Al Posto Mio
La matrigna di Bianca lo sapeva benissimo: la ragazza non voleva sposare il vedovo, e non era per via della figlia piccola, né per la differenza detà. No, il motivo era che Bianca ne aveva proprio una paura matta. Il modo in cui lui la fissava era come un caffè troppo ristretto: ti colpiva dritto al cuore e ti lasciava tremante come uno che ha appena sentito il prezzo della mozzarella al supermercato.
Bianca abbassava sempre gli occhi e non li sollevava mai volentieri; e quando lo faceva, tutti notavano che aveva già gli occhi pieni di lacrime, che poi scendevano sulle guance accaldate dalla vergogna. Le mani le tremavano, e quei pugnetti piccoli volevano difendersi sia dalla matrigna che dal futuro sposo che questa le aveva presentato su un piatto dargento (anche se, a dirla tutta, largento sulle tavole di casa loro non lo avevano mai visto).
Il problema era che la lingua, quella traditrice, aveva già detto il suo sì: «Andrò».
E così vi siete messi daccordo. In una casa così, da quelluomo lì! Non andare sarebbe quasi peccato. Alla sua prima moglie non faceva toccare nemmeno un granello di polvere: poverina, era fragile, sempre malata, tossiva più di una Vesuviana quando nevica. Camminava piano piano, tre passi lui, uno lei. Si fermava, ansimava come un treno in salita, e lui la abbracciava, mai una parola dura, mica come tuo padre che quando si arrabbiava dovevi nasconderti sotto il tavolo, ricordalo. Quando era incinta, non lha vista quasi nessuno in giro: sempre a letto. Dopo la nascita della bambina, si alzava lui di notte, lei ormai era uno spettro. Sua madre lo diceva sempre.
Ma tu, Bianca, sana come il pane fresco, ti mette in un angolo donore. Sei in gamba, sai fare tutto: la falce, il telaio, il fuso. Non è giusto darti a uno giovane: quelli hanno solo la testa fra le nuvole, ti distruggono il cuore! Invece, questo lo conosciamo tutti: fortunata tu, che altro vuoi!
Facciamo una bella serata, si porta un po di limoncello e si chiacchiera. Il vedovo la festa non la vuole, per rispetto alla defunta. E il corredo? Niente da cucire né da cucinare. Ha detto che la casa è già piena di tutto.
Sandro aveva sposato la prima moglie, Vera, per amore. Lo sapeva che non stava bene, che era debole, e pure sua madre gli diceva: «A te serve una donna vera, non una che ti lascia due abiti da lavare dopo un giorno!». Lamore però è più testardo di un asino siciliano e lui voleva solo Vera.
Al paese dicevano che Sandro era stato stregato, che solo qualcuno con una fattura in testa si sarebbe accollato una moglie sempre a letto e una casa ridotta a una cameretta dospedale.
Anche i medici del San Gennaro erano chiari: «I polmoni di Vera sono più deboli della carta da forno. Una corrente daria è troppo, neanche la camomilla può aiutarla». Sandro però credeva che con lamore avrebbe vinto pure la morte. Allinizio sembrava persino funzionare.
Allinizio erano felici come due turisti davanti a una pizza.
Poi Vera rimase incinta e da lì un disastro: le energie sparite, la testa girava, la sonnolenza eterna, nemmeno i panni riusciva a lavare, figurarsi mungere la mucca o solo pettinarsi quei capelli lunghi come spaghetti Barilla. I dottori con la solita ricetta: tossicosi, poi passerà.
Sandro la curava come se fosse una reliquia, senza mai lamentarsi. Sua madre, invece, ogni giorno a dire: «A casa hai portato solo guai!» Lui le chiese di starsene lontana, che di guai ne aveva già abbastanza.
Dopo il parto, una bambina: finalmente un po di forza e anche gioia. Ma la felicità durò poco, giusto il tempo di una primavera: Vera prese un po di freddo e non si riprese più, diventando sempre più magra ogni giorno che passava.
Fu portata in ospedale, il dottore fu laconico: «Qua i polmoni se ne stanno andando in vacanza per sempre.» Vera capì che il tempo era poco, ma si sforzava di sorridere, anche se quellespressione ricordava più una smorfia di dolore.
Magrolina, ossa che spuntavano da ogni lato, mani che sembravano radici dulivo, spalle cadenti come tendaggi vecchi: nemmeno servivano le parole, solo la morte che girava lì attorno, pronta a prendersi il suo premio.
Vera chiamò Sandro vicino: Nessuno può cambiare ciò che ha deciso Dio. Lamore nostro è stanco, la forza è poca, io chiedo scusa a te… e alla bimba. Nata nella sfortuna sono, e sfortuna vi ho portato.
Sandro le prese le mani calde e cominciò a baciarle. Dallaffanno capiva che stava per lasciarlo. Con una voce spezzata, Vera decise di fargli la sua richiesta:
Sposa Elisabetta! È una brava ragazza, farà una buona moglie, tu sei un buon uomo, lei saprà essere una madre dolce: lo so, gliene sono capitate di cotte e di crude con la matrigna e le sorellastre, pure col padre beone che aveva. Lo sai tu, lo sa anche mia madre, che ha locchio da falco, vede anche di notte. Siate felici. Trattala come hai trattato me. Tu promettimi che non farai soffrire nostra figlia, che non la lascerai mai.
Stringendogli la mano più che poteva, Vera se ne andò. Sandro pianse tutto quello che non aveva mai pianto, baciando il corpo minuto della moglie, promettendo di fare tutto come lei gli aveva chiesto.
Per questo, dopo un anno da quella triste sera, Sandro si presentò a casa di Bianca. Matrigna preparata e benedetta anche dalla suocera di Sandro, che, malata pure lei, voleva una mamma buona per la nipote e che il genero si sistemasse. Di tutto ciò che aveva passato Sandro, lei lo conosceva bene e avrebbe pregato in ginocchio perché trovasse un po di pace.
Il fidanzamento fu un po una nuvola: Sandro era troppo solo con la bambina e sentiva la casa vuota, la moglie defunta aveva chiesto proprio Bianca e lui, con il cuore pieno di paura, andò a chiederla.
Cominciò a osservarla: Bianca era docile, gentile, di una bellezza semplice ma sincera, e qualcosa nei suoi modi lo riportava alla moglie. Quei capelli, quel sorriso, persino il modo di camminare… Un giorno Sandro si sorprese a immaginare di stringerla forte, solo per un minuto, per sentirsi meno solo.
Bianca, dal canto suo, non sapeva nemmeno lei perché avesse accettato: forse era stufa di fare la cameriera gratis per la matrigna, o di raccattare il padre ubriaco in giro per il paese, o ancora di sentire le prese in giro delle sue sorelle. Oppure si era semplicemente impietosita per la figlia di Sandro. Ma ormai il sì era detto e ora la aspettava una nuova sfida: innamorarsi e farsi amare da Sandro.
Superata la fase delle presentazioni ufficiali (quelle con più parenti che alla messa di Natale), Sandro voleva che sua figlia conoscesse veramente Bianca.
La piccola Adele non usciva quasi mai: sempre attaccata alla mamma. Ogni notte, Sandro la sorprendeva a bisbigliare filastrocche e consigli segreti alla figlia, come se le dettasse la ricetta per superare la vita senza di lei.
Adele era una bambina da interno: papà, mamma, una nonna tenera e una nonna che, come la matrigna delle favole, sapeva solo brontolare. Bianca, entrata in casa, rimase basita dalla bellezza: mobili fatti a mano, quadri ricamati, tanta luce, una casa calorosa. Sandro era gentile, alla mano; con lei non parlava quasi mai, ma le disse chiaro: «Se hai qualcun altro nel cuore, tirati indietro e non se ne parla più», senza fare cenno allultima richiesta della moglie.
Adele, quando vide Bianca, ci mise poco a fare la simpatica: portò i giocattoli, la invitò a giocare insieme, cercava sempre il contatto, la osservava con occhi grandi e felici e sorrideva, proprio come Vera. Bianca le accarezzava spesso i capelli splendidi e le propose:
Che ne dici, ti faccio io una bella treccia? Vedrai, sembri una vera principessa!
Sandro le osservava di nascosto e il cuore gli ballava nel petto.
Aveva paura allidea di portare Bianca a casa per la reazione della bambina, che da settimane chiedeva solo della mamma, che guardava fuori dalla finestra aspettandola o correva ad aprire la porta sperando di vederla rientrare. Aveva spiegato tutto a modo suo, ma Adele aveva solo quattro anni: le mancava una mamma, non una spiegazione.
Sandro lo sapeva bene: tutto il suo affetto non avrebbe mai riscaldato il cuore della figlia come sa farlo una mamma. Aveva il terrore di illudersi con Bianca, ma quando vide la bimba quasi mettersi a piangere perché Bianca se ne andava, si sentì sollevato come uno che trova parcheggio a Roma il sabato sera.
Adele prese Bianca per mano, la portò in camera sua, sistemò il letto e, di gioia, saltava come una matta. Bianca ricordò la sua di infanzia: la matrigna che la sgridava per tutto, i vestiti rattoppati delle sorelle maggiori, il papà ubriaco che trovava steso sulla paglia, i rimproveri e la sensazione di non essere mai desiderata.
Tutta quella tristezza la racchiuse in un abbraccio lungo e strozzato con Adele, che infine si addormentò serena come un agnellino al sole. Sandro, sconvolto dalla felicità, quasi non sapeva come comportarsi con Bianca: bevvero il tè in silenzio, sorridendosi come due ragazzini al primo appuntamento.
Bianca quella sera non tornò a casa. Sandro non glielo permise.
La moglie sta col marito disse non dove non è desiderata.
E così fu: una nuova famiglia, nata da lacrime, coraggio, e un pizzico di fortuna, come spesso accade nei paesi italiani.



