E che sfortuna che Rosa abbia deciso di partorire proprio durante una bufera di neve. Mancavano ancora tre settimane al termine previsto, e magari con il tempo giusto la tormenta si sarebbe quietata, sarebbero arrivati i freddi secchi e si poteva andare serenamente in ospedale. Invece no, le è venuto proprio adesso!
A dirla tutta, non è stata lei a scegliere, ma quel piccolo che le cresceva dentro; si vedeva che aveva già fretta di nascere, stretto comera là dentro, e la tempesta che infuriava da giorni poco gli importava.
Con quel tempo nessuna macchina sarebbe mai riuscita a passare per il paese; la neve aveva coperto ogni strada, da arrivare con le gambe fino alle ginocchia. E non smetteva di scendere, come se lassù nei cieli avessero rotto un sacco di farina: ovunque guardassi, solo bianco che scendeva e vorticava. Se poi dovevi mettere piede fuori in cortile, il vento gelido ti schiaffeggiava il viso così forte che era impossibile tenere gli occhi aperti.
E proprio in mezzo a questa bufera ha deciso di nascere il bambino.
Da stamattina Rosa non si sentiva bene: la schiena faceva male, si sentiva stanca e inquieta, cercava di sdraiarsi ma non trovava pace, si alzava e camminava su e giù per la casa. La suocera Concetta si era subito accorta del suo agitarsi:
Rosa, che fai così? Non starai mica per partorire?
Non lo so, mamma, ma sento qualcosa che non va.
Vieni qua che ti guardo la pancia.
Concetta non era unesperta di gravidanze: ormai si va sempre in ospedale, ci sono i medici, le ostetriche le cose di una volta si stanno perdendo. Anche nel paese era rimasta una sola ostetrica, la signora Vera: ai tempi di Concetta, invece, ce nerano tre.
Pare proprio che la pancia si sia abbassata, Rosa. Il bambino sta per nascere.
Ma come nasce adesso, mamma? È presto!
Questo non dipende da noi, cara. Dipende solo da come vuole Dio.
Le lacrime agli occhi di Rosa: che paura, era il primo parto, non capiva nulla, e non aveva nessuno a cui chiedere. Concetta stessa aveva avuto solo un figlio, e sono passati più di ventanni, non si ricordava più nulla.
Rosa, vado a chiamare la signora Vera. Metto lacqua sul fuoco, se bolle spegni tu. Se riesci prendi gli asciugamani puliti e le lenzuola. Sai dove sono, prepara tutto. Ma non sforzarti, se non ce la fai lascia stare. Quando ho avuto Michele, la signora Vera mi fece camminare su e giù per la casa e respirare profondamente: così il parto era più veloce, aggiunse mettendosi lo scialle, Arrivo subito, passo anche da tua madre, la chiamo. Coraggio, cara, la signora Vera è bravissima, tutte venivano da lei anche dai paesi vicini.
Così Concetta si avvolse ben bene, prese il manico della scopa per riuscire a camminare nella neve, e uscì nella tormenta.
Rosa restò sola. La paura cresceva: e se il parto iniziava ora, e non cera nessuno? Come avrebbe fatto Concetta ad arrivare in questa bufera? E se sua madre non arrivava, anche lei bloccata dalla neve?
Sapeva solo che doveva camminare e respirare, ma come si fa a respirare profondamente se la schiena tira così tanto che manca il fiato?
Intanto Michele, il marito, non cera: bloccato in città dalla nevicata, né pullman né strade libere. Non poteva sapere che da lì a poco avrebbe avuto un figlio o una figlia. Ah, che male alla schiena
Poi finalmente, in mezzo ai turbini di neve, la sua mamma, Nunzia, entrò di corsa in casa.
Figlia mia! Rosina! Concetta diceva che sei in travaglio!
Sì, mamma.
Aspetta, cara, arrivo subito. Ho portato delle fragole secche, adesso preparo una tisana, bevi qualcosa. E intanto scaldiamo altra acqua
Dopo unora arrivarono anche Concetta con la signora Vera. Lostetrica, una nonnina piccola e rugosa ma svelta, visitò Rosa e fu categorica:
Partorirai allalba.
Allalba? sospirò Rosa Ma manca ancora mezza giornata, e sento i dolori già da ieri
Quelli erano solo i primi segni, cara. A volte arrivano giorni prima del parto. Ora sei aperta a malapena di poco. Con calma, partorirai domani. Ora vado a casa.
Resti qui, signora Vera, la prego, supplicò Rosa Solo lei sa come si fa, sono più tranquilla.
La nonnina, che ne aveva viste tante, si commosse:
Va bene, resto qui. Se la mamma è tranquilla il bambino arriva prima.
Rosa ancora non sapeva che i dolori veri dovevano ancora cominciare. Prima sono “campanelli”, poi arrivano le “rose vere”, a cui non era affatto preparata.
Dolore fortissimo, come se la lacerassero da dentro. Non riusciva a camminare, accasciata su se stessa, non cera posizione che alleviasse il male.
Concetta e Nunzia non sapevano cosa fare, la guardavano piene di pena. La signora Vera le mandò a stirare la biancheria per non averle fra i piedi.
Poi, nella notte, tutto sembrò fermarsi. Lostetrica controllò: quattro dita di dilatazione. “È lento, è normale, è la prima volta. I sentieri sono nuovi per il piccolo.” Rosa era stanca allinverosimile e finalmente, durante una pausa delle contrazioni, riuscì a mangiare qualcosa. La signora Vera la fece sdraiare, doveva riprendere forza.
E la tormenta non dava tregua, anzi sembrava peggiorare ancora.
Alle quattro del mattino Rosa si svegliò di colpo. Era buio, sentiva accanto il respiro della nonnina.
Madonna mia, aiutami, sussurrò rivolta alle immagini sacre appese al muro Fa che il mio bambino nasca presto.
E da lì il dolore riprese ancora, più forte. La signora Vera la visitò: cinque dita. Lento, ma ci siamo, pensò.
Quando fuori cominciò a schiarire, Rosa era a pezzi, tutta sudata, i capelli attaccati alla fronte.
Ancora poco, la incoraggiò lostetrica, è qui, tra poco lo vedrai.
Nonna, aiutami nonna aiutami! supplicò Rosa.
Rosa, che dici? si preoccupò Nunzia Qui non cè la nonna, ti confondi? Lei chiamava la bisnonna Nonna perché da piccola non sapeva pronunciare il nome. La bisnonna Zaira adorava Rosa più di ogni altro bisnipote; era la prima femminuccia in mezzo a tanti figli.
Rosina, si vede già la testolina! Resisti ancora, dai, spingi con me… Fai così soffia, soffia, soffia, la aiutava la signora Vera, respirando con lei.
Rosa gridava con le ultime forze, spingeva e sembrava non farcela più.
Nonna, ti prego, non ce la faccio e così, quasi in un soffio, diede alla luce il suo bambino, che la signora Vera accolse fra le sue mani rugose.
“Forse sarà lultimo che aiuto a nascere,” pensò lostetrica sorridendo, accarezzando la nuova vita. Poggiò con delicatezza il neonato sul ventre di Rosa:
È un maschietto, Rosa, guarda che splendido figlio! Che vocione che ha diventerà sicuramente un leader, le persone lo seguiranno!
Rosa piangeva felice, baciava quelle manine minuscole: comera possibile che un tale miracolo fosse stato dentro di lei? Peccato che Michele non potesse vederlo subito, era il bambino più bello che avessero mai visto.
Nicola il mio Nicola sussurrava Rosa.
Ma come Nicola? si stupì Concetta Avevi detto che se fosse nato maschio lo avresti chiamato Gabriele!
Ma guarda che lui non è Gabriele lui è Nicola! Nicola Michele, sorrise Rosa.
La signora Vera finì il suo lavoro, si preparò per tornare a casa, stanca ma serena: accogliere una nuova vita è sempre una gioia, anche se costa tante energie, soprattutto a una certa età; ora però doveva affrontare di nuovo la tormenta per tornare alla sua casetta.
Rosa e il suo bimbo si addormentarono finalmente, e anche Nunzia, ormai stanchissima dopo aver passato la notte intera con la figlia, si preparò a tornare a casa: si avvolse nella sciarpa fino agli occhi, diede un saluto silenzioso alla consuocera e uscì nella neve.
Miracolo! La bufera stava finalmente calando, la neve cadeva fina, quasi fosse solo polvere. Forse il giorno dopo Michele sarebbe riuscito a rientrare a casa. Ormai era quasi arrivata, le venne in mente:
“Passo dalla Nonna Zaira, la rendo felice con la notizia. Magari ha bisogno di qualcosa, anche se pochi giorni fa le ho portato il pane ma lei mangia così poco”
La bisnonna, la nonna di suo marito e bisnonna di Rosa, abitava a due case di distanza, novantatré anni fra qualche mese. Viveva da sola, non aveva mai voluto trasferirsi da loro, ma se la cavava ancora con la casa, e comunque erano sempre pronti a aiutarla e portarle quello che serviva.
Nunzia riuscì ad aprire il cancello, lasciato coperto dalla bufera. Si vedeva che il marito era passato il giorno prima: la pala era ancora poggiata al muro. Pulì un po la strada fino alla porta, spazzò la neve sullingresso e poi entrò.
Nonna Zaira! Sono Nunzia, sono venuta a trovarti! gridò, scuotendo la neve dagli stivali. Bisognava urlare: la nonnina ormai sentiva poco. Nonna Zaira, sono io, Nunzia!
Nessuna risposta: la nonna dormiva ancora. Nunzia si tolse il cappotto, le scarpe, entrò nella stanza
Zaira era distesa sul letto, le mani incrociate, tutta vestita di bianco, con il fazzoletto nuovo sulla testa. Nunzia lo notò subito: non aveva mai visto quel vestito, né quel fazzoletto prima. Si avvicinò piano, asciugandosi le lacrime, chiuse dolcemente le palpebre della vecchia.
Sul comodino cera la foto di Rosa, accanto allimmaginetta di San Nicola e un mozzicone di candela accesa.
Grazie, Nonna Zaira, hai aiutato anche Rosa. Ha dato alla luce un bel maschietto. Lo ha chiamato Nicola. Ma tu lo sai già, Nonna baciò teneramente la guancia rugosa della vecchia grazie di tutto
E così, oggi ho imparato che la vita e la morte si sfiorano come neve e raggio di sole: quando luna arriva, laltra discreta si fa da parte; e in quel silenzio resta solo lamore a legarle insieme, forte più della tormenta.






