L’amico, che si era offerto di accompagnarmi fino a casa dei miei genitori, si è rivelato uno terribilmente strabico: mi ha fatto scendere davanti all’orfanotrofio, che pasticcio da pollo spennacchiato!

Il cicogna che mi aveva portato verso casa dei miei genitori, si rivela incredibilmente strabico. Mi lascia cadere proprio davanti a un orfanotrofio, roba da non crederci. E da quel momento, tutto prende una piega storta.

Però, a quarantanni, sono riuscito a risalire dalla voragine in cui mi aveva buttato quel pennuto poco raccomandabile. Ho costruito casa, preso moglie, comprato una macchina usata, ovviamente. Mi manca solo piantare qualcosa e crescere qualcuno.

Io e Giulia, su uno solo ce la facciamo. Sul secondo non ci abbiamo mai pensato. E proprio di semine, crescita e di questo schifosissimo mattino piovoso, rifletto ora, mentre preparo il caffè. Le mie mutande lunghe da uomo di casa dondolano nella corrente daria. Strano pensarci: quelle mutande le ho avute ancora prima della vera famiglia. Che ironia.

Qualcuno bussa al vetro del balcone. I ragazzini educano i piccioni a colpi di sassi? Non vi basterebbe una cicogna, monelli.

Di nuovo quel bussare, ripetuto. Poi ancora. Terzo piano. Chi può essere?

Sposto la tenda. Sul balcone, nervoso, zampetta proprio quella cicogna strabica delle fantasie di bambino.

Sciò, brutto bestione! urlo spaventato. Il mio panino fa un tuffo carpiato verso il basso.

Pietro, perdonami, la cicogna infila il lungo becco nellapertura della porta-finestra, lo so, ho sbagliato. Dai, pizzicami! Meglio dallala destra, è pure più cicciotta.

Fuori, cerco di spingere via quel collo-palo verso lesterno, afferrandolo con tutte e due le mani.

Non fare lo scemo, Pietruzzo, gracchia la cicogna con voce roca, ascolta cosa ti dico.

Adesso parli pure? Ti annodo come uno strofinaccio, bestiaccia.

Io so venuto davvero a chiedere scusa.

Un po tardi, col becco che ti ritrovi.

Il citofono suona insistente. Giulia è arrivata.

Fuori. Sparisci dico alla cicogna, ricacciandola sul balcone. E non farti più vedere quando torno.

Parto verso la porta quasi senza pensare.

Scusami, Pietruzzo scusami. Ho rimediato a tutto, davvero! gracchia la cicogna da una finestra socchiusa.

Giulia entra in casa, inzuppata ma raggiante. I capelli le si incollano alle guance, gli occhi scintillano. Hai incontrato anche tu la cicogna, penso.

Prima che riesca a dire una parola, lei lancia lombrello su una sedia, mi salta addosso e mi stringe forte.

Sono quattro! Quattro! urla felice in tutta la casa.

Quattro cosa? chiedo, stranito.

Avremo dei quadrigemelli! Quattro piccoli gnometti tutti nostri! esclama, non riuscendo a calmarsi.

Improvvisamente metto insieme le scuse della cicogna con la notizia di Giulia. Esco di corsa sul balcone. La cicogna strabica proprio allora prende il volo. Provo ad afferrarle la coda.

Troppo tardi.

Ferma, bestiaccia! urlo dietro alla cicogna Fermati, beccone!

Ho rimediato! grida lei dallalto.

Mi giro. Dietro di me cè Giulia. Sta piangendo dalla gioia.

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L’amico, che si era offerto di accompagnarmi fino a casa dei miei genitori, si è rivelato uno terribilmente strabico: mi ha fatto scendere davanti all’orfanotrofio, che pasticcio da pollo spennacchiato!