava la testa, con aria malinconica, le spalle ricurve. I denti iniziarono a cadere presto, li toglieva ma non li metteva mai nuovi.

Dopo le medie, non pensai mai alluniversità: non potevo lasciare mamma da sola, e sapevo che ci sarebbero voluti molti soldi. Così trovai lavoro come commessa in un negozio di alimentari vicino casa. Cercavo di aiutare a casa, Riccardo cresceva in fretta e aveva sempre bisogno di abiti e scarpe nuove.

Un giorno entrò nel negozio Giovanni, non era del paese, veniva da una frazione lì vicino. Gli piacqui subito, anche se era più grande di me di nove anni.

Come ti chiami, bella signorina? Sei nuova? Non ti avevo mai vista da queste parti chiese sorridendo.

Luisa, e nemmeno io avevo ancora visto te.

Io sono Giovanni, abito a otto chilometri da qui.

Così ci conoscemmo. Giovanni cominciò a venire spesso a trovarmi con la sua macchina, mi aspettava alluscita dal lavoro. Passeggiavamo, a volte facevamo un giro in auto o mi portava a casa sua. Viveva con sua madre, malata da tempo. Era stato lasciato dalla moglie, che si era trasferita in città con la figlia non voleva occuparsi della suocera.

La casa di Giovanni era grande, il suo orto rigoglioso. Mi offriva panna fresca, carne, dolci. Da lui stavo bene. La madre restava sempre nella sua camera.

Luisa, sposiamoci mi propose una sera . Mi piaci davvero tanto. Ti dico subito però che serve occuparsi di mia madre, ma io ti aiuterò.

Restai in silenzio: ero felice ma non volli mostrare tutto il mio entusiasmo. Non mi pesava prendermi cura di una persona malata. Giovanni mi scrutava ansioso.

Meglio così, almeno mangerò carne e panna di quella buona, pensai. Sì, va bene, accetto, dissi, e lui fu al settimo cielo.

Luisa, che gioia! Ti amo non credevo che una ragazza giovane come te avrebbe accettato uno come me, già adulto e divorziato. Ti prometto che sarai felice.

Lui lavorava e dava una mano anche in casa. Dopo il matrimonio mi trasferii da lui, in paese. A essere sinceri, ormai nemmeno volevo più stare nella vecchia casa. Riccardo era cresciuto in fretta, studiava in città per diventare meccanico e tornava solo nei week-end e durante le vacanze.

Il tempo passava, ero davvero felice con Giovanni. Ebbi due figli, uno dopo laltro. Non lavoravo, le faccende domestiche e i bambini mi tenevano impegnata; la suocera è mancata dopo due anni. Ma la terra era tanta, lorto e gli animali pure da curare. Giovanni lavorava tanto, ma spesso tutto a lui.

Lascia stare i secchi, li porto io, tu pensa a mungere la mucca, dai da mangiare alle galline e alle anatre, ai maiali penso io.

Sapevo che mi amava davvero, i suoi figli erano il suo orgoglio. Io ormai mi ero abituata; pur non avendo mai avuto terra da gestire, imparai a fare tutto, e Giovanni era generoso.

Dai, portiamo un po di carne, panna e latte a tua madre. Lei deve comprare tutto, noi invece abbiamo prodotti nostrani.

Mamma accettava tutto con riconoscenza, ma non sorrideva mai. Anche con i nipoti era sempre seria. Andavo spesso a trovarla, e vederla così mi dava un dispiacere enorme. Non sapevo come riportare il sorriso sulla sua faccia.

Luisa, magari dovresti andare in chiesa a parlare col prete, magari ti consiglia qualcosa, suggerì Giovanni. E io afferrai questidea al volo.

Il prete promise preghiere per Rosanna e mi disse:

Chiedi a Dio che tua madre incontri una brava persona sul suo cammino e io pregavo con tutto il cuore.

Un giorno, mamma mi disse:

Figlia, mi presti un po di soldi? Non mi bastano, devo mettere i denti nuovi.

Ma certo, mamma, te li do subito ero felicissimo, ma sapevo che non avrebbe voluto che le pagassi tutto.

Le diedi la cifra necessaria, ma Rosanna giurò che me li avrebbe restituiti. Passò del tempo, non riuscivamo a vederci spesso, ci sentivamo per telefono. Giovanni era impegnato ad aiutare suo zio Carlo, che si stava trasferendo in paese dopo aver divorziato; i figli erano grandi e la moglie lo aveva cacciato. Giovanni aiutava lo zio a sistemare le carte della nuova casa, non lontana da noi. Una bella casa, davvero.

A volte Giovanni andava da suo zio e io lo accompagnavo una o due volte. Un giorno Giovanni tornò a casa e mi disse:

Sai che credo zio Carlo voglia risposarsi? Ho sentito che parlava al telefono, non è difficile capire

Fa bene, gli dissi, è ancora giovane, non si può vivere soli in una casa così grande.

Poco dopo, venne lui stesso a invitarci a cena.

Vorrei invitarvi da me. Ho ritrovato il mio primo amore, andavamo insieme a scuola. Domani la porto qui, dopodomani veniteci a trovare.

Due giorni dopo andammo da Carlo, con dei regali. Quando entrai in casa, non potevo credere ai miei occhi: davanti a me cera mia madre, imbarazzata ma sorridente. Rosanna era ringiovanita, la vedevo cambiata.

Mamma! Che felicità ma perché non ci hai avvisati?

Non volevo dir niente prima, magari non sarebbe andata bene

Zio Carlo, e tu?

Avevo paura che Rosanna cambiasse idea Ma ora siamo felici.

Giovanni ed io eravamo al settimo cielo vedendo che mamma e Carlo si erano incontrati. Ora lei sorrideva sempre, sembrava rinata.

Grazie per aver letto la mia storia e per il vostro supporto. Buona fortuna a tutti voi.

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