Tra verità e sogno

Tra verità e sogno

Veronica si avvolgeva in una morbida coperta, godendosi il silenzio e la serenità della sua casa nel cuore di Bologna. Fuori dalla finestra, i fiocchi di neve scendevano lenti, poggiandosi dolcemente sul davanzale, danzando in un silenzioso valzer invernale. Era appena rientrata dalla prova dellabito da sposa: un evento che aspettava con ansia e trepidazione. Tra le mani teneva ancora la busta con gli accessori: orecchini raffinati, una piccola tiara dai dettagli delicati e altri particolari che avrebbero completato il suo look nuziale. Era immersa nei pensieri, immaginando come sarebbe stata quel giorno, come la luce avrebbe riflesso i suoi gioielli e gli sguardi ammirati degli ospiti su di lei.

Il silenzio fu spezzato da un suono improvviso: il campanello. Veronica trasalì leggermente, stringendo i bordi della coperta. Guardò lorologio mancavano dieci minuti alle sette. Chi poteva arrivare a quellora? Nella sua testa passarono varie ipotesi: forse era il corriere che aveva dimenticato un pacco, o la vicina che aveva bisogno di qualcosa.

Si avvicinò alla porta, spiando dallo spioncino. Chiunque fosse, non lo riconosceva! Un uomo, alto, ma il volto era coperto dallombra. Decise di non aprire subito.

Chi è? chiese, cercando di mantenere la voce calma.

Sono io, Matteo, rispose una voce conosciuta, appena attutita dalla porta. Dobbiamo parlare. Subito.

Veronica esitò. Non che avesse voglia di vedere Matteo… ma se fosse successo qualcosa a Giulia? Aprì il chiavistello e socchiuse la porta. Matteo era fermo sul pianerottolo. La neve si era posata sulle sue spalle, iniziando a sciogliersi e a bagnare il cappotto scuro. Aveva il viso pallido, gli occhi ardenti di un fuoco inquieto. Veronica non laveva mai visto così e fu presa da un dubbio se avesse fatto bene a lasciarlo entrare.

Vieni, mormorò indietreggiando, cercando di nascondere lagitazione. Daltronde, sarebbe stato poco sensato mandarlo via così. Ti bagni tutto.

Matteo entrò senza nemmeno togliersi le scarpe. Le sue orme di neve sporcarono subito il parquet chiaro, ma lui sembrava non accorgersene. Gli occhi fissi in un punto lontano, come se vedesse qualcosa che per lei era invisibile. Veronica lo osservava in silenzio, sentendo crescere una strana preoccupazione nel petto. Capiva che la conversazione non sarebbe stata facile.

Veronica, si girò verso di lei, stringendo i guanti. Non ce la faccio più! Ti amo!

Rimase immobile, incredula.

Matteo, ma tu… iniziò, ma la voce le tremò leggermente e la frase rimase in sospeso.

Lui non la lasciò continuare. Fece un passo avanti, come se temesse di perdere lultima occasione di parlare.

Lo so, ti sposi. Lo so che sembra follia! Ma non posso più tacere. Tutti questi mesi ho provato a dimenticarti, provato a voltare pagina, ma non ci riesco, parlava piano ma deciso, come se ogni parola gli costasse unenorme fatica. Avrei dovuto dirtelo prima. Con Giulia… con Giulia ho iniziato solo per starmi più vicino, per vederti di più. Ma non ho mai amato lei. Mai!

A quel punto, dentro Veronica si fece strada il gelo. Davvero? Questuomo si era messo con la sua amica solo per secondi fini? Povera Giulia, che era così innamorata…

Si tolse meccanicamente la coperta dalle spalle, cercando di aggrapparsi alla realtà. Laria improvvisamente parve pesante.

Matteo… riprese con fatica, scegliendo le parole. Ti rendi conto di ciò che dici? Ho un fidanzato che amo! Stiamo per sposarci, lo capisci? E poi Giulia…

Lui annuì, senza mai distogliere lo sguardo. Nei suoi occhi leggevo dolore, ma anche una determinazione nuova.

Lo so, ma non posso più far finta di niente. Tra poche settimane tu sarai irraggiungibile per me! si fermò un attimo. Se non lo dicessi, me ne pentirei per tutta la vita. E Giulia? Lei per me non è mai stata importante. Non significa nulla!

Serrò la mascella. Dentro Veronica tutto si strinse. La sua voce sembrò provenire da molto lontano:

Ma cosa dici? Come puoi essere così…

È la verità! Matteo aveva il volto segnato dalla determinazione. Giulia è stata solo un modo per avvicinarmi a te. Speravo che, magari, un giorno, ti accorgessi di me! Che vedessi quanto posso essere premuroso, generoso, un bravuomo. Che capissi che noi… siamo fatti luno per laltra. Ora ho capito: senza di te, la mia vita non ha senso.

Singinocchiò, estraendo dalla tasca un piccolo anello. Brillava sotto la luce, raffinato, con un delicato decoro intorno al gambo e una pietra che rifletteva le ombre della stanza.

Lascia lui! Lascia il tuo promesso sposo! Vieni con me. Ti renderò felice, te lo giuro.

Veronica lo fissava in silenzio. Nella mente le scorrevano flash: Matteo che ride con Giulia ad una festa, che la tiene per mano, che la guarda con quella tenerezza che le aveva fatto credere che lamica avesse finalmente trovato luomo giusto. Tutto falso? Limmagine si sgretolò di colpo, lasciandola in balìa del vuoto.

Alzati, sussurrò piano. Ti prego, alzati.

Matteo si sollevò, occhi accesi di una speranza che si stava affievolendo.

Non mi credi? la voce tremava, lasciando filtrare la vulnerabilità.

Ti credo, rispose lei con calma. Ma questo non cambia nulla.

Fece un piccolo passo indietro, quasi a recuperare aria. Le parole uscirono lente, pesanti.

Sei mio amico, Matteo. Ma io amo un altro e per lui voglio sposarmi. Sono certa che è la mia scelta; non ho bisogno di nientaltro.

Lui abbassò gli occhi, stringendo ancora lanello, e chiese piano:

Se te lavessi detto prima? Prima che incontrassi lui?

Lei rifletté un istante, poi rispose dolcemente:

Sarebbe stato lo stesso. Scusami, ma non ti ho mai visto come qualcosa di più di un amico, anche se apprezzo le tue qualità. Davvero, non sei il mio tipo.

Matteo si fece più vicino, disperazione nei movimenti.

Perché? Anche tu… ti ho visto come mi guardavi. So che tra noi cè qualcosa.

Veronica si avvicinò alla porta. Quello sguardo la metteva a disagio. Pensava già a cosa avrebbe fatto se Matteo avesse perso il controllo: se lo spingesse, sarebbe finito sul divano, dandole una via di fuga…

Tra noi non cè niente, Matteo, rispose cercando di essere il più naturale possibile. Quello che provi non è amore, è ossessione. Hai costruito una storia tua, dove io sono ideale e tutti gli altri solo strumenti. Ti prego, fermiamoci qui.

Matteo strinse i pugni. Cercava parole per controbattere.

Ti sbagli, ribatté, fissandola negli occhi. Non ho mai provato per nessuna ciò che provo per te. Non è invenzione, né ossessione. Ti amo!

Veronica si morse il labbro per controllarsi.

E Giulia? chiese, il tono tagliente. Ti rendi conto del dolore che le hai causato? Hai giocato con i suoi sentimenti solo per avvicinarti a me!

So di aver sbagliato, rispose Matteo a testa bassa. Ma anche tornando indietro, avrei fatto lo stesso!

Non si costruisce la felicità sulle macerie degli altri, replicò lei con una rapida occhiata al telefono. E tu ami solo unidea di me; cosa sai veramente della mia vita? Ami un sogno. La realtà è più complicata.

Pausa. Poi decisa:

Parla con Giulia. Merita di sapere la verità. E devi chiederle scusa.

Si irrigidì. Le mani tremavano, poi le serrò.

Perché dovrei? Non la amo, mi dà fastidio. Tu sei diversa.

Guardò Veronica, nel suo sguardo un dolore così profondo che per un attimo lei ne ebbe compassione. Tuttavia non poteva permettersi nemmeno un attimo di debolezza.

Con me non hai possibilità. Come con Giulia. E non pensare che starò zitta.

Matteo la fissò ancora qualche secondo, provocandole un brivido.

Me ne vado. Ma non mi arrendo! Ti aspetterò, finché capirai che siamo fatti per stare insieme.

Lascia stare. Non aspettare. Vivi la tua vita e trova qualcuno che amerai davvero, non unillusione, mormorò lei. Ora, per favore, vai.

Matteo si diresse verso luscita. Ogni gesto tradiva una lotta interiore. Arrivato sulluscio, si fermò.

Grazie per lonestà, disse, senza enfasi. Ma non è un addio.

Se ne andò, chiudendo delicatamente la porta. Veronica rimase sola, davanti alla porta chiusa, sentendo che la tensione la stava lentamente abbandonando. Si avvicinò alla finestra. Fuori la strada era coperta di neve, rischiarata dalle luci arancioni dei lampioni. Vide Matteo allontanarsi, le spalle curve, le mani nelle tasche, un passo lento e pesante.

Veronica osservò la sua figura scomparire dietro langolo: era inquieta, sconcertata. Non poteva lasciar correre. E se Matteo raccontava solo bugie a Giulia? Prese il telefono, cercò il suo nome tra i contatti e chiamò. Il cuore batteva più forte, ma la voce risultò ferma.

Giulia, ciao. Dobbiamo parlare. È una cosa importante.

Dall’altra parte la voce era preoccupata:

Che succede? Sembri agitata. Tutto a posto?

Veronica fece un respiro. Non voleva drammatizzare, ma non poteva nemmeno tacere.

Poco fa è stato qui Matteo, iniziò adagio. Ha ammesso che ti ha cercata solo per avvicinarsi a me. Ha detto che non ti ha mai amata. Che tu sei stata solo un mezzo per lui.

Silenzio. Veronica immaginò la sua amica immobile, il telefono in mano, incredula. La pausa fu lunga.

Cosa significa? Mi ha solo usata? la voce tremava.

Non voglio ferirti, ma non posso nascondertelo! Sei la mia migliore amica, disse Veronica, agitata. Ha detto che ama solo me. Vuole che lasci il mio promesso sposo per lui. Giulia, ha perso la testa. Ho avuto paura a stare sola con lui!

Ancora silenzio. Poi Giulia rispose, più fredda.

Capisco. E ora?

Non lo so ammise Veronica. Probabilmente verrà da te, ma non posso prevedere cosa ti dirà. Sei a casa da sola? Mi preoccupa il suo stato danimo.

La risposta di Giulia fu appena un soffio:

Non preoccuparti, me la caverò. Grazie per avermelo detto.

Mi dispiace dirtelo così, disse Veronica sinceramente.

Meglio la verità che unillusione, replicò Giulia, già più sicura.

Si salutarono, e nella stanza calò di nuovo il silenzio. Veronica si avvicinò al vetro e appoggiò la fronte, guardando i fiocchi volteggiare. Da qualche parte in quella città i nodi del cuore si srotolavano, e lei poteva solo sperare che col tempo tutto si sarebbe sistemato.

Le giravano mille pensieri in testa. Cercava di mettersi nei panni di Giulia, di immaginare il suo dolore. Ma sapeva che la verità, per quanto dura, sarebbe stata comunque meglio di una menzogna ben costruita.

***

Intanto, Giulia era ancora in cucina. Le parole di Veronica echeggiavano nella stanza, mescolandosi ai pensieri, portando a galla ricordi dolci e amari. Rivedeva Matteo che la accompagnava a cena, garbato, attento, la mano che apriva la porta, la risata gentile. Ricordava il ti amo sussurrato davvero; credeva fosse sincero. Ma ora… “Non mi ha mai amata”, pensava ripetutamente. Da qualche parte, qualcosa dentro di lei andava in pezzi.

Senza rendersene conto, aveva lasciato raffreddare il tè. Restava seduta, silenziosa, contando i secondi del ticchettio dellorologio, come se il tempo avesse cambiato ritmo.

Aveva bisogno di riflettere. Chiamare Matteo? Aspettare che venisse lui? Bastava solo un po di tempo, prima di sapere davvero cosa avrebbe dovuto fare.

Il campanello la fece sussultare. Proprio mentre si versava una seconda tazza di tè. Si avvicinò con il cuore stretto, guardò nello spioncino. Era Matteo. Si bloccò un istante: aprire o no?

Appena aprì la porta, lo vide: la neve sciolta da poco, il cappotto chiazzato dacqua, i capelli umidi, il viso tirato. Sembrava deciso, eppure smarrito.

Giulia, attaccò senza aspettare invito. Devo spiegarti tutto. Io… io non ti ho mai…

Lo ha già fatto Veronica, linterruppe lei, controllando la voce. Sentirlo da lui, però, le fece ancora più male che dallamica. Non credo tu possa aggiungere altro.

Matteo si bloccò a metà frase. Poi abbassò lo sguardo, quasi volesse accarezzarla.

Quindi ti ha già chiamata… sussurrò. Speravo di fare in tempo. Di spiegarmi prima che lo sentissi da altri.

Giulia si strinse nelle spalle, cercando di mantenere il controllo.

Perché sei venuto qui? domandò, la voce leggermente incrinata. Per ridirmi che non sono mai stata importante? Che sono stata solo un mezzo per conquistare unaltra donna?

No, fece Matteo un passo avanti, ma lei istintivamente si ritrasse. Sono venuto a chiederti scusa, per non averti detto la verità subito, per averti usata.

Si fermò, cercando parole che non ferissero più del necessario.

Non pretendo che mi perdoni, né che mi capisca. Dovevo dirtelo di persona. Mi dispiace tanto.

Giulia lo fissava, cercando di capire cosa provava. Rabbia, forse, ma soprattutto disprezzo. Per lui e per sé stessa.

Avresti dovuto parlarmi prima, mormorò. Ma sei andato da Veronica, a supplicarla di lasciare il suo futuro marito. E pensi che ora bastino le scuse?

Non ho nientaltro da dirti, rispose Matteo, quasi ironico. Ho solo capito che era la mia ultima occasione. Che stavo per perderla. Non ho pensato alle conseguenze.

Estrasse dalla tasca una scatolina: la stessa che aveva mostrato a Veronica. Le mani tremavano mentre la apriva.

Prendilo. Per chiederti perdono, disse, quasi un sussurro.

Giulia guardò lanello: semplice, ma raffinato. Una sottile fascia doro, un piccolo diamante. Era un gesto che suonava come unumiliazione: un regaio preso per unaltra…

Lo fissò, fredda e decisa.

Tienilo tu, disse in tono piatto. Non ho bisogno di niente.

Matteo chiuse la scatolina, la pelle ancora più pallida.

Giulia, ti prego… tentò. Ho sbagliato, ma vorrei rimediare.

Lei piegò lievemente il capo. Quelluomo che aveva amato non esisteva più.

Rimediare? rise amaro. Come? Vuoi sposarti con me per farti perdonare? O buttarti sotto una macchina per farmi sentire in colpa?

Matteto si morse le labbra, rassegnato.

Vorrei solo ripartire da zero, riprese, posando un piede avanti, ma si fermò notando il passo indietro di lei. Con sincerità, senza più bugie.

Giulia scosse la testa.

Si riparte solo con chi ci si fida, disse secca. E io non ho più fiducia in te. Non si tratta solo di bugie. Hai distrutto tutto quello che cera, e anche se ora dici la verità, non cambierà più niente. Ho bisogno di tempo e distanza. Non cercarmi più, non voglio più sentir parlare di te. Ormai non cè più nulla da sistemare.

Lui abbassò gli occhi, la scatolina ancora in mano, inutile. La strinse, poi fece per andare.

Capisco, sussurrò. Ti chiedo scusa. Non volevo farti così male.

Stava per varcare luscio, poi si voltò ancora.

Se un giorno vorrai parlare…

Non accadrà lo interruppe freddamente.

Non riuscì nemmeno a finire la frase: il campanello suonò di nuovo. Chi ora?

Guardò dallo spioncino: era Riccardo, il fidanzato di Veronica. Alto, elegante, i capelli curati, lo sguardo freddo e deciso. Latmosfera era tesa.

Giulia aprì la porta. Riccardo entrò senza sorridere, senza salutare, chiedendo subito con voce ferma:

Posso entrare?

Lei indietreggiò, facendolo passare. Subito vide Matteo irrigidirsi.

So che cosa hai fatto, esordì Riccardo, glaciale, guardando Matteo negli occhi. So come ti sei comportato con entrambe.

Matteo stava per rispondere, ma Riccardo lo interruppe con severità:

Basta. Hai già parlato fin troppo! Veronica mi ha detto ogni cosa. E sai che penso? Che certi insegnamenti arrivano solo con i fatti.

Fece un passo verso Matteo, che si ritrasse contro la parete.

Riccardo, per favore… tentò Giulia, turbata ma ancora coinvolta. Lo aveva amato; non voleva peggiorare la situazione. Ma Riccardo non si fece toccare:

Non è affar tuo, Giulia. Ha avuto quello che si merita.

Giulia restò indecisa su cosa fare, fermarsi o scostarsi dalla scena.

Matteo si schiacciò contro il muro, preso dal panico. Solo ora capiva cosa aveva provocato. Riccardo lo fissava con una determinazione gelida.

Ascolta, balbettò Matteo, la voce tremante. Lo so di aver sbagliato. Ho chiesto scusa a entrambe…

Scusa? Riccardo sorrise amaramente. Pensi che basti un perdonami dopo aver distrutto la fiducia di due donne?

Si avvicinò ancora, ormai a pochi centimetri. Matteo serrò le mani. Inutile opporsi.

Giulia respirò profondo, incapace di stare a guardare.

Riccardo, basta! intervenne più sicura. Non serve a nulla. Parliamone.

Riccardo si bloccò un istante, come se solo allora si fosse accorto della sua presenza. Si girò, occhi pieni di risolutezza.

No, ormai le parole non servono.

Un solo pugno deciso: Matteo crollò a terra, una mano sulla bocca sanguinante.

È solo linizio, scandì Riccardo, pacato. Se ti fai vedere ancora con Veronica o Giulia, sarà peggio. È chiaro?

Matteo non rispose. Si tirò su, cercando di mantenere la dignità, e pulì il sangue col dorso della mano. Un ultimo sguardo verso Giulia, cercando invano pietà: trovò solo indifferenza.

Attraversò lingresso. Sulla soglia si fermò, forse per chiedere ancora scusa, forse per giustificarsi. Ma unocchiata di Riccardo lo liquidò. Uscì in silenzio e la porta si richiuse.

Riccardo rivolse lo sguardo verso Giulia. Solo lì i suoi lineamenti si addolcirono un po.

Scusa… disse, avvicinandosi. So che la violenza non è la soluzione, ma certa gente capisce solo così.

Giulia lo osservò, confusa. Non si aspettava che finisse così, ma neppure si sentì scioccata. Da qualche parte dentro di sé sapeva che Riccardo aveva agito per proteggere.

Non dovevi… iniziò, poi si fermò in cerca delle parole. O forse sì. Grazie comunque.

Riccardo le rivolse un mezzo sorriso.

Capisco bene come stai, la voce si fece calda. Il tradimento fa male. Ma sei forte, ce la farai.

Giulia annuì, sentendo un barlume di calma tra la tempesta. Era forte, lo sapeva. Certi momenti servono solo per ricordarselo.

Grazie, ricambiò il sorriso. Anche per avermi aiutata.

Veronica si preoccupa per te, disse Riccardo. Sarebbe venuta lei, ma le ho detto che me ne sarei occupato io.

È la mia migliore amica, sospirò Giulia, grata. E tu… sono contenta che stia con una persona come te.

Cadeva di nuovo il silenzio. Fuori la neve continuava a coprire la città, smussando i dettagli di quella sera tesa. Giulia sentiva che, nonostante tutto, stava già tornando la pace. Avrebbe dovuto lavorare su sé stessa e sulle proprie emozioni, ma ora aveva capito che non era sola.

Quando Riccardo se ne andò, Giulia chiuse la porta e si lasciò cadere sul divano.

“Tutto finito”, pensò. Era un pensiero chiaro, quasi liberatorio. La ferita era ancora viva, ma ormai sapeva: niente di concluso, anzi, era linizio di una nuova strada, quella del riscoprirsi e tornare a sperare. Ma senza illusioni, senza fantasie su chi non si conosce davvero…

***

Intanto, Matteo camminava per le strade innevate di Bologna senza sentire freddo. La neve si scioglieva placida sulla faccia bruciante, ma la ferita sul labbro era niente rispetto al vuoto dentro il petto. Aveva perso tutto: Giulia, per sempre; Veronica già da tempo, quando aveva rincorso sogni impossibili costruiti su menzogne. Da solo, avrebbe dovuto imparare dagli errori.

Il giorno dopo si presentò in ufficio con un occhio nero e il labbro gonfio. I colleghi lanciavano sguardi furtivi, ma nessuno chiese nulla. Lui non aveva alcuna voglia di dare spiegazioni: bastava resistere fino alla sera.

Dopo una settimana, chiese il trasferimento in unaltra città Firenze. Il direttore, sconcertato, firmò senza domande. Matteo sapeva che non poteva restare. Ogni angolo, ogni strada, ogni muro gli ricordava i propri sbagli e chi aveva fatto soffrire.

Il giorno prima di partire, riportò lanello in gioielleria. Il commesso lo guardò stranito, ma accettò il reso. Matteo prese i soldi circa duecento euro senza dire altro.

Tutto il denaro lo girò sul conto di Giulia con una nota: “Scusa. Questo ti spetta.” Nessuna spiegazione, solo quelle parole, sincere.

La mattina della partenza, aspettava il taxi sotto casa. La neve cadeva lenta. Matteo guardò verso il cielo, inspirando a fondo. Per un attimo il tempo sembrò fermarsi. Ho rovinato tutto, sussurrò, e non era un lamento, ma accettazione.

Arrivato il taxi, gettò un ultimo sguardo al palazzo dove aveva riso, amato, sperato. Ora era davvero solo un edificio. Si sedette in macchina e chiese: Stazione Centrale, per favore.

Lauto partì, la neve ricopriva ogni cosa coprendo i suoi passi. Ma sapeva che davanti aveva solo una lunga strada e doveva imparare a camminare da solo.

***

Nel frattempo, Giulia si ritrovava a un tavolino di un piccolo bar con Veronica e Riccardo. Davanti a loro, tre tazze fumanti di cioccolata: il meglio in una giornata fredda.

La conversazione era distesa, senza ombre. Parlano del futuro, dei progetti. Veronica parlava del matrimonio, arrossendo dentro sorrisi veri. Giulia ascoltava e si accorgeva di stare meglio, che la vita ricominciava davvero, che cera ancora bellezza davanti.

Riccardo, solitamente riservato, era attento. Non interrompeva, partecipava con brevi commenti che davano calore al momento.

Sapete, mormorò Giulia, fissando la danza lenta dei fiocchi, non sono più arrabbiata con lui. Dispiace solo che sia andata così.

La voce era calma, senza amarezza. Non fingeva forza ma nemmeno si lasciava sopraffare dai rimpianti.

Veronica sorrise e le posò una mano sulla spalla: gentilezza vera.

Non devi avere rimpianti, le disse sicura. Meriti la felicità vera. Non illusioni e giochi.

Giulia annuì. Sapeva che lamica aveva ragione, non la stava solo consolando.

Sì, replicò guardandola negli occhi. E farò di tutto per trovarla.

Non era spavalderia, solo una certezza nuova. Il passato era alle spalle, davanti cera una strada ancora tutta da costruire.

Sotto i portici di Bologna la neve cadeva leggera. Nascondeva i segni di ieri, pronta ad aprire nuovi capitoli. Nel locale il tempo sembrava sospeso: solo tre persone e la promessa che, nonostante tutto, la vita va avanti ed è questa, forse, la sola, vera certezza.

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