“Dopo i cinquant’anni avevo smesso di credere in qualsiasi cosa romantica”: Finché non ho partecipato a un viaggio per single over 50 e ho conosciuto Marco

«Dopo i cinquantanni avevo smesso di credere in ogni cosa romantica»: Poi un viaggio per single 50+ in Toscana ha sconvolto tutto ed è apparso Riccardo

Non credevo più nellamore grande. Dopo il divorzio avevo fatto qualche tentativo: appuntamenti imbarazzati, flirt fugaci, nulla che davvero mi toccasse. A un certo punto ho smesso pure di provarci. Perché? I figli ormai adulti, nipotini in arrivo, il lavoro che procede in automatico, come un treno lento su binari noti. La sera una puntata di una fiction italiana, a volte un romanzo. La vita liscia, piatta. Sicura.

Poi una notte, in sogno, mi sono ritrovata con in mano una brochure di unagenzia viaggi: Viaggio per single over 50. Toscana. Passeggiate tra le vigne, cene a lume di candela, piccoli gruppi, nessuna pressione. Ho riso. Una cena romantica? Alla mia età? Eppure qualcosa mi ha punto. Forse proprio perché suonava dolcemente ingenuo, da romanzo rosa a cui ormai non credo più. O forse perché ero stanca di sentirmi tanto al sicuro e tanto distante dalla vita.

Così ho prenotato.

Il primo giorno ne ero certa: ho fatto una follia. Sul pullman eravamo in quindici. Tre divorziati, alcune vedove, qualche single per scelta. Tutti gentili, cordiali, con negli occhi quellattenzione che però era prudenza. Nessuno voleva sembrare disperato.

Riccardo si è seduto accanto a me la seconda sera, durante la cena. Capelli argentati, voce graffiata come ghiaia, occhi che ti guardano come se davvero ascoltasse. Non parlava a raffica, nessun complimento, non pareva un uomo in cerca di avventura. Era solo presente. Calmo, caldo, attento.

Non sembri una che va in vacanza per innamorarsi, mi fa, mezzo sorridendo.

No, piuttosto una che cerca di ricordarsi che è ancora viva.

Ha sorriso. E qualcosa, in me, si è sciolto non una risata, non unemozione da romanzo, ma un sollievo: qualcuno capisce.

I giorni sono scivolati strani come nel sogno. Passeggiate sotto cieli viola sopra le vigne tra Greve e Castellina, parole scambiate sul terrazzo in controluce, chiacchiere nel pullman che sembrava una navicella che ondeggia tra le colline. Parlavamo di tutto: libri, le cose che ci fanno arrabbiare, dei figli lontani che però chiamano ogni domenica, della solitudine, di come sia difficile ricominciare dopo i cinquanta. E di come forse, non serve ricominciare: basta concedersi uno spazio. Una presenza.

La notte prima della partenza eravamo sulla panchina, vicino alla piscina illuminata solo da luna e lucciole. Intorno: silenzio, eccetto il frinire delle cicale e il suono ovattato dellacqua.

Non avrei mai immaginato di stare ancora così bene con qualcuno, mi disse Riccardo, e ora ho paura di tornare a casa. Ho paura che il sogno finisca subito, appena saliamo sullaereo.

Guardavo nel buio, con il cuore che batteva come ai tempi del Liceo. Avrei voluto dire qualcosa di sensato, di adulto, ma lunica cosa che mi uscì fu:

Ho paura anche io.

Non ci siamo promessi nulla. Tornati a casa niente grandi promesse. Si iniziò con messaggi, poi passeggiate allalba tra alberi di platano, qualche caffè, un po di silenzi ma quelli buoni, senza aspettative pesanti. Finché un giorno, così, arrivò un bacio. Incerto, un po goffo. Ma vero.

Non so cosa ne verrà. Non mi serve più pianificare tutto. Ma so che di nuovo so ridere. Che di nuovo ho voglia di uscire. Che qualcuno mi domanda comè andata la giornata e aspetta la risposta.

Credo sia questa la nuova forma dellamore: niente fuochi da film, nessun volo di farfalle nello stomaco. Ma un calore stabile che non brucia, che non giudica, che non cerca di cambiarti. Che semplicemente ti accompagna.

A volte, stranamente, mi trovo a sorridere senza motivo, o ad andare in anticipo alla nostra camminata nel Parco Sempione, solo per il piacere di aspettarlo. E mi piace guardarmi allo specchio, perché rivedo una donna che non si è arresa.

Non speravo più in nulla dalla vita. Chiedevo solo pace. Invece il destino mi ha regalato qualcosa in più: un uomo che non vuole aggiustarmi. Che non giudica. Che semplicemente resta.

E se oggi qualcuno mi chiedesse se conviene ancora credere nellamore dopo i cinquantanni, risponderei: non solo conviene. È necessario. Perché a volte, è proprio allora che sappiamo amare meglio consapevoli, maturi, senza illusioni, ma con speranza.

Perché lamore non conosce età. E la vita sa sempre sorprendere, esattamente quando meno te laspetti.

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