La grande truffa all’italiana

Gran Divorzio

Esattamente quattro anni sono durati il matrimonio dei Redini. Nonostante tutti gli sforzi di apparire eternamente innamorati, non sono riusciti a mettere radici nellorto della felicità familiare. Il divorzio era ormai alle porte.

Quindi vi divorziate così, senza tanti complimenti? mi ha chiesto la mia amica Livia Carducci, quando lho invitata a mangiare insieme alcuni tramezzini dopo una giornata difficile.

Sì. Cos’altro ci resta? Ne abbiamo parlato a lungo. Sarà meglio per entrambi…

Non parlo del divorzio in sé, parlo della festa! Dovreste almeno salutare la fine di questa storia come si deve! Un bel punto finale, capisci?

Mi sento agitata in questo periodo, non è il caso di insistere, si è risentita Francesca (la mia ex moglie), ingoiando in fretta una pizza ai frutti di mare per consolarsi.

Ma non parlo di te, cara, parlo del VOSTRO divorzio! Il vostro matrimonio è stato talmente sfarzoso che io sto ancora pagando a rate la parte del viaggio di nozze! Allora, perché non organizzare un divorzio memorabile? Con tanto di ristorante, corteo di auto, animatore, e magari il simbolico incendio di un ponte. Mi piacerebbe davvero…

E si può fare una cosa così?

Si DEVE! È una nuova moda!

Ma quasi non ho più soldi. E poi, tra breve toccherà dividere le cose e fare a metà persino i cuscini e le lenzuola.

Conosco una tipa che può organizzare tutto per una cassa di pomodori. Il resto lo ricavi dai regali. Intanto pensiamo alladdio al nubilato. Qualcosa di casalingo, sobrio, per salutare la vita matrimoniale come si deve.

Vuol dire che fisseremo di vederci tutte insieme e poi nessuna verrà perché tutte hanno mariti e figli?

Perfetto!

Il giorno dopo io e Livia siamo arrivati in centro per parlare con la famigerata organizzatrice, che si chiamava Giulia Ferri. Chissà perché ci ha dato appuntamento in una creperia di un centro commerciale, mentre gestiva la cassa e prendeva ordini.

Ci dai una mano? le ha chiesto Livia, spiegando la situazione.

Ma certo! Me lo sto già immaginando. Giulia, occhi al cielo, ha iniziato a fantasticare: La sposa in un vestito nero, giura a tutti che non lo farà mai più. Lo sposo, finalmente libero di indossare i suoi pantaloni della tuta preferiti a tutte le ore, pronuncia un bel no!. Poi tutti insieme andate in un Compro Oro a vendere le fedi. Gli invitati gridano: Dolce! Mezzo-dolce!… Vabbè, ci penso ancora un po’, ha interrotto e poi ha urlato: Ordine sessantaquattro pronto!

Il marito di Francesca, strano ma vero, ha apprezzato lidea, mentre i genitori erano fiammiferi bagnati.

Tutte queste cose moderne. Ai nostri tempi si divorziava in silenzio per poi odiarsi tutta la vita borbottavano entrambe le famiglie. E comunque, non vi diamo un euro!

Dopo una settimana, era tutto pronto. Secondo il copione di Giulia, la cerimonia iniziava con la riscossa. Lo sposo doveva uscire dallappartamento, passando una serie di prove: quiz, canzoni, pagamenti di penitenze, il tutto per essere liberato il prima possibile. Si risparmiava la fatica: dodicesimo piano, lascensore usato per trasportare le sue cose e anche il testimone.

Grazie a un parente di Giulia che lavora nella polizia scientifica, fu chiamato un fotografo esperto che documentò tutto nei minimi dettagli. Alla fine, nove ospiti finirono immortalati addirittura in un registro speciale.

E ora in Comune! annunciò solennemente Giulia mentre tutti scendevano.

Secondo la nuova tradizione, i Redini salirono in auto insieme, per poi separarsi a cerimonia finita. Gli altri partecipanti ricevettero biglietti dellautobus, spiccioli per la tratta, e nella macchina del fotografo si facevano altri giochi: impronte digitali e scherzosi interrogatori. Entrando al Municipio, i presenti intonavano a squarciagola Libero di Vasco Rossi.

Dopo le firme finali e la chiusura di questo capitolo, la folla uscì allegra. Giulia tirò fuori una gabbia e invitò tutti a catturare un paio di piccioni. Tra canti e brindisi, si celebrava la libertà dei neo-divorziati. Gli uomini facevano gli auguri di lunga vita da celibi al mio ex-cognato, le loro mogli replicavano con rimproveri, prima di contendersi un bouquet fatto con le bollette della luce e del gas.

Che festa! Quasi quasi era meglio farla prima questa cerimonia… notò qualcuno da un altro matrimonio.

Ma no, ho sentito che qui divorziavano! gli spiegarono.

Vedendo la felicità dei Redini, molte coppie decisero di prendersi una pausa rimandando le loro nozze.

Dopo aver tagliato un lucchetto dal ponte e consegnato le fedi al Compro Oro per coprire le spese della festa, la compagnia si spostò in trattoria. Lì, unorchestra di provincia ingaggiata da Giulia, pranzo veloce e crêpes al miele. A sponsorizzare il ricevimento cera la Creperia Numero Otto, la stessa dove lavorava Giulia. Il dolce? Una torta fatta a strati di crêpes.

Sembra un funerale… ha sospirato Francesca, osservando latmosfera malinconica che ci circondava.

Daltronde stiamo seppellendo la felicità coniugale ribatté la cassiera-animatrice, proponendo agli ex giovani di ballare il loro ultimo lento.

Partì Chopin.

Alla fine non è andata male le dissi, mentre giravamo nella sala.

Vero, annuì. È la prima volta che vedo i nostri genitori andare così daccordo.

Facendo un giro, notammo i nostri padri abbracciati come vecchi amici, che canticchiavano qualcosa e piangevano, dopo anni di inimicizia.

Il tavolo era pieno di regali: set di lenzuola singole, biglietti per concerti, pesi da palestra, posate per una persona sola, buoni per yoga, palestra, spettacoli di cabaret… A fine serata ci consegnarono chiavi di camere dalbergo in quartieri diversi, buoni sconto per la Creperia Numero Otto e un voucher per due viaggi in auto della Polizia Locale.

I fuochi dartificio finali illuminarono la serata e parte della torta fu venduta sottocosto. Gli ospiti, soddisfatti, tornarono alle rispettive case, mentre i Redini presero ciascuno la propria strada.

Tre settimane dopo, era pronto lalbum delle foto. Proprio quel giorno Sergio venne a casa a prendere il suo tagliaunghie.

Sono belle queste foto, dissi sfogliando con lui le immagini in bianco e nero, piene di sorrisi e di momenti buffi.

Eh sì, annuì. Cambierai cognome?

No, ormai mi sono abituata. E Redini suona comunque meglio di… Cavalloni.

Vero, sorrise Sergio. Vado?

Aspetta! lo fermai.

Lui mi guardò curioso.

Che ne dici di andare a mangiare una crêpe? I nostri buoni stanno per scadere.

Mi sembra un peccato sprecarli, annuì. Sai, la crêpe è simbolo di rinascita in molte tradizioni. Magari è il nostro nuovo inizio. Quindi, è un appuntamento?

Credi… esitai, credi che sia sbagliato dopo un divorzio così rumoroso? Pare che abbiano fatto perfino un servizio in tv su di noi…

Non lo so, ma chi ci giudica? Ora siamo davvero liberi di scegliere con chi vogliamo stare. Ah, tra una settimana si separano anche i nostri testimoni di nozze. Ci hanno invitato, vieni?

Ci penso, sorrise Francesca. Da loro ho pur sempre ricevuto un set di lenzuola singole da regalare…

Riguardando tutto, capisco che persino la fine può essere vissuta con rispetto reciproco e un briciolo di autoironia. Alla fine, la vera lezione è che si può entrare e uscire da una storia senza rancore, e magari, proprio allora, si è davvero pronti a un nuovo inizio.

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