Gemelli?! scappò detto a Maria Antonietta.
Cercò di mascherare il suo disappunto, ma non le riuscì molto bene. Silvia lo sapeva: non poteva aspettarsi nemmeno una briciola di sincerità dalla suocera. Maria Antonietta non laveva mai amata, la riteneva inadatta per suo figlio. Al contrario, molti pensavano che fosse suo figlio Matteo quello non allaltezza di una donna così.
Silvia era gentile e preparata, a ventitré anni si era laureata in Economia e lavorava già discretamente in una rete di cliniche private. Era cresciuta in provincia, vero, ma il padre gestiva una piccola azienda e la madre insegnava alluniversità locale. Niente di poco colto o rozzo in lei. Eppure, Maria Antonietta la considerava una sempliciotta.
Beh, auguri! Che fortuna! Doppia fortuna! mormorò la donna.
Solo che prendere parte a questa fortuna non era nemmeno nei suoi pensieri. La gravidanza fu complicata per Silvia: prima la minaccia di aborto, poi di parto prematuro. Fu spesso ricoverata, a letto per salvare i bambini. Matteo la raggiungeva tutti i giorni, la madre di lui, che abitava a due fermate dautobus, mai una visita.
Non si presentò nemmeno quando le gemelline uscirono dallospedale. Per quaranta giorni, nemmeno la vista.
Non si usa! E se porto loro una malattia? Devono irrobustirsi, poi faranno conoscenza con la nonna.
Quando le bimbe ebbero tre mesi, Silvia incontrò la suocera fuori dal supermercato. Maria Antonietta stirò un sorriso e, quasi a denti stretti, chiese:
Allora, come stanno le bambine?
Silvia le sorrise sinceramente.
Sto portandole a spasso! Il passeggino è un carro armato, ma che ci vuoi fare? Un po daria fa bene.
Maria Antonietta annuì, pronta ad andarsene, quando vide una vecchia amica.
Mariuccia! Ma che piacere! Sono queste le tue nipotine?
Sì, Ginetta Il mio tesoro!
Silvia conosceva la signora Gina, la salutò timidamente.
Due in una volta sola! Silvia, come fai? Così minuta!
Silvia è una combattente! sottolineò Maria Antonietta.
Silvia guardava con stupore la suocera. Un attimo prima pronta a scappare, e subito dopo indossava la maschera della nonna affettuosa.
Ginetta e Maria Antonietta si misero a chiacchierare fitto… Silvia colse solo frasi qua e là: I gemelli sono una benedizione, Silvia se la cava benissimo, io la aiuto ogni giorno Sentì dire talmente tante cose sulla sua vita che rimase a bocca aperta. Poi Ginetta si ricordò che doveva correre in banca:
Devo proprio andare! Mi raccomando, fate le brave!
Maria Antonietta aspettò qualche secondo, poi la sua aria beata sparì. Salutò la nuora in fretta e se ne andò.
La sera, Silvia raccontò tutto a Matteo. Lui alzò le spalle.
Silvietta, la conosci mia madre. Che ti aspettavi? Anche con noi faceva così Raccontava che mi aiutava coi compiti, invece guardava la TV. Diceva che stava fuori a passeggiare con mia sorella Chiara, ma in realtà passava il tempo dal parrucchiere mentre io portavo fuori mia sorella Lascia perdere!
Silvia aveva sentito questo racconto mille volte, ma essere coinvolta in prima persona continuava a sorprenderla.
***
Gli anni passavano e Maria Antonietta non cambiava atteggiamento con figli e nipoti. Finché un giorno, uscendo da un taxi, cadde e si fratturò una gamba. Ebbe allora una splendida idea.
Vengo a stare da voi! annunciò a Silvia e Matteo.
Si guardarono, entrambi intuendo la tempesta in arrivo. Ma non poterono dirle di no.
Iniziò il caos: si sistemarono nella stanza delle bambine per lasciare la matrimoniale alla suocera infortunata. Diventò il loro terzo figlio: bisognava cucinarle, pulirle intorno, aiutarla a lavarsi e procurar tutto ciò che desiderava dal supermercato.
Le gemelline avevano due anni e mezzo. Silvia provava a riprendere a lavorare part-time, perciò portarono le piccole allasilo. Ogni mattina, lei e Matteo combattevano con la loro resistenza, le lacrime e i capricci per farle uscire dal letto e avviarle alla nuova giornata.
Un mattino, mentre stavano per uscire, il telefono di Matteo squillò:
Mamma? Perché chiami? Sei nella stanza accanto!
Non riesco ad alzarmi, sai che ho la gamba rotta
Ma hai la stampella
Silenzio, Matteo! Per dire quello che devo, non serve che venga da te!
Mamma, dai sbrigati
Non sopporto tutto questo baccano al mattino. Non riesco a dormire se urlate, sbattete le porte, e quelle due non stanno zitte un minuto!
Matteo diventò rosso. Aprì la porta:
Hai bisogno di dormire? Allora lascia fare a noi! Vuoi che ti lasciamo anche le bambine, così dormi meglio?!
Maria Antonietta ammutolì. Poco dopo lasciò la casa dei figli, neppure aspettò la rimozione del gesso. Matteo non si rattristò, Silvia invece si sentiva colpevole. Non voleva vedere conflitti tra marito e suocera. Ma cosa poteva farci?
***
Di solito il venerdì Silvia lavorava solo mezza giornata. Prendeva le bimbe allasilo, passavano in pasticceria e poi, a casa, organizzavano un mini cinema con cuscini e film danimazione. Quel venerdì non fece eccezione. Allimprovviso, suonarono alla porta.
Era Maria Antonietta, con Alessandro, figlio di Chiara, per mano.
Maria Antonietta è successo qualcosa?
Chiara mi ha lasciato Alessandro fino a stasera, ma devo uscire urgentemente! Potresti tenerlo un paio dore, per favore?
Silvia rimase sorpresa. Alessandro aveva sei mesi meno delle gemelle, ed era un bimbo tranquillo, così gli sorrise.
Ale, giochiamo insieme?
Il piccolo annuì silenzioso. Alzando lo sguardo, vide la suocera già sullascensore.
Quando tornate?
Due ore al massimo!
Senza un saluto, Maria Antonietta sparì.
***
Matteo rientrò alle sette. Vide Alessandro che mangiava al loro tavolo e sgranò gli occhi.
Ehi, campione! Come va? Sei venuto a trovare gli zii? E Chiara dovè?
Il bambino sorrise, Silvia sospirò.
Te lo devo proprio dire Tua madre lo ha lasciato qui un paio dore, è andata via
Da quanto tempo?
Quasi cinque ore fa
Silvia lanciò uno sguardo preoccupato al marito.
Quindi? E Chiara?
Silvia abbassò la testa.
Non le ho scritto Non volevo mettere nei guai tua madre. Chiara si è fidata di lei.
Matteo si rabbuiò.
Silvia, tu sei troppo buona Ma non è accettabile! Mamma non ti ha detto nemmeno dove andava?
Lei scosse il capo. Matteo prese il telefono e chiamò la sorella. Spiegò tutto; Chiara promise che sarebbe arrivata presto.
***
Erano le venti e trenta. I bambini giocavano nella loro stanza. Silvia, Matteo e Chiara erano sul divano in cucina.
Davvero dobbiamo aspettare ancora nostra madre? I piccoli dovrebbero andare a letto
Dai, per una sera Ma con mamma bisogna chiarire.
Non aveva finito di parlare che il campanello suonò di nuovo. Silvia andò ad aprire.
Ok, vengo a prendere Alessandro! annunciò Maria Antonietta, impassibile.
Silvia deglutì. Dai piedi della porta, spuntarono Chiara e Matteo.
Mamma, tutto bene con la coscienza?
Ma come ti permetti di rivolgerti così a tua madre?!
Mamma! Non cambiare discorso! Alessandro lho affidato a te! Neanche ad avvisarci? Cosa combina adesso?
Maria Antonietta si fece una risata.
Ma su, Chiara, che importa! Silvia ha già due bimbe se la cava benissimo. Io avevo altro da fare!
Matteo intervenne.
Mamma, ma che affari sono? Che modo è questo di trattare Silvia? Almeno glielhai chiesto?
Ma chiedere che?
Matteo incalzò:
Dove sei stata?
Chiara rise con nervosismo.
Mah, secondo me la nostra cara mamma è prima andata dal parrucchiere: la mattina aveva i capelli più lunghi. Poi sicuramente al centro estetico: stamattina lo smalto era rosso, ora è rosa
Maria Antonietta arrossì e non seppe più cosa replicare.
Ma non provi vergogna?! riprese Matteo.
Lei restò in silenzio, fissando i figli.
Una volta ogni secolo ti si chiede una mano, e tu scarichi tuo nipote su mia moglie?! Forse Silvia vorrebbe anche lei andare dal parrucchiere, no? O rifarsi le unghie!
E allora Maria Antonietta scoppiò, rossa e gonfia dira, pronta a rimproverare tutti.
Ma via, Matteo! Cosa vuoi che ne sappia Silvia di queste cose? Lei è una ragazzina di Borgodoglio! Sempre stata così, e così rimarrà!
Calò un attimo di silenzio, rotto da un grido poderoso:
Fuori di qui!
Matteo afferrò la madre e la trasportò fuori dal portone con una mano. Chiuse la porta e fece un respiro profondo. Quando si voltò, vide le lacrime sulle guance della moglie. Subito corsero, lui e la sorella, a consolarla.
Silvia ci stava male. Ma capiva che nemmeno i suoi figli erano importanti per Maria Antonietta; questo non la consolava, ma almeno le faceva capire che il problema non era lei. Si sforzava di essere buona, ma con qualcuno di cattivo, non sarai mai giudicato abbastanza.
Da allora, i rapporti con la suocera sfumarono. Matteo e Chiara, ogni tanto, la aiutavano con qualche favore, ma in generale Maria Antonietta non prese mai davvero parte alla vita della famiglia. Rimase a lungo offesa per il comportamento del figlio, ma il desiderio di apparire accanto ai figli vinse, e fece pace. Però non aiutò mai con i nipoti.
Solo una volta, scorrendo i messaggi, Silvia notò tra i post della suocera una foto di tutti e tre i nipoti con la scritta: Auguri a tutte le nonne che crescono i loro nipoti! Silvia sorrise amaramente. La sera stessa, Matteo e Chiara sfotarono la madre senza pietà. A Silvia sembrava poco corretto ridere, ma proprio non riusciva a trattenersi.





