24 ottobre
Oggi è una di quelle giornate che sembrano scritte dallautunno stesso. Ho fritto delle patate, aperto un vasetto di cetriolini sottaceto. È già passato un anno da quando la mia cara Elena se nè andata via da questo mondo. Mentre tutto taceva, un lieve bussare mi ha fatto quasi sobbalzare.
Sei tu, ho sorriso, riconoscendo Paola sulla soglia, la vicina di sempre. L’ho invitata a sedersi al tavolo con me. Abbiamo mangiato in silenzio, lasciando che la memoria facesse il suo corso. Ricordare Elena insieme era quasi un modo di sentirla ancora fra noi.
A un certo punto ho tirato fuori dalla tasca una busta. Paola, questa me lha data Elena poco prima di ho spiegato, porgendogliela con voce rotta e mani tremanti.
Ma è per te, questa, ha sussurrato Paola, sinceramente sorpresa.
Leggila, capirai tutto, ho risposto piano.
Più tardi, mentre preparavo le ultime cose per lasciare la casa di campagnatra conserve, mele essiccate di questanno (unannata meravigliosa), e pochi miei abitiho sentito nuovamente chiamare.
Paola, ci sei? era Giovanni, il vicino di sempre.
Entra pure, Giovanni, lho accolto, mentre cercavo di ordinare la confusione delle mie borse. Il mio genero viene sabato mattina a prendermi. Vorrà brontolare anche stavolta, troppe borse Ma che ci posso fare? Non lascio tutto qui! Le conserve, le mele, il miele per chi altro ho fatto tutto ciò, se non per loro? A me basta poco
Lo capisco benissimo, Paola. Anchio partirò tra qualche giorno, ma mi godo ancora un po la pace qui. Adorava lautunno, la mia Elena Ah, per questo sono passato, si accarezzava pensieroso una busta tra le mani. Ricordi come un tempo chiudevamo insieme la stagione estiva? Cera ancora il tuo Sergio, eravamo giovani, i bambini piccoli. Ora tutto è cresciuto troppo. Ma allora, tutto era ordinato, i meli piccoli Sembrava che non sarebbero mai cresciuti! Oggi è un anno che Elena non cè più. Se ti va, potremmo ricordarla insieme. Ho fritto le patate, ho un po di vino aperto. E devo parlarti di una cosa.
Certo, Giovanni, prenditi questi cetriolini sottaceto. Arriverò tra mezzora!
Era una vita che ci si aiutava: costruire le case, piantare lorto, festeggiare i compleanni destate. Lestate, una piccola vita parallela. Ora coi nipoti sono sempre in moto, mai il tempo di stare sola. Da quando Sergio se nè andato, sono già sette anni. Ma Elena e Giovanni erano ancora i vicini amici, anche se poi Elena non cè stata più. Ricordo il suo orgoglio per aver perso qualche chilo, ma poi Lestate scorsa sembrava diversa. Giovanni con le mani nelle zolle, ma il cuore perso chi, ora, avrebbe piantato? Solo il rumore dei suoi lavori nel capanno, a volte qualche imprecazione per qualcosa che non andava Stavamo tutti un po così. Anche io, tra figli lontani e nipotini portati al mare o ai campi estivi, finivo per non sapere più per chi coltivassi tutto quel verde. Eppure, ho continuato. Annaffiare, sarchiare: era un modo per restare al mondo.
Mi sono cambiata e sono andata da Giovanni, come promesso.
Tavola apparecchiata: patate fritte, pomodori, i miei cetriolini. Siediti, Paoletta, mi ha detto domani arrivano i miei figli, ma oggi ricordiamo insieme Elena. Guarda, ho trovato vecchie foto: Sergio che pianta il ciliegio insieme a te. Noi, con i funghi dal bosco, i panieri pieni. E qui noi tutti davanti al fuoco, con Elena che sorride. Un bicchierino di vino alla nostra salute, agli amici che non ci sono più
Dopo il brindisi e qualche parola sospesa, Giovanni ha tirato fuori la busta.
Paola, devi sapere una cosa Elena, poco prima di lasciarci, mi ha affidato questa. Era agosto, dalla casa in campagna siamo tornati a Milano, e lei non ha mai smesso di essere forte. Passavamo le giornate insieme, rivedendo vecchi film, discutendo, ridendo. Poi una sera mi ha preso la mano: Giovanni, promettimi una cosa. È il mio ultimo desiderio. Non puoi dire di no. Mi ha dato questa busta, chiedendomi solo di non aprirla subito.
Ora leggila tu, ho detto, porgendola.
Paola lha aperta. Era una lettera, la grafia decisa di Elena:
Caro Giovanni, lo so, tocca a me andarmene prima. Ma tu devi vivere per noi due. Ti lascio la mia benedizione: sii felice, davvero. So che non vuol dire dimenticarmi. Mi fa male pensare che tutto finisce qui, non voglio vederti soffrire. Viviamo pienamente, come abbiamo sempre fatto. E se un giorno incontrerai unaltra donna, io sarò felice. Sai una cosa? Ho sempre avuto limpressione che Paola ti stia a cuore È una donna splendida, mi capirà. Invitala a vivere insieme a te, sarà meglio per tutti. Siamo sempre stati tenaci, Giovanni. Affronta questa vita! Tua, Elena.
Ho letto e riletto la lettera, poi ho guardato Giovanni, cercando parole che non venivano.
Ti ho raccontato tutto, ora valuta tu, mormorava Giovanni, con occhi lucidi ma pieni di speranza. Paola, proviamoci. La nostra amicizia è sempre stata forte. Nessuno può giudicarci. Vivi la vita che ci resta, giorno per giorno. Accetta di stare con me, e prometto che sarai felice.
Non ho saputo rispondere subito. Mi sono limitata a dire: Ci penserò, Giovanni. Dirò a mio genero che devo fermarmi una settimana in più.
Lui mi ha accompagnata a casa. Quella notte non ho dormito: ho rivisto tutta la mia vita. Allalba, ho sognato Sergio, che mi diceva ridendo: Dai, su, tutto va vissuto in due, è più semplice. Sii felice con Giovanni, anchio lo sono, davvero!
Lestate seguente Giovanni ed io abbiamo tolto la recinzione tra i nostri orti: i nipotini ora corrono felici ovunque raddoppiati! Giovanni ha costruito unaltalena, io ho ripiantato di tutto un po. Ce nè per la nostra famiglia allargata. Le nipotine mi aiutano a seminare, ai figli fa piacere vederci insieme, vedere che non siamo più soli, che ci sosteniamo.
Magari ci sarà chi ci giudica. Ma sopra di noi, da qualche parte, Elena e Sergio sorridono. Il loro desiderioche fossimo felicilo abbiamo mantenuto. La vita va avanti, sempre.






