Ma perché sei venuta da me, mamma? Hai sempre aiutato Nadia per tutta la vita, allora ora vai da lei a chiedere aiuto! – così mi ha detto mio figlio.

Ma perché sei venuta da me, mamma? Hai aiutato tutta la vita Chiara, adesso vai da lei a chiedere aiuto! mi dice mio figlio. Matteo nemmeno mi invita ad entrare in casa, mi parla sulluscio, le sue parole sono fredde, lo sguardo lontano, quasi non fossi sua madre.

Figlio mio, davvero non fai entrare tua madre in casa? non riesco a trattenermi, le lacrime iniziano a scendere.

Mamma, non capisco perché tutte queste emozioni. Sono occupato, non ho tempo per discorsi inutili Matteo stava già chiudendo la porta in faccia a sua madre, quando in corridoio si sente la voce della nuora.

Matteo, con chi stai parlando? chiede Martina, uscendo dal soggiorno.

Mamma, lei? chiede stupita vedendomi. Ma perché siete fuori al freddo? Entrate subito!

Matteo scuote la testa e se ne va, mentre io, finalmente contenta che Martina mi abbia fatta entrare, mi sfilo le scarpe nel corridoio. In fondo dovevo parlare con loro seriamente.

Davanti a Matteo sento davvero di avere delle colpe. Solo ora me ne rendo conto fino in fondo. Ho due figli: Matteo e Chiara. E ho dedicato la mia vita ad aiutare solo la figlia, trascurando lui.

Ero convinta che lui non avesse bisogno del mio sostegno, pensavo ce la facesse benissimo da solo. In realtà, Matteo ha raggiunto tutto quello che possiede soprattutto per dimostrarmi che poteva farcela anche senza il mio aiuto e i miei soldi.

Soldi ne avevo, sono stata ventanni a lavorare come badante in Italia. Ma ho sempre pensato a Chiara, che sembrava più fragile: ora invece me ne pento, perché Chiara non solo non ha mai apprezzato, ma nel momento più difficile per me si è voltata dallaltra parte.

Sono venuta a lavorare a Firenze quando Matteo aveva 18 anni e Chiara 16. Mio marito non cera da tempo, li ha abbandonati da piccoli. Mia madre è rimasta con loro, e io, per la miseria in cui vivevamo, ho visto il lavoro allestero come lunica possibilità di salvezza.

Con i primi euro guadagnati in Italia ho sistemato casa nostra a Napoli: la mamma era felicissima finalmente di avere lacqua in casa, il bagno nuovo, qualche comodità.

Poi Chiara mi comunica che vuole sposarsi. Io pensavo fosse troppo giovane, solo 19 anni, ma non ho insistito. Il marito era un ragazzo del nostro quartiere, e sono venuti a vivere da noi.

Matteo e il genero non sono mai andati daccordo. Alla fine anche Matteo si fidanza con una ragazza, Martina, e va a vivere da lei. Lei era cresciuta in orfanotrofio, poverissima, le hanno dato una piccola stanza in un residence a Torino e lì si sono sistemati.

Chiara, invece, ha deciso subito per tutti:

Mamma, io sono rimasta a casa, quindi qui tutto deve essere mio mi ha detto.

Matteo non ha mai chiesto niente, né soldi né aiuti. Io, invece, tutto quello che guadagnavo ogni mese a Firenze lo inviavo a Chiara, che decideva come spenderli. Matteo, invece, simpegnava da solo ad andare avanti.

Poi le cose sono peggiorate. Mia madre è mancata. Poco dopo, Chiara mi annuncia che vuole divorziare dal marito. Ha sempre avuto un carattere ostinato, fa sempre a modo suo.

E adesso che farai? le ho chiesto.

Vengo con te in Italia, mamma! risponde Chiara, come se fosse la cosa più naturale.

Siamo venute insieme a Milano, ma Chiara non voleva lavorare troppo: faceva qualche pulizia qua e là, ma tutto quello che guadagnava lo spendeva per affitto e spese.

Io invece lavoravo fissa da una famiglia benestante, quindi né affitto né cibo dovevo pagare. Ogni mese mia figlia prendeva da me anche quei mille euro che riuscivo a mettere da parte: voleva comprare casa in Italia.

Dato che Chiara non voleva più tornare a Napoli, mi ha convinta a vendere la casa: così, diceva, avremmo messo da parte più in fretta i soldi per comprare un appartamento tutto nostro.

Ovviamente, non sono bastati. Ho venduto la casa, un piccolo gruzzolo di risparmi ce lavevo, ma non era sufficiente. Già pensavamo a un mutuo, ma Chiara si è sposata di nuovo e il marito ha completato quello che mancava, così sono entrati nella loro piccola casa.

Io continuavo a lavorare, senza preoccuparmi troppo del futuro. Dovevo pensarci però, perché poco tempo fa mi sono ammalata e non posso più lavorare. Ho chiesto a Chiara di accogliermi, come avevamo sempre detto, ma lei mi ha liquidata: Abbiamo troppo poco spazio, cerca di rimetterti e di trovare un’altra famiglia dove lavorare.

Non ho voluto ascoltarla. Sono tornata in Italia del Sud, solo che casa non ne avevo più: avevamo venduto tutto. Mi restava solo un grande orto, quasi un ettaro, da qualche parte vicino a Napoli. Ma che cosa potevo farci? Venderlo, magari, o costruirci qualcosa, ma con quali soldi?

Così mi sono decisa e sono andata da Matteo a chiedere se mi aiutava almeno a vendere il terreno. Non sapevo davvero cosa mi aspettasse.

Matteo era così arrabbiato con me che non voleva neanche parlarmi, ma Martina non solo mi fa entrare, ma trova anche una soluzione.

Mamma, proprio adesso io e Matteo stavamo cercando un terreno dove costruire casa. Se ci consente, possiamo iniziare proprio lì e, quando avremo finito, lei vivrà con noi mi dice Martina, guardandomi con dolcezza.

Matteo borbotta un po, ma lidea gli piace: a fine serata ha già dimenticato perché fosse arrabbiato.

Martina non mi lascia più andare, mi prepara la cena, mi trova un letto, e mi dice che domani mattina si va a fare qualche visita medica.

Perché tutto questo per me? le chiedo.

Perché io, una mamma, non lho mai avuta; ora ce lho sorride Martina.

Così è la vita: mia figlia mi ha voltato le spalle, ma mia nuora mi ha aperto il cuore e la porta di casa.

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