C’era una volta un’anziana signora che aveva un cagnolino.

Cera una volta unanziana signora che viveva in una tranquilla via di Firenze. Dopo aver sofferto un infarto, il figlio, desideroso di aiutarla a superare la tristezza e darle nuova compagnia, le regalò un cagnolino piccolissimo, talmente minuscolo che sembrava quasi un topolino. La chiamò Filomena. Questo piccolo batuffolo di pelo divenne la luce nei giorni della signora, che piano piano tornò a sorridere.

Quella nonna che, a dirla tutta, era già molto avanti negli anni, cominciò a sentirsi meglio di giorno in giorno. Usciva al sole mattutino, passeggiando con la sua Filomena al guinzaglio sottile come uno spago, o la portava nella borsetta speciale che il figlio le aveva comprato al mercato di San Lorenzo. Filomena era dolce, obbediente e giocosa come poche.

Un pomeriggio di maggio, la signora portò Filomena a passeggiare nei giardini vicino a Piazza Santa Croce. Si avvicinò un’auto elegante e dal finestrino due giovani, un ragazzo e una ragazza, mostrarono grande interesse per Filomena. Chiesero di poterla accarezzare. Alla signora non piaceva molto lidea, ma per educazione si avvicinò allauto con la cagnolina in braccio. La ragazza afferrò rapidamente Filomena e il ragazzo, con un colpo di acceleratore, partì a gran velocità sparendo tra le vie strette della città.

La povera signora cercò di correre dietro alla macchina, gridando e piangendo con tutto il fiato che le rimaneva. Perse lequilibrio, cadde rovinosamente sullasfalto e si fece molto male. I vicini, udendo le sue urla, accorsero e chiamarono subito lambulanza. La portarono durgenza allospedale di Careggi. Quando il figlio arrivò, la trovò pallida, con le labbra violacee, che sussurrava a malapena il nome della sua amata Filomena mentre le lacrime le scorrevano sul viso.

Il figlio non si perse danimo. I vicini ricordavano bene la macchina e avevano anche intravisto dove quei giovani erano diretti. Il figlio si rivolse a degli amici dellArma che rapidamente scoprirono chi fosse il proprietario dellautoabitava in una villa lussuosa sulle colline di Fiesole, non certo uno che avesse problemi di soldi, e guidava una macchina che si faceva notare pure tra i ricchi.

Il figlio si precipitò a quella villa e, senza tanti giri di parole, riuscì a farsi aprire la porta. Dentro, trovò Filomena in condizioni pietose: da quando era stata rapita non aveva toccato cibo né acqua, aveva pianto disperatamente fino a che la sua voce si era affievolita in piccoli lamenti. Le sue condizioni avevano ormai esasperato anche i malviventi; loro volevano un giocattolo per divertirsi, non avevano previsto una creatura così fragile e sofferente.

Alla fine, il figlio riprese Filomenanon importa come ci riuscì, ma la riportò dalla madre, mentre i ladri sembravano persino sollevati di liberarsi di quella responsabilità.

La nonna guarì, e anche Filomena tornò in salute. Da allora passeggiavano ancora nei vicoli fiorentini, ma sempre con grande attenzione, tenendo Filomena ben stretta nella borsetta non appena qualcuno si avvicinava.

Tutto è finito bene, per fortuna. E ripensandoci, mi viene da credere che non si debba mai rubare la felicità degli altri. Né lamore, né le piccole gioie, siano esse una persona cara, una vecchia Cinquecento arrugginita, un orticello curato con amore o magari un primo premio in un bizzarro concorso di paese. Sono proprio queste minuscole cose a tenere in piedi una vita.

Non bisogna togliere, per mero capriccio, il minuscolo cagnolino che rappresenta tutto per qualcuno. Perché la felicità, quando è rubata, non porta fortuna a nessuno.

A volte basta un niente, un gesto piccolo e senza cuore, per spezzare la vita e lanima di una persona. E lanima, dicono, pesa solo pochi grammi. Eppure, dentro, ci sta tutta la nostra esistenza.

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