La bellezza finta
Ma dai, non ci credo! Davvero vi siete lasciati? Non è possibile! Marta mi guardava con una tale sorpresa che mi sentii quasi a disagio. I suoi occhi si erano spalancati, le sopracciglia erano volate sulla fronte e le labbra si erano dischiuse per lincredulità davanti a quella notizia. Ma tu eri pazzo di Emma! Sempre a parlare di quanto foste felici insieme E io che sognavo un amore come il vostro!
Sì, Marta, proprio così risposi fissando fuori dalla finestra. Una pioggia battente colpiva i vetri del mio appartamento di Milano, lasciando rivoli che scendevano rapidi e si disfacevano in minuscole gocce. Quella scena rifletteva perfettamente il mio stato danimo. Mi sentivo svuotato, come se la malinconia di cinque anni damore svaniti avesse dipinto ogni cosa di grigio. Avevo un vuoto dentro, lo stesso che prima era riempito dai suoi sguardi caldi, gli abbracci, i sogni condivisi sul futuro. Strinsi i pugni così forte da farmi diventare bianche le nocche e la voce mi tremò: È finita, capisci? Finita davvero
Ma perché? insistette Marta, avvicinandosi e scrutando il mio volto. Emma ti ha aspettato per sei mesi mentre eri a lavoro allestero! Ed è sempre stata fedele, non si è lasciata coinvolgere da nessun altro!
E tu come fai a saperlo, visto che vivi a Firenze? provai a sorridere amaramente. O è solo solidarietà femminile la tua?
Sì, abito lontano, ma sei proprio scarso di memoria, rispose Marta con una leggerezza sincera che lasciava comunque trasparire una forte preoccupazione nei miei confronti. I miei amici di Milano mi hanno tenuta aggiornata. Ho saputo che Emma aveva iniziato a prendersi davvero cura di sé, anche se non so tutti i dettagli. Si è fatta un nuovo taglio, è andata in palestra, ha rinnovato il guardaroba. Tutto questo mentre tu non ceri. Si dava da fare, Max.
Ecco, proprio questo è stato il problema! quasi scattai in piedi per recuperare il telefono dalla giacca, in ingresso. Mi muovevo in modo brusco, frenetico, come se stessi scappando dai pensieri. Rovistai in tasca, tirai fuori lo smartphone e tornai da Marta, determinato a mostrarle cosa intendevo. Te la ricordi comera Emma prima della partenza?
Ma certo sospirò Marta, cercando di richiamare alla memoria limmagine dellamica. Carina, capelli lisci e biondi fino a metà schiena, occhi azzurri grandissimi, nasino delicato Ottima figura, anche se il seno era piccolo ma a te piaceva così, no?
Proprio così! mi uscì quasi un grido, che si spense subito. Guardai Marta con durezza. Emma era la mia donna ideale, la adoravo. Ma bastò che andassi via per qualche mese e le sue amiche le hanno fatto il lavaggio del cervello. Le hanno fatto credere che se non cambiava, lavrei lasciata. E lei ci ha creduto. Ha cambiato tutto non perché lo volesse davvero, ma solo per paura di perdere me.
Ma dai, davvero così drastica la cosa? Marta mi osservava con crescente allarme.
Guarda tu stessa! le allungai il telefono sotto il naso. Nellimmagine, la ragazza che lei ricordava era ormai irriconoscibile.
I bellissimi capelli biondi erano stati tagliati cortissimi e tinti di un biondo platino quasi artefatto. Mostravano il collo e le orecchie, ma senza eleganza, solo con una durezza estranea al suo carattere. Le labbra erano diventate gonfie, troppo evidenti, fuori proporzione rispetto al resto del viso. Aveva perso almeno dieci chili, ma più che snella sembrava sfibrata: clavicole sporgenti, le braccia deboli, la carnagione pallida, quasi trasparente, occhiaie profonde come se non dormisse da giorni. Ma la cosa peggiore almeno per me era il seno rifatto, gesto che Emma non avrebbe mai nemmeno contemplato in passato! Sapeva benissimo quanto io odiassi simili stravolgimenti: ho sempre creduto nella bellezza naturale.
È arrivata in aeroporto così, pronta ad abbracciarmi E io, per un attimo, ho pensato di tirare dritto, la voce mi tremava. Sbattei il pugno contro la parete e poi mi accarezzai la mano per il bruciore. Ma come si fa a trasformarsi in questo modo in sei mesi? Perché non ha pensato nemmeno un attimo che per me andava già bene così?
Non riuscivo a calmarmi. Camminavo avanti e indietro, gesticolando, mi fermavo, riprendevo il passo, sentendomi una belva in gabbia. La rabbia mi arrossava il viso, subito seguita dalla pallida delusione. Mi strofinavo le mani sul volto come per cancellare quellimmagine.
Marta mi conosceva bene. Era lei a sopportare i miei sfoghi sul capo despota che mi aveva mandato mesi in missione, lontano da Emma. Avevo patito lidea di lasciarla sola, ma non avevamo alternativa: lei era allultimo anno e con gli esami, io dovevo stare a Milano, sempre in ufficio. Ogni giorno la chiamavo, le dicevo quanto mi mancava. E ora la vedevo trasformata, come se fosse diventata unaltra.
Magari pensava solo di farti felice, Max provò a dire Marta avvicinandosi. Forse qualcuno le ha detto che sarebbe stato meglio così
Sorrisi amaramente e scossi la testa:
Far felice me? Ma ha distrutto sé stessa! Io amavo Emma per comera. E adesso non so più chi ho davanti.
Ero tormentato anche dal rifiuto totale di Emma per le videochiamate. Ogni volta che proponevo di vederci online, lei trovava una scusa dolce ma irremovibile: Sto preparando una sorpresa! Mi diceva sempre che sarebbe stato qualcosa di speciale ma io, dentro, sentivo già una strana inquietudine. E se avesse qualcuno? Se stesse solo aspettando il modo giusto per lasciarmi? Questa idea mi rodeva, non mi lasciava pace.
Alla fine ho chiesto a un mio amico di Milano, che abitava vicino a Emma, di informarsi in giro. Gli ho chiesto di osservare, di chiedere a chi conosceva, senza farsi notare.
Due giorni dopo mi chiamò.
Una sorpresa la sta preparando di sicuro ha detto con una voce strana. Ma non so se ti piacerà. Te lo dico: rimarrai scioccato. Però no, non ha nessuno. Parla sempre di te, ti aspetta, si preoccupa per quando torni.
Quelle parole mi tranquillizzarono un po. Tirai un respiro e provai a rilassarmi: lunica cosa importante era che non mi stesse tradendo. E se il cambiamento fosse stato meno drammatico di quanto temessi?
Ora mi mangio ancora le mani per non aver voluto vedere le foto che il mio amico voleva mandarmi. No, lasciami la sorpresa, gli avevo detto. Se le avessi viste, magari avrei trovato il coraggio di fermarla, o sarei corso a Milano subito. Ma ormai era tardi.
Il giorno del mio ritorno ero così nervoso che non riuscivo a stare fermo. Continuavo a guardare lorologio, a tamburellare con le dita, a stringere il bordo della giacca. Avevo mani sudate e il cuore in gola. Immaginavo mille volte quella scena: la sala arrivi, Emma che mi aspetta col sorriso, mi abbraccia forte, sento il suo profumo Poi a casa, il tè, le risate, i racconti di quei lunghissimi mesi.
Ma la realtà fu molto più crudele. Quando la vidi fuori dallaeroporto, rimasi congelato. Avevo davanti una donna sconosciuta, che solo vagamente assomigliava alla mia Emma. Rimasi interdetto, sentii un gelo dentro.
Max! Mi sei mancato tantissimo! corse verso di me, le braccia aperte. Ma io feci un passo indietro. Il suo sorriso vacillò, negli occhi vidi dolore e smarrimento.
Dai, ma che hai? Sono io! O il mio cambiamento ti ha lasciato a bocca aperta? tentò di scherzare, ma la voce era tremante. Cercò di ricomporsi spostando una ciocca, come a voler cancellare la distanza tra di noi.
Non riesco a vedere la mia Emma risposi freddamente, controllando le emozioni. Stai male? O hai perso la testa? Cosè successo ai tuoi capelli? Comeri bella, naturale
Vuoi dire grassa? reagì offesa lei, tentando inutilmente di trattenere le lacrime. Si allontanò dalle amiche che ridevano sotto i baffi.
Non devi trattenerti, lo so che non mi sono mai presa cura di me proseguì, cercando di mostrarsi forte, anche se la voce le tremava. Ma ora ora almeno non ti vergognerai di presentarmi come la tua ragazza! Sono moderna, stilosa, guarda qui! Non sono forse meglio di prima?
E chi ti dice che io adesso sia felice di essere visto con te? le risposi duro, senza nascondere lamarezza. Sei passata da ragazza bellissima a qualcosa che non riconosco più! Ti volevo per quello che eri. Almeno potevi chiedermi un parere prima! Abbiamo sempre parlato di tutto Perché su questo no?
Dai, Max ma Emma sembra una modella ora! intervenne unamica di lei, avanzando con aria soddisfatta. La toccò sulla spalla, come ad esibire un trofeo. Sai quanti ragazzi le hanno fatto il filo? Ora come ora non si conta! Soprattutto dopo gli ultimi cambiamenti! e lanciò unocchiata complice al seno nuovo. Dovresti solo ringraziarla: ha fatto tutto questo per te!
Mi girai di scatto, il viso contratto dallirritazione.
Non lha fatto per me, ma per sé stessa! tornai a fissare Emma con rabbia e dolore nello sguardo. Non scaricare su di me la colpa di tutto questo!
Le andai vicino, abbassando la voce, sopraffatto da una tristezza che Marta avvertì anche senza parole.
Emma, tu sai bene come la penso. Ho sempre detto che amo la bellezza vera. Quello che hai fatto non è quello che amo io. Eri bellissima Ora sembri unaltra persona, si vede che è tutto artefatto.
Tirai un lungo respiro, calmo ma deciso:
Avevo in mente solo una cosa, tornare da te e chiederti di sposarmi. Avevo pure comprato lanello Volevo una famiglia, una vita insieme. Ma come faccio, ora? Non posso vivere con una bambola di plastica.
Emma impallidì. Le lacrime scesero giù senza più freni, tentò di parlare ma rimase senza voce. Fece un passo verso di me, ma io già mi stavo voltando e allontanando, col cuore che urlava per il dolore e la delusione.
Lei mi chiamò, provando a raggiungermi ma le amiche la trattennero.
Lascialo stare! sbottò una di loro, stringendole le spalle. Sei troppo bella ora! Troverai uno cento volte meglio!
Emma pareva non sentire: fissava solo la mia schiena che si allontanava, le lacrime che rigavano il viso e scioglievano il trucco. Dentro di lei solo il vuoto, e la consapevolezza di aver perso lunica cosa che contava davvero.
Io davvero volevo sposarla conclusi amaramente il mio racconto a Marta, coprendomi il viso con le mani. Le spalle mi tremavano, cercavo di reprimere le emozioni. Immaginavo la proposta, il suo sorriso, gli abbracci Ma quando lho vista così, tutto si è spento. Non lho più riconosciuta. Era finita.
Per un attimo restai in silenzio, prima di sospirare e fissare il vuoto.
Ma perché voi donne non vi accettate mai per come siete? Lho sempre riempita di complimenti, lho amata con tutto il cuore, imperfezioni comprese. E lei ha cancellato tutto per diventare unaltra.
Sai qual è la cosa che fa più male? alzai lo sguardo su Marta, le lacrime negli occhi già asciutte di rabbia. È stato tutto orchestrato da quellamica sua! Lha spinta a cambiare solo per separarci. Ora ne sono certo.
E come fai a dirlo? Marta mi guardava affranta, cercando di consolarmi.
È venuta a casa mia. Mi ha detto chiaro e tondo che lei era meglio di Emma, bellezza naturale, senza trucco né chirurgia. Lho praticamente cacciata via! mi colpì una fitta di rabbia, a cui reagii dando un pugno al bracciolo del divano, poi passai una mano tra i capelli, tentando di ritrovare lucidità.
Strinsi i denti, sospirai e rimasi appoggiato con la schiena alla poltrona. Le dita mi tremavano ancora leggermente, lo sguardo perso nel vuoto.
E la cosa più sporca ripresi con tono più basso è che pensava davvero che mi sarei buttato tra le sue braccia appena Emma cambiava. Ma io non sono così. Io amavo Emma.
Marta restava in silenzio ad ascoltare, capiva quanto stessi soffrendo e quanto mi pesasse la fine di una storia che credevo indistruttibile.
Che pensi di fare, ora? Scusa se insisto, ma ci hai parlato? mi chiese, poggiandomi la mano su una spalla, con quella delicatezza che solo una persona sincera sa avere.
Lei non vuole tornare indietro. Dice che si piace così Mi ha pure richiamato accusandomi, dicendo che non potevo lasciarla dopo sei mesi dattesa. Sfogai tutto il mio peso abbattendomi sul divano, la testa bassa, i pugni serrati. Io la amo, cavolo! Ma la mia Emma non esiste più Non cè più quella ragazza che portava il caffè a letto la domenica, che rideva con me delle cose più sceme Ora cè solo una maschera, una copia finta.
Marta mi strinse la mano. In quel gesto cera un calore che mi diede quasi sollievo.
Sai, sussurrai piano, lo sguardo perso nel vuoto una volta eravamo in un parco qui a Milano, in autunno. Le foglie gialle cadevano e lei rideva, il cappuccio le scappava sempre, lo sistemavo io Mi disse: Max, vorrei che fosse sempre così. E io le risposi: Sarà così, piccola, te lo prometto. E ci ho davvero creduto.
Mi fermai, la voce strozzata dallemozione. Marta si commosse vedendo quanto stessi male.
E invece ora? ripresi, con una tristezza dentro che mi faceva tremare la voce. Lei si guarda allo specchio e vede una bellezza da copertina. Io invece vedo una sconosciuta. Comè potuto cambiare tutto in sei mesi? Perché non ne abbiamo mai parlato, prima?
Alla fine non resistetti più, le lacrime incominciarono a scendere. Non provai a nasconderle: restai lì, piegato, in silenzio, piangendo come un bambino spaventato che non capisce perché il mondo sia diventato così ostile.
Marta si avvicinò, mi strinse forte le spalle.
Max, tu hai fatto tutto quello che potevi. Lhai amata, sempre, davvero Non è colpa tua. Hai dato tutto te stesso, hai lottato per lei. È qualcosa che non dipende da te. La debolezza, linvidia non sono errori tuoi, ma degli altri. Non devi sentirti colpevole.
Alzai lo sguardo avevo gli occhi rossi, gonfi. La confusione si leggeva tutta nel mio sguardo.
E se invece avessi sbagliato io? sussurrai. Forse avrei dovuto capirla, non respingerla subito. Forse aveva solo paura di perdermi.
In quegli occhi, si leggeva un ultimo filo di speranza: che la vera Emma fosse ancora là, dietro quella maschera.
Marta mi prese la mano, mi guardò dritto negli occhi.
Hai diritto ai tuoi sentimenti, disse con sicurezza. E anche ai tuoi limiti. Non si può accettare a forza qualcosa che proprio non si sente. Ma se davvero vuoi provare a recuperare, prova a parlarle. Non per lei, per voi. Per quellamore che dentro di te non è sparito. Dille tutto, ascolta la sua versione Magari troverete un po di pace.
Inspirai profondamente e guardai la luce del tramonto che finalmente filtrava dalla finestra, colorando il cielo sopra Milano di rosa e oro. Seguivo quei riflessi sperando che portassero un segno, una risposta.
Forse hai ragione, Marta. Ma per ora per ora ho solo bisogno di tempo. Tempo per capire cosa voglio, per ritrovare me stesso. Non posso cancellare tutto così, ma non voglio nemmeno perdere ciò che di vero abbiamo vissuto. Se cè una possibilità solo il tempo lo dirà.






