AMORE MALEDETTO
“E ora che succederà?” chiese ansiosamente Olimpia, più a se stessa che all’amato.
“E che? Manderò i parenti a chiedere la tua mano. Aspetta,” rispose lui con calma.
…Olimpia tornò dall’appuntamento (che le avrebbe cambiato la vita) allegra e misteriosa. Alle due sorelle minori raccontò nei dettagli dell’incontro con Adriano.
Le sorelle sapevano che Olimpia era pazza di lui. Adriano le aveva promesso di sposarla in autunno, dopo i lavori nei campi.
Ora che si erano incontrati nel fienile, lui era obbligato a chiederle di sposarlo.
Ma… i campi erano già mietuti, il raccolto giaceva nei granai, si avvicinava il Capodanno, e nessun parente si vedeva…
La madre di Olimpia, zia Giovanna, notò dei cambiamenti nella figlia maggiore. Olimpia, sempre così vivace, era diventata triste e aveva preso peso in modo strano. Ebbero una conversazione profonda. Dopo la confessione amara di Olimpia, zia Giovanna decise di guardare negli occhi il futuro “genero”. E, soprattutto, di scoprire se i parenti si fossero persi per strada.
Senza esitare, la madre andò nel paese vicino (dove viveva Adriano). La madre del ragazzo la accolse, ignara della vita privata e delle azioni del figlio. Zia Giovanna le disse tutto quello che pensava, e le due donne si schierarono contro Adriano. Lui, alle loro accuse, rispose:
“Come faccio a sapere di chi è il bambino di Olimpia? Nel paese ci sono tanti ragazzi. Dovrei riconoscere tutti i figli come miei?”
Zia Giovanna era furiosa.
Uscendo da quella casa per sempre, disse ad Adriano:
“Che tu, mascalzone, ti sposi per tutta la vita!”
Forse quelle parole di una madre arrabbiata arrivarono fino al cielo. Adriano, in seguito, si sposò quattro volte…
Dal viso della madre, Olimpia capì che l’incontro non era andato bene. Zia Giovanna avvertì severamente tutte le figlie:
“Al padre non una parola! Risolveremo da sole.”
“Olimpia, andrai a Roma dai parenti. Quando nascerà il bambino, lo lascerai all’ospedale. Altrimenti, le donne del paese ci mangeranno vive. Non ne usciremo mai… Vedremo. Dio volendo, tutto si sistemerà. Ah, ragazze, i peccati sono dolci, ma la gente è crudele…”
Il marito di zia Giovanna era l’intellettuale del paese. I compaesani lo chiamavano solo per nome e patronimico. Daniele Valeriano insegnava a scuola. Era severo e giusto. Tutti lo rispettavano, venivano a chiedere consiglio, a discutere questioni difficili.
E ora… la figlia tornava con un figlio in grembo! Che vergogna per tutto il paese!
Zia Giovanna non poteva permettere una tale umiliazione. Così mandò la figlia colpevole dai parenti. Al marito disse:
“Olimpia andrà in città a lavorare. Non è più una bambina, ha già vent’anni.”
Con le figlie minori (tutte quasi coetanee), zia Giovanna iniziò a vigilare più attentamente.
Ma come controllarle? La figlia di mezzo, Stefania, presto partì per Milano per lavoro, la più piccola, Evelina, per Napoli.
…In paese ogni parola si diffonde come un’eco. Presto, anche Daniele Valeriano venne a sapere dei problemi in famiglia. Lo seppe perfino dai suoi studenti.
Non si può mettere un cancello davanti alla bocca degli altri… Daniele Valeriano sgridò la moglie come mai prima.
“Come hai potuto pensare una cosa simile? Un bambino all’orfanotrofio? È la tua prima nipote! Voglio vederla presto in questa casa!”
Zia Giovanna non si aspettava una reazione così forte. Anche se aveva pianto tutto l’anno. Sapeva che la nipote era stata registrata in un orfanotrofio. Aveva paura di visitarla. Paura di sé stessa, del richiamo del sangue… “La figlia mangia l’uva, e alla madre rimane l’acidità,” si lamentava.
…Presto, zia Giovanna e Olimpia portarono la bambina al paese. La chiamarono Annina. Fino a un anno, Annina non conobbe la sua famiglia. Quel peccato Olimpia lo avrebbe portato per sempre. Qualunque cosa facesse Annina (e ne combinò di tutti i colori), Olimpia sopportava pazientemente.
Annina fu cresciuta da nonno Daniele, nonna Giovanna e Olimpia. Spesso, Olimpia ripensava all’ultimo incontro con Adriano. Il profumo inebriante del fieno secco e i momenti dolci e appassionati nel granaio… Olimpia amava ancora Adriano. Anche se l’aveva umiliata, ingannata, bruciato l’anima… Che maledetto amore! L’amore non è una patata, non si butta dalla finestra…
Così Olimpia divenne una madre single. Guardando Annina, riconosceva i tratti di Adriano. E anche il carattere, a quanto pare. Una ragazzina vivace. Olimpia viveva come in una nebbia. Niente la rendeva felice. Persino la piccola Annina la rattristava. Ah, senza un padre…
Quando Olimpia compì venticinque anni, un cugino iniziò a corteggiarla. Praticamente erano cresciuti insieme. La sorella di zia Giovanna aveva sposato un vedovo con tre figli. Federico (l’innamorato di Olimpia) era uno di loro. Vivevano tutti nello stesso paese.
Olimpia, riluttante, accettò le attenzioni di Federico. Da sola con un bambino non era facile. Ed era ancora giovane. Federico sarebbe stato un marito perfetto, ma Annina… Come l’avrebbe trattata? Federico conosceva tutta la storia d’amore fallita di Olimpia. Ma l’adorava da sempre. L’avrebbe sposata anche con tre figli, figurarsi con Annina… Se solo avesse accettato…
…Fecero un matrimonio rumoroso, come si usa in campagna. Per iniziare una nuova vita, Federico e la famiglia andarono a Napoli. Lontano dagli occhi indiscreti. Ora avevano un segreto fragile da proteggere.
Presto, Olimpia ebbe una figlia, Lucia. Per Federico, entrambe le bambine erano sue. Adottò subito Annina. Non faceva differenze tra le sorelle.
Viveva e respirava per la sua famiglia.
Olimpia si rivelò una brava moglie, madre e casalinga. Federico le ridò la vita, rianimò la sua anima spezzata. In casa regnavano pace e comprensione.
…Passarono dieci anni.
Un giorno, Annina, Lucia e altri quattro nipoti erano in vacanza estiva da nonna Giovanna.
La nonna era felice e camminava orgogliosa per il paese. E come no! Tre figlie sposate, tutte con bambini. Ora aveva tre nipoti e tre nipotine.
Una volta, una nipotina stava riordinando un ripostiglio abbandonato. Tra vecchi giornali polverosi e quaderni pieni di appunti del nonno, trovò un piccolo taccuino. Si sedette e iniziò a leggere. Lesse e sussultò! Scoprì che il padre di Annina non era suo padre! In quel taccuino, in ogni riga, c’era un certo Adriano! La ragazza capì di aver letto il diario privato di zia Olimpia!
La notizia non rimase segreta! La ragazzina raccontò tutto alla cugina Annina.
Annina, afferrato il taccuino (una prova schiacciante!), corse dalla nonna per una spiegazione.
E la nonna, con il cuore in mano, le raccontò tutto. Poi si rimproverò per non aver bruciato quel maledetto taccuino prima.
Annina non riusciva né aAnnina capì che la vera famiglia non era quella del sangue, ma quella che ti ama senza condizioni, e da quel giorno smise di giudicare la madre, trovando finalmente la pace nel perdono e nell’amore di chi le era sempre stato accanto.






