Diagnosi: Tradimento

Diagnosi Tradimento

Ormai la vostra è una relazione seria, insistette con calore, quasi con una lieve impazienza, la signora Lucia Bellini, scrutando con attenzione la probabile nuora. Avete già pensato al matrimonio? Quando pensate di sposarvi?

Credo sia ancora presto, rispose la ragazza con un sorriso forzato, scegliendo con cura le parole per non urtare la sensibilità della futura suocera. Convivenza è iniziata solo un mese fa, dovremmo aspettare, vedere come va la quotidianità Chissà, magari potremmo litigare per sciocchezze.

Lucia sollevò appena le sopracciglia, ma non desistette, decisa a scoprire tutto ciò che desiderava sapere. In realtà, Martina le piaceva; molto più della precedente fidanzata del figlio Riccardo. Valeria era stata davvero insopportabile e persino arrogante! Per fortuna Riccardo si era deciso a lasciarla.

E come va con Matteo? cambiò argomento Lucia, mantenendo comunque quellattenzione vigile. Dopotutto è ormai un ragazzino, ma sai, è importante

Martina sentì un piacevole tepore dentro di sé al pensiero del figlio di Riccardo. Ricordò i primi giorni in cui si erano conosciuti, lansia: e se il ragazzo non lavesse accettata? E se lavesse vista come una minaccia, come la donna che voleva sostituirsi alla madre?

È un tesoro, rispose con sincerità, e questa volta il sorriso le venne spontaneo. Allinizio temevo che fosse diffidente, magari respingente. Invece è stato tutto il contrario. Matteo si è rivelato davvero aperto e gentile.

Fece una breve pausa, riaffiorando il ricordo di quando, appena tornato da scuola, aveva assaggiato per la prima volta la sua crostata ed esclamato che adesso a casa ci sarebbe sempre stato qualcosa di buono da mangiare.

Anzi, continuò Martina ironica, Matteo era contentissimo che adesso ai fornelli ci fosse qualcuno decisamente più portato di suo padre. A volte mi chiede anche di insegnargli qualche ricetta!

Riccardo, che aveva ascoltato in silenzio sino a quel momento, annuì brevemente, accennando un lieve sorriso, soddisfatto che larmonia tra il figlio e la compagna fosse così naturale.

E non ha ancora chiesto un fratellino? domandò Lucia, lasciando trasparire uninequivocabile allusione.

Il viso di Riccardo rivelò un certo fastidio. Lanciò unocchiata interrogativa alla madre, la quale spesso, senza filtri, affrontava anche gli argomenti più delicati come se fossero chiacchiere da bar, incurante del disagio potenziale.

Perché no? rise Lucia, allegra, come parlasse di qualcosa di assolutamente normale. Matteo va matto per i bambini e gioca sempre con i cuginetti. E poi, hai solo trentacinque anni! Hai tutto il tempo per mettere su famiglia numerosa!

Martina provò una morsa dimbarazzo, temeva che la discussione degenerasse su argomenti troppo personali. Sotto il tavolo intrecciò le dita, cercando di mantenere la calma esteriore.

Temo sia fuori discussione, disse controllata, dosando le parole. I medici mi hanno sconsigliato di avere figli.

Un silenzio teso cadde nella stanza. Lucia trasalì, la maschera cordiale sul volto lasciò posto a unespressione fredda, quasi distaccata.

Problemi di salute femminili, immagino? chiese con un tono che mischiava finta vicinanza e un sottofondo di superiorità. Ma oggi la medicina fa miracoli, sai? Quello che anni fa era impossibile, ora si risolve con un intervento, una terapia

Martina trattenne uno sbuffo. Avrebbe preferito chiudere la conversazione, ma capì che non poteva ignorare la domanda. Lanciò unocchiata a Riccardo in cerca di supporto, ma lui scrollò appena le spalle.

Nel mio caso non è una questione risolvibile, rispose lei sotto voce, fissando un punto imprecisato davanti a sé. Me lhanno diagnosticato già a diciotto anni. Ho gravi problemi di vista. Cè una possibilità su dieci che perderei completamente la vista in gravidanza. È troppo rischioso Non avrebbe senso avere un bambino che non potrei nemmeno vedere.

Questa risposta paralizzò Lucia, che si trovava davanti ad una realtà per lei inaspettata. Perplessa, spostò il peso avanti, quasi a domandarsi se non fosse una scusa.

Cosa centra la vista con i figli? domandò sbigottita, non captandone la correlazione.

Martina si prese un momento per scegliere le parole. Non avrebbe voluto dettagliarsi in tecnicismi, ma non poteva evitare del tutto la spiegazione.

Se affrontassi una gravidanza, avrei oltre il novanta per cento di probabilità di perdere la vista. Il mio corpo non lo sopporterebbe. È un rischio che non posso correre, Lucia. Preferisco vivere bene piuttosto che mettere al mondo un bambino che non potrei crescere.

La stanza si fece di nuovo silenziosa. Martina sistemò nervosamente gli occhiali, cercando che Lucia comprendesse che non si trattava di un capriccio, ma di un pericolo reale.

Latmosfera si era fatta più pesante. Lucia non tentò più di intrattenere la ragazza, lanciando solo qualche occhiata insoddisfatta che lasciava intuire la delusione. Nella sua mente, probabilmente, aveva già immaginato per il figlio una giovane nuora energica, pronta a renderla nonna a breve.

Ma Martina non si sentiva né in colpa né in dovere di giustificarsi. La questione era stata già sviscerata con Riccardo, parlando a lungo con i medici. Il rischio di perdere la vista era troppo alto. Avevano anche valutato, se mai, la possibilità di adozione o ricorrere a una madre surrogata, oggi percorsi perfettamente possibili.

Quando la coppia si congedò per tornare a casa, latmosfera si sciolse appena. Lucia abbracciò il figlio, fece un cenno formale a Martina più per educazione che per vero affetto. Infilandosi le scarpe nellingresso, Martina incrociò lo sguardo di Riccardo nei suoi occhi si leggeva un silenzioso scusa.

Una volta fuori, respirarono allunisono di sollievo. Laria fresca della sera sembrava più leggera. Martina strinse la mano di Riccardo, che la ricambiò subito energicamente. Non servivano parole: sapevano che lincontro con i genitori non era stato un successo, ma questo non cambiava la loro determinazione di restare insieme, oltre ogni aspettativa o pregiudizio altrui

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Tre mesi dopo.

Martina notò che si sentiva stanca più del solito. Allinizio non ci diede peso: forse era stress da lavoro, forse un piccolo virus. Ma la sensazione non spariva, anzi.

Svegliarsi al mattino era difficile, spesso le veniva la nausea, certi odori la infastidivano inspiegabilmente. Acquistò qualche integratore in farmacia, bevve molta acqua, cercò di riposare di più, ma nulla migliorava. Al lavoro era sempre più distratta e alla sera crollava dalla fatica anche senza aver fatto chissà cosa.

Dopo alcuni giorni, mentre parlava al telefono con la madre, le confidò il suo malessere.

Martina, azzardò sospettosa la signora Monica, sei sicura di non essere incinta?

Questa ipotesi colse Martina di sorpresa. Rimase muta un istante, ci pensò sopra e rispose decisa:

Assolutamente! Non ho mai dimenticato una sola compressa. Il ginecologo mi ha prescritto tutto, seguo alla lettera.

Sua madre non insistette, ma il tono lasciava intendere preoccupazione:

Prendi comunque un test. È meglio togliersi ogni dubbio su certe questioni importanti.

Detestava cedere ansie inutili, ma non cera motivo di rischiare. Un test era veloce, avrebbe tolto ogni pensiero.

Va bene, mamma. Ci vado subito. Riccardo è ancora al lavoro, ho un attimo.

Prese la giacca e uscì. La farmacia era proprio dietro langolo. Martina camminava rapida, come a voler scappare dai propri dubbi. E se mamma ha ragione? Come sarebbe possibile? Ho controllato tutto

Alla scelta dei test rimase perplessa: ce nerano tanti, di ogni tipo e prezzo. Ne prese due di fascia media, pagò (dodici euro in tutto), e tornò a casa.

Era tesa mentre estraeva i test dalla scatola e attese, controllando nervosamente lorologio. Ed eccole: due linee nette, inequivocabili. Anche il secondo test confermava.

Ma è impossibile! sussurrò tra sé. E io che pensavo di aver fatto tutto in modo perfetto

Proprio allora il campanello squillò rumorosamente. Martina trasalì: sarà stato Matteo, che spesso dimenticava le chiavi nel correre a casa da scuola.

Buttò in fretta i test nella spazzatura, si aggiustò i capelli e andò ad aprire. Matteo era proprio lì, ansimante con lo zaino sulle spalle.

Di nuovo ti sei scordato le chiavi…? sorrise Martina, lasciandolo entrare.

Sì ho fatto tutto di corsa, poi mi sono accorto

Martina si diresse subito in cucina: Matteo aveva chiaramente fame. Non sapeva che uno dei test era rimasto a terra, visibile a chi fosse entrato in seguito

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Riccardo, vado una settimana da mia madre, sta un po giù di salute, dichiarò Martina, evitando il suo sguardo. Le pesava dover mentire, ma non si sentiva ancora pronta a raccontargli tutto. E poi, la decisione era presa: meglio tutelare la propria salute, era prioritario.

Riccardo si staccò dal portatile, sinceramente premuroso.

Ti accompagno? Vuoi che venga con te? Ti serve qualcosa?

Martina abbozzò un sorriso caldo, sebbene colpevole.

Grazie, ma non serve, rispose calma. Se avrò bisogno, ti chiamo.

Si mise a fare la valigia rapidamente. Un maglione, due jeans, qualche maglietta, il pigiama, lindispensabile. Poche cose, testimoni di una tensione strisciante. Lautobus per Rimini partiva fra meno di unora. Sua madre la sarebbe venuta a prendere: almeno così si sentiva protetta, senza domande inutili.

Scrivimi se hai bisogno. Puoi contare su di me in qualunque momento, disse Riccardo abbracciandola.

Certamente, rispose Martina, abbracciandolo in fretta. Torno presto.

Il viaggio verso la stazione fu avvolto in una cortina di pensieri. Aveva pianificato tutto: arrivare, farsi visitare, tornare a Milano. Poi, senza mezze verità, avrebbe raccontato tutto a Riccardo.

Appena arrivata, si prenotò per una visita privata. Medico donna, distinta, gentile. Esami, controllo, ecografia.

Sì, è incinta, confermò la dottoressa, dopo lanalisi. Le settimane sono cinque, sei al massimo.

Martina annuì senza parole. Una parte di lei sperava ancora in uno sbaglio, ma la realtà era lì, sotto i suoi occhi.

Eppure prendevo la pillola! Come è potuto succedere? chiese avvilita.

La dottoressa mantenne un tono professionale.

Può succedere. I farmaci non sono infallibili. Basta assumere certi antibiotici, o un problema intestinale Oppure la compressa non aveva funzione.

Poi, empatica:

Capisco che probabilmente non voglia portare avanti la gravidanza?

Martina abbassò lo sguardo, sospirando. Quello era stato lincubo ricorrente degli ultimi giorni: ritornava il monito dei medici, il rischio concreto di rimanere cieca.

Il rischio di perdere la vista è altissimo. Posso davvero rischiare tanto?

La dottoressa annuì, comprensiva:

Ha il diritto di scegliere ascoltando la propria salute prima di tutto. Facciamo ancora degli esami, poi domani ne riparleremo e decideremo insieme il piano migliore.

Martina raccolse i documenti e uscì, appoggiandosi per un attimo alla parete del corridoio. Era stanca, ma decisa: domani sarebbe ricominciato tutto.

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Martina! la voce allegra di Riccardo la colse di sorpresa al telefono. Lei percepì immediatamente una tensione anomala.

Che cè? chiese, cauta.

Sei incinta, non è vero? annunciò Riccardo quasi esultando.

Il cuore le saltò in gola.

E tu come lo sai? tentò di fermare lentusiasmo.

Ho trovato un test in bagno, due linee! Ho già fissato appuntamento da uno specialista bravissimo Ci andiamo insieme, voglio starti vicino!

Martina inspirò fondo. Doveva frenarlo, senza essere aggressiva.

Non correre, può essere un errore. Prendo la pillola, non ho mai saltato una dose. Non può essere andato storto niente.

Un istante di silenzio. Poi Riccardo, impacciato:

Davvero? Vedi, mia madre è venuta a trovarci ultimamente e, parlando delle tue pillole, mi ha detto che secondo lei il tuo problema è molto meno grave di quanto pensi. Ha fatto esempi di amiche che ci sono riuscite, che la medicina oggi fa miracoli, e E io mi sono lasciato convincere.

Martina ascoltò, in bilico fra sgomento e incredulità. Poteva capire il desiderio di famiglia, ma nessuno avrebbe dovuto arrogarsi il diritto di decidere per lei.

Stai dicendo che hai fatto qualcosa alle mie pillole? domandò con calma glaciale.

Ma no! si precipitò Riccardo Non ho messo nulla. Lei mi ha solo suggerito di allentare, che forse non dovevi essere così fiscale con i medicinali. Poi, accidentalmente Beh, una volta ho fatto cadere il flacone delle tue pillole e lho scambiato con delle vitamine. Volevo darti una possibilità di diventare madre, mi sono lasciato trasportare.

Martina ascoltava, la rabbia cresceva di secondo in secondo. Conosceva limportanza fondamentale delle medicine per non perdere la vista e Riccardo aveva giocato con quel pericolo, solo per assecondare le ossessioni della madre.

Davvero lhai fatto? Sapevi tutto, eppure hai rischiato la mia salute?

Riccardo, abbassando il tono:

Pensavo fosse la scelta migliore per la nostra famiglia

Famiglia? Martina ormai non si tratteneva più. Non mi hai chiesto niente. Sapevi tutto sul mio passato, sulle diagnosi, e hai scelto alle mie spalle! Ora scusami, ho bisogno di tempo. Vediamoci dopodomani, alle dodici al parco.

Certo, ci sarò! Riccardo cercò una speranza nel tono, ma Martina era già distante.

Martina continuò a rimuginare. Riccardo aveva tradito fiducia, rispetto, cura. Tutte basi di una relazione vera. Aveva anteposto le convinzioni della madre alla scienza e, peggio ancora, ai suoi desideri. Decise che a quellappuntamento gli avrebbe detto la verità.

Il giorno scelse con cura: si fece accompagnare dal fratello maggiore Stefano, per evitare complicazioni. Arrivò puntuale, fredda e risoluta.

Riccardo era in attesa con un mazzo di rose bianche i suoi fiori preferiti e unespressione tesa e speranzosa.

Martina non notò nemmeno i fiori. Estrasse invece dalla borsa una busta e la porse:

Cosè? balbettò Riccardo, interdetto.

Sono i referti medici, rispose fredda. Non ci sarà alcun bambino. Tu conoscevi il mio problema, hai messo a rischio la mia salute assecondando tua madre. Non te lo perdonerò mai. Domani passerò a prendere le mie cose.

Quando Riccardo tentò di fermarla, Stefano si parò davanti, serio e fermo, quasi a dirgli di lasciarla andare.

Non è vero! gridò disperato Riccardo. Ho consultato anche dei medici! Con la medicina di oggi non è così rischioso Non vuoi un figlio, ecco tutto!

Martina si girò, e finalmente nei suoi occhi si scorgeva una serenità glaciale.

Hai parlato con dei medici, sì, ma senza di me. Sapevi la diagnosi esatta? O hai solo parlato per sentito dire? Fidarsi, Riccardo, vuol dire rispettare la salute e la volontà dellaltro, non giocare a fare il dottore.

Riccardo provò a ribattere, ma ormai era troppo tardi. Tutti i suoi ma, tutte le sue scuse, si perdevano nellaria ormai fredda.

Hai tradito la mia fiducia. Questo non posso dimenticarlo.

Stefano si tese, pronto a difendere la sorella. Martina raccolse le sue ultime forze.

Non avrò mai una relazione in cui ogni giorno devo temere simili sorprese dalla persona che amo.

Riccardo si immobilizzò. Le rose bianche gli erano rimaste in mano, leggere e amare. Guardò Martina allontanarsi, insieme al fratello, mentre la sua figura spariva allorizzonte col sole che tramontava tra i tigli del parco Sempione.

Rimase solo in panchina, stringendo i fiori invenduti. Aveva appena perso non solo la speranza di una famiglia, ma soprattutto una persona che aveva scelto per condividere la propria vita.

E finalmente comprese che il vero amore non impone, non decide per laltro, ma rispetta e si prende cura, anteponendo lascolto e il rispetto a tutto il resto.

Perché la fiducia, proprio come la salute, non si recupera facilmente. E un vero amore non si costruisce mai sulle ferite dellaltro.

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