Questa mattina una ragazza di 18 anni ha dato alla luce una bambina. Poi ha lasciato una lettera, chiamato un taxi ed è uscita dall’ospedale senza voltarsi indietro. Ma non avrebbe mai immaginato cosa sarebbe successo dopo…

Questa notte, in una nebbiosa mattina romana, una ragazza di diciotto anni di nome Benedetta ha dato alla luce una bambina. Subito dopo ha lasciato una lettera su carta profumata di lavanda, ha chiamato un taxi e si è allontanata dallospedale, senza mai voltarsi. Ma neanche nelle sue visioni più bizzarre poteva immaginare la sorpresa che aspettava la piccola in quel luogo di sogno sospeso.

Arrivati con mio marito Francesco sotto la pioggia di Milano, trafelati dalle doglie come se avessimo attraversato le viuzze di Venezia in gondola, nel cuore ci danzava lansia gioiosa dellimminente arrivo del nostro quarto figlio. La nostra famiglia era già chiassosa come una piazza la domenica mattina.

I nostri secondi e terzi figli, le gemelle Beatrice e Serena, erano piombate nelle nostre vite come una doppia luna piena che nessuno si attendeva nella mia famiglia mai cerano state sorprese simili! Da quel momento avevamo un detto segreto: E se arrivassero ancora due insieme? Lo sussurravamo nelle serate davanti alla polenta.

I nonni erano rimasti estasiati, portando la benedizione di vecchie zie pugliesi, aiutando nei primi giorni come schiere di angeli. La seconda ecografia aveva però spazzato via illusioni: Niente gemelli, signora, aveva detto il medico con voce da attore napoletano.

Così venne al mondo il nostro quarto piccolo ninja un solo bimbo, una sola storia, ma tanto mistero. Le paure si sciolsero come gelato al sole dagosto. Prendemmo una stanza privata, già pagata con monete sonanti di euro, dove finalmente il silenzio portava il suono lieve del nostro respiro.

Poche ore dopo mi portarono Gaia, la neonata, per allattarla. Dimprovviso entrò il primario, con la faccia da Arlecchino angosciato, e mi disse: Abbiamo un piccolo guaio

Quella stessa mattina, la giovane Benedetta aveva dato alla luce la sua bambina e aveva lasciato una lettera firmata con inchiostro turchese e profumo daddio, poi era salita su una Fiat bianca e aveva lasciato lospedale, come una figura che si dissolve in un dipinto di De Chirico.

Dopo il parto non riusciva nemmeno a camminare bene, ma cercava nonostante tutto la via più veloce per uscire, come inseguita dai suoi stessi pensieri. Nessuno poteva trattenerla, così la lasciarono andare.

La neonata era sana e bellissima, un po come una Madonnina esposta al sole tiepido dautunno. Pensai: Hai sempre desiderato due gemelle e se prendessi con te questa bimba? La voce della caposala, Signora Violetta, arrivò come un suono ovattato: Potresti anche dire che lhai partorita tu

Ma io sentivo il peso di una legge antica e il timore che la piccola finisse in un istituto senza finestra, come quelli evocati da vecchie novelle milanesi. Solo ladozione formale poteva salvarla, ma sapevo quanto sarebbe stata lunga e tortuosa quella via nel labirinto della burocrazia italiana. E nel frattempo la piccola avrebbe atteso, insieme a tanti altri cuccioli duomo, tra voci di suore e odore di minestrone.

Questo pensiero mi fece tremare. In fondo conoscevo bene Violetta, la caposala: donna dal cuore grande come il mare di Napoli, con cui mi ero già confidato dentro e fuori le mura dellospedale.

Forse proprio per quellaffetto, con occhi buoni mi propose questa scelta sospesa fra morale e sogno.

Una giovane madre fugge dal proprio dolore verso lincognito, la bimba resta, ignara, tra braccia che non riconosce. La vera madre se ne va, la seconda pensa di accoglierla, ma il destino intesse trame più forti delle leggi degli uomini. Tra la carta bollata e i sussurri delle stanze dospedale si fa strada la domanda: quale madre avrà questa piccola? Quale culla, quale futuro?

Nel sogno che ancora mi avvolge come una coperta di lana grezza, capisco che la nascita di una vita è sempre una corsa di emozioni tra speranza, paura e mistero. A volte le strade del cuore sono erte come i colli toscani, richiedono tenerezza e coraggio. E questa storia, così assurda e umana, sussurra di quanto sia importante la nostra umanità anche nei giorni più strani, quando realtà e sogno diventano la stessa cosa.

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Questa mattina una ragazza di 18 anni ha dato alla luce una bambina. Poi ha lasciato una lettera, chiamato un taxi ed è uscita dall’ospedale senza voltarsi indietro. Ma non avrebbe mai immaginato cosa sarebbe successo dopo…