«Abbattete quella baracca!» — gridava l’imprenditore, ignaro che alla casa si stava già avvicinando un ufficiale dei Carabinieri del GIS

“Abbattete quella catapecchia!” urlava limprenditore, ignaro che verso la casa si stava già avvicinando un carabiniere della squadra speciale.

Matteo detestava novembre. In novembre la terra sotto i piedi diventava fango spesso come la pece, e il cielo si abbassava così tanto da sfiorare la cima degli alberi. Lautobus lo aveva lasciato sulla statale, avvolgendolo in una nuvola di scarico, e poi era svanito nella nebbia della campagna.

Cera ancora un paio di chilometri da percorrere a piedi prima di arrivare in paese. Lo zaino pesava sulle spalle come al solito dentro ci aveva messo dei pensierini: uno scialle di lana, una scatola di cioccolatini che la nonna Lucia adorava, e un barattolo di buon caffè. A lei non aveva telefonato: voleva vedere la sua espressione quando varcava il cancello. Tre anni allestero per lavoro, quel brutto incidente, poi mesi di riabilitazione era esausto. Gli mancava il silenzio, il crepitio della legna nella stufa e i dolci della nonna appena usciti dal forno.

Ma il silenzio, invece, mancava.

Quando si avvicinò a via del Fiume sentì un rombo deciso. Un motore diesel al minimo profondo, regolare, potente. Matteo accelerò il passo, saltando le pozzanghere. La vecchia staccionata che aveva dipinto di verde anni prima era ora abbattuta in una sezione.

Vicino al cancello aperto cera un imponente SUV nero. Due energumeni in giubbotti di pelle calpestavano nervosi il fango, sputando semi di zucca con aria annoiata. Poco più in là, sulla gradinata, un uomo in cappotto color cammello si chinava minaccioso sopra una minuscola figura curva, coperta solo da una giacca vecchia.

Ma sei impazzita, vecchia? la voce delluomo vibrava come una corda tirata. Ti avevo dato una settimana, capito? La mia impresa si ferma, gli investitori sono sulle spine!

Ma figliolo, dove vado ora la voce della nonna Lucia tremava, sul punto di crollare. Linverno Qui cè la casa di nonno, e gli animali

Vai in una casa di riposo, ovvio! abbaiò luomo, colpendo con una scarpa lucida un vecchio secchio di latta che rotolò nel cortile con rumore. Abbattete tutto! urlò ai due che sgranocchiavano semi. Se non capisce con le buone

Uno dei due sorrise, facendo un passo avanti.

Matteo non urlò. Non corse. Entrò in silenzio nel cortile. Lasciò lo zaino nellerba, come aveva imparato a fare.

Solo quando restavano un paio di metri, luomo in giacca di pelle lo notò.

E tu chi iniziò, ma la fine della frase non si sentì più.

Matteo mosse deciso e con un colpo preciso, sistemò lavversario. Luomo ansimò e si piegò. Laltro sembrava voler intervenire, ma si bloccò incontrando lo sguardo di Matteo.

Nei suoi occhi non cera rabbia. Solo una stanchezza gelida, di chi ne ha viste talmente tante da non aver più paura.

Fermati, disse piano Matteo.

Limprenditore in cappotto si voltò di scatto. Il suo volto, liscio e curato, sincrespò di sorpresa.

E tu chi diavolo saresti? Da dove salti fuori?

Matteo si rivolse alla nonna. Lei lo fissava incredula, stringendo le mani al petto.

Mattia sussurrò. Sei vivo

Lui la abbracciò piano, sentendola fragile tra le braccia. Odorava di erbe e di lana vecchia, un profumo che gli era familiare dalla sua infanzia.

Vivo, nonna. Torna in casa, metti su il tè.

Senti, Rambo! limprenditore si lanciò su di loro, urlando. Con chi credi di avere a che fare? Sono Edoardo Cattaneo! Questo quartiere è roba mia! Per il mio uomo ne risponderai!

Matteo si girò lentamente, si avvicinò a Cattaneo senza fretta. Questi, più alto, indietreggiò distinto. Da Matteo si irradiava un pericolo vero.

Senti bene, Edo, la voce di Matteo era bassa, appena un soffio. Prendi i tuoi scagnozzi. Salite in macchina. E che tra un minuto qui non rimanga nemmeno la traccia del tuo profumo.

Cattaneo diventò paonazzo.

Mi stai minacciando? Dove credi di essere! Domani torno con le ruspe e spiano tutto. Con voi dentro!

Fece cenno ai suoi uomini (quello già sistemato si reggeva a malapena), e si avviò verso il SUV. La portiera sbatté e una nuvola di passeri si sollevò dal tetto della casa. Il SUV girò vorticoso scavando le ruote nelle aiuole ormai spoglie di crisantemi e sparì.

In casa cera caldo, ma era un calore fragile. In tavola le patate al forno si raffreddavano. La nonna Lucia sistemava cetrioli sotto sale, funghi, cavolo cappuccio, ma le mani le tremavano tanto che la forchetta suonava sul piatto.

Sono arrivati un mese fa, diceva guardando fuori dalla finestra. Prima mandavano sorrisi, volevano comprare la terra. Offrivano noccioline. Poi è venuto questo Cattaneo. Ha detto che voleva fare un resort di lusso sul fiume.

E molti hanno accettato? Matteo sorseggiava il tè, forte e zuccherato come lo faceva la nonna da piccolo.

Quasi tutti, sospirò la nonna. Ai Fratelli Maggioni è sparita la mucca, ritrovata in fondo al bosco morta. Ai Bianchi una notte hanno dato fuoco al fienile. Quelli hanno paura, Mattia. Cattaneo ha un fratello in Comune e un nipote in caserma. Noi vecchi che possiamo fare?

Matteo sentiva una molla tendersi dentro di sé. Conosceva quel tipo di uomini. Non si fermavano. Se Cattaneo aveva detto che tornava, arrivava per davvero. E non portava certo i fiori.

I documenti della casa sono qui?

Nella scatola nel cassettone. È tutto a posto, Mattia.

Ok, vai a letto nonna. Stanotte ci penso io.

Quella notte Matteo non chiuse occhio. Fece il giro della proprietà: il cancello era poco più di una formalità, dietro cerano i campi e più lontano il bosco ci si poteva avvicinare senza farsi vedere. La casa era vecchia, di legno: bastava poco per darle fuoco.

Uscì allora sul portico, accese una sigaretta. Il cellulare non prendeva bene, dovette arrampicarsi sul solaio.

Compose il numero. Lunghi squilli.

Pronto? la voce era allegra nonostante le tre di notte.

Sandro, ciao. Sono Il Tranquillo.

Tranquillo! Accidenti, fratellone! Pensavamo fossi ancora in riabilitazione.

Sono da mia nonna, a Vallerosa. Qui la situazione è una schifezza. Un piccolo boss locale sembra aver perso ogni limite. Dice che domani torna con le ruspe per demolire tutto. Fanno quello che vogliono.

Quanti sono?

Oggi tre. Domani penso di più. Poi, con le conoscenze che ha tra i carabinieri, con la legge non ce la si fa.

Mandami posizione. Noi siamo a Siena coi ragazzi. Mica distante. Allalba siamo lì.

Sandro, senza pestoni inutili.

Offendi, Tranquillo. Siamo brava gente, noi.

Matteo rientrò. Mancarono quattro ore allalba.

Il mattino era grigio e umido. La nebbia copriva il fiume. Matteo, seduto sul portico, spelava una mela col coltello. La nonna era rimasta in camera, come lui le aveva chiesto.

Puntuali alle nove, arrivarono. Cattaneo non mentiva.

Prima il rombo. Poi, dalla nebbia, emerse un bulldozer giallo, alzando la pala come un grande elmo. Dietro due SUV e un furgone nero.

Si fermarono al cancello.

Cattaneo fu il primo a scendere. Trench sostituito da un giubbotto corto. Accanto a lui un uomo alto, con una cicatrice sulla guancia palesemente il capo degli uomini di mano. Dal furgone scesero in dodici: gente di tutti i tipi, qualcuno in tuta, altri in mimetica. In mano, mazze e tubi metallici.

E allora, eroe? ghignò Cattaneo. Hai già fatto la valigia, o serve una mano?

Matteo si alzò. Morso deciso alla mela.

Ti avevo avvertito, Edo. Non ascolti, vero?

Giù il cancello! strillò Cattaneo al bulldozerista. E questo insegnategli le buone maniere!

Il bulldozer ruggì emettendo una nuvola nera e iniziò a muoversi. I picchiatori avanzarono. Matteo era solo, fermo sul portico, in un vecchio maglione.

I mercenari entrarono nel cortile convinti di essere forti: erano tanti, armati, protetti dai soldi e dal potere.

Meglio che ti stendi da solo, ragazzino, sorrise luomo con la cicatrice. Ti conviene.

In quel momento, dal fondo della via, verso il bosco, si sentì un altro rombo. Non più il suono stanco delle ruspe, ma un ringhio alto e aggressivo.

Tutti si voltarono.

Due Leone civili stavano arrivando, gli pneumatici che schizzavano fango in aria. Si fermarono di traverso, bloccando la fuga alle auto di Cattaneo.

Le portiere si aprirono.

Sette uomini uscirono. Non urlavano, non minacciavano. Si misero in riga, larghi, compatti. Uomini tra i trenta e i quaranta, in abbigliamento semplice, scarponi. Ma si vedeva da come stavano in piedi che erano abituati alle difficoltà. Spalla contro spalla.

Sandro robusto, capelli rossi, occhi pieni di allegria fece un passo avanti.

Buongiorno a tutti, vacanzieri! disse a voce alta. Che raduno cè? Non ci avete invitati?

Cattaneo parve impallidire. Sentiva che la situazione stava cambiando.

È una proprietà privata! Qui si lavora! E voi chi siete?

Noi? Sandro sorrise. Siamo i ragazzi che aiutano le nonne a spaccare la legna e aggiustare i cancelli. Ma voi mi sa che state facendo confusione.

Cacciateli! urlò Cattaneo ormai fuori controllo. Fuori tutti!

I picchiatori si lanciarono avanti. Errore.

Lo scontro durò meno di due minuti.

Gli amici di Matteo erano precisi, professionali, essenziali. Ogni aggressione si rivoltava contro chi la compiva. Niente caos.

Il tale con la cicatrice provò a colpire Sandro con un tubo. Sandro fece appena un passo di lato, afferrò il braccio e lo stese a terra con delicatezza.

Fermo! urlò uno degli amici. Il tono era tale che persino il bulldozerista spense il motore e alzò le mani.

Dopo due minuti, la banda di Cattaneo era stesa a terra, tentava di riprendersi. Cattaneo, pallido come uno strofinaccio, era rimasto accanto alla sua auto. Matteo gli si avvicinò.

Edo, gli disse. Prendi il telefonino, forza.

P-perché? balbettò limprenditore.

Guarda le notizie locali.

Cattaneo, con dita tremanti, estrasse lo smartphone.

Sandro sbirciò sopra la sua spalla.

Oh, guarda, hanno già caricato il video. Che rapidità!

Sul telefono un titolo grande: “Abusi a Vallerosa: limprenditore Cattaneo e il Comune sotto accusa per minacce agli anziani. Con prove video”.

E subito sotto il video: Cattaneo che scalcia il secchio, che grida contro la nonna, che minaccia di distruggere la casa.

Vedi, Edo, i miei amici non sanno solo spaccare la legna. Uno di loro lavora con i giornali. È contento delle storie così. Il video è già in procura. E pure sulla scrivania del presidente della Regione.

Cattaneo fece cadere il telefono nel fango.

Possiamo accordarci? sussurrò. Pago, pago tanto.

Laccordo è semplice, concluse Matteo. Ora prendi la tua gente, la tua roba, e sparisci. Se domani a mia nonna o a uno dei vicini succede qualcosa hai capito?

Cattaneo annuì di scatto, come una statuetta napoletana.

Unora dopo arrivò la polizia. Ma non la stazione locale: una squadra speciale inviata dal capoluogo. Il presidente, viste le immagini sui social, non aveva perso tempo. Cattaneo e i suoi furono portati via senza troppe cortesie.

La sera la casa della nonna Lucia era piena.

La tavola era al centro della stanza. Profumo di arrosto, sottaceti e fumo di camino. Sandro raccontava storie, i ragazzi ridevano, Matteo versava tè. La nonna Lucia, sorridente e con le guance rosse, offriva a tutti focaccine di patate.

Grazie, figlioli diceva asciugandosi le lacrime. Se non ceravate voi

Ma dai, Lucia, rideva Sandro. Era solo voglia di una gita in campagna. Laria qui è speciale.

Quando calò il buio uscirono sul portico. La nebbia era sparita, il cielo era limpido e le stelle brillavano pungenti, come solo a fine autunno.

Ora che farai? chiese Sandro, accendendo una sigaretta.

Matteo guardò il bosco buio, la staccionata che avevano già cominciato a riparare.

Resto ancora un po. Il tetto va sistemato. Magari costruisco una legnaia nuova. E poi i meli

I meli, che?

La nonna dice che quelli vecchi sono secchi. Tocca piantare i nuovi. Delle Renette.

Sandro sorrise, dandomi una pacca sulla spalla.

Ottima idea. Piantare radici è cosa che dura.

La mattina dopo, i ragazzi partirono. Matteo rimase al cancello a guardare le auto allontanarsi. Poi si voltò verso la casa. Dal vetro usciva una luce calda, lombra della nonna si muoveva: stava già impastando qualcosa.

Raccolse la pala. La terra era dura, fredda, ma lo sapeva: se pianti un albero con il cuore, cresce comunque. Anche a novembre. Purché le radici siano forti e qui, di radici, nessun bulldozer le avrebbe mai portate via.

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