Andrea non riconosceva più sua moglie: Vera, che da sempre puliva, cucinava e stirava, aveva smesso all’improvviso di occuparsi della casa. Incuriosito e un po’ preoccupato, Andrea le chiese cosa stesse succedendo; Vera, stanca, rispose: “Per anni vi ho servito tutti, posso riposarmi un po’ anch’io!” Il marito cominciò a sospettare che Vera avesse un altro e decise di controllare le sue cose. All’improvviso, nella borsa di Vera, Andrea trovò una strana lettera

Andrea non riconosceva più la moglie. Ogni cosa in lei gli pareva misteriosa, come se un vento nuovo avesse spolverato via la donna che pensava di conoscere. Lucia era sempre stata ordinata: sistemava la casa, cucinava risotti e lasagne, stirava camicie, e ora, inspiegabilmente, aveva abbandonato i suoi riti. Andrea, con la cautela di chi fugge il sogno, chiese piano cosa stesse succedendo. Lucia rispose, tra le nuvole di farina e malinconia:
Sono anni che mi occupo di voi, non posso riposare un poco anchio?

Il marito fu assalito dal sospetto che Lucia avesse trovato qualcun altro, uno sconosciuto dalle mani eleganti e dal profumo di basilico fresco. Così decise di controllare le sue cose, come chi cerca una moneta sotto le mattonelle del Duomo di Milano. Un giorno, nella borsa di Lucia, Andrea trovò una lettera stropicciata e sbiadita, annidata come una chiocciola nel fondo.

Andrea non riconosceva Lucia non capiva cosa le stesse accadendo. Dopo diciassette anni insieme, tutto era sempre stato trasparente come lacqua dei Navigli Lucia solare, accomodante, limpida nei gesti, per questo lui laveva scelta. A colazione preparava torta di riso o frittata, la sera correva a casa e infornava la cena. La domenica stirava quindici camicie: una al giorno, per lui e per i loro due figli, anche se i ragazzi spesso cambiavano solo due o tre; trasmettere la stessa cura dAndrea era complicato.

Adesso, da due settimane a colazione cerano solo biscotti secchi o fette di pane imburrato e Lucia invitava ognuno a prepararsi da sé. La sera, a volte una ciotola di minestrone avanzato, oppure un biglietto svolazzante sul tavolo: “Torno dopo le nove, buttate gli gnocchi nellacqua”.
I primi giorni Andrea diede la colpa a un simposio che luniversità di Lucia stava organizzando. Ma quando il convegno finì, la vita di casa non tornò mai come prima.

Andrea chiese con attenzione cosa le fosse capitato. Lucia posò le chiavi sul tavolo con un gesto stanco:
Non posso avere una vita mia? Per anni mi sono presa cura di voi. Ora, lasciami respirare!

Certo, Lucia, ci mancherebbe, rispose Andrea.

Avrebbe voluto chiederle quanto sarebbe durato questo suo poco, ma qualcosa lo frenò. Il tempo scorreva liquido, e Lucia svaniva sempre: tra cinema dessai, spettacoli teatrali in periferia, mostre di mosaici e statue strane nella luce di Torino. Andrea però non sopportava i nuovi abiti che scivolavano nellarmadio: vestiti sgargianti, magari troppo audaci; e la mattina la moglie non mescolava più il caffè, tracciava invece con cura mascara e rossetto. Pensieri oscuri si annidarono nella sua mente forse Lucia aveva incontrato qualcun altro?

Questi sospetti lo maceravano. Preso dallansia, Andrea iniziò a seguirla come ci si muove tra i canali di Venezia nelle nebbie più fitte: controllava il telefono, i movimenti bancari in euro, persino rovistava nella borsa in cerca di tracce.
Lì dentro trovò la lettera nella tasca interna, consunta e punteggiata di parole ingiallite dal tempo. Era una lettera damore, lo intuiva da quellandirivieni di parole sofferte. Lucia, quanto mi manchi. Non trovo vocaboli che possano dire quanto soffra nellattesa: ascolto ovunque la tua voce, cerco il tuo sorriso tra i volti della folla e non lo trovo

Leggere quelle frasi gli fece male, come sentire una chiesa suonare a morto. La lettera era consunta, quindi quella storia durava da tanto. Andrea avrebbe anche potuto accettare una scappatella con un collega venuto da Roma o Napoli, ma un amore così profondo? Tutta la loro vita era una menzogna?

Restò in silenzio tre giorni, affondando nei pensieri come chi sprofonda in una vasca colma di vino rosso. Ricordava tutte le occasioni in cui aveva scansato la tentazione di tradire, e ora si sentiva tradito lui. Al terzo giorno, scoppiò.

So tutto, disse con voce afona.

Tutto cosa? ribatté Lucia, appena stupita, la voce come acqua in una fontana di paese.

Ma Andrea non si fece ingannare: aveva letto con i suoi occhi.
Hai un altro, non era una domanda.

Lucia rise, sottile e trasparente come vetro di Murano.
Andrea, dici sul serio?

Se almeno avesse confessato, o pianto sarebbe stato più facile, ma così

Ho letto la sua lettera! esclamò Andrea. Non prendetemi per scemo, parole così non si scrivono per niente: “non vedo lora di rivederti, le nostre anime sono fatte per camminare insieme fino alla fine delluniverso”. Bah, mormorò.

Lucia rise di nuovo, come ci si perde in una notte in Piazza Navona.
Sei sicuro di quello che dici?

E tu?

Lui la fissava torvo, ansimando senza accorgersene.

Quindi hai rovistato nella mia borsa?

Sì.

E hai letto la lettera?

Sì.

E non ti ricordi che quella lettera lhai scritta TU?

Sì. Cosa? Andrea si perse in un vuoto, come in un sogno veneziano.

Quella lettera è tua! Me lhai spedita quando eri a lavorare a Palermo e io ero appena diventata mamma di Savino. Non ricordi?

Ma figurati se non riconosco la mia scrittura! E poi io non userei mai certe parole

Lucia sospirò, prese uno sgabello, andò in cima allarmadio a cercare una scatola. La aprì e tirò fuori una busta.
Tieni. Allora ti eri fatto male alla mano destra e scrivesti con la sinistra.

Andrea lesse, e vide che sopra cera davvero il suo nome e lindirizzo dellalbergo dove stava allora a Palermo. Una scrittura tremula, strana Ricordava vagamente di essersi fatto male in cantiere.
Ma perché porti ancora con te quella lettera? chiese torvo.

Me lha consigliato la psicologa, disse Lucia, il tono semplice come lacqua di sorgente.

La psicologa?

Sì. Andrea, sono stanca. Da quando è nato Savino vivo solo per voi tre uomini. La mia vita ormai non la riconosco più. Perfino un grazie è diventata una rarità, i fiori me li regali giusto il giorno della Festa della Donna, e delle parole damore non ricordo nemmeno più la musica. Ma io sono ancora una donna, e mica tanto vecchia. Ho pensato anche di chiederti il divorzio. Ma voglio bene a questa famiglia. Così sono andata da una specialista, che mi ha consigliato di trovare piccoli spazi miei e di ricordare ciò che ci univa.

Andrea restò di sasso. Divorzio? Lucia stava per lasciarlo?

E funzionano i consigli? chiese, la voce quasi doltretomba.

Qualche volta, sorrise Lucia.

E la lettera?

Mi aiuta a ricordare che almeno una volta ero amata davvero.

Andrea annuì, smarrito. Uscì sul balcone come chi cerca la rugiada allalba. Non parlarono più di tutto ciò.

***

La mattina seguente, Lucia sentì uninsolita baldoria a casa; tutto odorava di vaniglia e zucchero, come nei sogni migliori. Non capiva finché non entrò in cucina.

Il figlio maggiore preparava una frittata alta come le Alpi; il piccolo sistemava nei piatti delle crespelle col formaggio. Sul tavolo, una brocca colma dei suoi fiori preferiti.

Cosa significa tutto questo? domandò Lucia sbalordita.
Buongiorno mamma, disse il minore. Preferisci il tè o il caffè?

Non credeva ai suoi occhi, né alle proprie orecchie.

Caffè, rispose.
E omelette o crespelle?
Crespelle…

Il marito non si vedeva, ma Lucia intuì che dietro cera lui. Quando assaggiò la prima crespella, ecco comparire Andrea, un foglietto in mano.

Buongiorno, amore mio!

Che cosè? domandò lei.

Una nuova lettera, Andrea sorrideva, così, per sicurezza, che possa aiutare.

Lucia sorrise a sua volta, e da quel giorno qualcosa cambiò. No, ogni giorno non fu una fiaba: nessuna magia quotidiana. Ma, di tanto in tanto, accadevano piccoli miracoli. E adesso anche al cinema non andava più sola Andrea si univa volentieri. Il matrimonio era salvo, come in certi sogni dove tutto può ancora rifiorire.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

nineteen + nine =

Andrea non riconosceva più sua moglie: Vera, che da sempre puliva, cucinava e stirava, aveva smesso all’improvviso di occuparsi della casa. Incuriosito e un po’ preoccupato, Andrea le chiese cosa stesse succedendo; Vera, stanca, rispose: “Per anni vi ho servito tutti, posso riposarmi un po’ anch’io!” Il marito cominciò a sospettare che Vera avesse un altro e decise di controllare le sue cose. All’improvviso, nella borsa di Vera, Andrea trovò una strana lettera