Andrea non riconosceva più sua moglie: non capiva cosa le stesse succedendo. Vera aveva sempre pulito, cucinato e stirato, ma ora aveva smesso di occuparsi della casa. Con cautela, Andrea le chiese cosa stesse accadendo e Vera rispose: «Per anni mi sono presa cura di voi, posso riposarmi almeno un po’!» L’uomo iniziò a sospettare che Vera avesse un altro e decise di controllare le sue cose. Improvvisamente, nella borsa di Vera, Andrea trovò una strana lettera

Non riconoscevo più mia moglie. Non riuscivo proprio a capire cosa stesse succedendo a Lucia. Lei è sempre stata quella che teneva la casa in ordine, cucinava, stirava, ma ora aveva smesso di occuparsi di tutto. Con delicatezza le chiesi cosa le stesse capitando e Lucia mi rispose:
Sono anni che mi occupo di voi, posso permettermi almeno un po di riposo!
Sospettai che forse Lucia avesse incontrato qualcuno e decisi di controllare tra le sue cose. Nel fondo della borsa, trovai una lettera strana.

Non riuscivo più a riconoscere mia moglie: che cosa le stava succedendo? Siamo sposati da diciassette anni, e non cera mai stato nulla del genere. Lucia era sempre gentile, premurosa, mai una sfuriata, mai un segreto. Ero stato io a scegliere lei proprio per questo. Per colazione preparava sempre una crema o una frittata, tornava dal lavoro e subito si metteva ai fornelli per la cena. Ogni domenica stirava quindici camicie, una per ogni giorno sia per me che per i nostri due figli. Certo, loro spesso si accontentavano di due o tre, abituarli allordine che io amo non era facile.

Da due settimane però la colazione era solo latte e cereali o semplici panini, e Lucia ci proponeva di prepararceli da soli. Per cena, nella migliore delle ipotesi, trovavamo gli avanzi del pranzo precedente o un biglietto: Torno dopo le nove, fatevi dei ravioli.

Allinizio ho pensato fosse per quella conferenza che aveva organizzato luniversità dove lavora, ma la conferenza era finita e la routine non era tornata.

Allora, un giorno, le ho chiesto con gentilezza cosa cera che non andasse e lei mi rispose:

Non posso avere anchio una vita? Sono anni che servo voi, tre uomini! Posso almeno prendermi una pausa?

E certo che puoi, Lucia risposi io.

Avrei voluto chiedere quanto sarebbe durata questa pausa, ma non trovai il coraggio. I giorni passavano e Lucia continuava a uscire: un giorno andava al cinema, un altro al teatro, un altro ancora a una mostra di scultura. Ma la cosa che mi metteva a disagio erano quei vestiti nuovi e decisamente più audaci che aveva comprato, e invece di preparare la colazione ormai passava il tempo davanti allo specchio truccandosi. Dubbie sensazioni mi invadevano: possibile che Lucia avesse trovato qualcuno?

Ero imbarazzato solo allidea, ma il dubbio era troppo forte. Non ho resistito e ho iniziato a seguire Lucia, a controllare il suo telefono, la carta di credito e persino la borsa. Ed è proprio lì che ho trovato una lettera, custodita in una tasca interna, un po sgualcita e sbiadita, che evidentemente era stata letta e riletta. Era chiaramente una lettera damore, scritta da qualcuno molto vicino: Lucia, quanto mi manchi. Non trovo le parole per descrivere quanto sia difficile aspettare di rivederti. Sento la tua voce ovunque, cerco il tuo sorriso e non lo trovo

Leggere quelle parole mi ha fatto molto male. A vedere comera consumata la carta, ho capito che questa storia andava avanti da tempo, e questo era ancora più amaro. Forse potevo capire unavventura passeggera con qualche collega, ma così… Possibile che tutta la nostra vita insieme fosse stata una menzogna?

Per tre giorni non dissi nulla, persino evitare di parlare con lei. Ripensavo a tutte le tentazioni che avevo superato, a tutte le volte in cui avrei potuto tradirla e invece non lavevo fatto. Alla fine, il terzo giorno, scoppiai.

So tutto.
Tutto cosa? mi rispose, genuinamente sorpresa.

Il suo tono era calmo, appena stupito. Ma io avevo letto quella lettera, non potevo sbagliarmi.
Hai un altro, affermai più che chiesi.

Lucia scoppiò a ridere.
Ma che dici, Marco! Spero tu stia scherzando, vero?

Se almeno si fosse messa a piangere, fossi stato testimone di unammissione, mi sarebbe sembrato meno peggio. Ma così…

Ho letto quella lettera! Non mi prendere per stupido, non si scrivono frasi del tipo non vedo lora che torniamo insieme… le nostre anime cammineranno insieme per leternità per nulla. Accidenti!

Lucia rise ancora di più, e questo mi irritò.
Fai sul serio, Marco?
E tu?

La fissavo da sotto le ciglia, con il fiato corto.
Così hai rovistato nella mia borsa?
Sì.
Hai letto la lettera?
Sì.
E non ti ricordi che sei stato tu a scriverla?

Cosa? Fui colto di sorpresa.

Quella lettera me lhai scritta tu! Quando eri in trasferta a Torino, e io ero a casa con Davide piccolo. Ti ricordi?

Ma dai, riconoscerei la mia scrittura! E poi io non scriverei mai certe cose!

Lucia sospirò, prese uno sgabello, salì per raggiungere una scatola sullarmadio. La posò sul letto, la aprì e dopo aver frugato, mi porse una busta.
Guarda. Ti eri fatto male alla mano e avevi scritto con la sinistra.

Lessi il mio nome e lindirizzo del mittente era proprio mio, unaltra città, ma la grafia proprio non la riconoscevo. In effetti, ricordavo confusamente di essermi fatto male al polso in cantiere. Possibile che fosse successo allora?

Ma perché porti ancora questa lettera con te? chiesi, più per rabbia che altro.

Me lo ha consigliato la psicologa, rispose lei tranquilla.

Una psicologa?

Sì, Marco. Sai, sono stanca. Ho passato la vita a servire voi tre uomini di casa. Da quando è nato Davide, la mia vita si è fermata. Nemmeno un vero grazie da voi. E i fiori? Solo l8 marzo. Le parole damore? Ho dimenticato come suonano. E sono ancora una donna, non sono poi così vecchia. A un certo punto ho pensato davvero di divorziare. Ma la nostra famiglia è bella, io ci tengo. Così sono andata da unesperta. Mi sta aiutando, con i suoi consigli.

La confessione di Lucia mi spiazzò. Divorzio? Davvero pensava di lasciarmi?
E funzionano questi consigli? chiesi.

A volte, sorrise lei.

E le lettere?
Per ricordarmi che cè stato amore tra noi.

Feci un cenno con la testa, ma dovevo riflettere. Mi alzai e andai sul balcone. Non ne parlammo più.

***

La mattina dopo, quando Lucia si alzò, in casa cera uninsolita confusione e un profumo di vaniglia. Non capiva cosa stesse succedendo, finché non entrò in cucina.

Il figlio maggiore stava preparando la frittata. Il più piccolo disponeva nelle ciotole le ricottine dolci. Sul tavolo, una grande ciotola con i suoi fiori preferiti.

Cosa significa tutto ciò? chiese, sorpresa.

Buongiorno mamma, disse il piccolo. Cosa vuoi, tè o caffè?

Lucia non credeva né ai suoi occhi né alle sue orecchie.
Un caffè, rispose lei.
Frittata o ricottine?
Ricottine…

Io non ero lì, ma Lucia capì subito chi cera dietro tutto questo. Quando prese il primo boccone, entrai io con un foglio di carta piegato.

Buongiorno amore!
Cosè questo? chiese lei.
Una nuova lettera, dissi con un sorriso. Così, per non sbagliare.

Lucia sorrise, e da quel giorno le cose andarono meglio. No, non è che ogni mattina ci fosse una colazione regale; i miracoli non esistono. Ma ogni tanto capitava. E ora al cinema non ci andava più da sola, ma insieme a me. Un vero matrimonio, ritrovato.

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