Bellezza finta
Ma dai, non ci credo! Ma davvero vi siete lasciati? Non posso proprio crederci! Martina guardava il suo amico con unespressione così scioccata che quasi fece sentire in imbarazzo lui. Gli occhi enormi, le sopracciglia alzate quasi fino allattaccatura dei capelli, labbra socchiuse sembrava una scena da commedia, tanto era assurda, per lei, quella notizia. Ma tu eri pazzo di Eva! Io portavo voi due sempre come esempio Davvero, sognavo anchio un amore come il vostro!
Marti, guarda che è vero Lorenzo abbassò gli occhi sulla pioggia battente che rigava il vetro. Fuori il cielo su Roma era grigio e gonfio, la pioggia scorreva in rivoli, sbattendo forte anche sulle lastre del marciapiede. Era esattamente lo specchio del suo cuore: vuoto, grigio, con una malinconia che tingeva tutto intorno. Dopo cinque anni insieme, il dolore non lo lasciava respirare: come se dentro avesse un buco, proprio in quel posto in cui prima cerano solo abbracci, sorrisi dolci e progetti per il futuro. Serrò i pugni le nocche bianche e la voce gli tremò quando continuò: È finita, capisci? Finita per davvero
Ma come? Perché? insisteva Martina, avvicinandosi ancora e fissandolo negli occhi, quasi a volerci leggere dentro tutta la verità. Eva ti ha aspettato sei mesi mentre eri in trasferta a Milano! E ti è stata sempre fedele, non si è mai lasciata tentare da complimenti o regali di altri
E questa come la sai? Tu neanche vivi a Roma Lorenzo abbozzò un sorriso amaro e rincarò: Solidarietà femminile, eh?
Sì, abito a Bologna, ma cè una cosa che ti sfugge rispose lei, poco offesa, ma con una punta di allegria negli occhi che però non nascondeva la sincera preoccupazione per lamico. Si appoggiò sulla spalliera, incrociò le braccia sul petto, e sorrise con un pizzico di furbizia. Ho tanti amici dappertutto. So che Eva ha iniziato a prendersi davvero cura della sua immagine non ho dettagli, ma lo so. Per esempio, si è tagliata i capelli, ha iniziato palestra, si è rifatta il guardaroba. E tutto, guarda caso, da quando tu non ceri. Si è fatta in quattro, credimi, Lore.
Ecco! È proprio per questo che ci siamo lasciati! Lorenzo praticamente corse in corridoio, prese il cellulare dalla tasca della giacca, come se dovesse scappare dai suoi stessi pensieri. Rovistò nervosamente, afferrò il telefono e tornò di slancio da Martina. Bastava una foto e lei avrebbe capito tutto. Te la ricordi Eva, comera prima del mio viaggio?
Certo che me la ricordo Martina alzò gli occhi al cielo, ma la voce le tremò appena. Era come se stesse cercando di richiamare la figura della vecchia amica. Una ragazza dolce, no? Capelli biondi lisci, lunghi fino a metà schiena, occhi azzurri enormi, naso piccolo, fisico niente male Lunico difetto forse il seno piccolo, ma tu non ti sei mai lamentato, no?
Appunto! Io la amavo così comera! la voce di Lorenzo, già alta, si spezzò e diventò quasi un sussurro rauco. Teneva il telefono stretto, lo sguardo duro. Era perfetta per me, credimi. Mi bastava, era il mio ideale! Ma le sue amiche le hanno fatto il lavaggio del cervello. Lhanno convinta che, se non cambiava, prima o poi lavrei mollata. E lei lei cè cascata. Ha creduto a quelle serpi. Così ha iniziato a trasformarsi. Non perché lo voleva, ma perché le hanno messo in testa che senza quei cambiamenti io lavrei lasciata.
Ma quindi quanto può essere cambiata? chiese Martina, sentendo salire lansia. Le dita strinsero il bracciolo della poltrona, le sopracciglia si avvicinarono. Provava a immaginare, ma non riusciva a rendersi conto.
Guarda tu stessa! Lorenzo le cacciò quasi sotto il naso il telefono. Sullo schermo cera Eva ma non quella che si ricordava Martina.
I suoi capelli folti e bellissimi, di cui andava tanto fiera, tagliati cortissimi e tinti di un biondo platino squillante. Il taglio lasciava scoperti collo e orecchie, ma invece di una nuova eleganza cera solo durezza, una specie di freddezza che non le apparteneva. Le labbra Quelle erano gonfie, smisurate: si vedeva che era stata da qualche estetista ma aveva esagerato! Sembravano due palloncini, decisamente fuori luogo sul suo volto.
Eva era dimagrita di almeno dieci chili e non sembrava affatto più snella, sembrava solo svuotata: clavicole appuntite, costole visibili, braccia sottili, quasi fragili. La pelle pallida, con occhiaie come se non dormisse da settimane. Ma la cosa che a Lorenzo bruciava di più: si era rifatta il seno! E lei lo sapeva che lui odiava queste cose, aveva sempre detto di preferire la naturalezza
E sai che cè? Appena lho vista allaeroporto, appena lho riconosciuta, ho pensato di far finta di nulla e tirare dritto Lorenzo aveva la voce scossa dallemozione. Si voltò di scatto, diede un pugno alla parete e si massaggiò la mano dal dolore. Come può, in sei mesi, una persona cambiarsi così? Perché non ha mai pensato che mi piaceva già così comera?
Andava avanti e indietro nella stanza come un leone in gabbia. Faceva gesti improvvisi, si fermava allimprovviso, riprendeva a camminare, le mani tra i capelli, gli occhi lucidi.
Martina capiva Lorenzo come nessuno altro. Era sempre stata lei quella che ascoltava le lamentele sul capo che lo aveva mandato quasi a forza in trasferta. Lui non voleva lasciare Eva sola, temeva che potesse stare male, ma non era possibile portarla con sé la laurea, gli esami, il lavoro che non lo lasciava libero. E per tutto quel tempo si erano sentiti ogni giorno, lui cercava sempre di sostenerla, le diceva quanto gli mancasse. Ma ora, al ritorno, aveva ritrovato unestranea.
Forse lo ha fatto per te provò Martina, alzandosi e avvicinandosi piano a lui. Magari ha pensato che così ti avrebbe reso felice
Lorenzo sospirò amaramente e scosse la testa:
Felice? Ma ha perso se stessa! Io amavo lei, quella vera! E ora Non so neanche più chi ho davanti.
La cosa che lo tormentava di più era che Eva glissava sempre sulle videochiamate. Ogni volta che lui proponeva di vedersi, lei si rifiutava sorridendo e diceva che stava preparando una sorpresa una roba da lasciarlo senza parole. Suonava dolce, ma Lorenzo lo sentiva che cera qualcosa che non andava. Troppa insistenza a evitare le videochiamate Forse aveva qualcun altro, e non voleva dirlo? Questo pensiero lo divorava vivo.
Non ne poteva più e alla fine chiese a un amico di Roma di indagare discretamente. Di parlare con qualche conoscente, vedere cosa si diceva in giro, e tenerlo informato. Lamico accettò, anche se con poco entusiasmo.
Dopo qualche giorno richiamò.
Preparati. Sì, una sorpresa bolle in pentola disse col tono di chi non sa come dirla. Ma ti avverto, non credo ti piacerà. Dico solo che rimarrai scioccato. Però, uno: non cè nessun altro. Eva pensa sempre a te, si chiede continuamente quando torni.
Questo Lorenzo lo tranquillizzò: tirò il fiato, si fece una passata tra i capelli e tornò un po a sorridere. Magari era solo paranoia, magari il sorpresone non era poi così tremendo. Limportante era che la sua bambolina era lì, ancora innamorata, niente menzogne.
Ora, ripensandoci, avrebbe dovuto accettare quella foto che lamico gli voleva mandare (“Guarda cosa sta combinando!”), ma lui aveva risposto: “No, voglio la sorpresa”. Forse se lavesse vista in tempo, avrebbe potuto intervenire, magari fermarla Avrebbe lasciato tutto e sarebbe andato da lei subito, avrebbe affrontato anche le sue amiche. Ma ormai era tardi
Il giorno del ritorno era così in ansia che non stava fermo. Continuava a guardare lora, tamburellava con le dita sul sedile dellaereo, e poi in taxi si tormentava con il bordo della giacca. Mani sudate, cuore in gola. Immaginava la scena: lui che esce dagli arrivi, la vede sorridere, lei gli corre incontro e lo stringe forte Poi a casa, una tazza di tè, il divano, lunghe chiacchiere sulle settimane lontani, le cose buffe, le difficoltà, i pensieri.
La realtà però fu più crudele. Quando la vide fuori da Fiumicino si bloccò. Era unaltra. Così diversa che pensò davvero daver sbagliato persona. Sgranò gli occhi. Un gelo dentro.
Lore! Mi sei mancato da morire! Eva gli corse incontro a braccia aperte, ma lui fece un passo indietro, non lasciandosi abbracciare. Le si incrinò la voce, lo sguardo si riempì di stupore e dolore, le braccia le ricaddero goffamente.
Ma che ti prende? Sono sempre io! O la sorpresa ti ha lasciato senza parole? sperava in un sorriso, ma aveva il fiato sospeso, si aggiustò i capelli in una mossa nervosa, cercando un suo segno.
Guardo te e non trovo più la mia ragazza disse Lorenzo lontano, quasi svuotato. Nel tempo che bastava per guardarsi intorno e accorgersi di quanta gente cera, il suo fuoco si era già smorzato. Fece ancora un passo indietro, la fissava a disagio. Sei malata? O hai perso la testa? I tuoi capelli, il tuo fisico? Tu eri sempre naturale, così bella
Vuoi dire che ero grassa? fece Eva con una smorfia triste. Gli occhi si bagnarono, mordeva il labbro, serrava i pugni, li riapriva, cercava di non cedere. Le sue amiche sghignazzavano poco lontano, peggiorando solo la situazione. Eva le fulminò, loro finsero di niente.
Dai, risparmiami la compassione, lo so che mi ero lasciata andare cercò di mostrare sicurezza, ma la voce la tradiva. Ma ora potrai camminare con me a testa alta! Sono moderna, sono figa, no? Meglio di prima, dimmi la verità
E chi ti dice che io abbia voglia di andare da qualche parte con te, così? il tono di Lorenzo divenne rigido, quasi tagliente. Scosse la testa, senza nascondere la delusione. Da ragazza bellissima ora sei non so neanche descrivere. Amavo la vera te, ora davanti ho solo una copia. Almeno un consiglio, un parere, lo potevi chiedere! Noi ci confidavamo sempre! Perché non mi hai mai chiesto cosa desideravo io?
Dai, Lorè, ma Eva ora la puoi mettere su una copertina di Vogue! si intromise una delle amiche, quella che finora aveva solo dato occhiate a Lorenzo. Si fece avanti, sorridendo a trentadue denti, dando a Eva una pacca sulla spalla come si mostra un trofeo. Lo sai quanti ragazzi si sono fatti avanti? Persi il conto! Soprattutto dopo aver rifatto il seno! disse guardando maliziosamente le nuove forme di Eva. Dovresti essere felice! Lha fatto per te!
Lorenzo si voltò di scatto verso di lei, il viso teso.
Sì per me! Anzi, solo per accontentare voi e lei stessa! tornò a fissare Eva, gli occhi ancora rabbiosi e pieni di amarezza. Non fate passare me per il mostro, eh!
Si riavvicinò di un passo, abbassò il tono la voce gli tremava tanto che Martina avrebbe voluto tanto abbracciarlo.
Eva Tu sapevi cosa pensavo. Ho sempre detto che preferisco la bellezza naturale. Quello che ti sei fatta Non è quello che amo. Eri bellissima comeri prima. Ora sembri unaltra, tutta finta.
Fece una pausa, si passò la mano tra i capelli e continuò, più calmo ma fermo:
Giuro, nellultimo mese pensavo solo a una cosa: tornare e chiederti di sposarmi. Avevo pure preso lanello. Sognavo una famiglia insieme Ma con questa bambola di plastica… No, non ci riesco.
Eva diventò pallida, le lacrime scesero veloci, provò a parlare ma le parole le si spezzarono in gola. Le mani chiuse a pugno, poi caddero senza forza. Provò ad avvicinarsi, lo avrebbe voluto toccare, fermarlo, spiegare che forse era tutto recuperabile.
Lorenzo, aspetta riuscì a dire con voce rotta non volevo Pensavo che così saresti stato più orgoglioso di me
Ma Lorenzo ormai laveva già lasciata indietro. Si allontanava a passo veloce, col cuore in tumulto.
Eva lo richiamò con voce spezzata, provò a inseguirlo, ma le amiche la fermarono.
Ma lascialo stare! disse quella più saccente, stringendo Eva per le spalle. Sta solo smaltendo lo shock, poi torna da te. Fai vedere chi sei! Sei uno schianto ora. Troverai di meglio.
Eva ascoltava ma come se nulla entrasse. Guardava Lorenzo allontanarsi, le lacrime mescolate al trucco, una sensazione di vuoto dentro. Aveva provato ad essere migliore e aveva perso ciò che era davvero importante.
E io che volevo davvero sposarla concluse con amarezza Lorenzo nel suo racconto, seduto di fianco a Martina a fissare il tramonto. Si strinse la testa fra le mani, le spalle tremavano. Mi ero immaginato tutto: la proposta, il suo sorriso, gli abbracci E poi, invece deglutì, la voce era ormai solo un sussurro lho guardata e non era più lei. Non la riconoscevo più.
Fece una pausa, sospirò e guardò fuori, il volto rivolto lontano.
Perché voi donne non siete mai felici del vostro aspetto? Ho sempre detto a Eva che era bellissima così. Lho amata ogni giorno, con tutte le sue piccole stranezze E lei ha buttato tutto via, per diventare qualcunaltra.
E il peggio continuò, con le mani sugli occhi, stringendo forte è che tutto questo è stato orchestrato da quella sua amica! Sono certo che lha fatto apposta, per separarci.
Ma come fai a dirlo? domandò Martina, con il cuore piccolo vedendo lamico così giù. Non era mai stato così stravolto. Gli pose delicatamente una mano sulla spalla.
Perché è venuta a dirmelo in faccia, pensa tu! Voleva convincermi che lei era meglio di Eva, tutta naturale, senza artifici. Sono riuscito appena a non spingerla giù dalle scale! sferrò un pugno sul bracciolo della poltrona, passandosi una mano tra i capelli, tentando di riprendersi.
Serrò i denti, respirò a fondo e si lasciò andare sulla poltrona. Le dita ancora tremavano, lo sguardo perso nel vuoto come se rivivesse tutto da capo.
Il peggio aggiunse piano è che pensava che sarei corso tra le sue braccia. Ma io amavo Eva davvero. Fa male vedere che qualcun altro può manipolare così la persona che ami.
Martina restò zitta, non trovava parole per consolare. Vederlo soffrire così, per qualcosa che tutti pensavano indistruttibile, la spezzava. Voleva aiutarlo, ma non sapeva da dove iniziare.
E adesso? Hai provato almeno a parlarci? Magari si può recuperare sussurrò, stringendogli il braccio, vicino e con dolcezza.
Le piace la nuova sé, non vuole cambiare Lorenzo si lasciò sfuggire un sorriso amaro, carico solo di dolore. Si sfregò il viso come a scacciare i cattivi pensieri. Mi ha pure rimproverato Dice che non posso lasciarla dopo sei mesi che mi ha aspettato! Si accasciò sul divano, gobbo, le mani strette tra le ginocchia, gli occhi bassi. La amo. Amo Eva, capisci? Ma lei non cè più. Quella Eva non esiste. Cè solo questa versione finta.
Martina gli strinse la mano: in quel gesto cera tutto il calore che poteva dare. Nessuna frase fatta, solo vicinanza vera, la speranza che lui sentisse di non essere da solo.
Notava le sue dita tremare, i respiri irregolari: era una battaglia tra dolore e lacrime.
Sai disse allimprovviso, parlando con la voce rotta, lo sguardo perso fuori dalla finestra una volta, anni fa, passeggiavamo a Villa Borghese dautunno. Le foglie gialle, lei rideva, il cappuccio che le cadeva sempre e io che glielo rimettevo a posto Diceva: Lore, vorrei che fosse sempre così. E io: Stai tranquilla, amore, sarà per sempre. E ci credevo, davvero.
La voce si spezzò, prese fiato, cercando di ricomporsi.
E ora? continuò, guardando Martina, gli occhi pieni di dolore Ora si guarda allo specchio e si vede bellissima. Ma io guardo lei e vedo una sconosciuta. Comè possibile che in soli sei mesi tutto si sia rotto così? Perché non ci siamo parlati prima?
Stavolta le lacrime vinsero. Lorenzo non provò nemmeno ad asciugarle, rimase seduto a piangere, quasi come un bambino smarrito, con le spalle incerte e i pugni che si chiudevano spasmodicamente.
Martina si avvicinò, gli mise le braccia attorno alle spalle, lo strinse piano.
Lorenzo, sussurrò, cercando di non far tremare la voce tu non hai colpe. Lhai amata tanto, le hai sempre fatto sentire quanto era importante. Non è tua la colpa. Forse è solo insicurezza, forse invidia di qualcun altro. Non fartene una croce.
Lorenzo alzò su di lei gli occhi rossi, confusi, incredulo ancora che tutto questo fosse vero.
Ma se avessi sbagliato tutto io? domandò con un filo di voce Forse dovevo capirla, sostenerla di più? Magari aveva paura che non la amassi abbastanza Forse voleva solo fare qualcosa per me e io invece lho subito respinta
Nel suo sguardo battevano sentimenti contrastanti: amarezza, speranza, il desiderio di ritrovare la sua Eva quella che beveva cappuccino al mattino, quella che disegnava sui finestrini appannati, rideva sempre anche alle battute peggiori e riusciva a cambiargli la giornata con un sorriso.
Martina strinse ancora la sua mano, si avvicinò un poco, guardandolo negli occhi:
Hai diritto ai tuoi sentimenti, Lore disse decisa. Hai diritto di non accettare cose che non fanno parte di te. Ma se davvero ci tieni ancora magari prova a parlarle. Non per lei per voi. Per quello che cè stato e forse cè ancora. Fatti raccontare perché ha voluto cambiare, dille quello che hai passato tu. Lasciate che i vostri cuori si parlino, almeno una volta, veramente.
Lorenzo fece un grande respiro, si asciugò le lacrime sulla manica e guardò fuori. Finalmente il temporale era passato: il sole al tramonto filtrava tra le nuvole, tingendo il cielo di rosa e oro. Guardava quei colori come si cerca un segno, una speranza.
Forse hai ragione tu disse piano Ho solo bisogno di tempo. Tempo per capire cosa sento davvero. Voglio provare a non perdere tutto quel bene, se da salvare cè ancora qualcosaMartina sorrise, lieve, quasi commossa dalla vulnerabilità di quellamico grande e goffo che aveva di fronte. Restarono in silenzio ancora per un po, fuori il cielo virava al blu profondo e i fari si accendevano uno dopo laltro tra i sanpietrini bagnati.
Poi Lorenzo si alzò, scrollando le spalle come chi cerca di lasciarsi il peso alle spalle. Si voltò verso Martina, il volto ancora segnato ma lo sguardo più calmo.
Ho paura confessò piano di non riconoscere più la felicità, Marti. O di cercarla dove non cè più.
Lei si alzò con lui, gli accarezzò la guancia e sorrise: La felicità a volte cambia forma, Lore. Basta non inseguire le ombre degli altri. La troverai di nuovo, magari dove meno te laspetti.
Lorenzo annuì. Si avviarono insieme verso la porta, passo lento ma deciso. Ogni tanto unocchiata, una battuta leggera. Il dolore era ancora lì, ma qualcosa nellaria suggeriva che la ferita, un giorno, sarebbe guarita. Roma intorno profumava di pioggia nuova e promesse.
Prima di salutarsi, Martina lo fermò con una stretta: Ricordati comeri felice con Eva vera, non con lidea di lei. E se un giorno, in mezzo a tutta questa bellezza finta, sentirai di nuovo il battito autentico del cuore non scappare, accolgi la sorpresa.
Lorenzo sorrise per la prima volta davvero, abbozzò un piccolo inchino, come a ringraziarla. Scese per strada, attraversò la piazza umida sotto la luce dorata dei lampioni. Il telefono vibrò in tasca. Lettura non letta: era Eva.
Si fermò un istante, il dito sospeso sullo schermo. Poi, invece di rispondere, si infilò le mani in tasca e iniziò a camminare, ascoltando il rumore gentile della città che ricominciava nel crepuscolo. E mentre camminava senza meta, per la prima volta dopo tanto girovagare tra ricordi e rimpianti, immaginò che da qualche parte, tra le rughe della città, ci fosse ancora spazio per la bellezza vera quella che non chiede mai il permesso di essere amata.





