Lucia stava chiudendo i peperonata in barattolo quando Luigi rientrò dal lavoro. Sono a casa! gridò lui entrando in cucina, e rimase impietrito come se avesse visto un fantasma con la scopa. Ma che diamine è tutto questo?
Che cosa, Luigino? Sto preparando la peperonata, proprio come avevi chiesto tu, sorrise Lucia, cercando di sembrare la perfetta massaia che ogni madre vorrebbe per il figlio.
Sì, ma… questo? E fece un ampio gesto che rischiò di far volare una zucchina sul micio di casa.
Tesoro, non capisco, puoi essere più chiaro? Lucia era davvero stupita: questa scenata sulla cucina sembrava un po esagerata perfino per i gusti di suo marito.
Non fare la furba, tu hai capito benissimo a cosa mi riferisco! ora Luigi aveva il tono di chi ha trovato la pasta stracotta e non ha il coraggio di dirlo alla suocera.
Lucia lo fissava perplessa, mentre intorno a lei regnava la confusione: pentoloni zeppi di peperoni, ciotole sparse ovunque, barattoli che attendevano solo di essere riempiti, la cucina sembrava più una succursale dellExpo Gastronomico di Milano che quella di una casalinga.
Erano trascorsi quattro mesi dal grande passo Lucia aveva lasciato la sua adorata libertà, un piccolo bilocale che affacciava sui Navigli, per andare a convivere con Luigi in un appartamento di periferia pavese. Lui, scapolone inossidabile per anni, aveva ceduto solo perché aveva pensato è ora o mai più, sennò muoio solo con il telecomando in mano. Avevano entrambi superato i quarantanni: Lucia aveva anche una figlia ormai adulta già laureata, mentre Luigi aveva un ragazzo di dieci anni dal primo matrimonio, che però vedeva più raramente di uneclissi.
Allinizio era stato come vivere in una commedia romantica italiana: Lucia cucinava prelibatezze siciliane che manco la nonna, rientrava dal lavoro sempre un po prima di lui e riusciva magicamente a far trovare tutto in ordine e il sugo che ribolliva già in tavola. Sarà stata linfatuazione? Lillusione del vissero felici e contenti? O il gorgonzola che colava dalla pizza?
Ma gli uomini sono un mistero, ancor più dopo i quarantanni. Passati i primi mesi di amore a prima cottura, Luigi aveva iniziato a presentarsi a casa con la luna storta: ora il piatto non era subito lavato, ora il letto non era rifatto nella maniera pavese, ora si lamentava che in casa cera troppo caldo e lodore del soffritto. Ma se lo amavi tanto il profumo del soffritto? pensava Lucia sentendo i monologhi di lui dalla sala al pomeriggio.
Lei stringeva i denti e le mani, convinta che fosse solo un periodo così, una luna di traverso, una tempesta ormonale. Aspettava semplicemente che gli passasse.
E continuava nella sua missione conserve della salvezza invernale, ma di solito riusciva a organizzarsi quando Luigi era fuori a sistemare la Panda da suo cognato. Giusto quel sabato, pensa te il destino, lui era rientrato prima e aveva trovato il caos in cucina: padelle che facevano a cazzotti, spicchi daglio che scappavano, peperoni che muggivano disperati.
Lucia, fra quanto sistemi tutto? chiese Luigi lanciando lennesima occhiata accusatoria ai barattoli innocenti.
Ma appena finisco, oh cielo! Mai visto che lasciassi casa a soqquadro dopo aver cucinato? sbottò lei, esasperata per la centesima volta.
Ora vediamo, mi sa che questa volta tutto rimane così
Ma davvero pensi che mi sia messa a impiastricciare dappertutto per lasciar qui la baraonda? Guarda che io gli spaghi non li tiro solo in cucina, eh!
Luigi in realtà era nervoso perché aveva caldo e il pranzo non era pronto come al ristorante alle dodici e un minuto. Che cè di pronto?
Adesso ti scaldo la pasta che è rimasta da ieri solo un attimo! Gli sorrise Lucia trattenendo a fatica un vaffa espresso.
Ah, quella pasta con le polpette che ormai mi sogno perfino la notte?
Luigi, ma lo sai che non ho la bacchetta magica. Se vuoi il lec la peperonata, bisogna sacrificare un giorno alla cucina, mica posso far miracoli! Ho già fatto due viaggi al supermercato Conad con le buste che mi hanno slogato un polso!
Non te la prendere, basta con queste scene però! rispose lui esasperato.
Mi sembra che quello agitato sia tu! Io cerco solo di mantenere la calma, ma mi stai sfiancando con queste continue lamentele.
A quel punto Lucia perse la pazienza che aveva coltivato come una piantina di basilico sul balcone.
Senti, che ti disturba? Il fatto che tutte le sere cè una cena che ti piace calda in tavola? Che dormi tra lenzuola pulite? Che ti accolgo col sorriso anche quando sembri il protagonista depresso di un film di Sorrentino? O magari ti dà fastidio proprio la mia faccia? Parla, dai!
Sì, mi dà fastidio tutto questo! Non mi servono né le tue cene né la peperonata, né il bucato profumato!
Certo, e a me non serve un marito che si lamenta pure delle fantasie! Se ti serve ordine impara a non lasciare i calzini sparsi; se vuoi la cucina linda, aiuta invece di borbottare. E la spesa coi sacchi, te la potevi fare tu invece di passare il sabato a chiacchierare con tuo cognato! sbottò Lucia, che era pronta a lanciare un barattolo come gesto damore.
A Luigi non andarono giù le critiche (come fargli ingoiare un tortello con la mollica troppo secca), e successe il fattaccio. Lucia capì che era inutile proseguire.
Tra noi è finita! disse lei, togliendosi il grembiule come se fosse la chiusura di una telenovela Rai.
Con mani tremanti impacchettò una valigia, infilò i jeans, prese tutto ciò che aveva a tiro e se ne andò da casa in taxi chiamato in velocità.
Luigi rimase a guardare, incapace di chiedere scusa o trattenerla. Quella notte Lucia dormì dalla sua amica Caterina, il giorno dopo trovò uno stanzino carino in affitto, pagò ben 650 euro al mese e pure lagenzia, dovette anche comprare qualche pentola (per evitare di rischiare la vita con la cucina elettrica del monolocale).
Nei primi giorni fingeva sicurezza, ma poi… la tristezza la prese come una pioggerella sottile. Ripensò alla lite, alle parole urlate. Tutto le pareva assurdo e fatale, ma aveva deciso: non sarebbe tornata indietro.
Luigi non chiamò, non cercò scuse. Solo un messaggino, la sera stessa, spettacolare nella sua pochezza:
E adesso che ci faccio con tutta questa peperonata?
Buttala, mangiatela, regalala a tuo cognato. A me non me ne frega più nulla! rispose lei col cuore un po più piccolo.
Ovviamente le spiaceva: aveva speso più di 50 euro in peperoni e pomodori, mancavano solo venti minuti e sarebbero venute delle conserve che manco la zia Filomena in tutta la vita.
Qualche notte insonne, la tentazione di chiamare, ma niente. Aspettava comunque una piccola, minima mossa di Luigi che non arrivò. Meglio così.
Una settimana dopo, Lucia prese coraggio, tornò nellappartamento di Luigi per prendersi gli ultimi oggetti. Lo avvisò poco prima, desiderosa di evitare drammi. Lui la accolse con la faccia da cane bastonato, ma le commedie non la intenerivano più.
Se mi amassi come dici, avresti fatto qualcosa, non avresti aspettato. Mi spiace, addio, basta teatrini, dichiarò invece Lucia, ligure nel cuore.
Raccolse shampoo, balsami, la sua tazza rosa (regalo di sua figlia), il plaid scozzese della sorella, il tè verde che Luigi non ha mai nemmeno guardato. Quando tutto fu infilato nei sacchetti Conad, chiamò il taxi per il trasloco finale.
Luigi si mise di traverso alla porta:
Ti prego, non andare, non so stare senza di te!
E io con te invece, rischio di sparire! rispose lei già con la mano sulla maniglia.
Uscì senza voltarsi: lui rimase imbambolato come un invitato che si accorge solo ora che la festa è finita. Non si rividero più.
Nel taxi, mentre guardava le foglie dautunno danzare sul parabrezza, Lucia improvvisamente ricordò: Fra due settimane è il mio compleanno. Lautunno è la mia stagione preferita. Ingoiò un sospiro, ma poi sorrise a se stessa riflessa nel finestrino.
Tutto andrà per il meglio, Lucia, sussurrò. E per una volta ci credette davvero.






