Alla vigilia di Capodanno io e la mamma andammo da “Giochi e Sogni”… e mi innamorai perdutamente di …

La vigilia di Capodanno, io e la mamma siamo entrate alla Rinascente, proprio per comprare qualche piccola cosa: forse delle lucine, forse un filo di decorazioni per lalbero Ma lì mi sono completamente innamorata di un vestito. Era rosso, lavorato a maglia, con un bordo blu acceso in fondo e sulle maniche.

Dovevamo solo prendere due cose, invece mi sono intestardita: ho supplicato la mamma di farmi provare il vestito. Appena lho indossato, mi stava come cucito addosso, sembrava fatto proprio per me. Nella mia testa già volavano mille pensieri: mi piaceva da morire Francesco, un compagno di classe, e sognavo che alla festa di Capodanno a scuola lui mi vedesse proprio con quel vestito.

Stavo lì che quasi piangevo, e non volevo togliermelo. La mamma, vedendo come ci tenevo, mi ha detto: «Tra pochi giorni prendo lo stipendio, dai, lo compriamo». Sono tornata a casa che non stavo più nella pelle dalla felicità.

Abbiamo decorato lappartamento, agghindato lalbero. Però, nel frigo, erano rimasti solo un po di ghiaccio e lultimo pezzetto di burro. Aspettavamo con ansia che mamma prendesse lo stipendio. Come sapete, anche in Italia, negli anni Ottanta e Novanta, il 31 dicembre si lavorava, solo che facevano uscire prima.

Quando la mamma è tornata dal lavoro era molto giù: lo stipendio non era arrivato, avevano rimandato tutto. Aveva le lacrime agli occhi e nella voce la delusione. Soprattutto, si sentiva in colpa per avermi lasciata senza un vero cenone.

Onestamente, ricordo benissimo che a me non pesava per niente. Latmosfera era comunque speciale. Mi mettevo davanti alla TV e guardavo tutti quei film di Capodanno che mandavano solo durante le feste in altri periodi non cera la scelta che cè adesso, e mi pare che i canali fossero solo due!

La mamma ha lessato le patate, le ha condite con un po di burro, ha grattugiato una carota e lha spolverata di zucchero. Non avevamo altro. Ci siamo sedute al tavolo, e la mamma si è messa a piangere. Ho provato a consolarla e in un attimo piangevo anche io, più che altro per la tenerezza verso di lei, non per la mancanza del cenone.

Alla fine ci siamo abbracciate strette sotto la coperta, sdraiate sul divano a guardare il concerto in TV.

Allo scoccare della mezzanotte i vicini hanno iniziato a uscire con bicchieri di spumante nel corridoio del palazzo, facendo baldoria e cantando. Solo noi siamo rimaste a casa.

Poi, un campanello insistente non smetteva mai. La mamma è andata ad aprire: era la signora Rosa, la vicina sempre burbera coi bambini perché correvano o facevano chiasso in cortile. Una di quelle che nessuno voleva incontrare sulle scale, sempre pronta a rimproverare per qualunque cosa.

La signora Rosa sembrava già avere festeggiato bene: io sentivo solo qualche parola, e poi lho vista avanzare decisa verso il nostro soggiorno, scrutare il tavolo con le patate e uscire senza dire una parola.

Ventanni dopo sè ricordato di quella scena? Dopo venti minuti, senza suonare, hanno cominciato a bussare (anzi: a picchiare) furiosamente alla porta. Mamma non mi ha lasciato andare; è andata lei.

Ed ecco rientrare la signora Rosa, con due buste cariche: barattoli, scatole, vassoi, una bottiglia di spumante sotto il braccio. Borbottando alla mamma di non restare imbambolata ma di aiutare, ha iniziato a tirare fuori insalate, salame, una scatola di cetriolini sottaceto, mezza gallina bollita, dei cioccolatini e persino qualche mandarino.

La mamma piangeva di nuovo, ma stavolta in modo diverso. Rosa le ha dato della stupida, le ha asciugato le lacrime col suo maglione enorme, e se nè uscita senza tanti saluti.

Dopo Capodanno la signora Rosa ha continuato a comandare in cortile e sulle scale, come sempre. Di quella serata non ha più parlato.

E quando, anni dopo, tutto il palazzo è sceso per il suo funerale, si è scoperto che tutti conservavano un ricordo affettuoso di lei e tutti, prima o poi, avevano ricevuto un piccolo grande aiuto da quella vicina antipatica.

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