Affitto il mio appartamento

Affitto il mio appartamento

Natalia Serena Orlandi, ora in Gromi, ha sempre pensato che la cosa più spaventosa nella vita sia quando il bello inizia piano, quasi invisibile, e poi così piano, ma inesorabilmente, comincia a finire. Come succede con i fiori sul davanzale: sembra che li innaffi, sembrano stare bene. Poi guardi le foglie sono ormai gialle, e non c’è nulla da fare.

Quel profumo Natalia lo sente già sulle scale.

Denso, invadente, dolce e cipriato. Profumo di Roma il classico. Quello con cui Natalia non può sbagliarsi: era lodore che impregnava sempre laria nellappartamento della signora Valentina Petrini ogni volta che ci andavano. Un aroma che si attaccava ai vestiti, ai capelli, alla memoria.

Natalia è ferma davanti alla sua porta, chiave in mano.

Sono le quattro del pomeriggio. È uscita prima da lavoro: la ragioniera Oxana Vitali le ha detto che sembrava pallidissima e lha rimandata a casa. Dalla mattina la testa le pulsa e le stringe, come se qualcuno le avesse messo un cerchio in acciaio alle tempie. Natalia voleva prendere una pastiglia, sdraiarsi sotto la coperta.

Ma il profumo dice altro.

Apre la porta.

Nellingresso ci sono tre scatoloni di cartone di quelli del frigorifero. Grandi, col logo MEKO sul lato. Uno già sigillato con lo scotch, negli altri due qualcosa è coperto da vecchi libri e giornali.

Dalla cucina arrivano fruscii, struscii di stoviglie, mormorii.

***

Signora Valentina, Natalia si fa coraggio e non muove un passo. Mi può spiegare cosa succede?

Il rumore si interrompe. Poi, dalla porta della cucina, appare sua suocera. Donna robusta, ordinata, cinquantasette anni, grembiule sopra un tailleur color tortora. Capelli raccolti, guanti di lattice, sguardo deciso, quasi solenne.

Natalina! le dice con quel tono che usano le infermiere caposala quando bisogna comunicare una notizia spiacevole, ma per il tuo bene. Sei arrivata prima. Ti senti male?

Che sta succedendo qui? Natalia resta sulla soglia.

Non agitarti, Valentina toglie piano un guanto, poi laltro, li piega con gesti precisi. Lo sto facendo per voi. Per te e Dimi. Siediti che ti spiego.

Sto bene qui. Spieghi pure.

Per un istante gli occhi di Valentina diventano una sottile fessura. È labitudine di chi è sempre stato ascoltato senza repliche. Caposala in poliambulatorio a Ostiense da ventitré anni. Mai nessuno che le disubbidisca.

Va bene, con la mano le indica la cucina. Almeno entra, non restare sulla porta. Preparo un tè.

Non serve il tè. Cosa cè negli scatoloni?

Valentina sospira come chi è già stanca di assecondare i capricci altrui.

Pentole. Parte delle padelle. I bicchieri di cristallo li ho avvolti nella plastica, non ti preoccupare. I piatti restano, li lasciamo ai nuovi inquilini.

Natalia la sente. Nuovi inquilini. Ogni parola le si incastra nella bocca dello stomaco.

Quali inquilini? La voce è piatta e tesa.

Ho trovato gli inquilini, dice Valentina, come se desse una bella notizia. Una giovane famiglia. Hanno un bambino di circa cinque anni. Lui lavora in edilizia, lei è a casa in maternità. Brava gente. Ho controllato, parlato con loro. Entrano venerdì.

Venerdì? ripete Natalia. Fra tre giorni.

Tre giorni, sì. Abbiamo già deciso per la caparra. Danno subito due mensilità.

Natalia poggia lentamente la borsa sul mobiletto, apre la giacca, lappende. Ogni gesto le costa fatica, la testa le duole ancora e ora pure le mani sono fredde nonostante in casa non faccia affatto freddo.

Signora Valentina, dice infine. Ne ha parlato con Dimi?

Certo! Labbiamo deciso insieme, ricordi? Tre mesi fa, quando Dimi ha perso il bonus. Ho proposto: affittiamo casa, voi vi trasferite da me, mettete da parte soldi. Tutto ragionevole, no?

Non avevamo deciso, Natalia scuote la testa. Avevo detto che non ero daccordo.

Avevi detto che ci avresti pensato, la corregge con un sorriso mellifluo.

No. Non ero daccordo. Dimi mi ha chiesto di non discutere, e io sono stata zitta. Ma silenzio non è consenso.

Valentina incrocia le braccia, segno che per lei la decisione ormai è presa e non cerca appoggio.

Natalina, sei una donna intelligente. Sei ragioniera, sai fare i conti. Facciamoli insieme. Quanto vi portano via in mutuo ogni mese?

Sono fatti nostri.

Natalia.

No. Sono fatti nostri. I nostri soldi non la riguardano.

Si crea una pausa pesante. Dal finestrone della cucina arriva il brusio della strada. Giù, a Ostiense, passa il tram.

Puoi tranquillamente avere la tua opinione, dice infine Valentina, con una nota di metallo che di solito nasconde dietro la premura. Ma la famiglia non sei solo tu. Anche Dimi è d’accordo.

Lo chiamo subito, Natalia estrae il cellulare.

***

Dimi risponde al terzo squillo, in sottofondo il rumore della fabbrica, voci.

Nat, tutto ok? Sei a casa presto!

Tua madre sta impacchettando la nostra casa. Ha trovato gli inquilini. Dice che entrano venerdì.

Pausa. Un battito, laltro.

Nat, volevo dirtelo io

Sapevi già?

Mi ha chiamato ieri sera. Ha detto che aveva trovato le persone. Pensavo ne avresti parlato tu con lei

Dimi. Natalia si appoggia al muro dellingresso. Sapevi tutto e non mi hai detto niente. Torno a casa e trovo gli scatoloni. Capisci cosa vuol dire?

Nat, capisco che sei agitata

Vieni subito a casa.

Ho riunione alle sei…

Dimi. La voce calma e piatta come lacqua di un lago. Vieni ora.

Lui arriva alle cinque e mezzo. Quando arriva Natalia è seduta in cucina con una tazza di tè ormai freddo. Valentina è nel salone, sta sistemando qualche soprammobile nel mobile, spostando statuette di porcellana portate da Roma lanno scorso. Diceva fanno casa.

Dimi, alto biondastro, espressione sempre più mesta ultimamente, lavora come ingegnere capo progetto alla Siemens di Garbatella. Prende il treno ogni mattina, si stanca sempre. Natalia lo sa, e di solito lo considera. Ma oggi no.

Nat, inizia sulla soglia.

Siediti.

Lui si siede. Lei posa la tazza.

Spiegami come fa a decidere di questa casa senza dire niente a me.

Non è una decisione, dice lui veloce, come avesse trovato unuscita. Mamma solo ha trovato la soluzione. Pensavo discuteste

Ho discusso. Sta inscatolando le pentole. Sarebbe questa una semplice soluzione?

Nat, non capisci in che situazione…

Spiegami.

Ho perso il premio, lo sai. Un mese e mezzo fa. Da allora ogni mese siamo sotto. Mutuo, bollette, spesa. Ho il prestito dellauto. Non ce la facciamo.

Natalia ascolta. Tutto vero. Effettivamente ora stanno più attenti alle spese. Ma non è un disastro. Lei lavora fissa come ragioniera alla FinanzaPiù, vanno avanti.

Avevo proposto di tagliare un po: saltare il Capodanno fuori, sospendere palestra Ricordi?

Ricordo.

Basterebbe.

Mamma pensa di no.

E tu?

Silenzio. Più eloquente di qualunque parola.

Dimi, sai di chi è questa casa?

Dai, Nat

No. Rispondi. Di chi è la casa?

Formalmente è intestata a te, ma siamo una famiglia…

Non formalmente. Me l’ha regalata mio padre. Tre mesi prima del matrimonio. È mia, per legge. Né tu, né tua madre potete affittarla senza mio consenso scritto. È reato lo sai?

Dimi alza gli occhi. Non ci aveva mai pensato.

Non farai denuncia a tuo marito…

Non è questo il punto. Ma tu lasci che tua madre decida su ciò che non le appartiene. E resti zitto. Perché?

Dal soggiorno arrivano dei passi. Valentina si affaccia.

Dimi, sei arrivato. Parla tu con Natalia, spiega che è la cosa migliore. Credo non abbia capito la situazione.

Mamma, aspetta…

Aspettare cosa? Gli inquilini aspettano risposta. Gente rispettabile. Se dico no, trovano subito altro. E non ci sarà altra occasione.

Signora Valentina, Natalia prende la parola. La mia risposta è no. Non affitto la casa. Non ci trasferiamo da lei. Punto.

Valentina la riguarda a lungo. Poi si volta verso suo figlio.

Dimi? Hai sentito?

Forse ha ragione…

Dimi, tre giorni che organizzo! Visita domattina! Tutto per lei?

Non per lei, dice Dimi piano, … Nat, spiegalo tu…

Natalia si alza, lava la tazza. Poi si gira.

Domani non ci sarà visita. Nessuno entrerà venerdì. Se la signora porta gli inquilini, spiego io stessa perché non possono entrare. Buona serata.

Va in camera e chiude la porta. Senza sbatterla.

***

La notte è difficile. Dimi rientra poco prima delle undici. Dormono ai margini del letto, senza toccarsi. Natalia ascolta il suo respiro, regolare, quasi addormentato. O forse finge. Lei non dorme. Pensa.

Il papà le diceva sempre: Natalina, se vuoi capire un problema, guardalo da lontano. Papà non cè più da quattro anni. Le lasciò questappartamento non come un bene, ma come una sicurezza. Sapeva che Natalia era figlia unica, che la mamma vive a Frascati. Che una figlia ha bisogno di unancora.

Lancora ora è negli scatoloni.

No, non è vero. Gli scatoloni ci sono, ma lancora è nei documenti. Sono nella vetrina, nella cartellina blu che Natalia portò con sé durante il trasloco e che non ha mai spostato: estratto catastale, rogito, tutto con i timbri.

Domani Valentina porterà i suoi inquilini, ne è certa come del caffè che preparerà domattina. Valentina non dice parole a caso. Non sa tirarsi indietro.

Natalia invece sì, quando ne valgono la pena.

Qui non ne vale la pena.

Dal suo fianco arriva un movimento leggero, Dimi non si gira. Restano distanti due persone con un anno di storia, una ristrutturazione insieme, un albero di Natale fatto con le proprie mani, due chiavi dello stesso ingresso.

Natalia pensa che lamore non è solo ciò che è bello nei giorni buoni. Lamore si vede nelle scelte. È lì, vicino, e tace. Cosa vuol dire?

Non lo sa.

Fa più paura degli scatoloni.

***

Alle sette Natalia si alza con la sveglia. Dimi dorme ancora. Prepara il caffè, lo beve in piedi alla finestra. Fuori cade una nevischiata sporca, il quartiere Garbatella a marzo è proprio triste: la neve non è più bianca, lasfalto è bagnato, gli alberi al parchetto della metro sono solo rami neri.

Il mal di testa se nè andato. Meglio così.

Apre la vetrina, prende la cartellina blu, la poggia sul tavolo. Sfoglia: visura catastale con timbri blu, rogito di donazione, notaio, data: 28 febbraio di due anni fa. Proprietario: Orlandi Natalia Serena. Tutto al suo posto.

Rimette la cartellina dovera.

Alle nove e mezza la chiama la mamma da Frascati. Natalia risponde dopo qualche squillo: per paura, non per altro. Sa che appena parlerà, la voce la tradirà.

Tesoro, come stai?

Tutto a posto, mamma.

Hai una voce strana

È tutto ok.

Silenzio.

Dimi mi ha chiamato ieri sera, dice la madre. Mi ha detto che ci sono problemi con tua suocera.

Natalia chiude gli occhi.

Ti ha chiamato lui?

Sì. Era a pezzi. Dice che non sa cosa fare.

Mamma, deve scegliere da che parte stare.

Natalia, la madre ci pensa, poi aggiunge: Non è cattivo. Ha vissuto con lei 30 anni. Non si cambia in fretta.

Lo so.

Stai resistendo?

Sì.

Se serve, vengo io.

Natalia sente un nodo in gola. Tossisce.

Non serve, ce la faccio.

Bene. Ricordati, lappartamento è tuo. Non si discute.

Ricordo.

Chiude. Dimi esce dalla camera alle dieci. Si versa caffè. Lei davanti alla finestra, tiene in mano un libro che non legge.

Nat?

Dimmi.

Mamma viene verso mezzogiorno con gli inquilini. Per la visita.

Ti ho sentito ieri.

Magari… li vedi almeno? Forse ti piaceranno…

Si volta.

Dimi. Adesso stai tentando di farmi affittare la mia casa a sconosciuti e su condizioni decise senza di me?

È che… Mamma ci tiene tanto.

Dimi, dice sottovoce, senza rabbia. Hai sentito come parli? Mamma ci teneva. Non tu, non abbiamo deciso. È casa sua? Una sua scelta?

Lui posa la tazza. Si massaggia la fronte.

Non so come uscire da questa cosa senza farle male.

Ma puoi farlo a me?

Nessuna risposta.

Natalia torna al libro. Non lo legge, ma serve stringere qualcosa in mano.

***

Arrivano alle dodici e mezza.

Suona il citofono. Poi la voce squillante e padrona di Valentina. Poi il rumore dellascensore.

Dimi è vicino alla finestra del balcone, guarda fuori. Natalia siede sul divano. La cartellina blu è nella vetrina.

Campanello.

Dimi si muove per aprire.

Resta lì, dice Natalia.

Si ferma. La guarda, smarrito, forse sollevato, forse grato.

Campanello di nuovo.

Natalia si alza, va nellingresso. Apre.

Sul pianerottolo Valentina, cappotto buono con i bottoni grigi, quello delle feste. Dietro una coppia, giovani, meno di trentanni. Lui in giacca sportiva, lei in piumino rosso. Con loro un bimbo di cinque anni, il cappellino con le orecchie da orso. Il piccolo guarda Natalia serio, non sorride.

Natalina! Valentina entra per prima, senza invito. Ecco, vi presento Massimo e Lara. Una famiglia rispettabile. Massimo lavora in edilizia, Lara è a casa col piccolo Michele.

Buongiorno, dice Lara, imbarazzata. Scusi il disturbo.

Figuriamoci, accomodatevi, risponde Natalia, fredda.

Si fa da parte. Entrano. Il piccolo osserva attento.

Dimi cè? domanda Valentina senza guardarsi attorno.

In salotto.

Benissimo. Massimo, vieni che ti faccio vedere. In salotto doppie finestre, comodissime. La Metro è vicina, Garbatella…

Cammina sicura come se fosse casa sua. Spiega soffitti, impianti elettrici. Natalia segue.

In salotto Dimi è al balcone. Saluta con un cenno. Da come si tiene, Natalia vede quanto gli pesa.

Ecco qui, Valentina indica. Venti metri, la stanza. Diciotto la camera. La cucina è piccola, solo nove, ma nuova: il forno lo ha comprato Natalia lanno scorso…

Massimo annuisce, guarda in giro. Lara tiene il bimbo per mano. Natalia è vicino alla vetrina.

Per il prezzo, dice Valentina, ci mettiamo daccordo. Avevo detto 1100 euro…

Aspetti.

La voce di Natalia è calma. Apre la vetrina. Prende la cartellina blu.

Tutti la osservano.

Massimo, Lara, dice. Prima che decidiate, vorrei mostrarvi una cosa.

Apre. Prende due fogli. Si avvicina.

Questa è la visura catastale. Data: due settimane fa. Vedete alla voce Proprietario?

Lara legge piano.

Orlandi Natalia Serena.

Era il mio cognome da nubile. Sono io. Prende il secondo foglio. Questo è latto di donazione. Mio padre mi ha regalato la casa due anni fa, prima del matrimonio. Unica proprietaria. Mio marito non risulta, la signora Valentina Petrini non centra legalmente nulla.

Lara passa il foglio al marito.

Natalia, tenta Valentina. Fai una sciocchezza ora!

Massimo, dice senza voltarsi, per affittare serve la mia firma scritta. Non ho dato alcun consenso. Se firmate accordi con altri ed entrate, è illegale. Ve lo dico chiaro.

Massimo guarda tra la documentazione e Natalia. Il piccolo chiede qualcosa a bassa voce. Lara sinchina a lui.

Non sapevamo… dice Lara. Ci avevano detto che la proprietaria era daccordo

La proprietaria sono io. E non sono daccordo.

Pausa lunga.

Va bene, deglutisce Massimo. Scusate il disturbo.

Restituisce i fogli. Natalia li prende.

Aspettate! Valentina scatta avanti, voce dura, quasi ostile. Cè solo un malinteso. Risolviamo adesso.

Mamma, dice dimprovviso Dimi.

Tutti lo guardano.

Sta col viso verso la madre, mani in tasca. Sembra esausto, ma deciso.

Hanno ragione. Se ne vanno.

Valentina lo fissa.

Cosa?

Se ne vanno. È la casa di Natalia. Avrei dovuto dirlo prima.

Il silenzio è fitto.

Lara prende Michele per mano. Massimo annuisce a Natalia, senza parlare. Escono. Porta che sbatte.

Restano in tre.

***

Valentina fissa il figlio a lungo. Natalia ancora la cartellina in mano.

Dimi, voce gelida, Sai cosa hai appena fatto?

Lo so, mamma.

Ti sei schierato contro di me.

Dalla parte della verità.

La verità, eh? Quindi io ho torto?

In questa cosa, sì, mamma.

Ho fatto tutto per te. Da sola. Tuo padre se nè andato quando avevi sei anni. Due lavori, niente vacanze, niente svaghi

Lo so.

Lo sai! la voce si alza, quasi a urlare. E volevo solo che steste bene! Ho trovato questa famiglia, ho sistemato tutto…

Senza chiedere, mamma. Senza chiedere alla proprietaria.

Proprietaria! Valentina si rivolge ora a Natalia. Voi siete marito e moglie. Una famiglia. È di tutti!

Sono pronta a discutere scelte finanziarie con mio marito, risponde calma Natalia, ma solo col marito. Non per un ultimatum senza il mio consenso.

Ultimatumi! Valentina agita le mani, ora parla solo a Dimi. Hai capito cosa pensa di me? Che mi intrometto! Che le dò fastidio! Dopo tutto quello che ho fatto

Mamma.

No. Alza la mano. Ora decidi: ascolti la madre che ti ha cresciuto o stai con lei che mi accusa! Scegli.

Natalia immobile. Guarda Dimi. Lui è in mezzo al salotto, tra le tende che hanno scelto insieme, la mensola montata storta, la foto di matrimonio nella cornice bianca.

Lui guarda la madre.

Resto qui, dice piano.

Valentina non capisce.

Cosa?

Resto. Con Natalia. Deglutisce. Ti voglio bene, ma non si fa così. Non puoi entrare qui senza avvisare, imballare cose nostre, affittare senza chiedere a lei. Dovevo dirlo prima. Anche colpa mia.

Valentina resta. Poi si infila il cappotto, lenta, bottone per bottone. Prende la borsa.

Te ne pentirai, dice calma, come fosse un dato di fatto.

Forse, risponde Dimi. Ma ora è giusto così.

Va nellingresso. Natalia resta. Scatto della serratura, porta che sbatte.

Silenzio.

***

Restano in salotto. Dimi al balcone, Natalia vicino alla vetrina. La cartellina è ancora stretta fra le mani. Uno scatolone di stoviglie in angolo, altri due nellingresso.

Fuori il nevischio continua, fitto.

Natalia mette la cartellina al suo posto. Va sul divano, si siede. Lui attende, poi la raggiunge. Si siede vicino ma non troppo.

Nat…

Aspetta.

Restano in silenzio. Natalia guarda la mensola storta di libri. Dimi le mani.

Avrei dovuto dirle subito no, dice finalmente. Ieri sera al telefono. Avrei dovuto dirle: Non sono affari tuoi. E invece

Perché?

Silenzio lungo.

Non so dirle di no. Mai saputo. Se non lo faccio, non si arrabbia, mi guarda malissimo. Da bambino mi spezzava. Più facile accontentarla.

Lo so, sottovoce Natalia. Lo vedo. E lo capisco. Ma non sei più un bambino.

Lo so. Anche oggi… Non so se è giusto, o meglio sì. Ma è sempre mia madre.

Resterà tua madre.

Ora si offenderà a lungo.

Succede.

E farà male.

Sì, non lo consola. Lo farà.

Annuisce. Si massaggia la fronte.

E adesso?

Non lo so. Dobbiamo parlare, ma non ora. Quando ci saremo calmati. Di soldi, di come gestire tutto. Sarà una conversazione lunga. Ma sono pronta.

E lei?

È un altro tipo di discorso.

Aspetta un attimo, poi chiede:

Sei arrabbiata?

Natalia ci pensa. Non per diplomazia, ma per capire davvero come si sente.

Sono stanca. Stamattina ero furiosa. Ora sono esausta.

Nat, io

Dimi. Lo guarda. Hai fatto ciò che dovevi. Oggi. E questo conta. Ma oggi è solo oggi. Capisci?

Capisce. Lei lo vede dagli occhi.

Capisco.

Bene.

Di nuovo lo sguardo sulla mensola storta. La foto bianca. Lo scatolone pieno zeppo.

Svuotiamo gli scatoloni? propone lei.

Sì. Facciamolo.

***

Scartano in silenzio, uno scatolone ciascuno. Natalia libera pentole dalla carta, le sistema in cucina. Dimi maneggia con cura i calici di cristallo dalla plastica.

La casa ha odore di profumo altrui. Non si toglie facilmente. Natalia apre la finestra. Entra aria gelida di marzo.

Il bimbo col cappellino da orso ora è in viaggio verso casa. Guarda fuori dal bus. Non sa di essere stato dentro le vite degli altri.

Natalia pensa a sua mamma. Ha vissuto con lei trentanni. Non si cambia subito. Vero. Oggi Dimi ha detto no. Una volta. La prima.

Non è detto che sarà sempre così.

Non è detto che ora sia tutto facile.

Ma è successo.

Mette a posto lultima pentola. Racchiude la carta e la butta.

Preparo il caffè? domanda Dimi.

Fai pure.

Va in cucina. Natalia prende la cornice bianca. Guarda la foto. Sembrano entrambi un po spaesati: lei con labito del colore sbagliato, lui, il cravattino tolto presto. Sorridono davvero.

È passato un anno.

Rimette la foto.

Lodore di caffè si spande. Di quello buono, il loro.

Va in cucina. Lui le versa la tazza, poi si siede accanto.

Fuori ancora nevischio.

Bevono in silenzio. Un silenzio pesante ma non vuoto. Dentro cè qualcosa che andrà ancora detto. Natalia lo sente, chiaro come il freddo la mattina.

Ma ora non servono parole.

Ora serve il caffè. E la finestra aperta. E quella mensola storta in sala.

E la cartellina blu a posto, nella vetrina.

***

Si vorrebbe che il peggio sia passato. Sarebbe una bella fine. Ma Natalia è ragioniera a FinanzaPiù da cinque anni e lo sa bene: i conti non tornano subito. A volte ci vogliono giorni per trovare lerrore e rimettere tutto in pari.

Magari anche in famiglia è così.

Valentina richiamerà. Magari domani. Magari tra una settimana. Non è una che sparisce per sempre. È di quelle che se ne vanno e aspettano si venga a cercarle.

Dimi starà male. Lo vede bene.

I soldi, il premio perso, il mutuo, le bollette. Non è sparito tutto.

Il vero confronto ancora manca. Lungo, onesto, che non sanno ancora davvero fare. Ma forse oggi qualcosa è cambiato.

Lei non lo sa.

Dimi posa la tazza.

Nat…

Sì.

Sono felice che non sei scappata. Anche mentre dicevo stupidate. Sei rimasta e lhai fatto giusto.

Natalia lo guarda.

Non avrei saputo fare altro, risponde, semplice. Questa casa è mia.

Annuisce.

La nostra, dice lui.

Silenzio.

Sì, infine si concede. La nostra.

Fuori tira meno vento. Il cielo sulla Garbatella si fa più chiaro non è il sole, solo un po meno grigio.

Natalia alza la tazza. Ormai il caffè è freddo. Ma lo finisce lo stesso.

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