“Angelo” con un segreto

“Langelo” con un segreto

Mi chiamo Ignazio, e oggi mi trovo di nuovo seduto nella cucina di mia madre, avvolto dal profumo rassicurante del tè fumante che stringo tra le mani. Non riesco proprio a smettere di parlare di LEI quella ragazza che, da quando è apparsa nella mia vita, lha sconvolta completamente. I miei occhi brillano pieni dentusiasmo e ogni tanto un sorriso sognante mi si disegna sulle labbra.

È davvero un angelo! esclamo infervorato, guardando mamma. È così dolce, gentile, bella… Non mi sembra vero che abbia scelto proprio me. Sono solo un ragazzo normale, nulla di straordinario.

Mamma, seduta di fronte a me, ascolta attenta. Il suo volto è avvolto da una calda espressione comprensiva. Da tempo si era accorta che ero cambiato: ero più vivo, sereno, come se mi si fosse accesa una nuova scintilla dentro. E ora è certa: sono innamorato davvero.

Ma guarda un po, mio ragazzo si è innamorato! ride allegra, appoggiandosi allo schienale della sedia. Quando mi presenti questa ragazza?

Abbasso lo sguardo, leggermente in imbarazzo. Dentro di me sento una strana mescolanza di emozione e ansia. Vorrei che tutto fosse perfetto, ci tengo che mamma veda quanto sia speciale la persona che ho accanto.

Spero presto, rispondo sollevando gli occhi. Lei però vuole essere sicura dei nostri sentimenti prima di conoscere i miei genitori. Per lei è un passo importante.

Mamma annuisce, accettando la prudenza della ragazza. Sa quanto sia importante lasciare che le cose si sviluppino con naturalezza.

Beh, speriamo tu riesca a convincerla, dice con dolcezza, mentre mi scompiglia affettuosamente i capelli già perfettamente in ordine.

Mi tiro subito indietro, facendomi serio per gioco.

Mamma, dai! Non sono più un bambino!

Lei ride di cuore, i suoi occhi pieni di amore.

Venite sabato, propone subito, per distogliere lattenzione dal nostro piccolo battibecco. Preparo una torta. Non lavoro quel giorno, mi prendo un po di riposo.

Ci penso su un attimo, misurando vantaggi e svantaggi. È loccasione giusta per rompere il ghiaccio e fare il primo passo che mia madre aspetta da tanto.

Va bene, dico infine deciso. Proverò a convincerla. Credo che sabato possa andare.

Mamma, ormai da anni, arrotonda facendo la manicure in casa. Il suo piccolo salotto si è trasformato in un vero e proprio mini-salone: tavolino ordinato, smalti di ogni colore sugli scaffali, una sedia comoda per le clienti. In tutto questo tempo, sono passate sotto le sue mani centinaia di donne e ragazze: ognuna con la sua storia, i suoi umori, il proprio carattere.

Cerano timide ragazze che quasi non osavano esprimere un desiderio, oppure donne che iniziavano subito a chiacchierare ad alta voce senza pausa. Non mancavano nemmeno quelle più altezzose e critiche, che ispezionavano gli attrezzi con sussiego e commentavano con sufficienza il lavoro. Mamma però trovava il modo per trattare tutte gentile ma anche decisa, capace di ascoltare e cambiare argomento al momento giusto.

Una cliente però le restò impressa più delle altre. Si chiamava Giulia apparentemente ordinaria: sempre vestita in modo sobrio, mai un dettaglio fuori posto. Parlava piano, aveva uno sguardo calmo e una risatina appena accennata. Si presentava regolarmente, sceglieva tonalità pastello delicate e non faceva mai storie per i prezzi. Mamma le aveva preso in simpatia: le sembrava la persona più comune e per bene del mondo.

Finché, una volta, mentre mamma le disegnava la nail art scelta, Giulia si lasciò andare. Parlando senza fretta, quasi riflettendo ad alta voce, cominciò a raccontare la sua vita. E ogni sua parola costruiva davanti a mamma unimmagine diversa.

Ho tre figli, disse Giulia, osservando le sue mani.

Mamma rimase congelata con la lima tra le dita, presa alla sprovvista.

Davvero? chiese piano, cercando di non mostrare quanto fosse stupita. E dove sono?

Uno col padre, uno in casa famiglia, rispose Giulia come nulla fosse. Il più piccolo vive con me, ma lo porterò anche lui in comunità tra poco.

Cade il silenzio pesante. Mamma prova a capire, ma Giulia continua come stesse raccontando di un fatto qualsiasi:

Sa, i figli sono un buon modo per mettere a posto la propria vita. Basta scegliere bene luomo.

Le spiegò, senza il minimo imbarazzo, la sua filosofia di vita. Non le interessava sposarsi. Cercava uomini sistemati, meglio se sposati. Unavventura, la relazione che si scaldava, poi… restava incinta.

Se luomo è già impegnato, è più generoso, spiegava Giulia, raddrizzandosi una ciocca di capelli. Teme gli scandali, non vuole che la moglie sappia nulla. Allora paga: alimenti, regali, soldi per sparire.

Ne parlava con leggerezza, come se rivelasse la ricetta di una crostata. Il bambino, nato dentro questa logica, diventava solo uno strumento. Una volta finito luso… era un peso.

È il mio modo di sistemarmi, proseguiva Giulia, come a giustificarsi. Giudichi pure. Alla mia età ho già un appartamento al centro di Milano, una macchina di lusso, una piccola attività che mi dà il giusto guadagno. E lei? Ha forse qualcosa di più? Siete il doppio più grande di me e passate le giornate a servire ragazze più fortunate. Io, solo per un pranzo fuori, spendo più di quello che guadagna lei in una settimana!

Quelle parole colpirono mamma, ma non lasciò trasparire nulla. Inspirò a fondo e, con voce appena tremante, le chiese:

Ma sono i suoi figli, sangue del suo sangue… come può lasciarli?

La voce era colma di sconcerto e dolore vero. Come si fa a abbandonare chi ti chiama mamma?

Giulia sbuffò e si strinse nelle spalle:

I figli vanno cresciuti. Io non ne ho tempo. Meglio la casa famiglia, magari troveranno una brava donna che vorrà adottarli. Una mamma buona. Non io.

Lo disse come se stesse parlando del meteo. Mamma ebbe un fremito, ma Giulia la bloccò subito:

Non mi guardi così! Non ho mai voluto essere madre. Non sono fatta per questo. Cambiare pannolini, sentire piangere, notte insonni… Non fa per me.

Non cera neppure un filo di rimpianto nella sua voce. Solo uninflessibile certezza. Si aggiustò il maglioncino, come dopo una normale chiacchierata.

Mamma abbassò lentamente le mani sugli attrezzi. Dentro di lei scoppiava una tempesta: rabbia e tristezza. Ma… cosa poteva dire? Avrebbe cambiato qualcosa?

Crede davvero che sia la strada giusta? domandò con un filo di voce.

Giulia rise:

Giusto è quello che mi dà benessere e sicurezza. Il resto… non conta.

Mamma la guardava incredula, cercando in lei un barlume che potesse spiegare tanta freddezza. Non riusciva proprio a capire.

Ma come ha potuto? sfuggì a mamma, con dolore autentico nella voce.

Giulia scrollò le spalle, come se parlassero di altro. Tanto, mica avrebbero fatto amicizia. Anche se era un peccato, perché mamma era brava, lavorava meglio dei centri costosi. Ma ci sono tanti estetisti in città, trovare unalternativa, con i soldi, è facile.

È capitato tutto da sé, aggiunse Giulia, osservando le sue unghie. Avevo diciannove anni, mi innamorai per davvero, senza riserve. Peccato che lui fosse sposato. Per lui ero solo un breve passatempo.

Si fermò, rivivendo sicuramente quegli anni. Mamma ascoltava, silenziosa.

Quando lho scoperto ero già incinta di quattro mesi. Troppo tardi per abortire. Ho tenuto il bambino. Lui mi ha regalato un appartamento, pur di non crearsi problemi in casa. Il figlio se lo prese lui, chissà che scusa avrà raccontato alla moglie.

Diceva tutto con distacco.

Lì ho capito che potevo sistemarmi. Perché non sfruttare loccasione?

Fece una pausa, meditativa. Forse, dentro di lei, qualcosa si muoveva ancora. Ma subito si riprese:

Ora mi mantengo da sola. Probabilmente incontrerò un uomo serio, mi sposerò, avrò altri due figli e vivrò felice.

Lo disse con un sorriso dipinto e in quegli occhi azzurri passò per un attimo qualcosa di indefinito che scomparve subito dietro la solita sicurezza.

Mamma continuava a lavorare, visibilmente scossa ma professionale. Non alzava gli occhi, temendo che il suo sguardo rivelasse troppo. Ma dentro ribolliva.

Non hai paura che qualcuno scopra il tuo passato? chiese infine mamma, amareggiata più che arrabbiata. Non posso chiamare diversamente il tuo gesto

Giulia rise ancora, con aria di sfida.

Ho coperto le tracce. Ho cambiato città, da Napoli sono risalita fino a Milano, nessuno sa niente. Mia madre ha chiuso i rapporti con me, io non la cerco, nessuno che possa parlare. E lei? aggiunse fissando mamma con ironia.

Mamma sentì lo stomaco stringersi. Posò la lima, si raddrizzò e le rispose dritta negli occhi:

Non ho né il tempo né la voglia di spiare la tua vita! Non mi interessa sparlare! È la TUA vita. Al massimo, ti do un consiglio: tutto torna, prima o poi. Anche i segreti più grandi fanno sempre capire la verità.

Poi si ricompose e tornò professionale:

Ho finito. È tutto di suo gradimento?

Giulia controllò le unghie con cura, ma non cera nulla da criticare.

Sì, va bene, disse fredda, tirando fuori qualche banconota da cento euro e lasciandole sul tavolo. Non tornerò più da lei. Arrivederci anzi, addio!

Con voce ferma, prese la borsetta e uscì di scena. Mamma la seguì solo con lo sguardo, senza dire una parola.

Quando la porta si richiuse, la stanza sprofondò nel silenzio, rotto solo dal ticchettio dellorologio. Mamma sistemò gli attrezzi mentre in mente ritornavano le immagini di Giulia, dei suoi figli, della differenza tra le varie idee di felicità e responsabilità.

Giulia non tornò più. Mamma la ricordò, di tanto in tanto, ma fece del suo meglio per dimenticare. Ognuno fa le proprie scelte, ed è responsabile delle sue azioni.

*********************

Mamma pensava spesso a come organizzare il famoso incontro con la fidanzata di suo figlio. In città sembrava troppo anonimo, troppo banale. Invece la casa in campagna era perfetta: aria profumata di erba e fiori, tavola apparecchiata in giardino, magari una grigliata, chiacchiere tra gazebo e pergolato. Si creava una calda atmosfera familiare, il modo migliore per una prima presentazione.

Arrivò il gran giorno. Mamma si agitava da ore: spolverava, metteva fiori freschi nei vasi, preparava stuzzichini e dolci. Guardava lorologio di continuo, sempre più emozionata. Per lei era molto più di una semplice presentazione: segnava che mio figlio era cresciuto, che era davvero innamorato, forse aveva trovato la donna giusta.

Io pure, quella mattina, ero nervoso. Sembravo una trottola: sistemavo il cancello, davo una ramazzata al vialetto, ordinavo le sedie della terrazza. Ripetevo: Va tutto bene? Sicura che non sto dimenticando nulla? Devo fare altro? Mamma sorrideva solo: Andrà benissimo, stai tranquillo, Ignazio. Ma anche lei dentro tremava: era un giorno importante.

Quando arrivò lora, misi la camicia nuova, mi pettinai di nuovo, presi le chiavi.

Vado a prendere Giulia. Torniamo tra mezzora.

Vi aspetto, rispose mamma, nascondendo lagitazione.

Sola, diede ancora una rapida occhiata a tutto: la tovaglia bianca, la frutta nella coppa di vetro, il bouquet sul tavolo. Lambiente era di una familiarità accogliente. Lei si sedette un istante, respirando a fondo per calmare le mani che tremavano. Sapeva che non avevo mai portato a casa una ragazza in modo così serio. Stavolta era diverso: avevo anche comprato un anello (mamma lo sapeva, glielo avevo confessato la sera prima, raggiante come un bambino).

Mezzora volò in un attimo. Mamma era già alla porta, gli occhi sulla strada. Vidi in lontananza la mia macchina, mi fermai, uscii e andai a aprire la portiera: Giulia scese, bionda, gli occhi azzurri, vestitino bianco che il vento faceva muovere leggero.

Le presi la mano, e ci incamminammo verso casa. Mamma ci osservava con una tenerezza che aveva qualcosa di fiabesco. Io ero radioso, lei sembrava una visione.

Mamma, lei è Giulia, la presentai, spingendola avanti.

Mamma era sulla soglia, pronta al benvenuto, quando Giulia si bloccò. Si tolse gli occhiali da sole. E mamma riconobbe subito quello sguardo: erano gli stessi occhi della ragazza seduta mesi prima sulla sua poltrona, a raccontare quella storia che ancora le faceva venire i brividi.

Giulia guardò me. Ebbe appena un fremito alle labbra, ma la sua voce fu decisa e gelida:

Dobbiamo lasciarci.

Rimasi di sasso. Avanzai un passo, con la mano in cerca della sua, ma lei si scostò.

Perché? sussurrai. Cosa succede? Proprio adesso che

Non cè niente da spiegare, tagliò corto. Finita, tutto qui.

Senza più dire nulla, camminò decisa verso il cancello. Io e mamma rimanemmo statue, basiti.

Sentimmo, poco dopo, una macchina passare. Giulia salì rapidamente e sparì. Senza voltarsi.

Mi accasciai sui gradini dellingresso, svuotato, lo sguardo perso. Mamma mi si sedette vicino, la mano sulla mia spalla, ma io non reagivo neanche.

Mamma capì tutto. Le tornò in mente una frase che aveva detto molto tempo prima a quella ragazza: Tanto tutto si scopre, anche i segreti meglio custoditi emergono sempre.

E ora quella frase diventava reale. È stato un caso che, su centinaia di uomini, Giulia abbia scelto proprio il figlio della donna che conosceva il suo segreto? O era un destino beffardo? Poco importava: in un attimo la mia felicità era crollata.

Mamma osservava lauto allontanarsi, il cuore stretto per me. Ora serviva solo tempo, non parole.

********************

La sera calava silenziosa, e quello stesso silenzio che fino a poche ore prima era rassicurante adesso sembrava soffocante. Da lontano il latrato di un cane mi fece trasalire. Sollevai gli occhi su mamma: nel mio sguardo c’era dolore e disorientamento, come un bambino che non capisce perché il mondo sia cattivo.

Rimasi lì, seduto sul gradino a fissare il vuoto. Il sole ormai era basso dietro gli ulivi, ombre lunghe sulla stradina. Ma io non vedevo nulla di quella bellezza. Solo unenorme vuoto dentro.

Mamma mi si fece vicina e si sedette accanto. Non diceva nulla; semplicemente cera, calda, presente. Come tutte le volte che da piccolo cercavo il suo abbraccio dopo aver pianto.

Passarono diversi minuti, poi con un filo di voce dissi:

Mamma perché? Perché succede così? Io… ho fatto tutto per lei.

Mamma trasse un gran sospiro. Ora toccava alla verità. Senza giri di parole.

Ascolta, disse con cautela. Devo dirti qualcosa. Ho già visto quella ragazza.

Mi girai di scatto, incredulo.

Dove? Quando?

Era venuta da me per la manicure, mesi fa. E mi raccontò la sua storia.

Mamma si fermò, cercando la forza di continuare. Io stavo zitto, il corpo teso.

Lei ha dei figli, Ignazio. Tre. Uno vive col padre, uno in orfanotrofio, uno con lei, ma anche lui presto entrerà in comunità. Non voleva essere madre. Per lei i figli erano solo un modo per avere casa, soldi, la vita facile. Cercava uomini, restava incinta, riceveva i soldi e spariva.

Sentivo quelle parole cadermi addosso, ognuna come un macigno. Sbiancai, ma ascoltavo in silenzio, le mani in pugno talmente strette che mi facevano male.

Quando lho vista oggi, ho capito subito che era lei. E penso che anche lei mi abbia riconosciuta. Ha avuto paura che io rivelassi tutto, per questo è scappata.

Si fece silenzio. Non sentivamo più neppure i rumori lontani del paese.

Ma comè possibile? sussurrai. Lei era così dolce, attenta. Avevamo parlato di futuro. Le avevo preso un anello…

La voce mi tremava. Mamma mi prese la mano, la strinse con delicatezza.

Lo so, Ignazio. Lo so quanto ti faccia male. Ma meglio scoprirlo ora che tra anni, quando sarebbe stato peggio ancora.

Mi coprii il volto con le mani. Allinizio stetti fermo, poi le spalle mi tremarono. Mamma mi abbracciò forte, come quando ero ancora bambino e bastava il suo calore per sentirmi protetto.

Piangi, se ne hai voglia, mi sussurrò. È normale. Passerà. Piano piano, ma passerà.

Non piansi. Rimasi accasciato, la testa sulla sua spalla, e lei mi accarezzò i capelli come aveva fatto mille volte.

Perché la gente… bisbigliai. Perché giocano così coi sentimenti degli altri?

Non tutti, piccino, mi rispose piano. Ma qualcuno non sa amare davvero. Pensa solo al proprio vantaggio, al proprio benessere. I veri sentimenti per certi sono inutili.

Mi staccai piano, mi asciugai il viso. Negli occhi avevo pianto, ma già iniziavo a vedere la realtà con meno nebbia.

Quindi mi mentiva, sempre?

Sì. Ma non è colpa tua. Hai solo incontrato una persona incapace di amare sul serio.

Il sole infine sparì dietro gli alberi, la sera riempì il giardino. Mamma si alzò e mi tirò con sé.

Dai, entriamo. Beviamo un po di tè. Parliamone. E poi… poi inizia la tua nuova pagina. Fidati, tutto si aggiusta. Non oggi. Oggi hai diritto a essere triste.

Annuii. Non sapevo ancora come avrei affrontato il domani, ma sentivo che, con la mamma accanto, tutto sarebbe stato più facile.

Quella sera imparai che dietro certi volti si possono nascondere storie che non immagini. Nulla resta mai nascosto per sempre. Ed è importante non perdere la fiducia negli altri, anche quando la delusione sembra tagliare il cuore. Perché lautenticità e la verità, alla fine, tornano sempre a brillare proprio come quel tramonto che, dallo stupore del dolore, mi ricordò che ogni fine porta, in fondo, linizio di qualcosa di nuovo.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

1 + 11 =

“Angelo” con un segreto