I GENITORI IN CIABATTE NON SONO STATI LASCIATI ENTRARE ALLA LAUREA — MA QUANDO LA GENTE HA SCOPERTO CHI ERANO, L’INTERA SALA È RIMASTA IN SILENZIO

I genitori con le ciabatte non furono fatti entrare alla cerimonia di laurea ma quando tutti scoprirono chi erano, lintero auditorium rimase in silenzio

Erano arrivati dalla campagna, dopo aver viaggiato mezza Italia. Le mani segnate dalle rughe raccontavano una vita intera trascorsa tra oliveti e vigneti. Giuseppe indossava la sua camicia preferita, ormai scolorita, mentre Lucia aveva scelto labito più dignitoso che possedeva, anche se evidentemente consumato dal tempo.

Ciò che colpiva davvero erano le semplici ciabatte di gomma ai loro piedi.

Mamma, papà, dai, entriamo, dice Beatrice, piena dorgoglio.

Ma, giunti al portone dellauditorium, vengono bloccati dalla coordinatrice inflessibile, la signora Ferri. Li squadretta dalla testa ai piedi con unespressione di palese disprezzo.

Mi scusi, dice la signora Ferri con tono severo.

Non potete entrare con le ciabatte. Questa è una cerimonia formale. Rappresenta limmagine della nostra università. Dovrete restare fuori.

La prego, supplica Beatrice, sono i miei genitori. Sono venuti apposta da un paesino lontano.

Regole sono regole, signorina Rinaldi, insiste la coordinatrice, agitandosi nervosamente con un ventaglio. Non possiamo far sembrare la cerimonia di laurea come una sagra di paese. Sarebbe una figuraccia davanti a sponsor e benefattori.

Beatrice arrossisce per la rabbia e la vergogna di ciò che i suoi genitori stanno subendo. Sta per rispondere, ma Giuseppe la trattiene con una mano gentile.

Non fa niente, figlia mia, sussurra il padre, con tristezza negli occhi. Restiamo qui fuori dal cancello. Limportante è vederti salire sul palco. Non pensare a noi.

La voce di Beatrice trema.

Ma papà

Vai, entra pure. Ti stanno aspettando, la incoraggia Lucia, forzando un sorriso mentre le lacrime le riempiono gli occhi.

Con il cuore pesante, Beatrice entra. Percorrendo la navata, nota gli altri genitori con abiti eleganti, abiti da festa e smoking, che chiacchierano e ridono.

I suoi genitori restano fuori dal cancello, sbirciando attraverso le grate di ferro, estranei al successo della propria figlia.

Inizia la cerimonia. Ogni applauso suona a Beatrice come uno schiaffo.

Arriva il momento più atteso: la presentazione del Benefattore Misterioso che ha finanziato il nuovo edificio di Scienze e Tecnologie, dieci piani di modernità.

Il Rettore sale sul palco con entusiasmo.

Signore e signori, oggi abbiamo lonore di accogliere la coppia generosa che ha donato 2 milioni di euro per le nostre nuove strutture. Hanno chiesto di restare anonimi fino a questo momento. Con immensa gratitudine, invitiamo il signor Giuseppe e la signora Lucia Rinaldi!

Lapplauso esplode nellauditorium.

La signora Ferri si guarda intorno, cercando tra i posti riservati qualche ospite in giacca e cravatta. Si aspetta di vedere qualcuno scendere da unauto di lusso.

Ma nessuno si fa avanti.

Signori Rinaldi? chiama di nuovo il Rettore.

Beatrice si alza piano dal suo posto. Cammina verso il microfono, lo afferra e indica il cancello in fondo alla sala.

Sono là fuori, dice, la voce spezzata.
La coordinatrice non li ha fatti entrare perché avevano le ciabatte.

Lintero auditorium si ammutolisce.

Laria si riempie di disagio. Gli occhi di tutti si voltano verso il cancello, dove la coppia anziana sorride, stringendosi alle inferriate senza rancore.

La signora Ferri impallidisce, quasi si accascia dalla vergogna.

Il Rettore e il Presidente dellAteneo scendono dal palco e corrono ad aprire il cancello. Si inchinano davanti a Giuseppe e Lucia.

Chiediamo scusa! Non lo sapevamo, dice il Presidente con voce tremante.

Va bene così, signore, risponde Giuseppe semplicemente. Siamo abituati al fango e alla polvere. Quello che conta è che nostra figlia abbia potuto studiare.

Li accompagnano dentro con rispetto. E Giuseppe e Lucia sfilano sul tappeto rossosempre con le loro ciabattetra gli studenti e i genitori che, in piedi, iniziano ad applaudire.

Allinizio piano, poi sempre più forte, finché lauditorium si riempie di unovazione che si fa tempesta. Non per i soldi, ma per la loro dignità resistente di fronte al giudizio.

Arrivati sul palco, Beatrice abbraccia forte i genitori. Le lacrime le scendono non per la medaglia, ma per lamore immenso che sente.

Giuseppe si avvicina al microfono.

La vera ricchezza non è nelle scarpe che si portano ai piedi, dice calmo.
Sta nelle fondamenta che costruiamo per gli altri. Non guardate ai piedi di una personaguardate le mani che hanno lavorato tutta la vita perché voi poteste sognare.

In fondo alla sala, la signora Ferri resta con la testa bassa, coperta da unimbarazzata vergogna, osservando i due con le ciabattela cui dignità brillava più di qualsiasi abito elegante nellintero auditorium.

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