Matrimonio di convenienza.

Matrimonio di convenienza.
Io e Valerio viviamo in un matrimonio di facciata.

È andata così: Valerio aveva assolutamente bisogno di una moglie per fare carriera lavora in una grande azienda milanese, guidata dal severissimo Enzo Benedetti, storico fautore della famiglia numerosa, a capo di una vera dinastia. Cinque figlie già adulti, quindi padre di cinque generi e nonno di nove nipoti. Un uomo fiero fino allorgoglio della sua stirpe. Per lui scapolo equivale quasi a un insulto. Un impiegato non sposato? Peggio di un incompetente, una vera vergogna per lazienda, a prescindere dalle sue capacità.

Quando Valerio ha compreso questa realtà, ha capito che se voleva ottenere un ruolo veramente allaltezza delle sue ambizioni, doveva assolutamente presentarsi come uomo sposato. Dopo averci pensato giorni, pesando pro e contro, ha deciso di chiedere a me di sposarlo per finta. Lui non rischiava nulla: ci conosciamo dallasilo, le nostre madri sono amiche storiche e lo sono ancora oggi. A scuola sempre seduti insieme: lui mi aiutava in matematica, io mettevo i punti e le virgole nei suoi temi.

Sa tutto di me, soprattutto che non sono una persona interessata o meschina, che non avrei mai rivendicato soldi, appartamento, conto in banca o altro, nemmeno in caso di divorzio.

Da parte mia, accettai subito, anche perché ero ancora scossa dalla fine di una storia sentimentale che durava da ormai tre anni. Sentivo la necessità di cambiare aria, riprendermi prima che la tristezza mi facesse sprofondare. E in fondo dovevo dimostrare qualcosa al mio ex: insomma, sposata con uno brillante, promettente, con una bella macchina e un trilocale in zona Brera manco a farlo apposta, proprio il tipo che può far mangiare le mani al mio vecchio fidanzato! E volevo fare bella figura anche con le amiche: io sì che sono a posto!

Le nostre esigenze, apparentemente diverse, si sono combinate a meraviglia. Io e Valerio abbiamo così registrato il nostro finto matrimonio nellufficio dello stato civile di Porta Venezia, senza fronzoli, parenti o limousine bianca, senza volo di colombe, senza abito da sposa né smoking. Un giorno qualsiasi, siamo usciti prima dallufficio, siamo passati in comune, due firme sul registro. Le fedi, però, ce le siamo scambiate.

Io ho anche deciso di cambiare temporaneamente cognome: Turcini suonava più interessante rispetto al semplice DAngelo.

E va detto: le nostre aspettative sono state superate.

Di lì a un mese, Valerio viene nominato direttore di dipartimento. Totalmente meritato. Il mio nuovo status di donna sposata davanti alla famiglia e alle amiche mi ha fatto sentire nuovamente importante. Immaginate il piacere di ricevere un messaggio dallex tipo ti auguro felicità, pensavo che saremmo tornati insieme. Ecco, adesso capisci cosa hai perso, caro mio.

Insomma, abbiamo avuto dal matrimoni finto più di quanto potessimo sperare.

Ah, tra laltro, mi sono trasferita temporaneamente da Valerio. Lo suggerì lui, per rendere tutto più credibile.

Sabato mattina. Preparo la colazione in cucina. Omelette, ricotta fritta, caffè e latte. Valerio ama iniziare la giornata con una colazione abbondante. Fuori dalla finestra si apre una meravigliosa giornata di aprile.

La primavera è la mia stagione preferita. Oggi ci saranno mille cose da fare: andare a trovare i miei genitori, pulire la casa, fare il bucato, preparare un pranzo della tradizione magari delle cotolette alla milanese, una zuppa di verdure, pizza, insalata caprese. I pensieri si rincorrono tra faccende e incombenze quotidiane. La mente di una donna di casa è sempre affollata.

E pensare che io e Valerio siamo al tredicesimo anno di matrimonio di facciata. Nostra figlia Veronica questanno inizierà la prima elementare. Nostro figlio Ivan finirà invece la quinta, e ha sempre tutti dieci in pagella. Proprio come il papà. Daltronde, Valerio è un uomo intelligente, vero fino in fondo.

Non come mio marito che in fondo, marito non lo è mai stato davvero.

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