— Mamma, ti presento Bianca, — disse Claudio, un po’ imbarazzato.
Era rientrato a notte fonda con quella ragazza.
— Buonasera, — rispose Rosaria, gelida.
Guardò l’ospite inaspettata con disapprovazione.
— Che tempismo perfetto per fare conoscenza. Manca mezz’ora a mezzanotte.
— Io avevo detto a Claudio che era tardi, — ribatté subito Bianca.
— Ma lui mi ascolta mai? Testardo come un mulo.
«Che tipa», pensò Rosaria. «Scusa se stessa, accusa lui.»
«Una persona antipatica», concluse tra sé.
— Su, entrate, — disse solo questo.
Poi si ritirò in camera senza aggiungere altro.
Che altro poteva fare, in fondo?
Non poteva cacciare il figlio di casa, a quell’ora.
E per colpa di una ragazza qualunque, poi.
Volevano vivere insieme? E va bene.
Una madre protegge il figlio, gli apre gli occhi.
Rosaria lo avrebbe fatto, e in fretta.
Claudio avrebbe mandato via quella fiamma senza rimpianti.
Anzi, sarebbe stato felice di liberarsene.
Tutta la notte rimase sveglia, a pensare un piano.
Non era contraria al matrimonio del figlio.
Aveva trent’anni, era pronto per una famiglia.
Ma non con lei.
Primo: era troppo giovane, ancora con la testa fra le nuvole.
Che razza di moglie sarebbe stata? Di madre?
Secondo: il suo comportamento parlava chiaro.
Si era presentata di notte, senza nemmeno scusarsi.
E aveva pure accusato il suo adorato figlio.
Era la prima volta che dormiva fuori, o era abitudine?
Terzo, semplicemente: a Rosaria non piaceva.
Prima o poi, sarebbe piaciuta meno anche a Claudio.
Perché perdere tempo, allora?
Ma il piano non servì a nulla.
Fu Bianca stessa a darle mille motivi.
Il primo campanello suonò la mattina dopo.
Bianca entrò in doccia e ne uscì dopo un’ora.
Claudio intanto girava per casa come una belva in gabbia.
Girava, sbuffava, guardava l’orologio.
— Figliolo, che c’è? — chiese Rosaria, dolcemente, troppo dolcemente.
— La ragazza si fa bella, vuole piacerti.
— Ma io devo andare al lavoro!
— Allora bussa, dille che non è sola in casa, — propose lei.
— Non mi sembra il caso. Ne parlerò dopo.
— Tu, mamma, sei in ritardo?
— Io? No. Sono pronta da un pezzo. Ho fatto i pancake.
— Ma non mi sono nemmeno lavato!
— Pazienza. Mangia qualcosa, intanto. Hai tutta la giornata davanti.
Claudio si sedette, di malumore.
Proprio allora Bianca uscì dal bagno, asciugamano in testa.
Era una visione incantevole.
— Finalmente! — esclamò Claudio, correndo allo specchio appannato.
Si lavò in fretta, si rasò ancora più in fretta.
Trangugiò il pancake più piccolo, già sulla porta.
— A stasera! Spero che andiate d’accordo!
— Claudio! — lo chiamò Bianca. — Dovevamo andare a prendere le mie cose!
— Ci andiamo stasera. Non annoiarti!
La voce si perse già sulle scale.
Rosaria si alzò, chiuse la porta dietro il figlio.
Si voltò verso Bianca, senza mezzi termini.
— Non ti vergogni?
— No, — sorrise la ragazza. — Dovrei?
— Claudio rischia di fare tardi per colpa tua.
— Non farà tardi. Prenderà un taxi. Stia tranquilla.
— Ricordati, comunque: qui non sei sola. Se vuoi stare un’ora in doccia, alzati prima. Oggi è il mio giorno libero, per fortuna.
— Non lo farò più, — disse Bianca. — Mi scusi.
Rosaria rimase spiazzata. Si aspettava una scenata.
— Va bene, — borbottò, andando in bagno.
Notò il tubetto di dentifricio, aperto.
Ce n’era già un altro, vecchio ma buono.
— Bianca, perché hai aperto un dentifricio nuovo?
— Mi piace di più questo.
— Spero almeno che porterai il tuo shampoo!
— Certo, signora Rosaria.
— E il bagnoschiuma!
— Lo porterò.
Per quanto cercasse, Rosaria non trovava appigli.
Bianca acconsentiva a tutto, docile, quasi remissiva.
Prendeva nota dei futuri doveri, uno per uno.
Alla fine Rosaria si stancò dei pretesti eleganti.
Decise di andare dritta al punto.
— Perché sei venuta qui?
— Io e Claudio ci amiamo.
— Certo che lo ami, un ragazzo così. Ma cosa ci trova in te?
— Non gliel’ho chiesto.
— Chi sono i tuoi genitori?
— Mia madre lavora in fabbrica. È una sarta.
— E tuo padre?
— Non l’ho mai conosciuto.
— Capisco. Una senza padre. E pensi di essere una buona moglie per mio figlio?
— Farò del mio meglio.
— Meglio o peggio, non ci riuscirai mai. Mio figlio non ti ama. Gli sembra soltanto! Io lo conosco bene. Non ti sposerà mai. Perché dovrebbe? Tu dici di sì a tutto.
— Lui mi ama, — la voce di Bianca tremò. — Ne sono sicura.
— Ti sbagli. Credi di essere la prima?
— Non lo credo. Ma non importa.
— Non importa? Si annoierà di te in una settimana! Non sei alla sua altezza. Il tuo livello culturale, poi. Hai mai sentito questa parola?
— Sì. Ma qui non c’entra.
— E perché?
— Ho una laurea.
— E allora? Sentimi bene: sarebbe meglio che tornassi a casa tua. Qui non è il tuo posto. Ho passato mezza giornata a spiegartelo, e tu non vuoi capire.
— Va bene, me ne vado. Ma cosa dirà Claudio? Non gli piacerà.
— Non è affar tuo. Vai, e non tornare. Qui non ti vuole nessuno.