Avevo solo sedici anni quando rimasi incinta, ancora frequentavo il liceo. Nel nostro piccolo paese toscano fu subito uno scandalo. Tutti mi indicavano per strada, sussurravano alle mie spalle, e i miei genitori erano travolti dalla vergogna. Mio padre non voleva nemmeno più guardarmi. Meglio sarebbe stato se non fossi mai nata, che darci tanta vergogna! urlava, Vai da tua nonna, non voglio più vedere questa casa violata dal disonore. Così, presi la mia valigia e mi trasferii dalla nonna, in un paesino vicino, dove lei abitava alle porte del borgo, in una vecchia casa di pietra. Faceva freddo, le stanze erano spoglie, ma sono rimasto senza lamentarmi.
Gli ultimi mesi della gravidanza sono stati i più duri: nessuno che aiutava, nessuno che ti chiedeva un semplice Come stai?. Quando cominciarono le doglie, lambulanza arrivò appena in tempo. Però ce lho fatta: ho messo al mondo e cresciuto mio figlio, Andrea, in quella vecchia casa della nonna. Qualcuno mi diceva di cercare marito, ma non ne volevo sapere; lavoravo e vivevo solo per lui. Quando Andrea fu abbastanza grande da andare a studiare a Firenze, decisi anchio di andarmene: sarebbe stato il momento giusto per provare a lavorare allestero. Andai in Italia come badante.
Prima non volevo partire, mi stringeva il cuore lasciare mio figlio. Ma la vita a Roma era un sogno, se paragonata a quella del nostro paese. Ho lavorato per una signora anziana, una donna gentile, che mi trattava come una nipote. Prendevo uno stipendio dignitoso, e spesso la signora, come segno di riconoscenza, mi dava altri 100 o 200 euro extra. In questo modo sono riuscito, dopo qualche anno, a comprare un piccolo bilocale ad Andrea e a garantirgli una vita serena. Ma i soldi hanno cambiato tanto Andrea; ha smesso pure di andare a trovare la nonna. Mi dispiaceva, però continuavo a spedirgli 500 euro al mese, mettendo da parte quello che restava: non avevo intenzione di tornare a vivere in una casa fatiscente.
Passarono gli anni: Andrea si è sposato. Ovviamente, mi sono fatta avanti per pagare il matrimonio e lho aiutato a comprare tutto il necessario. Speravo che, finalmente, sarebbe venuto il mio momento, di mettere da parte qualcosa per me. E invece, nei cinque anni seguenti, sono nati due nipoti, e proprio quando è iniziata la crisi, mia nuora stava aspettando il terzo bambino. Continuavo a mandare soldi. Eppure, piano piano, sono riuscito a risparmiare 20.000 euro per una casa tutta mia. Una cara amica stava vendendo un grazioso monolocale ristrutturato e ci eravamo accordati per il prezzo.
Questestate sono tornato in Toscana per firmare il passaggio di proprietà dal notaio. Proprio allora, Andrea mi ha dato una notizia che mi ha lasciato senza parole. Mamma, abbiamo venduto il bilocale e abbiamo comprato una casa più grande. Abbiamo già fatto il primo versamento, ora avremmo bisogno che ci dessi i soldi per il secondo. Che soldi?, ho chiesto. Diciotto mila euro, ha risposto. Andrea, ma io sto per comprare casa per me! Mamma, non puoi lasciarci così, con tre bambini in un bilocale non si può vivere! Speravo in te… Perché non hai messo da parte niente mentre io ti mandavo i soldi? E poi, potevi almeno avvisarmi prima. No, ormai laccordo per la casa lho preso; potrò darti una mano più avanti magari, ma tutta quella somma non ce lho.
Mamma, non ti importa niente di noi, di come vivranno i tuoi nipoti? Certo che mi importa! Ma tu lo sai, ogni mese vi mandavo 500 euro. Potevate mettere da parte qualcosa e ora quei soldi li avreste già. Tanto in un paio danni, se lavori ancora, quei soldi li riprendi. Che te ne fai di una casa adesso? Tornerai in Italia comunque… E se invece mi dovesse succedere qualcosa, o dovessi tornare per forza? Dove andrei? E se mi ammalo? Ritorni al paese, dalla nonna allora! Andrea, valla a trovare tu con i bambini se ti piace tanto il paese!
Ho deciso di tenermi stretta la mia scelta, e non ho dato quei soldi. Non posso permettermi di perdere questa occasione e la mia casa. Andrea si è profondamente offeso con me e ha smesso di parlarmi. So che ha chiesto soldi in giro ovunque potesse. Ma mi chiedo: era davvero mio dovere continuare ad aiutarlo a ogni costo? Fin dove ci si deve annullare per i figli?
Oggi, riguardando indietro, ho capito che non puoi sacrificare tutta la vita per gli altri: cè un tempo per dare e uno in cui bisogna pensare anche a sé stessi. E nessuno ti ringrazierà se non lo fai tu, per primo.






