Un passo dallaltare
Stamattina sono rimasta a lungo davanti allo specchio della mia stanza, semplicemente incapace di distogliere lo sguardo dal mio riflesso. Girandomi lentamente da una parte e dallaltra, osservavo la linea dellabito che scivolava morbido sul mio corpo Il vestito quello, sì, quello da sposa con la sua gonna vaporosa che si muoveva ad ogni mio passo. A tratti sollevavo il bordo, poi lo lasciavo ricadere, sognando di attraversare la navata della chiesa tra gli sguardi di tutti.
Alla porta è spuntata mia sorella maggiore, Chiara. Si è appoggiata con nonchalance allo stipite, incrociando le braccia e lanciandomi sorrisetti divertiti.
Sei bellissima, vale, ha detto con una risata trattenuta, ma ti serve assolutamente un altro vestito! Come pensi di resistere tutto il giorno e la sera in questa nuvola? Banqueting, balli, invitati… non riuscirai nemmeno a muoverti!
Mi sono fermata, fissando il mio riflesso con occhio critico. In effetti, Chiara aveva ragione: labito da sposa sarebbe stato perfetto per la cerimonia e le foto, davvero quello che avevo sempre sognato: elegante, solenne, decisamente nuziale. Ma per il ricevimento, tra balli e risate, servirebbe qualcosa di più pratico, magari un vestito bianco corto, un po sopra il ginocchio, leggero e comodo.
Davvero pensi? ho chiesto, sollevando leggermente la gonna per scoprirne tutto il volume. Beh allora mi aiuti a sceglierlo?
Certo che sì! ha annuito Chiara sicura. Ti conosco troppo bene: senza di me perderesti lintera giornata tra le grucce dei negozi, provando mezzo mondo senza decidere. Sono stupita che tu abbia già preso questo vestito!
Sono arrossita leggermente.
Lho fatto realizzare dalla sarta! ho spiegato in fretta. Ho portato il mio bozzetto e lei ha fatto tutto. Se fossi entrata davvero in un atelier per spose, oggi probabilmente sarei ancora lì Troppi dettagli, troppe scelte, mi sarei persa!
Mi sono seduta sul letto, guardandola con aria supplichevole.
Domani sei libera? Vieni con me nei negozi? Senza di te mi incasino sicuro.
Chiara si è avvicinata e mi ha accarezzato le spalle, con uno dei quei sorrisi che scaldano il cuore.
Per te lascio perdere tutto, sorellina! Non ci si sposa mica tutti i giorni, eh! Andiamo a trovare il vestito per la tua serata!
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Stasera, invece, mi sono ritrovata, circondata da pile di inviti color avorio, al tavolo della cucina mentre fuori scendevano le ombre della sera. Solo la luce calda della lampada illuminava mazzi ordinati di buste e cartoncini. Ho voluto scrivere io a mano i nomi di ognuno: niente inviti stampati o impersonali, volevo che tutti sentissero la cura che stavo mettendo in questo momento speciale.
Allinizio mamma e Chiara hanno provato a darmi una mano, ma sono stata irremovibile: Almeno qualcosa devo davvero farlo solo io è il mio matrimonio!
Ormai manca poco, borbottavo piano, mentre giravo lennesimo cartoncino. Mi facevano male le dita, la mano tremava per le ore passate a scrivere e rintuzzavo tra me e me: Comè dura ormai scrivere tutto a mano Non sono più abituata!
Chiara è comparsa sulla soglia, mi ha osservata in silenzio e poi si è accomodata sulla poltrona di fronte, con quellespressione vigile da sorella.
Dai, lasciami almeno finire gli ultimi. E comunque, perché non ti aiuta Alessandro? mi ha chiesto Chiara, alludendo agli invitati che sarebbero venuti da parte del mio futuro marito.
Ho posato la penna e finalmente mi sono lasciata andare contro lo schienale. Mi ci voleva proprio una pausa.
Sta lavorando sempre, ho spiegato quasi con un sorriso stanco. Vuole chiudere tutto prima che ci prendiamo una pausa per il viaggio di nozze. Sai comè deve lasciare tutto in ordine prima di andar via, così non si preoccupa.
Mi sono persa un po tra le mie immagini preferite. Dopo il matrimonio, saremmo partiti chissà dove, in un posto caldo e tranquillo, per iniziare la nostra vita insieme lontano da tutto.
Ma dieci inviti poteva anche firmarli pure lui, eh, ha ribadito Chiara cercando di non lasciar trasparire un tono polemico.
In fondo, lei non ha mai davvero accettato il modo in cui Alessandro stava affrontando il matrimonio. Da subito lha trovato non so, poco autentico. Io invece ero solo felice, mi sembrava che in lui non vedesse che difetti.
E se fossi io quella troppo protettiva? pensava Chiara, magari sto esagerando, mica tutti devono essere super emotivi come me. Forse lui è solo uno riservato, niente di più.
Ma nel profondo, la sua inquietudine non passava. Quando guardava Alessandro cera sempre quella sensazione: come se non fosse davvero coinvolto, come se, senza rendersene conto, stesse solo assecondando tutto quello che io proponevo, restando un po in disparte.
E ironia vuole che proprio lui avesse proposto il matrimonio. Era passato soltanto qualche mese dal nostro primo incontro, non un tempo lungo, eppure aveva dichiarato di voler mettere radici subito e si era gettato con entusiasmo nei preparativi.
Voglio che questa sia una giornata indimenticabile per te, mi diceva, spargendo fotografie e cartelle con proposte di allestimenti ovunque. Parlava dei fiori, delle decorazioni color pastello E organizzava tutto, dal ristorante alla lunga lista degli invitati, perché nessun parente si sentisse escluso.
Io lo ascoltavo con gli occhi a cuoricino, immaginando già il giorno con tutti i suoi dettagli luccicanti. Nemmeno mi accorgevo di quelle piccole pause, di quei silenzi senza conclusione che Alessandro si lasciava scappare quando si parlava del futuro.
Chiara osservava tutto e non sapeva né giudicare né intervenire. Da una parte Alessandro era presente e volenteroso nei preparativi, dallaltra cera questa sensazione stonata, come quella di una recita portata avanti con zelo ma senza convinzione.
Magari è solo lansia, si sforzava di rassicurarsi. In fondo, il matrimonio resta comunque un passo enorme Ma perché allora questa voce dentro di me non tace mai?
A quel punto Chiara ha tirato il fiato: lunica cosa davvero importante era che io fossi felice. A tutto il resto, avrebbe provveduto il tempo.
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Che sollievo avere certe cose sistemate! Tutte le spese grosse della festa le aveva già prese in mano Alessandro: il ristorante, il fotografo, addirittura il viaggio di nozze. A me restava labito, i capelli, il trucco qualche piccolo dettaglio, insomma. Non posso negare di essergli grata per tutto questo.
Una sera, mentre sorseggiavamo il tè in cucina, Chiara ha rotto il silenzio con la sua solita delicatezza. Aveva quell’aria di chi vorrebbe dire qualcosa da tempo.
Non pensi di essere un po precipitosa? Siete insieme da pochissimo Non sarebbe meglio convivere prima? Magari passare qualche mese sotto lo stesso tetto, vedere come va, e poi, che so, pensare alle nozze tra sei mesi? Magari conoscersi di più
Non me la sono presa, sapevo che il suo intento era puramente protettivo. Le ho sorriso, sentendomi alleggerita.
Non ti preoccupare, Chiara, andrà benissimo. Cucinare mi piace, conosco tanti piatti e lui non resterà mai senza novità a tavola. Pulire mi rilassa a me piacciono casa in ordine e profumata. Certo, per lavoro lui sarà spesso via, ma ce la faccio da sola! Al massimo chiamo una signora per le pulizie, non cè problema.
Poi sono arrossita, sentivo lenergia crescere dentro di me.
Lo amo! Non mi era mai successo di sentire qualcosa di così forte Lo so che è presto, che sembra tutto improvvisato, ma credimi, stavolta sento davvero di aver trovato quello giusto. Non mi lascerò scappare questa occasione!
Chiara mi osservava, inquieta ma anche un po invidiosa di quella mia certezza. Chissà, forse era davvero questo laspetto dellamore: non importa quanto poco conosci una persona, se ti fa brillare gli occhi e sogni il domani, il resto sparisce.
Sei sicura di lui? mi aveva domandato piano, in cerca di una conferma.
Più sicura di così non si può. Siamo sulla stessa lunghezza donda, ci capiamo, vogliamo le stesse cose una famiglia vera.
Allora Chiara mi aveva stretto la mano.
Se sei felice tu, lo sarò anchio, aveva detto in un sussurro. Non aveva senso contestare oltre.
Anche lei doveva ammetterlo: Alessandro mi corteggiava come pochi. Ogni appuntamento era una delle sue sorprese alla vecchia maniera: fiori freschi senza ragione, piccole dediche su biglietti nascosti, regali improvvisi e minuscoli semplicemente per strapparmi un sorriso.
Le mie colleghe ormai aspettavano la consegna del caffè ogni mattina, quello che Alessandro si premurava di farmi recapitare al lavoro: rigorosamente con sciroppo di mandorla e panna, proprio come piace a me. Sulla tazza una scritta: Per la più bella. Arrossivo, lo ammetto, ma mi faceva sentire così vista.
E poi era lui stesso che si offriva di accompagnarmi in auto tutte le mattine, venirmi a riprendere puntuale la sera le mie colleghe non facevano che guardarmi con occhi pieni di invidia:
E questo da dove lhai pescato, eh? Roba da non credere.
Io ridevo, imbarazzata e incredula. A volte mi domandavo se fosse davvero la mia vita.
Chiara, dal canto suo, osservando il nostro rapporto, si chiedeva se la sua fosse solo eccessiva diffidenza. Alla fine, lui si impegnava, era presente, sembrava volermi bene eppure, nel suo cuore, il presentimento non la lasciava, come un sesto senso che nessuna logica sapeva smentire.
Così, una sera, la preoccupazione è uscita.
Guarda, Alice, tutto bello, ma cè qualcosa che mi fa stare in ansia. Non so che cosè esattamente, ma sento che cè sotto qualcosa
Alzai lo sguardo su di lei, un po perplessa.
Chiara, di cosa parli? Alessandro è sempre così premuroso fa di tutto per rendermi felice.
Aspettava le parole giuste, per non ferirmi, ma non poteva nemmeno fingere.
Non dico che sia cattivo, ma è tutto troppo perfetto. Fiori, sorprese, caffè Voglio solo che tu vada oltre le apparenze. Come si comporta quando le cose non vanno lisce? Come reagisce ai problemi veri?
Ho riflettuto un istante, poi ho sorriso piano.
Sei sempre stata la razionale di casa. Non andiamo a cercare problemi dove non ce ne sono, va bene? Io sto bene, sono felice. E sono certa che lo saremo anche in futuro.
Abbassando la testa, Chiara ha sospirato.
Vedremo, ha detto. Ma dentro sentivo che la sua inquietudine non sarebbe svanita. E ho capito, troppo tardi, che la sua voce interiore non sbagliava quasi mai
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Arrivata da Alessandro, ero tutta presa dai miei fogli, entusiasta di discutere con lui gli ultimi dettagli: la disposizione dei tavoli, la musica, i fiori Immaginavo una serata divertente: parlare, ridere, ordinare magari una pizza, goderci un po di noi.
Ma appena sono entrata, tutto mi è sembrato diverso. Non mi ha abbracciata, niente sorriso, stava lì in piedi, mani in tasca, serio e freddo. I suoi occhi non avevano il solito calore.
Quindi, niente matrimonio? mi è uscito sussurrato, un filo di voce mentre tutto mi crollava addosso come una valanga. Faticavo a pensare, le parole si bloccavano in gola. Ma cosa succede? Ho fatto qualcosa di sbagliato? Alessandro, dimmi almeno una parola
Mi ha guardato senza emozione, con le labbra piegate in un sorriso crudele che non avevo mai visto sul suo volto.
Cosa hai fatto Bah, niente, ha detto, come se niente avesse importanza. Sei solo nata donna, tutto qui. E tanto le donne pensano solo ai soldi. Appena incontrate uno più ricco, addio! Come le odio tutte voi
Sono rimasta senza fiato. Cercavo di trovare un senso in quelle accuse, ma non riuscivo a capire nemmeno da dove iniziassero. Non avevo mai fatto nulla per meritarmelo, da tre mesi avevo ritagliato tutta la mia vita sulle sue esigenze: detto no alle uscite, cambiato perfino il turno di ferie per poter preparare tutto.
Non capisco ho balbettato, stringendo i fogli da farli diventare bianchi. Di cosa stai parlando?
Ha scosso le spalle, voltandosi verso la finestra:
Ma sì, tanto è inutile spiegare. Credete sempre di essere tutte uniche, poi sorridete appena passa qualcuno di interessante. Vi vedo sapete, penso di non accorgermene? Tutto uguale, sempre.
Un nodo mi è salito in gola. Vorrei dirgli che non è vero, ma ho solo sentito gli occhi riempirsi di lacrime. Lì davanti a me non cera il ragazzo che avevo amato, ma uno sconosciuto, duro, freddo, divorato dalle sue paure.
Però non ti ho mai dato motivo, ho provato ancora, ma la voce era rotta.
Lascia perdere, ha detto con un gesto della mano. Pensavo fossi diversa, invece sei come tutte.
Continuava a guardarmi come se ormai fossi trasparente. E io, paralizzata, non riuscivo neanche a formulare una domanda.
Ma perché tutto questo proprio ora? avrei voluto urlare, ma in bocca avevo solo amarezza.
Una volta ci ho creduto anchio, ha continuato, mentre gli occhi brillavano di rabbia e di dolore, e sai come è andata a finire? Ho investito soldi, sogni, tempo e proprio il giorno delle nozze lei mi ha voltato le spalle, davanti a tutti, e ha detto che non ero abbastanza.
Era giovane, pieno di speranze. Aveva organizzato la festa, scelto gli anelli, iniziato a fantasticare. E poi, davanti a duecento invitati, lei gli aveva sorriso e Scusa, ho cambiato idea.
Doloroso, vero? Essere lasciato a un passo dallaltare? Almeno non ti sto umiliando pubblicamente. Adesso vattene.
Le sue parole sono state un colpo secco. Ma ho stretto i denti e sono uscita.
Ho sentito il chiavistello alle mie spalle e la pesante quiete subito dopo. Alessandro si è lasciato cadere sul divano, la testa tra le mani, nascosto dai pensieri e da un malessere che traspariva da ogni gesto.
Forse devo davvero farmi aiutare, pensava beffardo.
Perché sì, lo sapeva, io non ero come Nika, quella che per lui era stata tutto. Ma più il nostro rapporto diventava serio, più vedeva me con gli occhi del passato: la stessa voce, lo stesso sorriso, la stessa paura che un giorno anche io dicessi Scusa, ho trovato di meglio.
Non riusciva a scacciare quellincubo: che anchio potessi, da un giorno all’altro, lasciarlo per una vita migliore, col cuore fresco di una nuova promessa damore.
Si è tirato su, ha preso il telefono e si è deciso.
Pronto, sono io. Avrei bisogno di aiuto Ho paura, ha confessato a bassa voce. Paura che tutto ricominci, paura di restare solo e distrutto. Non voglio che succeda ancora. Devo fermarmi.
Dallaltra parte una voce tranquilla.
Hai fatto bene a chiamare. Vieni pure quando vuoi.
Alessandro ha guardato fuori dalla finestra, nella luce fioca del tramonto.
Domani stesso, ha sussurrato.
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Un anno dopo, tra i raggi dorati di una sala luminosa, sono di nuovo in abito da sposa. Quello che aveva sempre sognato: vaporoso, raffinato, con la gonna danzante e le maniche di pizzo.
Inizia la musica dolce, avvolgente. Prendo Alessandro per mano e ci avviciniamo al centro della sala. Lui sorride appena, mi stringe più forte, iniziamo a ballare.
Allora, marito mio, emozionato? gli sussurro, cercando i suoi occhi.
Un po spaesato, confessa, sembra tutto uguale, ma in realtà è tutto nuovo.
Adesso è vero rispondo perché questa volta siamo qui senza paure, senza se.
Ripenso a quella sera di un anno fa in cui avevo lasciato casa sua, distrutta dalle sue parole. Doveva essere la fine di tutto ma, dopo una notte insonne, ho capito che non volevo arrendermi.
Il giorno dopo sono tornata a casa sua. Non con accuse o rimproveri, ma con il desiderio di parlarci con sincerità.
Non me ne andrò finché non avremo chiarito, gli ho detto guardandolo negli occhi. So che hai paura, lo sento. Ma non puoi distruggere il nostro futuro per colpa del passato. Ci riusciamo solo se affrontiamo tutto insieme.
Lui non riusciva a dire una parola, poi ha ammesso piano:
Non voglio più fare male, ma la paura mi comanda.
Non posso lasciarti vivere in balia della paura, ho risposto decisa. Dobbiamo affrontarla insieme.
Da quel momento, abbiamo iniziato a lavorarci sopra, insieme, con laiuto di uno psicologo. Piano piano Alessandro ha cominciato ad aprirsi, a lasciar andare le vecchie cicatrici. E io ero lì, pronta ad ascoltare, a stringergli la mano, a ricordargli che non sarebbe mai stato solo.
Oggi, danzando tra le braccia di mio marito, nelle sue pupille non cè più freddo né sospetto. Solo calore e gratitudine.
Sai, dice stringendomi la mano, sono felice che tu non abbia mollato allora.
Anchio, rispondo vicina al suo cuore. Ora so che il nostro amore è davvero più forte di qualsiasi paura.
La musica svanisce, ma il nostro ballo si protrae: lento, sincero, pieno di quella felicità calma che arriva solo quando trovi la tua persona e decidi di restarci, contro tutto.



